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Ennio Abate
Ultimo dialogo tra il vecchio scriba e il giovane giardiniere (2002)

1978 IN RICORDO DI BABEL 1978 circa

Tabea Nineo 1978: IN RICORDO DI BABEL

Vecchio scriba – I particolari del nostro incontro sui banchi di scuola o in fredde sagrestie del sud contano poco ora. E pure le ragioni del distacco. Il tempo che spendesti in mezzo a noi fu però di buona semina. Ti prendemmo sul serio. Ti demmo pensieri e sensi ordinati non solo divieti. Poi trasgredisti, ci odiasti e dovemmo precluderti i nostri cenacoli. Nulla nel loro corporeo conflitto con la Parola risolvono le rivolte affascinate dal disordine dell’infida parte di tutti noi che per sempre o a lungo resterà oscura. Da solo o con altri tu pure ne hai saggiato il grumo viscido. Esploralo quanto vuoi, se insoddisfatto dalle marmoree distanze delle nostre grammatiche e retoriche, ma non trascurare l’umano, cui in forma semplice mirò la nostra scrittura. Anche dopo il nostro naufragio non dimenticare i forzieri conservati nei nostri inabissati vascelli. Altri mondi sconvolti ti hanno attraversato e invaderanno. Ma scrivi sulle orme del nostro antico e logico disegno. Evidenziale, anneriscile, se hai solo il nero. Preziose sono anche le residue ombre.

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Giorgio Mannacio
La poesia alla prova del fuoco.
(Tentativo di interpretazione di un aforisma di Nietzsche )

mannacio 3I.
E’ certo – quantomeno altamente probabile – che questo nostro mondo finirà. Soltanto, non sappiamo quando e in che modo. Come si pone la Poesia di fronte a tale evento? Facciamo un passo indietro chiedendoci – ma l’interrogativo segnala solo una curiosità tutto sommato inutile – se finirà per “ morte termica “ ovvero perché sommerso da un nuovo e definitivo diluvio ovvero carbonizzato a seguito di un gigantesco incendio ( la c.d. ekpurosis ). Se verso la prima soluzione ci spinge il secondo principio della termodinamica, le altre due sono attestate egualmente dalla tradizione. Della fine a causa del fuoco parla, ad esempio, il Dies irae ( “ Solvet saeculum in favilla…” ). Quest’ultima – a quanto riferisce Seneca ( Questioni naturali III,29,I ) –era anche l’opinione di un certo Berroso,astrologo babilonese. Continua a leggere

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Leopoldo Attolico, Poesia / Critica / Utopia.

utopia

Oggi, con la concorrenza che c’è in giro, ogni critico – ogni poeta – difende forsennatamente il suo prodotto, e questo è normale. Il guaio è che molti ( starei per dire quasi tutti ) ritengono la propria “creatura”- la propria temperie – l’unica praticabile, l’unica proponibile in forza di ragioni imprescindibili, le stesse che poi più o meno esplicitamente tendono a definire in termini riduttivi le esperienze di chi vi si discosta, ( quando non ne dicono peste e vituperi ).  Continua a leggere

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