Ennio Abate
Mentre leggo il «Quadernario» di poesie…

dovremo

A Kiev si ammazzano.
Qui in periferia beccano due politici – corruzione: vino rancido di servi.
Se ne stanno inquinati dalle industrie a Terni.
E a Torino pure «sulle scorie delle ex Fiat Ferriere sorgono centri commerciali,
negozi e decine di caseggiati in cui vivono migliaia di persone».

Su poche infamie si ferma ormai stanco l’occhio.

No, non si distrae per questo cicalio: è giornata di sole,
c’è gente tra il verde smorzato del parco, il fogliame s’agita appena.
È che non abbiamo più compagni a cui annunciare lo sgomento.
Non più le forze e coraggio per mutarlo in ragionamento.
Le nubi della storia passano troppo in alto.
E lassù veleggiano – sappiamo – i loro implacabili droni.

*

Eppure dovremo lo stesso inseguirla – la storia.
Tramutare quei droni in macigni ghiacciati.
Sbriciolarli – come grandine almeno – prima che ci precipitino addosso.
Ingiungerci un battito più veloce dei cuori.
Ritrovare, come nei versi di questo «Quadernario» di poesie,
la vena dove scorra almeno il nostro stesso veleno.
Criticare chi si bacia la morte falsa.
Lottare con chi combatte la vera.
Ficcare di nuovo lame roventi nelle fessure della menzogna
che ci ha tappato la bocca.

26-28 febbraio 2014

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6 commenti

Archiviato in RICERCHE

6 risposte a “Ennio Abate
Mentre leggo il «Quadernario» di poesie…

  1. Annamaria Locatelli

    La poesia di Ennio è nello stesso tempo una coraggiosa denuncia e un accorato appello a seguirlo su questa strada di consapevolezza dei tanti diritti umani calpestati, che ledono l’autonomia dei popoli, la dignita’ come il diritto alla salute…Penso che noi di questo blog siamo tutti d’accordo. Anche altre poesie hanno affrontato lo stesso tema, in chiavi diverse, ma qui leggo quasi un’urgenza di intervento prima che sia troppo tardi.
    Se si spera in Nuove Aurore( non vale solo per la poesia) è perchè stiamo vivendo un tramonto quasi inarrestabile e ci sentiamo impotenti davanti a forze negative impensabili. “Si salvi chi puo’ ” oppure mettere in comune le nostre ricerche e i nostri intenti?

  2. emilia banfi

    Con la poesia? Ci si può provare, Ennio ce lo dimostra . Stare nella poesia è difficile molto difficile di fronte a forze negative e menzogne di vario genere, Si può, volendo, trasformarle. In poesia è possibile senza perdere il senso della gravità del momento, in poesia tutto è possibile ma scavando anche in coloro che ci hanno tappato la bocca. Trovare la meschinità e il suo nascondiglio , in quale parte della gente si nasconde così infidamente meravigliosa da seccare la forza della parola e dell’agire, Ci penserò…ma mi sarà difficile essere capita..

  3. In questa poesia Ennio Abate si fa serio poeta: mette da parte la scrittura incalzante e ritmica, i suoi sperimentalismi, le sue provocazioni. Scrive per persone che si sentono ammutolite, scrive per loro. Per loro si stempera in quel NOI che sembra farsi di giorno in giorno sempre più lirico (forse solo perché reso inattuale?). Con queste persone vorrebbe “Ficcare di nuovo lame roventi nelle fessure della menzogna”. Verso forte, chiarissimo e bellissimo anche senza quel “di nuovo”.
    Temo che la storia in Ucraina (“A Kiev si ammazzano”) altro non sia che un’ennesima triste faccenda di comando; perché ormai è chiaro anche a me che, qui come a Kiev, la democrazia consiste nel poter scegliere (liberamente) chi ti comanderà. Non se ne esce senza una rivoluzione, dentro e fuori le persone. A modo suo perfino Grillo lo ha capito.
    Dopo aver letto, per positivo contagio ho scritto questi versi che vi mando:
    Chiarori lontani oltre il profilo delle Alpi.
    Arriva fin qui la tristezza dell’ombra ucraina.
    Stivali militari e allineate schiere ammutoliscono.
    Litigano, si ammazzano per chi dovrà comandare.
    Comandano.

  4. emilia banfi

    …e sarà ancora nero pane amaro
    distribuito ai poveri
    quali?
    chi resterà e chi se ne andrà
    a cercare vita da sbranare
    braccia da abbracciare
    ricomincerà una storia
    che di nuovo avrà solo la data
    Al comando resteremo tutti
    uniti divisi solo da pianti e sangue,
    Qualcuno sentirà parlare
    di preghiere e solidarietà
    voci di palazzo.

    • Annamaria Locatelli

      …Non é indifferenza,
      lo sdegno e la ribellione
      ribolliscono nella pancia.
      Non é mancanza di coraggio
      si darebbe la vita.
      L’identificazione con le vittime
      rende a volte inermi,
      corpo e mente paralizzati.
      C’è l’eredità degli schiavi
      dentro alcuni-e di noi.
      Salvi la dignità di una scia di lumaca…

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