LETTURE PER POETI (6) Francesco Napolitano: una ricerca di George Miller

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Da  “Nuovi disagi nella civiltà

Cito il risultato di una ricerca di George Miller, datata ma interessante proprio perché documenta uno stato di cose per certi versi inattuale. Viene dato a un gruppo di venti adulti e a un gruppo di venti bambini, in separata sede, il compito di classificare un vasto insieme di parole eterogenee con criteri liberamente scelti. Per il gruppo di adulti l’esito è uniforme, il criterio scelto resta invariabilmente lo stesso, quello sintattico: da una parte tutti i verbi, da un’altra tutti i sostantivi, da un’altra ancora gli aggettivi e così di seguito.

Anche l’esito delle scelte infantili è uniforme, ma è impressionante la ricchezza immaginativa esibita dai bambini rispetto alla stereotipia degli adulti: “I bambini tendono a mettere insieme parole che potrebbero essere usate per parlare della stessa cosa, e in questo modo superano d’un balzo quei rigidi confini sintattici così importanti per gli adulti. Ecco dunque che tutti e venti i bambini sono d’accordo sul fatto di mettere il verbo mangiare con il nome mela; per molti di loro l’aria è fredda; il piede è usato per saltare; la casa serve a vivere; lo zucchero è dolce; e il raggruppamento di dottore, ago, soffrire, piangere e tristemente è di per sé una vivace scenetta”.

La ricerca risale a una epoca pre-telematica nella quale l’istruzione pubblica deteneva ancora quel potere che, di lì a poco, avrebbe cominciato a vacillare. Un potere spesso capace di spegnere sul nascere ogni forma di creatività. Oggi questo potere è quasi zero ed è passato nelle mani dei sistemi multi-mediali, che fanno leva, appunto, sul nostro connaturato infantilismo. Ma mi chiedo se si tratti di un infantilismo autenticamente creativo, o se non c’è da supporre che in esso sopravviva in altre forme, tanto più pericolose quanto più globali, surrettizie e precocissimamente imposte, quella medesima stereotipia che caratterizzava i venti cultori adulti di grammatica del ’67. È un interrogativo che chiama in causa tutti i sistemi devoluti a produrre senso e comunicazione, dal campo del sapere al campo del lavoro. Lo si può riformulare riferendosi a un’altra grammatica, non quella dei manuali scolastici ma quella interiore, appunto, e chiedendo che spazio abbia oggi ciò che inclinerei a chiamare individualità non conforme. Penso che sia uno spazio molto ridotto, forse più di quanto lo sia mai stato, e sono convinto del fatto che l’opposto di creatività non è sterilità, ma conformismo.

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