LETTURE PER POETI (4)
Sul futuro della letteratura

letteratura(1)Da “Sul futuro della letteratura/2. La letteratura non depotenziata” di Alberto Casadei, pubblicato su LE PAROLE E LE COSE (qui). I titoli degli stralci sono miei. [E.A.]

1. Tre fattori che condizionano la produzione letteraria “alternativa” o “sperimentale” o “di ricerca”.

L’insieme di questi fattori [crescita mondiale dell’alfabetizzazione,  editoria  centrata sui bestseller, emarginazione ( o“selezione innaturale”) degli autori che non rientrano nel canone bestseller]  produce […]un primo macrofenomeno, e cioè la quasi totale impossibilità di generare una letteratura effettivamente alternativa, sperimentale nel senso più alto della parola, perché persino quella che può rientrare in questa categoria esiste solo di vita riflessa, grazie al sostegno di gruppi ristretti di lettori e critici, di fatto marginalizzati nel campo di potere attuale.

2. Il Web entra in competizione  o sostituisce  i critici di professione.

La competenza del critico di professione e quella storica dello studioso sono sostituite dall’assiduità della presenza in rete, per proporre e spesso imporre le proprie posizioni, a volte dopo dibattiti accesi, sebbene, numericamente, piuttosto ristretti. A questo livello la rete può segnalare o addirittura generare fenomeni significativi, che però diventano davvero tali se ottengono un consenso nell’effettivo sistema editoriale, in primo luogo grazie alle vendite, che di per sé costituiscono in questo momento un accertamento provvisorio di valore quanto meno sociale.

3. Incidenza crescente della cultura visuale.

Non si può non considerare un altro macrofattore, e cioè la sempre più forte prevalenza, nella Bildung [formazione, educazione]della cultura visuale rispetto a quella scritta. È ovvio che, per ora, solo con la scrittura riescono a essere veicolati concetti e paradigmi interpretativi complessi, e non si può prevedere in tempi rapidi una sua completa sostituzione. Tuttavia, nell’immaginario collettivo la nostra storia recente rientra molto più sotto la categoria del visto che non sotto quella del letto: grandi romanzi sulla Seconda guerra mondiale, come Vita e destino di Vassilj Grossman, ma anche La battaglia di Farsalo di Claude Simon o L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon, non costituiscono certo, per la collettività internazionale, degli equivalenti di Guerra e pace, mentre ciascuno di noi associa la lotta contro le forze dell’Asse alle immagini di Auschwitz o di Hiroshima oppure a capolavori cinematografici come La sottile linea rossa di Terrence Malick. Non si tratta certo, come banalmente si è ripetuto molte volte, di mera inesperienza: noi esperiamo moltissimo anche con la sola visione, anzi, gran parte delle nostre conoscenze derivano proprio dalla capacità di decodificare e imitare quanto abbiamo visto. […]. In questa prospettiva, la letteratura risulta ora molto più astratta di quanto non fosse considerata, per esempio, all’inizio del Novecento, e di conseguenza molte delle sue raffinate elaborazioni vengono stimate troppo sottili se non inutili.

4.  Oltre una letteratura d’intrattenimento?

Se la letteratura non vuole essere intrattenimento, magari un po’ più nobile di altri, deve dimostrare il suo ruolo attivo, anche attraverso l’impegno o comunque attraverso le sue materie del contenuto; d’altro lato, settori della cultura adesso ben più largamente ritenuti importanti, come quelli delle scienze esatte, segnalano l’efficacia delle forme narrative e di quelle saggistiche (più raramente di quelle poetiche) per riuscire a veicolare ricostruzioni complessive delle ricerche in corso. Sono quindi esaltate due delle molte potenzialità del discorso letterario: quella demistificatoria, usata contro pratiche e comportamenti accettati e però falsi; quella mitopoietica, in apparenza opposta alla precedente ma utile quando si vuole, magari partendo da dati ricavati da ricerche rigorose, costruire un mondo possibile e non descriverne uno esistente.

5. Globalizzazione  e culture nazionali.

Certo, l’interconnessione dei paradigmi economici e sociali sta diventando fortissima, benché a mio avviso non si sia ancora generata la necessità di rifondare interamente l’idea che la letteratura rispecchi in primis una cultura specifica, nazionale o locale: ma senz’altro questa idea va costantemente rimotivata. In un mio contributo recente […]ho fra l’altro sostenuto che non è più possibile rivendicare orgogli nazionalistici, per esempio legando l’identità italiana attuale (che è diversa da quella pre-unitaria ma anche, su un altro piano, da quella pre-massmediatica) al semplice usus linguistico. […] Gli studiosi delle letterature nazionali non potranno non avere uno sguardo strabico e non potranno non rimettere in discussione addirittura i valori da tempo acquisiti: per fare un esempio macroscopico, la specificità concretissima e storicamente nostra (sebbene pre-italiana) di Dante risponde adesso molto meglio alla varietà del reale dell’intero mondo post-Shoah, rispetto all’astrazione di Petrarca, nonostante che per molti secoli sia stato vero il contrario.

6.  Non privilegiare la scrittura come medium unico del ‘letterario’.

In questa prospettiva, non importa più che il medium del ‘letterario’ sia unicamente la scrittura: anzi, le sperimentazioni dovrebbero andare verso l’integrazione intermediale, non secondo il modello sin troppo semplice degli ipertesti, bensì secondo quelli più tipici delle scienze cognitive, graduali e arricchiti, che possono creare sinapsi significative tra arti sinora separate senza perdere il primum del letterario, ossia l’elaborazione di un’immagine del mondo culturalmente spessa.

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2 commenti

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2 risposte a “LETTURE PER POETI (4)
Sul futuro della letteratura

  1. Federico Bock

    La confezione e la trasmissione della parola scritta non si perde. La civiltà occidentale ha fatto a meno per più d’un millennio dell’epicureo Lucrezio – illuminista ante litteram – fin quando lo (ri)scoprì Poggio Bracciolini nel 1417.

  2. Il web riempie molte solitudini ed è utile, ma davvero dovremmo sbarazzarci della solitudine? Ma la solitudine, con il silenzio che l’accompagna, non è utile anch’essa? L’intrattenimento sminuisce la capacità di concentrazione e la conoscenza resa in fretta, offerta con risposte rapide ed efficaci, non solleva troppo dalla fatica di leggere poesia che i difetti della complessità li ha forse tutti? Quali nuovi angeli dovrebbe invocare Rilke? E quali filosofi oggi sono in grado di guardare al disagio accendendo riflettori e non le piccole abatjour di una critica rivolta a lagnarsi dei propri malanni ?
    ” la letteratura risulta ora molto più astratta di quanto non fosse considerata, per esempio, all’inizio del Novecento, e di conseguenza molte delle sue raffinate elaborazioni vengono stimate troppo sottili se non inutili.” Questo lo diceva già Lyotard e ne spiegava ampiamente le ragioni, pace all’anima sua che purtroppo se n’è andato. E non sono anche gli intellettuali vittime del consumo per la mania di etichettare tutto in fretta? Così finisce che sai tutto senza nulla che ti resti utilmente; perché il presente ti rema contro se non lo vivi o non lo sai vedere interamente (e internamente); perché il rapporto non è sempre temporale, tra passato e divenire, ma tra ciò che è reale da ciò che non lo è (intendendo per reale ciò che non cambia, ciò che è naturale, e non solo ciò che è giusto o ingiusto). In molte città esistono gruppi di persone che si ritrovano per leggere e commentare, per incontrare la lettura, non sembra fantascienza?

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