Lorenzo Pezzato
Immediatezza e nuovo espressionismo

Giacomo Balla, Velocità di automobili e lucei, 1913

Giacomo Balla, Velocità di automobili e luce, 1913

Immaginando un essere androgino antropomorfo proveniente dallo spazio, nudo, davanti ad un enorme touchscreen in una stanza buia, al centro dello schermo un testo letterario. L’essere muove le dita ed appaiono le opzioni di approfondimento: stilemi, dialettismi, iperbati, anacoluti, sinestesie, anafore e cento altre. Ognuna con collegamento ipertestuale che rimanda alla definizione del termine utilizzato, in gioco di riflessi sferico ipoteticamente senza fine.
Tutto questo potenziale di analisi scatena un inappagabile interesse autoptico, il visitatore extragalattico potrebbe passare l’intera esistenza rapito dalla navigazione sempre più profonda, rimanendo sconcertato dalla capacità di manipolazione del proprio linguaggio che alcuni abitanti di questo pianeta hanno sviluppato.
Poi si porrebbe il problema dell’espressionismo latu sensu, ad un certo punto.
Cioè: un livello tanto elevato di sofisticazione si produce come atto creativo puro in assenza di riflessione critica a-priori, o è proprio la consapevolezza critica che consente tale livello di sofisticazione?
Un autore è pienamente conscio (o: deve esserlo?) di ciò che scrive oppure il vero genitore di quella coscienza è l’intervento a posteriori del critico, dell’esegeta, del filologo?
Premere invio per condividere online un testo è un atto espressionista, definitivo e non reversibile.
Da quel momento la sua diffusione sfugge al controllo del soggetto che l’ha generato, comprese le profanazioni sintattiche, grammaticali, linguistiche, stilistiche e morfologiche, compresi gli errori e i neologismi che infastidiscono l’orecchio, comprese le importazioni da altre lingue rimaneggiate. Ogni volta un’iniezione (anche quando inconsapevole) di dinamismo nel linguaggio, nella comunicazione. Ogni volta nuovo materiale da cui, volendo, attingere per mettere insieme nuove forme e nuovi sensi.
Esiste quindi una continua possibilità di personalizzazione delle suggestioni, di amplificate opportunità di orientare lo sviluppo del proprio modo espressivo inglobando frammenti di quel materiale senza perdere efficacia comunicativa, come nel banale esempio della sostituzione della k al ch.
Assistere allo scorrimento degli interventi in una chat affollata è come andare a teatro e assistere ad una performance ultraespressionista, lo stesso palcoscenico e centinaia di scritture a canovaccio portate in scena contemporaneamente, a volte una confluisce in altra/e mentre nel piano delle stanze private (pvt) le stesse si modificano ad uso di pochi intimi, dialettismi e regionalismi che si intrecciano o si fondono, annullamento delle differenze tra attori e pubblico e massima possibilità di interazione, il regista moderatore banna limando taluni eccessi. Poi ogni tanto tutto si paralizza per qualche istante, data overflow, balbuzie, singhiozzo, ma è solo un istante. Alcune parti dello spettacolo escono e procedono via whatsapp, si materializzano in un aperitivo al bar rimbalzando tra un al di là e un al di qua che riporta a memoria tele con tre tagli netti.
Ogni stadio, attualizzantesi in un dato momento, di questo processo metamorfico ininterrotto è giustamente e legittimamente portatore esclusivo di sincronicità culturale con quel momento. Che poi si riesca a darne rappresentazione rappresentativa è altro discorso.
Ma il motore delle forme di espressionismo linguistico oggi non è più la ricerca della rottura del canone, bensì la ricerca di una via per l’immediatezza.
Immediatezza nel senso di assenza di terze parti tra sorgente e ricevente (skippare il mediatore culturale, il moderatore).
Immediatezza in senso temporale per l’adattamento ritmico al contesto contemporaneo.
Un raffinato lavoro di sintesi che certamente incorona la poesia quale forma espressiva in assoluto più aderente al modus comunicativo-formale contemporaneo.
La complessità dell’habitat e la sua velocità evolutiva richiedono nuovi skills, la sensibilità per rinchiudere nella dimensione di un haiku fenomeni globali. Come passare da una visione euclidea ad una frattale dove l’autosomiglianza rende l’infinitamente piccolo specchio dell’infinitamente grande, come scoprire improvvisamente le proprietà del solido iperbolico di Torricelli dove a volume finito corrisponde superficie infinita. D’altronde la Teoria del Tutto, quando e se verrà formalizzata, sarà un’elegante equazione di un verso con poche sillabe.
L’immediatezza è l’incarnazione della simultaneità futurista, non più sperimentata in modo indiretto. Pensiamo alla rappresentazione dinamica come sequenza nelle opere di Balla, facciamo un salto di un secolo e arriviamo alla scena cinematografica ripresa a trecentosessanta gradi e visionabile in 3D.
Questo step-up non ha cambiato solo il modo di girare i film, ha cambiato anche la consapevolezza culturale dello spettatore rispetto all’arte cinematografica e ai suoi linguaggi. Il continuo passaggio di feedback orchestra un gioco di equilibri instabili tra le parti, le cui rotture di stabilità momentanea sono l’impulso alla progressione verso altro.
Se quel visitatore extragalattico fosse un esploratore mandato per determinare il grado di sviluppo della civiltà che abita questo pianeta e dovesse desumerla da ciò che quel touch screen gli offre, capirebbe immediatamente che l’unico modo per portare a termine con successo l’invasione sarebbe l’uso delle armi e della violenza. Magari in stile hollywoodiano.

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6 commenti

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6 risposte a “Lorenzo Pezzato
Immediatezza e nuovo espressionismo

  1. Le parole della poesia sono quelle remote del linguaggio, oltre le quali c’è il silenzio. Stanno al confine, o sarebbe meglio dire che sono l’avamposto del silenzio. Stanno alla nascita del pensiero, non discendono dalla modernità, già confezionate, scritte o dette. L’extraterrestre confonde l’origine del pensiero, e il suo relativo farsi linguaggio, con la tastiera avveniristica e sofisticatissima di una elaborata tecnologia in touchscreen. Chi sarebbero dunque quegli animaletti tanto indaffarati che gli ruotano attorno? Sono poeti? Direi proprio di no, a meno che tra di loro non ci sia qualche scrivente programmatore, come avviene nelle arti visive, nella web art, per quei pochi che non si limitano a giocare con le risultanti ma sono in grado di determinarne il funzionamento. Questi possono pensare in bit, ma solitamente pensano ad altro, alla tecnologia applicata, non alla poesia. Il linguaggio della rete è una risultante della tecnologia comunicativa, prova ne è il fatto che ripete i canoni sorridenti tipici dell’azione di vendita della stessa: sorrido, stupisco, entro in contatto, poi quel che sarà sarà. A fianco di questo compresso balbettio, o cinguettio, cresce la conoscenza neutra ( es. Wikipedia) o specialistica di ogni settore, che è conoscenza pubblica, ad uso e consumo di tutti. Forse il limite di questa novità democratica sta nel fatto che il ricercatore, liberandosi di parte della complessità, finisce col produrre pensieri deboli, episodici, ed è pensabile che questo si rifletta anche sulla poesia. I sintomi potrebbero manifestarsi nella debolezza della concentrazione, nell’incapacità di produrre teoremi solidi e duraturi, che oltre tutto la tecnologia comunicativa rifiuterebbe malgrado ci sia libertà dell’invio. D’altra parte già da tempo, anche per fare il bucato basta premere un bottone.

  2. emilia banfi

    E’vero Mayoor “per fare il bucato basta premere un bottone”,
    ma anche lì bisogna saper discernere, selezionare, ad esempio mai i calzini colorati con le magliette bianche …

  3. Ennio Abate

    @ Pezzato

    Tre veloci obiezioni:

    1. Questo androgino antropomorfico o navigatore extragalattico somiglia fin troppo agli attuali navigatori del Web. E i problemi teorici che si pone («Un autore è pienamente conscio (o: deve esserlo?) di ciò che scrive oppure il vero genitore di quella coscienza è l’intervento a posteriori del critico, dell’esegeta, del filologo?») sono alquanto simili a quelli che girano nella testa dei tanti che oggi s’occupano (confusamente) di poesia usando più il PC che il taccuino con la penna biro.

    2. A me pare che ci sia una terribile contraddizione tra la «ricerca di una via per l’immediatezza» ed il «raffinato lavoro di sintesi» che spetterebbe alla poesia, qui presentata come la «forma espressiva in assoluto più aderente al modus comunicativo-formale contemporaneo» ( cioè ridotta a mera comunicazione).

    3. E poi immaginare che l’immediatezza possa avvenire in «assenza di terze parti tra sorgente e ricevente» mi pare chiudere gli occhi sull’enorme manipolazione politica cui è sottoposto l’intero Web ( Vedi Snowden, NSA, etc.) e da cui a fatica ci districhiamo. Al visitatore extragalattico dovremmo dire: No, grazie! Siamo già invasi!

  4. Maria Grazia

    Ho letto le tue poesie. Direi che tutto sommato questo mondo del web è una gran fonte d’ispirazione per i tuoi scritti. Ho molto apprezzato. Trovo il tuo “esistenzialismo cibernetico” assolutamente unico e affascinante. Complimenti

  5. @ Ennio
    didascalicamente (scuserete, ho una finestra temporale ristrettissima):
    1- i problemi teorici del visitatore sono gli stessi che girano da sempre nella testa di tutti…poi ognuno declina le proprie personali opinioni che alimentano il dibattito ma non riescono mai ad essere definitive;
    2- la comunicazione è mera quando è segnale senza contenuto (ma non è neanche sempre vero questo);
    3- che c’entra la manipolazione del web? Se sul mio blog o sul mio profilo pubblico qualcosa e tu la leggi in quelle sedi un istante dopo, quale intermediario manipolatore vedi che possa turbare la relazione diretta?

    @Maria Grazia
    ringrazio sentitamente e mi inchino

  6. Ennio Abate

    @ Pezzato

    Caro Lorenzo, ho scritto: “E poi immaginare che l’immediatezza possa avvenire in «assenza di terze parti tra sorgente e ricevente» mi pare chiudere gli occhi sull’enorme manipolazione politica cui è sottoposto l’intero Web”.
    Intendevo dire che a me pare ingenuo pensare che le nostre riflessioni non siano condizionate dal canale in cui fluiscono e vengono rese manifeste, pubbliche. Questo canale ( il Web) non l’abbiamo costruito noi a nostra immagine e somiglianza come mitici demiurghi o artisti onniscienti e onnipotenti che controllano tutti i momenti ideativi, espressivi, di ricezione, ecc.
    Noi ci versiamo dentro le nostre parole, idee, emizioni, ecc e quest’acqua varigata va, circola. Ma la forma del canale, le sue pieghe, le sue anse, la direzione, gli sbocchi, ecc. sono cose prestabilite da forze potenti il cui obiettivo primario non sarà mai permettere che la nostra libertà – individuale o collettiva – si esprima in tutta la sua potenza.
    Le “terze parti” colonizzano la nostra mente anche senza apparire minimamente. E temo che sia proprio l'”immediatezza” la trappola in cui vogliono farci cascare. L’immediatezza non equivale a libertà.

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