Pietro Peli
Stanotte

chauvigny-102

Il mondo usciva
dal sangue un grumo
dalla bocca
non dagli occhi chiusi
le mani serrate sulle fosse:
stanotte ho avuto paura.

A ben vedere la mattina
noi non fummo pronti a capire:
ci ritrovammo vuoti sul soglio
del secolo.

Quella nostra infetta verità
prese a tormentarci
diversi
da loro
e non fu più un vanto.
Stanotte abbiamo perduto.

Fu facile prendere il potere
sugli altri, meno su noi stessi.
Nell’obbedienza siamo stati
negli anni della non-violenza
che recalcitrava a farsi levatrice
ma solo dissipatrice
della polvere degli altri,
dei nemici.

Noi credevamo
illuso il tempo
e la storia
illudeva noi.

Stanotte mi ha svegliato
il tremito della grandine
sui coppi incrinati.

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1 Commento

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Una risposta a “Pietro Peli
Stanotte

  1. “…Fu facile prendere il potere / sugli altri, meno su noi stessi.”
    sempre che io interpreti correttamente il senso di questa tua nuova poesia, bravissimo Pietro, metto in evidenza questo verso perché mi ci ritrovo personalmente. Già negli anni ’80, decisi di riprendermi in mano, individualmente, al di fuori cioè da ogni forma politica organizzata, per avventurarmi in un viaggio privato, interiore, socialmente del tutto egoistico, ma che ritenni necessario per quel che la militanza trascurava (grosso modo, perché sarebbe qui troppo lungo spiegare). Un viaggio che durò più di vent’anni, abbastanza per farmi felice se non altro del viaggio in se’, al punto che oggi, diciamo al mio rientro, è come se tutto ( la storia che si fa) avvenisse di giorno in giorno, istante dopo istante, di tremiti “della grandine
    sui coppi incrinati”, come dici tu nell’ottimo (scusa l’aggettivo) verso di chiusura.
    In un altro post chiesi ad Ennio una sua opinione sull’ideologia, quanto sarebbero diverse le nostre valutazioni se non ne avessimo. Riporto qui parti della sua risposta che mi sembrano pertinenti:
    “…non vedremmo più nulla o vedremmo un caos che ci annullerebbe.
    … Tieni conto poi che l’ideologia ( e in questo la sua funzione si avvicina all’immaginario, al sogno o alla religione) svolge una funzione consolatoria, di compensazione o per usare la metafora marxiana di “oppio”. E’ come un velo su una realtà tremenda che, senza di essa, ci terrorizzerebbe.
    … Io tendo ancora a pensare che le parole allora pronunciate dai “rivoluzionari” – i vinti – oggi seppellite e dimenticate (come quelle di Fortini…), svelerebbero di che *lagrime grondi e di che sangue* questo «trionfo» della vita capitalistica che abbiamo davanti agli occhi.”
    Caos e terrore?

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