Marina Massenz
Risposte ai commentatori di “Gazelle Gazou”

massenzPubblico le risposte che Marina Massenz ha preparato per i commenti, in particolare i miei, (qui) ricevuti dalla sua poesia. [E.A.]

Appunti 1 e 2

Tento di rispondere ad alcune questioni poste, anche se parzialmente e ovviamente secondo il mio punto di vista.
La lettura di Mayoor ha colto una parte del “senso” attraverso l’attenzione alla struttura della poesia, la diversità tra la prima e la seconda parte. Questo esempio risponde forse anche alla prima questione posta da Ennio; chi fruisce di una poesia non è (e non è bene che sia…) un passivo ricettore. Però può farlo a diversi livelli di comprensione, a mio parere tutti leciti e possibili. Anzi, penso che sia giusto che in parte ognuno “interpreti” il testo, così come anche in questo caso diverse persone hanno fatto. Ciascuno ci mette “del suo”; ma questa é una ricchezza per me, non un disturbo. Poi la struttura, il ritmo, la rilettura, una maggior attenzione ad alcuni termini o immagini, possono fare sì che il lettore si avvicini di più alle intenzioni dello scrittore e capisca meglio anche il contenuto “reale” in cui la poesia é immersa. Quindi io non sono contraria alle “spiegazioni”, anzi, ma mi sembra che debbano venire dopo… se una poesia mi coinvolge, mi cattura o in qualche modo mi emoziona, posso poi chiedermi che cosa volesse dire veramente l’autore, da dove ha tratto certe immagini, certi suoni… Mi accosto così ad un secondo livello di comprensione del testo. Sono però profondamente convinta che si debba poter usufruire della poesia in una molteplicità di interpretazioni possibili e con livelli di comprensione differenti.

Appunti 3 e 4

In questo modo ad esempio ha infatti proceduto Ennio: ha letto, interpretato secondo la sua sensibilità, poi si é posto delle domande… le risposte alle sue questioni riportano alla “realtà” da cui la poesia ha avuto origine, anche se poi i percorsi di trasformazione sono per me necessari. La poesia é una sorta di riduzione all’essenziale di emozioni, immagini e vissuti, che altrimenti narrerei con un racconto, un resoconto di viaggio, in altra forma insomma. Quindi, ci risiamo. Cos’é specifico della poesia? Non sono né un critico né un saggista, rispondo dunque per me. La poesia é un “canto”, deve avere dunque sonorità, ritmo, assonanze; sono i suoni le fondamenta della costruzione poetica. E poi le parole; scelte in modo da essere tutte necessarie e precise. Levare, levare, dunque, non una di troppo… Questo penso nella mia bottega artigianale. Cerco di restituire in un ristretto condensato di suoni e parole tutto il vissuto, le immagini, persino le micro-storie che sono state all’origine del testo.

Aggiungo…

E poi ci sono le lettere, l’aspetto fonologico; bisou. bournus. Una forma di rima, di richiamo, come é un richiamo d’amore quello di cui fondamentalmente parla la poesia. Ma non tratta solo di questo; c’è la distanza tra due donne di mondi diversi che si annulla, quasi si perde, in un momento di forte comunanza, d’incontro. Parla di come la “mano di Fatima” (una piastrella colorata che rappresenta appunto l’orma della mano di Fatima, che viene appesa al muro di casa quando si forma una coppia “amorosa”) cada al suolo, di come l’uomo sia stato debole (solo midollo, senza ossa la colonna vertebrale) e arreso al Sultano (potere, regole, abitudini culturali, norme religiose…). Insomma Gazou lasciò Gazelle per fatti prosaici o in ossequio al Sultano; non saprei dire di più, la storia non lo dice…

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2 commenti

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2 risposte a “Marina Massenz
Risposte ai commentatori di “Gazelle Gazou”

  1. Sì, un po’ di teatralità, resa dai dialoghi… una video-poesia potrebbe completare. Resto però dell’idea che la poesia basta a se stessa nella parte che ho indicato: lì non dice, ha del mistero, eppure tutto è mostrato. Grazie per la spiegazione, e la breve ma bella storia mediorientale.

    • Annamaria Locatelli

      Ringrazio molto Marina Massenz per averci aperto le porte della sua bottega artigianale di poesia: dapprima scaturisce “il canto”, dunque sonorità, ritmo, assonanze e poi le parole che, condensate al massimo, restituiscano il vissuto, le immagini…Questo é per me l’insegnamento.
      Sono una che ci sta provando e mi aiuta

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