Donato Salzarulo
Questa vita non mi va

Giacometti Gallarate 1

Giacometti

Questa vita non mi va.
Lo so che non dovrei dirlo.
Allora quei poveri Somali ed Eritrei
inghiottiti dal mare?…
Cosa non ti va
tu che poco fa hai messo l’abito
e sei andato ad aprire la campagna
di sostegno alla Biblioteca Civica?
Tu che hai parlato proprio delle centinaia
di Somali ed Eritrei
inghiottiti dal mare
e come assessore hai chiesto
un minuto di silenzio per le vittime
di questo tuo turpe Paese
reso indifferente e senza cuore
da leggi che negano il diritto d’asilo
a chi solo vorrebbe fuggire
da guerre conflitti fame persecuzioni
e solo vorrebbe non morire.

Ieri vicino al mio garage è morto un colombo

Questa vita non mi va.

Che il colombo stesse per morire
l’avevo intuito dal mattino,
quando l’ho visto intontito
restare immobile e col capino arruffato
in un angolo di porta del garage.
“Sta morendo”, mi son detto
e per un attimo una vena di compassione
mi ha illanguidito il corpo.
Poi dovevo scappare
e l’ho lasciato lì a morire
in un angolo.

Giovanni mi ha detto
che l’altra sera al Centro Anziani
del quartiere Stella,
mentre in tv passavano
le immagini dell’ultima ecatombe
di migranti, il commento
più leggero e diffuso era:
“Potevano anche starsene a casa!…”
E Kuni, un’amica di Brunico, al telefono conferma.
Anche lei continua a sentire frasi così.

Potevano starsene a casa un cazzo!
A casa loro si muore di fame, di sete, d’inedia,
di sgozzamenti e scannamenti vari,
delle solite menate di guerra
che solo noi uomini sapienti
sappiamo inventarci a meraviglia sulla Terra.
Avranno pure diritto alla sopravvivenza
queste genti? Avranno pure diritto
a varcare il mare
per arrivare nelle nostre piazze-affari,
dove potranno almeno consumare
il pane della refezione scolastica
che i nostri figli lasciano sul tavolo
perché preferiscono la brioche o la pizzetta
della mamma?…
Anche l’agonia di un colombo
suscita pietà. Figurarsi quella di un cane
o di un gatto che nei nostri supermercati
hanno reparti di prodotti per loro.
La morte di un cane ci impietosisce
e quella di trecento persone ci fa, al massimo, dire
potevano starsene a casa!
Ma quale casa? Si sono imbarcati
proprio perché ne sognano una!
Sognano un po’ di pane, un po’ d’affetto
e non riusciamo a donare loro
nemmeno la pietà che ci suscita un cane?
Siamo diventati tristi, depressi, incarogniti.

Ho letto che un tempo, proprio durante le crisi,
le guerre e le sventure, ci nascevano dentro
sentimenti più fraterni. Si capiva che
soltanto aiutandoci
potevamo combattere i potenti
che se ne strasbattono delle nostre miserie.
Ora, invece, siamo diventati
amici delle iene – si chiama così
un programma televisivo –
sorvoliamo come corvi
sulle sciagure altrui
che poi sono anche nostre.

“Mancano bare!…” Dicono da Lampedusa.
“Abbiamo bisogno di bare!”
Invece di bare, non sarebbe stato
meglio regalare un po’ di pane
a questi nostri fratelli,
un piatto caldo, una coperta, un letto
in cui per qualche notte smaltire
gli incubi delle loro terre?
E’ gente in fuga, in cerca di rifugio.

E noi stiamo lì a indugiare, a spaventarci
se ci insultano chiamandoci “buonisti”.
E sia! Allora voi siete nazisti,
razzisti spaventati che non riescono
a riconoscere a una persona
neanche la dignità di un animale
che lotta per sopravvivere.
Vergognatevi. Vergogniamoci
di dover star qui a calpestare
insieme le stesse strade, le stesse piazze
gli stessi mercati, che hanno invaso
totalmente le nostre anime.

Questa vita non mi va.
Non mi va dover stare per colpa vostra
dalla parte dei buoni.

5.10. 2013

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2 commenti

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2 risposte a “Donato Salzarulo
Questa vita non mi va

  1. emilia banfi

    Mi unisco al tuo urlo caro Donato – NON MI VA DAVVERO NON MI VA!- Complimenti e grazie.

    • Annamaria Locatelli

      davvero un urlo da parte del poeta: questa vita non mi va… E succede quando il dolore dentro, come quella per la morte di tanti migranti, si accompagna allo sdegno per chi governa e dall’alto ha reso possibile questi fatti in epoche remote come oggi, ma soprattutto al disagio per l’incomprensione di chi ti sta attorno e, magari vecchio, non dimostra alcuna saggezza e pietà…un accerchiamento di incomprensione che, per giunta, vale al poeta il nome di buonista (chissà perchè non esiste cattivista, si dà più rispetto al cattivo). L’uomo che si impegna oggi sa perfettamente di muovere solo un sassolino nella direzione giusta, in cambio di una valanga che si abbatte nella direzione opposta, sa di “aver seminato nel vento…” ( mi riferisco alla amarissima poesia di Giorgio Mannacio sulla lotta senza risultati alla mafia), ma forse un giorno molto lontano dei fiori si raccoglieranno. L’unica speranza, anche quella con un punto interrogativo

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