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Lucio Mayoor Tosi
Due poesie senza titolo

calice

 

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Dolore di pioggia nel sole, sentenzia il chirurgo scendendo dalla bicicletta. Sono tempi difficili questi, sai quelle vaschette di plastica nere dove puoi spezzettare con grazia l’hamburger di maiale, oppure quei due rapanelli made in Italy al pepe Muntok? Ecco, son quelli che ti stanno fregando. Non sembra ma è così. Togliti dal televisivo novecentesco, dal modaiolo européen! Smetterà di piovere e potrai sdraiarti dentro di te come facevano migliaia di anni fa i tuoi giovani antenati.  E bada che anche questa poesia non si stia mettendo in posa: io e te, medico e paziente nell’anno 2014 di fianco alla bicicletta, tu che piangi e io che ti consolo parlandoti apertamente del cancro fascista della nuova sinistra.  Dentro le case c’è solitudine, è dolore di pioggia, sale alle tempie e non sai che pensare, proprio adesso che rischi di  morire per scadenza, povero, come quando finisce un concertino cretino (una domenica fuori dallo stadium, l’aeroporto di là dai tetti e giusto una nuvola). Sbadatamente.  Continua a leggere

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Lucio Mayoor Tosi
Futurismi

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La maschera di carta riposa sulle cifre, le parole sono numeri di parole
che friggono sulla cute e dai capelli s’involano.

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Eserciti di parole in audio continuamente moltiplicate
si fanno camaleontiche nell’udito, ma dentro illumina il grigio. Continua a leggere

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Lucio Mayoor Tosi
Bighe sull’asfalto

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da http://mayoorblog.wordpress.com/

Più che se fossi re
capo di queste orde di pagliacci con faccia di semolino, incravattati e spenti come se tolti dal magazzino di un orologiaio, ebreo futurista zoppo e dongiovanni

più di ogni altro
marchingegno atto all’assemblaggio di confetturali profumate parole uscite posteriormente, bordeaux ceralacca, pressate dalla mano sul petto, giuramento di ladri Continua a leggere

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Lucio Mayoor Tosi
Nubi sul salvaschermo

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L’oblò dell’aero si accende. Destinazione Toscana, Seychelles, Venezia Parigi. Pasolini Pascoli Michelangelo. Whitney Houston-Karajan.
Rompo le pareti di questa casa. Entrano l’uomo col cappello e Cartier Bresson, le Champs-Elyées, l’aurora boreale.
Lo spazio nelle palpebre è traversato da nuovi silenzi. L’olfatto tramonta. L’aria sa di luce. Continua a leggere

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Poesie sulla luna

luna

Per dare evidenza ai testi  che continuano ad arrivare sposto in primo piano il post. [E.A. 31 ag. 2013]

Dopo che Emilia Banfi ha dichiarato:”Io abito la luna” (qui)  e Giorgio Linguaglossa ha invitato a “ricominciare a scrivere poesie alla luna, parlare alla luna, diventare un po’ lunari e lunatici”, mi è stato proposto di dedicare questo post  a quanti vogliono cimentarsi sul tema. Vi pubblicherò tutte le poesie che m’invierete.  [E.A. 27 ag. 2013]

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Lucio Mayoor Tosi
Tr3 pannocchie

pannocchia (1)

L’incontro è tra due pannocchie, una cresciuta in fretta, tremenda come Kalì danzante la morte, l’altra come sospinta da verdi serpenti prima che s’accendessero i fiori attorno.

Cantano della morte, una canzone in diagonale nel quadrato dell’orto.

La tazza del tè sospesa sugli alti palazzi della città lasciata in attesa dei treni.
Qui la rugiada, là il pianto. Qui l’azzurro cielo, là una notte che sbiadisce tremolando in standby.

In standby. In standby.

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Lucio Mayoor Tosi, Fatamorgana.

classe-multiculturale 
Quello alla sinistra di quell’altro a sinistra, quello che guarda la ragazza del suo migliore amico mentre tiene affettuosamente per mano un tipo forestiero; l’egiziano che sta a sinistra dei due ragazzi di colore, laureati imbianchini che parlano tre quattro lingue.  A sinistra il nonno, quello con il braccio sulla spalla dell’ergastolano, D’Annunzio e Marinetti assolti,  l’operaia di concetto, il prete fruttivendolo, il ministro delle molteplici passioni. Al centro la famiglia dei cinesi. E la mamma naturalmente, perché ci stanno anche i morti.

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