Valerio Incerto
Tre poesie

Lisbona-statua-di-Pessoa

COSA HO VISTO A LISBONA

A Lisbona ho visto le baracche.

Lisboa, Napoli iberica,
cantanti di fado improvvisati guide turistiche,
donne scalze per l’Alfama
che conoscevano Genova,
amate tra le calli,

barboni professionisti
che sommano i sogni a quelli del beone
in una scatola salva risparmi
in cuoio pregiato al collo,
dignità di lustrascarpe che rifiuta la foto ennesima,

falchi della notte e spiegazioni salernitane,
baracche e capomastri di cantieri tra le rotaie e i grattacieli,
il mercato della frutta all’alba e il tramonto dalla torre,
bambini che spacciano a vista l’oro portoghese in girocolli.

Inerpicato a cercare le piastrelle d’azzurro trovo il fango,
le travi e i contrafforti delle baracche.
Ho visto le baracche a Lisbona
a Lisbona ho visto le baracche

e tanto basta.

 

L’AUTODIDACTE

« Vogliamo sfuggire al dilettantismo,
ma il dilettantismo ci insegue e ci acciuffa sempre»
T. Berhnard

Studiai tutte le arti
come un uomo del rinascimento,
tanti prontuari lasciati a metà,
tanti laboratori serali
tanti corsi per il tempo libero
tanti spazi ricavati in casa
traboccanti miscele di trementina
spazi rubati al vestiario e alla pulizia
così ho imparato i rudimenti
ora avevo l’infarinatura giusta
per esercitare la poesia, la prosa,
le arti drammatiche e la fotografia
e la musica, arrivare fino alla settima arte
e tornare indietro
tutto tranne la danza e la lirica,
quelle le consideravo arti per donnette
quelle non emanavano il fetore
dell’arte rancida dei reietti da Dio
era questo il fetore che mi inebriava
e distillavo feromoni: la mia energia creativa
e non volevo nessun Dio minore agli angoli delle strade
e dalla strada partii verso le mie ricerche da flaneur
che amava farsi guidare dalle parole del tango canzone
cosciente di aver seppellito il branco
volutamente ignaro
mai mediocre
un cane sciolto non può essere un mediocre.

Un tappabuchi dell’arte, certo,
l’artista qualificato a colmare
i vuoti che i professionisti disertavano
niente ho approfondito:
ad una toppa non si chiede di trasformarsi in un pantalone

ma avevo i miei ammiratori
tutti hanno un ammiratore una volta saliti su un palcoscenico
e che mi convinsero che un giorno
mi sarei specializzato in qualcosa
e sarei diventato un “grande artista”
ma un freak rimane un freak, un weirdo

un freak per quanto buono che sia
nessuno lo prende sul serio
come freak non avevo diritto a parlare,
non mi davano la parola che davano agli esperti

alla fine diventai un fenomeno da baraccone
buono per tutto,
un transgender delle arti
che batte le sue opere sulla tangenziale delle tecniche miste
sempre tecniche miste! condannato alla sperimentazione!

Solo un negro alle fiere delle bestie da stile
nella giostra dell’intrattenimento continuo
«eccolo l’artista bizzarro, di cosa avete bisogno?
volete una musica? una poesia?
lanciategli una cazzo di monetina! dai!
colpitelo pure in testa! E’ più teatrale!»

L’applauso mi piacque a tal punto che
dissi di sì a tutte le proposte
non seppi più rifiutare e lavorai anche senza retribuzione
non mi pagarono o mi pagarono male e spesso fui usato
ma l’arte ama le sue vittime
e le vittime amano l’arte.
di ammiratori ne ebbi a migliaia, a me bastavano quelli

Uno dei miei ammiratori mi confessò che aspettava
che diventassi vecchio e gobbo per toccare la mia gobba
sperando di avere la fortuna di non diventare come me
Come é che mi ammirava e non voleva diventare come me?

Non vi ho ancora detto che mi scelsi un nome
mi piaceva “nessuno” ma era già stato usato
allora mi chiamai soltanto

 

 

MARIJA DELLE CANDELE

Marija ha l’orgoglio dell’icona
della liturgia serba ortodossa
ognuno deve accendere a turno una candela per lei

da dietro una tendina d’oro e di fiori secchi
impone la sua etica della coppia
ai suoi amanti scelti
fra i più esperti pittori di icone
anonimi ma dal passato privo di curve e perfetto

io che sono il suo amante migliore
la ubriaco della cera delle sue candele
e lei che rimane sobria in tutte le lingue
tranne l’italiano accademico
mi offre un libro di domande con risposte già scritte

e mi sussurra sul viso:
” aspetto l’amante seguente,
non ho tempo per costruire l’amore
con così pochi elementi.”

fuori la fila segue ordinata
” avanti il prossimo!”;
una candela , un bacio
” avanti il prossimo!”;
una candela , un bacio…

 

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3 commenti

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3 risposte a “Valerio Incerto
Tre poesie

  1. Ho conosciuto Valerio ad una mostra a Vigevano dove esponeva delle fotografie. Erano davvero ottime, piene di silenzi e poesia. Non posso dire altrettanto per questi suoi scritti; sarà perché li sento molto lontani dai miei gusti, o perché nell’impeto di voler dire finisce col non dare attenzione ai versi, che mancano di bellezza e creatività. Togliendo gli a capo se ne otterrebbe la prosa di un monologo. Saranno le letture, non so, cose di scuola americana, della BGeneration, dove veniva esaltata l’espressione spontanea: libera espressività generazionale che si rinnova nel tempo.

    • Annamaria Locatelli

      Mi sono piaciuti questi versi di un poeta che si definisce l’eterno apprendista. Nell”ultima in particolare, secondo me, é manifesto il suo modo di procedere nella scrittura poetica, senza “sgomitate”.Si presenta davanti alla poesia, come davanti alla Madonnina…
      E’ una Madonnina orgogliosa e impertinente, nella cornice dell’icona, da dietro una tendina d’oro e di fiori secchi: si fa ammirare senza sfarzo. Non é “un Raffaello” , é nata dalle mani di pittori anonimi, se pur esperti. Il cero e il bacio i pegni d’amore ed é imparziale…quando il poeta accademico la ubriaca di ammirazione, non gli fa preferenze, solo gli rivolge l’invito di attenersi alle regole: avanti un altro. E’ la Madonnina di tutti…

  2. L’ha ribloggato su CONSERVIAMO LA POESIAe ha commentato:
    …cosa hai visto dentro di te?…

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