Andrzej Zaniewski
Riflessioni femministe

donna maschera
Questa poesia, tradotta da Paolo Statuti, l’ho ripresa dal suo blog : “Un’anima e tre ali” (qui), perché ha a che fare con la ricerca che sto conducendo in “Unio. Psicoscrittoio”. Al link indicato trovate però anche una scheda su Zaniewski e altre sue poesie. [E.A.]

 

La donna non è soltanto donna,
nella donna è nascosto un uomo,
e in lui una successiva donna, o un successivo uomo,
un secondo, un terzo, un quarto.

L’uomo nella donna può essere muscoloso, veggente,
vecchio o monello, attore o detective.

Alla donna non piace l’uomo in se stessa, non piace ufficialmente,
perché in realtà gli permette più di una donna mascherata
nascosta in lui.

L’uomo nella donna può essere ermafrodito,
narciso, campione di karatè, esibizionista,
lillipuziano o grande di cuore o boia
vergognoso della propria crudeltà.

La donna dunque è a un tempo se stessa,
uomo nascosto e successiva donna – fata
in un uomo sconosciuto.

Non è tutto.

La donna è anche un bambino,
in lacrime, urlante nell’uomo
o nella successiva donna, che gioca
a nascondino senza sapere con chi.

Il resto è un mistero.

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16 commenti

Archiviato in RICERCHE

16 risposte a “Andrzej Zaniewski
Riflessioni femministe

  1. Zaniewski ha senz’altro ragione, chissà chi è la donna che glielo ha insegnato.

    • Annamaria Locatelli

      …penso anch’io che abbia ragione e, se vogliamo, possiamo tradurla al maschile:
      Un uomo non é soltanto uomo
      nell’uomo é nascosta una donna…

  2. Giuseppina Di Leo

    Nel volgo comune si dice “chi si assomiglia si piglia”, e forse il poeta Zaniewski trova mille di sé nella donna o nelle tante che ha e vorrebbe.
    Sono in accordo poi con Annamaria, sempre che nel cambio possano andar bene certi parametri di riferimento come “campione di karatè, esibizionista, /lillipuziano.
    Sollecitata da questa poesia, trascrivo un mio inedito dedicato a un carissimo amico:

    * * *
    a Peppino

    Verso sera senza una meta
    provare a distinguere a occhio nudo le stelle
    come si fa con la gente
    o come si tenta coi sentimenti
    in un esito che mi trova a mani nude.
    Così ti guardo mentre arrivi;
    nessuna parola allusiva né forbita
    nessun gesto ricercato.
    Piuttosto è nel portamento illogico
    il carisma
    di un regista perdutamente
    artista buffone di se stesso:
    con l’indice sinistro si chiude una palpebra
    mentre con il pollice destro
    spinge in alto la punta del suo naso.
    (dicembre 2001)

    • Divertente e bella questa tua poesia, Giuseppina. Non so se dicendo di uomo e donna si stia parlando, più in generale, di maschile e femminile. Mi fermerei al primo aspetto, per dire che non sempre la donna nell’uomo corrisponde a quei difetti che spesso ci fanno amare (dalle donne), a volte si tratta di faccende antipatiche. La donna nell’uomo può essere anche bisbetica, una creatura davvero insopportabile. Oppure, e questa non te l’aspetteresti, è la donna seduttiva quella che sta nell’uomo che ti corteggia. Divertente, no?

      • Giuseppina Di Leo

        Caro Lucio, la trovo un po’ complicata la faccenda per come l’hai formulata… Se ho ben capito (correggimi se sbaglio), a volte i nostri difetti se ‘corrisposti’ dall’altro diventano una risorsa, altre volte no. Se è questo che intendi, lo approvo. Anche l’uomo può essere pedante e noioso, e tanto, forse nella misura in cui lo è anche l’altro. Perché non c’è dubbio che saper stemperare con un sorriso le ‘intemperanze’ (parliamo genericamente, e non di patologie) aiuta di sicuro a ritrovare l’armonia. Poi, a me in particolare attrae sempre l’intelligenza unita all”ironia. Sarà questo un mio difetto?
        Grazie per l’apprezzamento alla mia poesia, Peppino era come ho detto, ironico e intelligente.

  3. Poniamo che il generico non sia patologico ( ma in questo caso vivremmo in paradiso), ebbene no, volevo dire altro. Nella tua poesia (bella) fai intendere che nell’uomo, quel tuo amico, quei suoi aspetti buffi appartengano al femminile. Lasci intendere cioè, ma forse sono io che sto forzando, che il femminile nell’uomo sia quell’aspetto “comico” che hanno a volte le donne. Mentre io volevo aggiungere che quel femminile può essere anche antipaticissimo (non certo il tuo amico ma nel generale patologico (uff, Rita, salvaci tu!). Mi porto ad esempio, se non non si spiega: durante una terapia ho scoperto che come donna sono una vera rompi…, una che te la sposeresti solo a tuo rischio e pericolo. Ma questa è la via dell’essere adamantino, l’uomo-donna, che se si sposa, in qualche modo è per allargare la famiglia che già c’è in lui/lei.

  4. emilia banfi

    Ho sempre cercato l’uomo che c’è in me ma non l’ho mai trovato. Forse è per questo che non sono mai riuscita ad essere femminista (nonostante gli sforzi). La poesia proposta è una gran bella idea ma preferisco quella di Giuseppina. Ciao Giu!

  5. Giuseppina Di Leo

    Davvero ho fatto intendere questo nella poesia? Il suo gesto (del mio amico) era un modo per prendermi in giro in maniera bonaria.
    Non mi ero mai interrogata sugli aspetti che evidenzi tu Lucio, ma è interessante e ci penserò. Per i difetti poi c’è ampia varietà di scelta per tutti, ma tu non credere molto in quello che ti diceva il tuo analista… ma, a proposito, era maschio o femmina?

    • Bella domanda. Comunque era femmina.

    • Annamaria Locatelli

      …sì, anche a me piace molto la poesia di Giuseppina, forse perchè con la descrizione di un solo gesto abbatte quelle barriere che spesso si erigono nel rapporto uomo donna, si scioglie l’imbarazzo che, a volte, tra persone timide o peggio spaventate é d’ostacolo…Il problema però resta: come mai abbiamo bisogno, da entrambe le parti, di una rassicurazione? Come fossimo potenziali nemici su fronti opposti? Ma non é così… pensavo ancora ad Unio che affronta tra mille ostacoli gli studi, non in linea con la propria tradizione familiare…che dire delle donne , intendo quelle della mia generazione, che hanno affrontato gli studi non in linea sia con la tradizione familiare che con quella culturale? Se alla fine ci considerassimo solo esseri umani, ne troveremmo di affinità. Ma anche nella diversità, altrimenti sarebbe troppo monotono…
      La donna del poeta polacco mi piace anche perchè é come vista attraverso uno specchio deformante, dove aumenta la variabilità dell’immagine e si complica la comunicazione…misteriosa.

  6. emilia banfi

    Giacca camicia cravatta. Cavoli non ci avevo pensato…dovrei uscire e comprarli quelli del mio compagno mi vanno strette …ho troppo seno! . Forse potrei…potrei ….cercare meglio l’uomo che c’è in me …andare al bar e chiedere un Negroni con in bocca una sigaretta (spenta), poi parlare di calcio e di politica con un amico che non capisce niente , telefonare una volta alla settimana a mio figlio per dirgli che sono presissimo ma che lo penso sempre. Ma poi incontro un’amica che piange perché il suo uomo l’ha lasciata, sembra morire, si strappa i capelli fino alla settimana successiva quando la vedo in giro con uno che mi assomiglia, ma che fa finta di non conoscermi…mi giro e lui le ha messo la mano sul culo.

  7. Rita Simonitto

    Se la bellezza della succitata poesia di A. Zaniewski stimola il logos e il suo fascino risiede nel gioco di incastri e nascondimenti riservando al ‘mistero’ la chiusa finale (“Il resto è un mistero”), la poesia che Giuseppina Di Leo ha inserito fra i commenti è misteriosa fin dall’inizio, gioca sulla intuizione e sull’immagine.
    L’una, la prima poesia, ricalca un pensiero filosofico-psicologico, il dilemma dell’uno che si fa due e poi mira alla ricomposizione delle innumerevoli sfaccettature.
    L’altra esprime il vissuto di un’esperienza che travalica quella squisitamente soggettiva (poco ci importa del ‘suo’ Peppino, delle sue caratteristiche concrete, né quanto di donna o quanto di uomo vi siano in lui rappresentati – per restare in tema con il post) per accedere ad un ‘quantum’ che fa parte dell’esperire comune quando avviene l’incontro con l’altro da sé (le stelle, le gente, o anche i propri sentimenti quando ci sono oscuri): ci si trova spesso a *mani nude* perché non abbiamo il ‘possesso’ dell’altro e nemmeno quello di noi stessi.
    Centrale è la figura del regista (“regista e buffone di se stesso”): viene messo in evidenza il fatto che noi regist(r)iamo il mondo subendo l’attrazione, alternativamente, della somiglianza (“chi si assomiglia, si piglia”) e della differenza.

    R.S.

  8. emilia banfi

    Grande Rita! Aspettiamo tue poesie

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