Antonio Sagredo
“Taurofania” con note dell’autore

Vanini presentazione-dell-opera-omnia-di-giulio-cesare-vanini-a-lecceTra i tanti pregiudizi diffusi tra chi si occupa di poesia c’è quello che dice: la poesia non si spiega, s’impone da sé. Falso. Ci sono opere che hanno bisogno di essere spiegate. Richiedono cioè un lavoro paziente di parafrasi, di chiarimento dei loro punti oscuri lessicali o sintattici (voluti o non voluti dall’autore), di inquadramento in uno o vari contesti storici, di correzione degli stravolgimenti di senso che il passare del tempo infligge a un’opera. E’ sulla base di tale convinzione che ho chiesto ad Antonio Sagredo di accompagnare questo suo testo con delle note esplicative che trovate subito dopo. E so che non basteranno. Perché, in questo caso, poiché l’autore ha scelto di scavare con partecipazione e scelta anticonformista, in uno dei massimi orrori della storia europea – la persecuzione dei cosiddetti “eretici” da parte della Chiesa cattolica – le difficoltà per il lettore d’oggi si moltiplicano. Quanti sanno chi fu Giulio Cesare Vanini? Quanti hanno una conoscenza storica non vaga di cosa significò la rottura dell’universalismo cattolico nel Cinquecento? L’indicazione del link di Wikipedia che fornisce notizie su Vanini è solo un piccolo suggerimento per iniziare una riflessione ardua e indispensabile. Perché ogni epoca ha le sue persecuzioni e i suoi orrori.[E.A.]

Nell’ora che il sangue contende alle acque il suo potere.

Nell’ora che Giovanni baciò il sangue e la mia carne
squittivano gli ulivi l’argento dei nitrati.
Nell’ora che il mio cervello è un retrodattilo
il volto negò al belletto la maschera nel calice.

Gli avanzi nuziali dei ratti sui miei occhi
traduco tutto il giorno dal molo agli abissi.
Sorvolo sulle fini e i principi
il frutto del nostro vivere è morire.

Ho bevuto dal calice gli eretici trionfi libertini.
Da Tauri a Londra s’è distesa la luce della mia Natura,
da Roma il nero ordine dell’ombra demoniaca.
Al giglio, il rogo della gloria!
La fornace, per i carnefici!

Fissava il suo udito contorcersi per accuse vere,
i suoi occhi ascoltare una sentenza disumana.
Le dita pensavano chi sa quali altezze inaccessibili,
le narici, gonfie, soffiavano sul motore dell’evoluzione.

Mi perseguita il Male di un Dio già svanito,
il pianto equino di un bambino nella cripta.
I piccoli morti consultano il mio sguardo di colomba.
Ho conosciuta la donna dai grappoli nuziali.

E scesi dal rogo, rapito al cielo, e a cuore spento e liquefatto
incontro al boia con lingua e dita smoccolate urlai:
dove sono le mie carni? dov’è il mio spirito peloso?
Vedevo l’occhio mio mirarmi quale medusa coi serpenti in fiamme!

Mi vietate una ferita naturale e una nudità mortale!
Un corteo volevo solo di sommesse ali, non rosari velenosi,
non preghiere servili come forzate istanze a quel Dio estremo.
Non ho più bisogno della tua onnipotenza priva di vertigine!

Invano la mia carne ha atteso i famelici furori,
le labbra funebri sfioravano un rosario di nerastre rose.
La casa paterna è dai miei capricci… accesa!
Il toro da cui nacqui arrossa le bende dello specchio.

La mia morte fu scritta nel fuoco e nell’estasi.
La mia tomba è senza tormenti e epitaffi.
La mia orbita è vuota… ma così piena di visioni!
Inevitabile Dio, la Vostra Creatura… si sNatura!

(5° Quadro dal poema 7 di Quadri,  1999)

Note dell’autore

1.

Il titolo del poema può significare la carta da gioco che getto sul tavolo verde della Poesia per tentare un bluff; oppure che i quadri [figurazioni] siano in effetti n.° 7, e che ogni quadro ha un suo titolo e una sua ir/rappresentabilità; oppure il numero 7 è stato semplicemente scelto a caso: cosa di cui dubito fortemente, poi che ha una sua intrinseca valenza: biblica, storica, esoterica, ecc.

2.

5° QUADRO  –    TAUROFANIA

                                        ( TAUR  [I SANO –  (EPI) FANIA >>>>>>   TAUROFANIA )

> Taurisano – (nel Salento, a sud di Lecce) paese natale  di Giulio Cesare Vanini (vedi pag. 2  del 1° Quadro) (1685-1619), bruciato a Tolosa; personalmente lo considero il Principe degli Eretici,viene denominato anche l’ AQUILA DEGLI ATEI (Aquila atheorum); ho dedicato a lui un poema:  MDCXIX  –  Tholosae  combustum  – del 2007

3.

   > Nell’’ora che il sangue contende alle acque il suo potere

  La quantità del sangue versato dai carnefici della “Santa Inquisizione”  ha sempre superato la quantità delle acque degli oceani!   Ogni volta che un martire del libero pensiero veniva ucciso questo superamento avveniva (era un’’offesa e un’’ingiuria al  5° comandamento… sempre disatteso!). Praticamente al posto delle acque  dei mari e degli oceani: sangue!Tutte le religioni sono insanguinate del proprio stesso sangue e di quello altrui: “sono tutte un fallimento!” (Le guerre sono il fallimento di tutte le religioni”: la madre di E. Canetti al figlio Elias in La lingua salvata)

4. 

  > Nell’’ora che Giovanni baciò il sangue e la mia carne

Sono tutti i “Giovanni”: martiri etero/ortodossi… per tutti i gusti!  Dal Battista a Giovanni apostolo a Giovanni Hus*, e oltre.  Qui è l’’apostolo molto vicino al Cristo in/con  tutti i sensi, durante l’’ultima cena. Si sovrappone subitaneamente a questi la figura del Vanini, affermando l’’evoluzione e non la creazione  – che è prodotto di un negromante o prestigiatore. Il proprio volto non sopporta la truccheria (il belletto) e nessun gioco di prestigio, se c’’è di mezzo un calice! [Sì, sono un creazionista!”  nel senso che l’’uomo ha creato  Dio].

5.

   > Gli avanzi nuziali….                     

È il Vanini che recita la  propria letania: sui suoi occhi addirittura gli avanzi dei pasti nuziali lasciati dai ratti: i neri religiosi e la corte intera!…  Lo si dovette mettere senza indugio al rogo (cerimonia nera) anche perché fervevano i preparativi di nozze (cerimonia bianca) di due eminenti personaggi regali: era dunque un fastidio che doveva essere subito risolto, prima della cerimonia nuziale.                     

6.

Il pensiero del Vanini è su misura della Natura….

> sorvolo sulle fini e sui principi

[M. Foucault – non gli da lo spazio che merita. Hegel  – almeno, gli dedica uno o due paragrafi! Lo svevo Hölderlin invece versi immortali contro i carnefici. Schopenhauer è grandemente indignato, pure lui, contro i carnefici. Un poeta dialettale salentino (non ricordo il nome; il Buozzi?) di fine ‘800 o primi del ‘900, dedica  una poesia. Ed io, Antonio Sagredo, un poema, 2007]

7. 

> Ho bevuto dal calice…

È lo stesso calice su menzionato, ora sede dei  trionfi libertini, dopo la sua morte: le fiamme in effetti hanno purificato ancora di più il suo spirito; quello dei suoi carnefici diviene sempre più lordo e più corrotto (è la tesi di Hölderlin, e la mia e di tutti gli spiriti liberi!).

8.

> da Tauri  a Londra…

Il principio della sua filosofia nacque a Taurisano e si espanse fino a Londra; in questa città egli trovò rifugio ma anche inganno, come per  tanti suoi compagni di strada che lo precedettero (il Bruno p.e. brucianto nel mese di febbraio come il Vanini). Da Roma l’’ombra-falce nera del gesuitismo imperante lo raggiunse a Londra: città nebbiosa e ambigua che lo tradì; e qui furono fatti con gli anglicani quei lordi intrighi dagli emissari romani che lo condussero a Tolosa – terra dei gigli! – Simbolo della purezza – e della pulizia -: luogo del (suo) supplizio! Città che si fregia della gloria del rogoCittà “fornace” eterna (Hölderlin) per i carnefici… che qualche giorno dopo il rogo si rimpinzavano le loro budella al banchetto nuziale. …. Tolosa… Zaragoza…

9.

> Fissava il suo udito…

Descrizione di ciò che provava la vittima mentre bruciava: il suo spirito s’’eleva e i suoi quattro sensi quanto più sono stravolti e arsi, tanto più sono vicini alla Verità: il sesto senso! Quello del gusto è quello del suo stesso sangue!  Muggiva, non urlava,  per la lingua mozzata,  e nonostante gli fosse stato ficcato a forza, nella bocca sanguinolenta, il morso… di un cavallo?!  Il pensiero del Poeta e del Vanini si confondono nell’’intercalare.

10. 

 Mi perseguita il male di un Dio già svanito

Per me è davvero svanito: è restata la Natura, ma ancora per poco, poi che anche questa svanirà. Per Vanini la Natura e Dio erano la medesima cosa: questo era intollerabile per la Chiesa! Trenta anni fa scrissi in un mio lungo racconto che, prima o dopo, i roghi sarebbero ri-tornati sotto mentite e altre spoglie. In questi giorni, ieri qui da noi, è iniziato un lunghissimo calvario per il libero pensiero. Hai scritto bene e  invano, Macchiavelli!  Le origini patologiche dei mali italiani sono: bianche e gialle!

11. 

> Il pianto equino di un bambino nella cripta…

E’ Carmelo Bene – attore-regista, ecc. – che nella cripta della cattedrale di Otranto, che si contorce a  identificarsi con quegli altri martiri della fede cristiana, nel suo primo film: Nostra Signora dei Turchi). Perché quando C. B. nel suo testo “Sono apparso alla Madonna” cita i filosofi ed eretici meridionali, il Vanini non viene citato?!Per quel che so: non lo cita mai, ed è una stranezza! Un giorno (del 1971?) glielo feci notare.

12.

> i  piccoli morti

Sono i bambini morti di tutte le epoche, specie per stermini e massacri…. Il Santo Eretico è già una colomba e viene consultato dai bambini: vogliono sapere come stanno davvero le cose.

13.

  > Ho conosciuto la donna dai grappoli nuziali

E’  l’’omaggio alla fertilità della donna, al suo corpo che sempre è mortificato dalla confessione e dalla sessuofobia delle religioni monoteiste; è l’’omaggio anche alla Madre del  Cristo, a tutte le  Genitrici di tutte le religioni, costrette all’Immacolato Insensato! Anche la Madre della Madre del Cristo ha procreato…Vergine! (Curiosità: questo era troppo anche per Goethe e per tutti quelli che sono sprovvisti del buon senso e del senso comune!). Lo spirito del Vanini una volta purificato è rapito  al cielo (il cielo non lo merita, davvero!) e ritorna sulla terra.Il cuore non pulsa più: è tutto un brandello carbonioso-grumoso sanguinante e liquefatto. Vuole ri-mirare in faccia i suoi carnefici; grida, ora, che ha la lingua ri-generata e gesticola, rivendicando il suo corpo intatto e, insieme, il suo riscatto evoluzionistico: deriviamo dalla scimmia! Dunque: il mio spirito è peloso!  È la Natura che è stata violata! È la Natura , se mai, che ha creato Iddio! La nostra Natura dis-Umana! Se la Natura è pelosa – e per Vanini Natura e Dio si connaturano, – anche Dio è peloso! Per la Chiesa che Dio sia peloso è intollerabile! In effetti è raffigurato come suo figlio, il Cristo, con lunghi capelli e barba! Il primo di color bianco, il secondo… bruno-rossiccio; o nero? (Vanini è il primo a dire che l’uomo discende dalla scimmia, poi vennero Lamarck e Darwin!).

14.

 > La vittima vuole ri-vedersi e, come in uno specchio, mira se stesso > medusa in fiamme!

È spaventoso ri/conoscersi e affrontare se stesso nello specchio! Più che sul rogo!Continua la sua requisitoria: stavolta è la vittima ad accusare:

15.

>  Mi vietate una evoluzione naturale e uno spirito nudo e mortale: invece mi avete reso immortale ed eterno con questa condanna: non aspiravo davvero a questo!  (sembra dire a se stesso il Vanini)

16.

>  Volevo un corteo di umili angeli (i bambini), non i vostri rosari neri velenosi (simboli unti di morte); e volevo ancora > preghiere libere da dire a quel vostro Dio, da voi invece trasformato e snaturato e perciò, estremizzato a vostro esclusivo uso e piacimento, anche per farne un’’arma di potere!  Un Dio intollerante avete creato: per questo > non ho più bisogno della sua onnipotenza, priva di vertigine,cioè di quella insondabilità che lo faceva grande,  tanto  che suo figlio è stato un “abisso di luce” (così perfino Kafka de/nomina la figura del Cristo). 

17.

Continua in/sanamente il Vanini…:

  > Invano il mio corpo…

Qui significa: uccidendomi non mi avete permesso di completare la mia filosofia (i miei famelici furori),avete dunque raggiunto lo scopo; siete doppiamente assassini. Le mie labbra prossime alla morte hanno sfiorato le vostre rose, che non hanno profumo e non sono rose di gioia, ma luttuose come i vostri spiriti nerastri, e i vostri costumi.

18.

> La casa paterna…

Ricorda, il Vanini, mentre brucia con la sua infanzia salentina la casa paterna già accesa (una profezia?!) dai suoi capricci (i suoi pensieri già singolari per quella età!). Il toro (Taurisano, il paese natale) è già s/fasciato di bende insanguinate in fiamme…  ma nel riflesso lo specchio gli rivela che sarà una medusa insanguinata.Vanini e la Spagna taura … di Zaragoza! Il suo spirito è ora completamente puro. Può, pacificato con se stesso e con tutta l’’umanità e anche coi suoi carnefici che ha perdonato, dettare le sue ultime parole umane: 

19.

> La mia morte fu scritta….    (Alludo al famoso verso del poeta inglese Keats.)

> La mia tomba è senza tormenti… (Forse ho pensato al poeta romantico ceco K. H. Mácha)

> La mia orbita è vuota,… perché è stata svuotata dal fuoco è pronta ad accogliere nuove visioni anzi ne è già colma. La mia orbita è il Nuovo Tabernacolo!

  > Inevitabile Dio,… Nonostante tutto il male che ho ricevuto in terra non posso evitare Dio, che non ho mai oltraggiato; ma per combattere i Vostri nemici, che affermano gesuiticamente d’’amarvi,   la Vostra creatura –cioè io – per difenderVi  si  è  s/naturata.

* Notizie dettagliate su Giulio Cesare Vanini si trovano in Wikipedia: qui

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2 commenti

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2 risposte a “Antonio Sagredo
“Taurofania” con note dell’autore

  1. antonio sagredo

    non sono all’altezza di emettere commenti poi che non hanno conoscenza,
    ma pur non avendone non sono capaci di fare una analisi etica-estetica: nemmeno di dire “bellissimi versi” che è la cosa peggiore per un Poeta!

  2. Pingback: Potessi i mitrati inverni salmodiare | Poliscritture.it

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