LETTURE PER POETI (10)
Si lavava di notte all’aperto

mandelstam 2da Poesie di Osip Mandel’štam tradotte da Paolo Statuti (qui)

Si lavava di notte all’aperto.
La volta di rozze stelle splendeva.
Un raggio stellare – come sale sull’ascia.
Si fredda la tinozza strapiena.

Il portone è chiuso a chiave,
E la terra in coscienza è così grezza.
Più puro della verità della tela fresca
Chissà dove si troverà il telaio.

Si scioglie nella tinozza, come sale, la stella,
E l’acqua gelata è più nera.
Più pura è la morte, più salata la sventura,
E la terra più terribile e più vera.
1921

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10 commenti

Archiviato in CANTIERI

10 risposte a “LETTURE PER POETI (10)
Si lavava di notte all’aperto

  1. Giuseppina Di Leo

    Ho letto e riletto molte volte la poesia di Mandelstam e ogni volta trovo un modo nuovo per leggerla; combinando ad esempio in maniera differente i versi vengono fuori altrettante letture, come qui azzardo provando a sostituire semplicemente il secondo con il terzo di ciascuna strofa:

    Si lavava di notte all’aperto.
    Un raggio stellare – come sale sull’ascia.
    La volta di rozze stelle splendeva.
    Si fredda la tinozza strapiena.

    Il portone è chiuso a chiave,
    Più puro della verità della tela frèsca
    E la terra in coscienza è così grezza.
    Chissà dove si troverà il telaio.

    Si scioglie nella tinozza, come sale, la stella,
    Più pura è la morte, più salata la sventura,
    E l’acqua gelata è più nera.
    E la terra più terribile e più vera.

    Mi sono anche meravigliata che la scelta di Ennio sia ricaduta proprio su questa, tra le tante presenti nel blog di Statuti, e non su un’altra, dove invece è più chiaro il riferimento del poeta al suo essere straniero in patria (come in “Leningrado”), mentre qui si avverte di striscio il senso di non appartenenza, e piuttosto appare vero il contrario.
    “Si lavava di notte all’aperto”, richiama quasi ad una abluzione o comunque ad un gesto ripetuto al calare della notte, che però il poeta non spiega; contraddittorio (almeno a me così appare), rispetto al primo, è poi il verso “Il portone è chiuso a chiave”.
    È potente Mandelstam, parla e non dice, esprimendosi lasciando solo intuire.
    Sembra voler dire che la libertà è mettersi a nudo completamente e che solo tra gli elementi -il cielo, la terra e l’acqua – è possibile trovare la verità. Nella notte.
    La tinozza d’acqua riflette lo spazio siderale, sino a che tutto si confonde, quasi fosse un occhio immaginifico che permette di scoprire finanche la parte più ‘grezza’ dell’uomo: il suo essere terreno (“E la terra in coscienza è così grezza”). Ecco, la terrestrità -“in coscienza”- a me appare centrale in questa poesia.

    Giuseppina

    • Annamaria Locatelli

      Sono d’accordo con Giuseppina, é una poesia molto potente, come certi fiori che spuntano dalla roccia a grandi altitudini…
      Secondo me, nasce da un desiderio profondo di purificazione e di ridare un senso ad un mondo malvagio e spietato…c’é chi lo cerca nel fuoco, chi nel ghiaccio. Il poeta, che ha molto sofferto, la trova possibile solo in un paesaggio immenso e siderale ( il portone é chiuso) dove l’abluzione in ghiaccio sale e stelle gli permette di rivedere se stesso ed il mondo degni di esistere, veri…Anche le ferite corporali si curano con ghiagccio e sale. Così forse ritrova un senso di appartenenza, non si sente più straniero in patria.

  2. claudio perrone

    cara Giuseppina Di Leo, la combinazione di cui Lei dice è possibile fare solatnto se si conosce la lingua russa, altrimenti è solo una operazione meccanica, anche se non priva di musicalità. Non me ne abbia più di tanto,
    poi che le tensioni interne ai versi si stabilisconno specie in Mandel’stam
    attraverso le sue fissazioni lessicali siano esse sonore o de dotate di senso. Grazie dell’attenzione
    claudio perrone

    • Giuseppina Di Leo

      Caro Claudio Perrone, la ringrazio per la cortese precisazione. Quella mia è stata sicuramente una maniera credo non usuale per ‘leggere’ in altro modo una poesia difficile come questa (non per niente avevo detto ‘azzardo’). Concordo però con lei che un simile esercizio comporta dei rischi, soprattutto quando, come nel mio caso, si ignora la lingua del parlante.

  3. marcello mariani

    Carissime, dovreste conoscere altre poesie del poeta se voi dite che è una poesia potente (che vuol dire “potente”? Nulla. Andate a leggervi p.e. la poesia Leningrado (Pietroburgo) e comprenderete come questa è ben poca cosa!

    • Giuseppina Di Leo

      Gentile Marcello Mariani, se rileggesse con più attenzione il mio commento vedrebbe citata anche “Leningrado”.
      Relativamente poi all’utilizzo del termine ‘potente’, utilizzato da me e da Annamaria Locatelli, che sia riferito al poeta o alla poesia potrebbe non interessare, ciò che a lei sembra inappropriato altrettanto devo dire lo è per me il suo svilire questa poesia di Mandel’stam con quel ridurla a “ben poca cosa”.

  4. marcello mariani

    Cara Di Leo, Lei non mi conosce, non mi permetterei mai di svilire ( e come si permette proprio a me di dire quesa assurdità!) anche una sola parola del poeta, anche perché sono l’autore delle note al commento e alle poesie tradotte dal Ripellino nel corso del 1974-75. Parlo con cognizione di causa (slavista e critico) , e che a Vi due manca totalmente (compresa la Locatelli). Mi pare che Lei cerca di starmi sopra, ma si troverà sempre in basso, poi che tutto ciò che possono scrivere i non specialisti sul poeta in oggetto (o altri poeti russi) è materiale di riporto, non originale: è ovvio che so delle cose su questo poeta che Voi due nemmeno lontanamente immaginereste, e ciò io lo devo allo studio di decenni e decenni: Non Vi critico: quanto riguarda la poesia Leningrad (Pietroburgo) Lei non sa perché la scrisse e cosa si nasconde dietro e cosa ci vuole nascondere il poeta!, le condizioni in cui si trovava, a chi lesse per prima i suoi versi ecc.; per il signficato del telefono mi faccia il confronto con Majakovskij! – e delle catene? e tante altre cose che il poeta pone a strati e condensa… che ne sa del significato del giallo d’uovo? – il giallo del poeta Lei sa cosa s’intende? – e del catrame ? cosa vuol dirci con l’olio di pesce? E sui telefoni c’è tutta una tradizione che investe decine di poeti (li conosce questi poeti, e che hanno detto sui telefoni? e come s’innesta il poeta con questi? E gli indirizzi, e il senso della scala nera?! E il senso del campanello!? Decine di poeti e critici di valore del tempo di Mandel’ìstam hanno scritto su Pietroburgo!; è capace di metterli in confronto? – Credo prorpio di no! Sia umile almeno nella sua ignoranza!

    • Giuseppina Di Leo

      Marcello Mariani, suvvia, si rilassi! E soprattutto si contenga! Non vedo la ragione per cui dovrei starle “sopra”, né a che fare.

  5. Caro Mariani,
    Di Leo, Locatelli e persino lo stesso Mandel’štam Le sarebbero grati se fornisse almeno una parte delle informazioni che lei – scoperchiando un attimo il suo scrigno – lascia intravvedere. Suvvia, non chiuda subito il coperchio!
    In attesa, nel frattempo, copio la traduzione (del cui valore non so dire, ma quella che ho letto di Faccani in “Ottantotto poesie” mi pare più bella) della poesia da Lei citata, indicando il link da cui l’ho presa:

    LENINGRADO

    Son tornato nella mia città, che conosco fino alle lacrime,
    alle vene, alle ghiandole gonfie dell’infanzia.

    Sei tornato, ebbene manda giù in fretta
    il grasso di pesce dei fanali del lungofiume leningradese.

    Familiarizza, su, colla giornatina di dicembre
    che mescola nera pece a giallo d’uovo.

    Pietroburgo! ancora non voglio morire:
    hai tu i miei numeri di telefono.

    Pietroburgo! Ho ancora gli indirizzi
    con i quali troverò le voci dei morti.

    Abito sulla scala di servizio e sulle tempie
    mi colpisce il campanello strappato insieme alla carne,

    E tutta la notte attendo ospiti cari
    facendo risuonare le catene delle porte.

    Dicembre 1930

    (http://digilander.libero.it/italiarussie/poesie.htm)

  6. marcello mariani

    Gent.lisime Di Leo e Locatelli,

    ho inviato via e-mail ad Ennio Abate qualcosa sulla poesia Leningrad (Pietrobrurgo) di Mandel’stam: Di certo sarete interessate a sapere, per cui Vi esorto ad entrare in contatto con lui, che di certo soddisferà le richieste di ambedue. Grazie M. M.

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