La figura del poeta. Tre domande a Ennio Abate

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11 risposte a “La figura del poeta. Tre domande a Ennio Abate

  1. G. Linguaglossa

    giorgio linguaglossa
    1 febbraio 2014 alle 13:03
    caro Ennio,
    ma se non esiste la “figura del poeta” ergo non esistono neanche le domande che tu rivolgi a questa figura.

    *Nota
    Riscrivo qui il commento di Linguaglossa perché il link nello spazio commento non si apriva [E.A.]

    • Ennio Abate

      @ Linguaglossa

      Caro Giorgio,
      è bene riportare l’intera mia frase:
      “Non esiste più «la figura del poeta». Essa era possibile in presenza di una societas letteraria nazionale, sia pur percorsa da una dialettica o da contrasti ideali ben strutturati che permettevano di parlare di movimenti o di tendenze (futurismo, ermetismo, sperimentalismo, neoavanguardia). Dopo gli anni Settanta del Novecento esistono, invece, i molti in poesia, una nebulosa poetante che deve riconoscersi, capirsi, uscire dall’infantilismo euforico postmoderno”.

      Penso che tutti si siano accorti che la “figura del poeta” (l’espressione da me ripresa è dell’intervistatore di Versante ripido) sia in crisi. Di poeti con l’aura o di poeti-traliccio, come dicevi tu, non se ne vedono in giro. Anzi dico io è impossibile che se ne possano vedere. Io constato una situazione e invito con realismo a prenderne atto e a lavorare con questa consapevolezza. Evitando nevrosi, deliri e combattimenti donchisciotteschi contro mulini a vento.

  2. “La vita o si vive o si scrive, io non l’ho mai vissuta, se non scrivendola” (Pirandello, da “Il fu Mattia Pascal”).
    Lasciate scrivere, lasciate vivere, senza deontologie.

    • Ennio Abate

      @ Federico Bock

      In verità noi ( o meglio: io) non siamo nella condizione di impedire a nessuno di scrivere o vivere. Altri hanno il potere di farlo. E non andrebbero confuse le normative deontologiche (quasi sempre corporative) con i manuali di sopravvivenza o resistenza.

  3. Giuseppina Di Leo

    “In verità noi ( o meglio: io) non siamo nella condizione di impedire a nessuno di scrivere o vivere. Altri hanno il potere di farlo.” – Con il benificio del dubbio, aggiungo. Perché, invece, mi sembra che un certo potere, Abate, ce l’abbia: vedasi la “scrematura” effettuata per gli autori che avevano presentato le loro poesie per la rivista (poliscritture); così, senza colpo ferire, né dire a né ba. Se non è potere, gli assomiglia. E di molto.
    Saluti.
    Giuseppina

  4. Ennio Abate

    @ Di Leo

    Tutti abbiamo “un certo potere”. Tu ad esempio quello di questo commento. Pure il potere della “scrematura” è di tutti e ogni rivista, blog o editore ce l’ha e fa bene ad usarlo secondo i propri criteri guida.
    Non mi pare che esercitarlo significhi impedire a qualcuno/a di scrivere o vivere (o pubblicare su altri blog e riviste).

  5. Giuseppina Di Leo

    Esprimersi, come ho fatto, è un diritto e forse anche un dovere. Il potere ha dalla sua l’arbitrarietà di decidere “a priori” (nel mio caso, senza una qualche ragione, visto che le poesie erano attinenti al tema proposto: la paura) se un’opera (fosse anche una singola poesia), e dunque un/a autore/autrice a può andare nel dimenticatoio… Tra le due, una qualche differenza io la vedrei, o sbaglio?

    • Ennio Abate

      @ Di Leo

      Poi non rispondo più: non capisco perché sollevi questa questione qui sul blog Poesia e Moltinpoesia e non scrivi alla redazione di Poliscritture (poliscritture@gmail.com).

      • Giuseppina Di Leo

        Ho tratto spunto dal riferimento al tema “potere”, tutto qui, soprattutto quando le cosiddette “regole” non sono chiare fin dal principio, come nel caso in questione.
        Che lei Abate poi non mi risponda più non è nemmeno una novità.

        A Sagredo:
        l’umiltà è auspicabile sempre in tutti.

  6. antonio sagredo

    Poesia, tu vuoi esser letta, essere sulla bocca di tutti,
    come i nomi di tutte le puttane ad ogni trivio mestruato!
    Togliti la maschera, fammi vedere il vuoto che ti fa viva!
    Al poeta devi la tua fama, è per la tua storia che t’accendo di visioni!

    E le chiacchiere che racconti sono per i Cesari, non per i miei trionfi!
    Con altra voce ormai… ritornerò poeta! E mi toglierò il cappello,
    alzerò i tacchi, e via dall’inferno! E nell’inferno almeno, fingi almeno
    di avere il volto di un poeta! Dimmi almeno di essere umile e superba!

    a. s.

    • Annamaria Locatelli

      …molto bella la poesia di Samizdat, che parla di un doppio in ottima sinergia con il sè. Mi ricorda la fiaba di Pinocchio che, una volta uscito dalle mani di Geppetto, viaggia alla scoperta o meglio riscoperta del mondo, e aggiunge nuove sfumature alla conoscenza e alla esperienza delle cose. Cultura e cura…
      Anche l’immagine del corsaro é bella: così libero e vitale nella lotta. Un’utopia forse…

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