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Antonio Sagredo
Poesie giovanili

MASCHERA 3

Figure e maschere

Di metallo etrusco era tutto il cielo
e l’orizzonte colmo di un vento romano scabro.
Donava la terra ai volti parvenze d’oro,
fulvo era il cuore del sole ferito dal ramarro.
Radici di miele e sciami di madrepore giganti
ornavano una fievole menzogna sulla soglia.
L’Ospite giunse con occhio di re,
e polvere di rame e vigna maturata la scia
di baci rossi scodinzolante
coda di levriero. Continua a leggere

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Antonio Sagredo
La colomba eretica 

eretici 2

Ieri,
hanno segato le ali alla colomba!
ma non il volo!
hanno spezzato le zampine!
ma non il cammino! Continua a leggere

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Antonio Sagredo
Tre poesie

caravaggioRiporto in primo piano tre poesie che Sagredo ha disseminato nello spazio commento degli ultimi post.[E.A.]

1.

Se l’Ospizio del Silenzio celebra la disfatta della Solitudine,
come una maschera può tradire la propria parrucca di ciniglia?
È l’origine del trucco che deforma la gorgiera dello specchio
quando ha tremule ciglia come le imposte dell’Obitorio. Continua a leggere

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Antonio Sagredo
Fu un dispetto della Genesi

Wiligelmo - Storia della genesi (particolare Adamo ed Eva, Duomo di Modena)

Wiligelmo – Duomo di Modena

Fu un dispetto della Genesi
se l’anima demente non ritrovo più
ciò che non hai mai seminato: l’eternità!
Ti sarà concessa la nostalgia del futuro,
tutto quello che dopo la fine sopravvivrà…
(lo chiameranno di nuovo: il Nulla!)
E sarà ciò che di nuovo non sapremo.
Suonerà la campana infine per gli ultimi tre Dei,
mai esistiti, né prima né dopo…

Siamo liberi, io e te, dalla risurrezione!

Vermicino, 14 ottobre 2003

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Antonio Sagredo
“Taurofania” con note dell’autore

Vanini presentazione-dell-opera-omnia-di-giulio-cesare-vanini-a-lecceTra i tanti pregiudizi diffusi tra chi si occupa di poesia c’è quello che dice: la poesia non si spiega, s’impone da sé. Falso. Ci sono opere che hanno bisogno di essere spiegate. Richiedono cioè un lavoro paziente di parafrasi, di chiarimento dei loro punti oscuri lessicali o sintattici (voluti o non voluti dall’autore), di inquadramento in uno o vari contesti storici, di correzione degli stravolgimenti di senso che il passare del tempo infligge a un’opera. E’ sulla base di tale convinzione che ho chiesto ad Antonio Sagredo di accompagnare questo suo testo con delle note esplicative che trovate subito dopo. E so che non basteranno. Perché, in questo caso, poiché l’autore ha scelto di scavare con partecipazione e scelta anticonformista, in uno dei massimi orrori della storia europea – la persecuzione dei cosiddetti “eretici” da parte della Chiesa cattolica – le difficoltà per il lettore d’oggi si moltiplicano. Quanti sanno chi fu Giulio Cesare Vanini? Quanti hanno una conoscenza storica non vaga di cosa significò la rottura dell’universalismo cattolico nel Cinquecento? L’indicazione del link di Wikipedia che fornisce notizie su Vanini è solo un piccolo suggerimento per iniziare una riflessione ardua e indispensabile. Perché ogni epoca ha le sue persecuzioni e i suoi orrori.[E.A.]

Nell’ora che il sangue contende alle acque il suo potere.

Nell’ora che Giovanni baciò il sangue e la mia carne
squittivano gli ulivi l’argento dei nitrati.
Nell’ora che il mio cervello è un retrodattilo
il volto negò al belletto la maschera nel calice. Continua a leggere

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Annamaria De Pietro
Ancora su una poesia di Antonio Sagredo

Santa_Cecilia_DomenichinoPubblico, preceduta da una mia mail d’invito, un’altra approfondita riflessione sulla poesia di Sagredo (qui). [E.A.]

Ennio Abate

Cara Annamaria,
leggendo questa, per me notevole e complessa, poesia di Antonio Sagredo mi sono ricordato della tua Prosopopea di Orfeo (qui) . Anche lì c’era un Orfeo che sembra sfuggire il suo stesso mito (“e per non più vederla io mi voltai”), interpretazione che Sagredo esaspera. Mi piacerebbe che tu la leggessi e mi dicessi la tua opinione.

Annamaria De Pietro

Caro Ennio,

ti ringrazio del “lancio” che mi porgi, da questo Orfeo di città e fango, indietro al mio Orfeo viaggiatore per luoghi indomabili. Continua a leggere

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Ennio Abate
Appunti su una poesia di Antonio Sagredo

Santa_Cecilia_Domenichino

La poesia di Sagredo Prima e seconda stazione (Cfr. qui) mi ha colpito per la sua fitta rete di allusioni e rimandi culturali, di cui non riuscivo a venire a capo. Ho chiesto aiuto allora allo stesso autore, che, via mail, sia pur riottoso, mi ha fornito alcune dritte per entrare di più nel suo testo-palazzo, evitandomi di restare fuori a contemplarlo tra il perplesso e l’ammirato. Il commento qui sotto tiene conto e cita alcune delle sue veloci note esplicative. Preciso, a scanso di equivoci, che di alcune considerazioni, dovute secondo Sagredo alla mia permeabilità alle “ideologie”, il solo responsabile sono io [E.A.]

Che insolito Orfeo vien fuori da questa poesia di Sagredo! Non è affatto innamorato di Euridice, non spasima per lei. Sogna anzi di tornarsene, sì, a casa (sua?). Come Ulisse? (E qui ci sarebbe da tener presente e sondare tutta la tematica plurisecolare del nostos, del ritorno all’Origine). Per dedicarsi – senza di lei, senza l’”intoppo” femminile e muliebre alle sue abituali occupazioni: di artista, musico, poeta, o semplicemente di convinto solitario? (Mi viene in mente la leggenda – vasariana credo – del pittore quattrocentesco Paolo Uccello, che per dipingere trascurava la consorte…). Continua a leggere

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