Eugenio Grandinetti
Ἀνάγκη

Homeros, Glyptothek, Munich

Homeros, Glyptothek, Munich

Quest’acqua che s’inforra e si nasconde
e, riemergendo, per sentieri tortili
supera ostacoli d’alberi frapposti,
si smagra o si gonfia
d’acque meteoriche e precipita
per rapide e cascate
e per piane impigrite s’impaluda
e poi stenta ed agonica riprende
il suo corso obbligato verso il mare,
come se ancor volesse meditare
sul destino segreto che è assegnato
a ogni singolo essere, e le pare
che il vento che sopraggiunge a volte ed agita
la sua superficie sia libero perché spira
nell’aria dove non esistono
pendenze né ostacoli
e che a suo piacere accarezza o sferza
tutto quello che incontra,
sia che passando tiepido fecondi
i fiori e scrolli
i petali ormai inutili, sia che violento schianti
gli alberi o li dispogli,
sia che nel mare levi onde furenti
che squassano gli scafi o che s’avventano
contro le coste e a tratti le sommergono.
E invece pure il vento viene spinto
dalla necessità che l’aria fredda
come per un pendio nascosto si precipiti
su altre masse più calde e crei correnti
che percorrono il cielo fino a quando
il dislivello cessi e l’aria stagni
come in una palude d’acque morte.
Ma freddo e caldo, che sono all’origine,
del vento, derivano essi pure
dalla positura
che la terra assume verso il sole,
che non è libera né casuale, ma è frutto
dell’orbita ellittica segnata
dall’ingranaggio cosmico che regola
la vita di tutto l’universo.
Quest’acqua allora che ci sembra immensa
nel fluttuare incessante degli oceani
e che si fa vapore ed orbita
come nuvola attorno al nostro mondo
e cade e si fa fiume e tende al mare
lungo percorsi impervi e che partecipa
a ogni organismo vivo e vive
e fa vivere ogni cellula,
anche quest’acqua è solo parte minima,
è solo un dentello di una ruota
che gira e fa girare
con moto ellittico l’ingranaggio cosmico
dove i pianeti orbitano
attorno ai soli e i soli
nelle galassie e le galassie
girano in un vortice
insondabile, in cui convergono
le esistenze possibili in un moto
eterno e interminato.

* Il titolo della poesia è in greco: equivale a Ananke (o Ananche): fato, destino, necessità

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