Alfonso Cataldi
Poesie

stanza vuota

Da “Ci vuole un occhio lucido”
Zona franca

La casa occupata ha grandi stanze
vuote, bianche, luminose;
è un calmiere per le spese vive
della prima linea
completamente da arredare

oppure lasciarla così

zona franca della fantasia
terra brulla per bivacchi lapidari,
inanimati. Un cartello affisso
sul cancello esterno avvisa:
tenete pure il cappello saldo in testa, sovente
è in corso un volo fossile di pipistrelli,
una resa dei conti
con le primavere di seconda spremitura.

Passaggio inefficace

La terra sotto i piedi è secca, asciutta.
La terra sotto i piedi si ritira
non lascia traccia dei passaggi lievi
dei soffi e di certe scaramanzie.

Solo un ghigno, uno squarcio impaziente
trattiene terra sotto una foresta
di piedi: per riconoscimento,
paura, orgoglio ed obbedienza.

Quando il buio si addensa sotto i miei piedi
non c’è un tempo in grado d’isolarmi.

Da “Un vento di pietà”
In frantumi

Ricordo la navata ai tempi d’oro
la luce sugli affreschi originale
incontro agli occhi, compromessi,
ora e per sempre, da un boato umano
radente; dispersi dal sacro flusso
che orienta il centro e calma le derive,
in frantumi di tessere, a milioni:

tutte preghiere da ricostruire.

Ogni poro ha memoria

L’ennesimo passaggio sulla boa
avrà sembianza di un cratere spento;
lapilli e fumo acre sono tracce
conservate nel taglio del velluto
stirato sulla pelle, e ogni poro
ha memoria di correnti e pressioni
adatte per la cenere di adesso,
per l’uva della vigna di domani.

Il pino, offeso lungo il fusto, trova
l’essenziale sollevando l’asfalto.

Da “In prospettiva di Sofia”
Germoglio di Febbraio

Nell’impeto del sole di febbraio
stralunato nei tuoi ricci, intonare
versi d’amore par quasi autunnale
solfeggio di candele. Sulla sabbia
si veste di sorrisi un girasole
nel carminio riflesso che si spande;
come seme in dolce esilio presso
le tue labbra s’indebita di baci.

Mano nella mano

E’ lecito persino perpetrare
il grande imbroglio della vita, mano
nella mano: distratte, abbandonate
ai languori della stretta; evidenti
arsure in superficie leniranno
i pianti di Sofia, ancora ignara
nell’utero che cresce a dismisura.

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8 commenti

Archiviato in RICERCHE

8 risposte a “Alfonso Cataldi
Poesie

  1. A un passo dal silenzio, direi. L’immagine di quella stanza vuota mi sembra significativo; ma è una fotografia, chissà quanti rumori si sentiranno nella realtà; e quanti pensieri, quante parole nostre e di altri ritornano alla mente, come voli di uccelli… passano, e se non venissero scritte resterebbe quella stanza vuota soltanto. A me sembra che queste poesie parlino sottovoce, al pari di un rumore; leggendo ti aspetti che qualcuno interrompa le voci, con uno schiocco se ne impossessi, e infine dica chiaramente qual’è la domanda. Ma non accade, per ora voglio dire. C’è nel modo di scrivere una cadenza ritmica che sembra autorizzare ogni verso, e che in qualche modo tenta di stabilire con il lettore un patto di quiete, di riflessione. Molti gli aggettivi, molto diligenti, cercati. Boh, la strada è sicuramente quella giusta, di sicuro lì non ci si perde; e poi che abbiamo ancora da perdere?

    • Annamaria Locatelli

      Quella solitudine temuta ed agognata la stanza vuota delle infinite possibilità e delle infinite impossibilità…il non lasciare tracce se non di cenere adatta alla vigna, e per fortuna c’é il serbatoio della natura…e poi e poi un intrecciarsi di mani e nasce una nuova vita , inconsapevole delle sue infinite possibilità ed impossibilità. Una storia ciclicamente tenera e assurda. Lo sconcerto della ragione non arresta i corpi che sono dalla parte della natura e gli sta bene di concimare la terra…

  2. A differenza di Lucio e Annamaria ancora una volta sono stato forse troppo severo nel giudizio privato che ho mandato ad Alfonso Cataldi sulle sue poesie.
    Lucio e Annamaria parlano di “silenzio” e di “solitudine”. Io ho parlato di “freddezza” (o di “freddezza impersonale”). Senza però dare un senso moralistico o negativo al termine. Ho parlato di “sguardo [che] sembra appiattirsi sulle cose osservate senza mai arrivare ad uno scatto”; di “quotidianità […] grigia, [che] resta grigia anche quando entra in poesia”.
    Ora che alcune poesie di Alfonso sono sotto gli occhi anche di altri lettori, mi piacerebbe discutere di queste sfumature di giudizio. Con loro, ma anche con l’autore.

  3. emilia banfi

    Gioisco in questo “grigiore” che grigiore non è ma chiaro celeste dove tutto si combina e si scombina in questa voglia di ricostruzione, di rivincita , di amore. Sul fondo intravedo anche la lotta, dove la natura la fa da padrona. Ottima poetica.

  4. Alfonso Cataldi

    Ennio, più che sulle sfumature “freddezza”, “silenzio”, “solitudine” io mi concentrerei sulla tua espressione “mancanza di scatto” che, per quanto mi hai detto in privato, e hai ribadito qui, in sostanza corrisponde a una “poetica non efficiente” (la poesia si appiattisce sulle cose osservate e quindi non comunica) che io ho cercato di difendere, essendo lo scrittore. Ma lo scrittore, naturalmente, pur chiedendo molto a sé stesso, non riuscirà mai ad essere “oggettivo”. Per questo ti ho scritto, ed ho cercato un confronto. Grazie dello spazio qui sul blog.

  5. @ Cataldi

    Non è che “oggettivi” siano i critici (o i lettori/critici, etichetta che preferisco per me). E’ dal confronto tra giudizi sempre approssimativi (che si avvicinano all’oggetto-testo…) e spesso divaricati che può venir fuori un giudizio più preciso. Anch’esso però rivedibile (in meglio o in peggio).
    E questo vale per il testo di un poeta sconosciuto come per il testo del poeta riconosciuto (da certi ambienti letterari).
    Importante per me è sia non svalutare questi tentativi sia non ritenerli verità indiscutibili.

    • Alfonso Cataldi

      @Ennio
      Si hai ragione, condivido il tuo discorso. Ma appunto poichè le poesie ti sono arrivate da uno sconosciuto, con parere “oggettivo” io intendevo dire che le poesie avessero una qualche qualità per cui valesse la pena discutere. Ed il tuo giudizio in tal senso mi è parso molto perentorio. Però non sono un grande esperto di critica, e se mi dici che spesso i giudizi di critici o critici/lettori possono essere anche molto divaricati, ne prendo atto.

  6. Francesca Ferrari

    Caro Alfonso, si palpa il grigiore e una certa arrendevolezza agli eventi, un vedere senza trovare o cercare la via del riscatto ad una condizione che scivola ma che non si vuole recuperare.
    Ottima la poetica. Mi intenerisco molto leggendo i versi teneri sulla nascita in arrivo. Trovo che il giusto ensemble del tuo poetare sia tra il tuo verseggiare e le tinte della dolcezza.

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