LETTURE PER POETI (11)
Plus-lavoro, plus-valore o sfruttamento, profitto? Ma che roba è?

grazianida In ricordo di Augusto Graziani: una lezione su Marx – di Augusto Graziani (qui). Per notizie su di lui (qui)

La radice del profitto sta soltanto, secondo Marx, nella possibilità che i capitalisti hanno di appropriarsi di una parte del lavoro degli operai. È plus-lavoro che diventa plus-valore, diventa profitto, è un’appropriazione indebita, è uno sfruttamento. La radice del profitto sta nello sfruttamento che la classe dei capitalisti esercita ai danni della classe operaia. Estrazione di plus-valore o sfruttamento. Infatti – e questo è un punto sui cui di nuovo vi invito a riflettere -, siccome la radice è questa, Marx dice: stiamo bene attenti al fatto che lo sfruttamento si realizza proprio nel momento della produzione; cioè nel momento in cui il capitalista si appropria della forza lavoro, fa lavorare il lavoratore per otto ore ma tre ore se le piglia lui. È nel momento in cui i rapporti di produzione consentono al capitalista di usare il lavoro come lui ritiene opportuno nella fase di produzione, che si realizza lo sfruttamento. Poi sul mercato non c’è imbroglio. Non è che il capitalista venda le merci a prezzi diversi da quelli che dovrebbe o il capitalista esegua una violenza sul lavoratore, è unicamente nei rapporti di classe, nel fatto che il capitalista abbia i mezzi di produzione e il lavoratore no, che il lavoratore da solo non possa fare nulla e debba per forza vendersi come lavoro salariato, è in questi rapporti di produzione che risiede la possibilità dello sfruttamento.
[…]
Come è nato il primo capitalismo? Come si è svolta la cosiddetta accumulazione primitiva? Forse che si è svolta, come dicono tante volte economisti di parte opposta, perché alcuni uomini previdenti invece di consumare tutto il prodotto hanno cominciato a risparmiare una parte e così hanno fabbricato i primi attrezzi e poi con questi attrezzi hanno aumentato la produttività del lavoro e così via? No. Marx rifiuterebbe questa spiegazione, Marx direbbe: alle origini del capitalismo il problema della classe proprietaria è stato quello di procurarsi l’unico ingrediente necessario per l’accumulazione – perché ce ne vuole uno solo – cioè lavoro salariato senza mezzi di produzione.
Come hanno fatto i capitalisti inizialmente a procurarsi lavoro salariato senza mezzi di produzione? Evidentemente hanno messo in opera tutti i mezzii di cui disponevano per espellere lavoro dall’agricoltura, strappare lavoratori dalla loro risorsa iniziale, trasformare questi lavoratori del sistema feudale in cosiddetti lavoratori liberi cioè lavoratori che vendono il loro lavoro sul mercato e così hanno avuto a disposizione del lavoro salariato su cui esercitare il processo produttivo. Quindi il problema dell’accumulazione primitiva su cui tanto ci si è soffermati non è un problema di furto nel senso che i capitalisti si siano appropriati di terre. È vero che i capitalisti inglesi recintavano terreni, però lo scopo non era quello di appropriarsi della terra; lo scopo vero era quello di espellere i lavoratori dall’agricoltura per trasformarli in lavoratori salariati perché una volta trasformati in lavoratori salariati diventavano quella massa di lavoro senza mezzi di produzione sui cui tutto il procedimento che abbiamo descritto poteva finalmente svolgersi.
E successivamente come si perpetua l’accumulazione del capitale? La risposta è sempre la stessa. Visto che la base dell’accumulazione della ricchezza è la disponibilità del lavoro salariato, il problema centrale della classe capitalistica è di fare in modo che questo lavoro salariato non si esaurisca mai. Quindi bisogna continuamente ricostruire questa riserva di lavoro salariato, questa che Marx chiama l’esercito industriale di riserva, cioè una massa di lavoratori disponibili, senza mezzi di produzione, che si possono vendere solo come salariati, perché quella è la base dell’accumulazione. Marx dedica molta attenzione a spiegare come il progresso tecnologico, l’estensione del capitale a nuove aree geografiche, serva a ricostruire continuamente questa forza-lavoro. Un economista marxista per esempio, di fronte agli eventi economici del nostro tempo, direbbe: il salto tecnologico che l’industria italiana sta realizzando, le ondate di licenziamenti a cui assistiamo sono proprio la vita funzionale del capitale che serve a “mettere in soprannumero” – come diceva Marx – quantità sempre maggiori di lavoratori salariati, ricostruire un esercito industriale di riserva per riprendere su base allargata l’accumulazione. È quello di cui sentiamo parlare su base internazionale: l’estensione dell’industria ai nuovi paesi industriali, l’industria che fiorisce nell’Estremo oriente, nell’America latina, nei Paesi Mediterranei dove prima era sconosciuta, che cos’è? È il capitale, direbbe un marxista, che estende la sua accumulazione a nuove riserve di forza-lavoro, per estendere la base della propria accumulazione perché la base dell’accumulazione è sempre la forza-lavoro e il capitale ha bisogno di questo ingrediente continuo su cui costruire il proprio profitto.

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5 commenti

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5 risposte a “LETTURE PER POETI (11)
Plus-lavoro, plus-valore o sfruttamento, profitto? Ma che roba è?

  1. Beh, bisogna anche dire che il capitale sta mettendo molta energia nel muovere la finanza a proprio vantaggio, e per questo non gli serve forza-lavoro. La crisi sta creando un nuovo bacino di lavoratori disoccupati in vista di quali altri sviluppi? No, l’era matura del capitalismo nel suo massimo sviluppo è la globalizzazione, il cui scopo è anche quello di scoraggiare, limitandole, le iniziative di chi vorrebbe riprendersi i mezzi di produzione (vedi medie e piccole aziende). In pratica stiamo assistendo ad una azione di cannibalismo effettuata dal capitalismo su se stesso. In questo stralcio del discorso del prof Graziani si parla molto del “lavoro salariato senza mezzi di produzione”, ma dando per assodato che la forza-lavoro è facilmente reperibile (tanto più nei momenti di crisi), l’inversione di tendenza che porterebbe sempre più persone verso l’autonomia della propria sussistenza è ciò che il capitale cerca di contrastare ( vedi ruolo centrale delle banche che non danno credito). Quindi si delineano due temi nuovi su cui riflettere: il primo è quella dell’accessibilità ai mezzi di produzione per una nuova classe ( diciamo così) di lavoratori liberi e indipendenti, il secondo riguarda il modello di sviluppo consumistico operato dal capitalismo che è giunto a saturazione; questo si spiega col fatto che la crisi obbliga le persone a compiere delle scelte, a rifiutare i consumi inutili ad esempio, con la conseguenza che si ha una crisi di produttività. I partiti di sinistra e di destra si differenziano nelle proposte ma sono unite nello sforzo di mantenere intatto il modello di sviluppo capitalistico, per entrambi la ripresa economica passa dalla ripresa dei consumi forsennati. Per entrambi la crisi è di passaggio, l’importante è che non cambi nulla. E’ come avere al governo dei democristiani, dei bruchi che vivacchiano, ciascuno sulla propria foglia, rubandosela l’un l’altro, magari di questi tempi un po’ inquieti, ma hanno dalla loro le banche, e si sa che queste oggi contano più degli eserciti. Quindi, uno: reinventarsi il lavoro, due: riprendere a far colazione con pane e ciliegie, mettere suv e merendine nella differenziata, farsi più intelligenti.

  2. emilia banfi

    A Mayoor:

    …che sia troppo tardi?

    Per diventare tutti capitalisti …s’intende. Qui ci potrebbe stare una risata.

  3. emilia banfi

    Mayoor, vedi che io sono d’accordissssimo con te , la mia era una battuta!

  4. leonardo carlotti

    non insistere Emila. l’ottusità è una tendenza!

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