DONATO SALZARULO
Risposta a “Sui morti di Lampedusa” di E. Abate

durer_melencoliaRipropongo in un post autonomo (traendola dagli spazi commento, dove risulta spezzettata…) la risposta di Donato Salzarulo al mio “Sui morti di Lampedusa” (che si  legge qui) . Sono convinto che la discussione tra me e lui – polemica ma schietta (e  nessuno pensi a un litigio, per favore!) – possa interessare molti che frequentano questo blog, suscitare  interventi altrettanto  sinceri e aiutarci a porre sia le questioni politiche che quelle poetiche fuori  dalle nebbie ideologiche di un passato che ci opprime e di un presente che ci stordisce. [E.A.]

1. «Non mi pare che a sinistra di questi tempi si parli di tragedie come quelle in Siria.» A sinistra, se ne parla. Ma cosa intendi per “sinistra”? Dove comincia e dove finisce? Non continui a ripetere da anni che la coppia Destra/Sinistra non indica più niente dal punto di vista valoriale, culturale, politico-programmatico, sociale?…Io non frequento la Sinistra. Io leggo quotidianamente due giornali che considero “di sinistra”: il Manifesto e l’Unità. E mi capita di trovarmi d’accordo qualche volta con questo, qualche altra volta con quell’articolo: ora con Tronti, ora con Reichlin, ora con Bevilacqua, ora con Revelli. Sono i primi nomi che mi vengono in testa. Se rischio di essere parlato, rischio di essere parlato da loro. Il Governo, la TV, il Papa…Ma stai bene? Poi frequento le amiche e gli amici della Lista Civica e quelli dell’Associazione culturale Benincomune, persone che votano di tutto: dai DS a Ingroia. So che un po’ di elettorato di CSD ha votato Grillo e un altro po’ si è astenuto. Come direbbe Baumann, realtivamente alle “appartenenze”, la situazione è “liquida”. Pretendere che la stabilizzi CSD, cioè una lista civica, è ambizione forse troppo grande. Detto questo, nei luoghi che frequento ci è capitato di parlare della tragedia siriana. E, tieniti forte!, la Consulta della Pace ha addirittura promosso un dibattito pubblico in Villa Casati. Serata per me molto importante ed istruttiva. Peccato che sia stata poco partecipata. Tu, ad esempio, non c’eri.
Sempre per restare in tema. La Giunta voleva promuovere un’iniziativa sulla Siria più di un anno fa, quando la guerra civile cominciò. Ne parlai con la responsabile del corso d’italiano per stranieri e del Centro Donne. Ci sconsigliò perché la comunità siriana colognese era molto divisa al suo interno fra “lealisti” e “ribelli”. Così divisi da scendere facilmente sul terreno della violenza. Infatti, una decina di giorni fa abbiamo scoperto che alcuni siriani residenti a Cologno, hanno imbracciati i mitra e sono andati a combattere contro Assad. Tu da che parte sei: col dittatore o coi ribelli? Io sono contro gli uni e gli altri e contro chi li finanzia. Non m’è piaciuto il pacifismo che s’è svegliato solo quando gli USA hanno minacciato di bombardare Assad. Intanto sinora sono state assassinate centomila persone.
Sì, organizzare l’iniziativa sulla Libia non fu facile. Però, l’organizzammo. E che fossero assenti molti politici di sinistra è un fatto che mi dispiace ancora oggi. E allora? Perché dovrei rispondere io delle scelte degli altri? Perché dovrei rispondere delle scelte di Napolitano che non ho condiviso e non condivido…Ah, sì! Perché alla Camera dei Deputati ho votato SEL e al Senato DS…Non lo nego: un’espressione di voto è indubbiamente importante. Ma non sapevo che fosse una “scelta di vita” e che impegnasse tutta la mia persona. Anche quando da giovane ho votato DP, non è che fossi d’accordo al cento per cento con programma e linea politica. Diciamo che attribuisco voti e che, in una scala da 1 a 10, voto chi ho l’impressione mi rappresenti meglio. Insomma, se ti interessa leggere un mio scritto, come esemplare di “una certa area di sinistra”, leggilo pure. Ma resterai deluso. Io rappresento solo me stesso: magari passionale, umorale, retorico…Niente di più.

2. Villaggio solidale. È vero quel progetto fu affossato. Non da CSD, che non si acquattò in nessun “prudente silenzio pre-elettorale”. Anzi, agli occhi degli avversari continuammo ad essere quelli del “Villaggio solidale”. Non capisco il senso di questo ricordo. Come se io, che resto uno dei protagonisti di CSD, fossi responsabile dell’affossamento del progetto. Il sottoscritto ha lanciato dei messaggi chiari allora e continua a lanciarli oggi. Dirò di più: è stato il sottoscritto ad istituire in questa città, alla fine degli anni Ottanta, i primi corsi per immigrati stranieri. La scuola che ho diretto per 25 anni ha fatto dei progetti di accoglienza e di educazione interculturale un punto d’onore della propria attività. E potrei farti un lungo elenco di azioni compiute. Francamente non capisco di che parli.
Il vizio è sempre lo stesso: io non devo rispondere delle mie scelte e delle mie azioni. Siccome sono di sinistra ai miei occhi e a quello di chi mi conosce, dovrei rispondere delle azioni della sinistra a tutti i vari livelli. Santo cielo, va bene! Voglio anche rispondere. Ma la sinistra non è compatta come un esercito. E’ un’area, un campo, un orientamento. Alcuni, per anni, hanno ripetuto di avere a che fare con “due sinistre” (la moderata e la radicale), altri parlano di “sinistre plurali”, altri ancora – qualche tornata elettorale fa – hanno presentato una “federazione delle sinistre”. Io sono semplicemente Donato con la mia storia, la mia testa, le mie idee. Ho fatto (e faccio) tratti di strada in compagnia di questo o di quello. Qualcosa che assomiglia ad un Noi, ad una storia collettiva. Ma io nel collettivo sono sempre io. Mi ritrovo, ma non del tutto. A volte sono a disagio.

3. L’autorità politica locale non ha imboccato nessuna scorciatoia. La cittadinanza simbolica ai minorenni nati nella nostra città non c’entra nulla con la situazione dei condomini di alcune scale del Quartiere Stella. Questi fra qualche giorno avranno bisogno che funzionino luce e riscaldamento. Nessun atto simbolico potrà sostituire questi servizi. L’assessore ai servizi sociali e il Sindaco stanno cercando di risolvere questo problema.
La cittadinanza simbolica ai minorenni è un’iniziativa che mi è stata proposta dalla scuola di Via Boccaccio. Un’iniziativa che ho fatto mia come assessore. Cercherò di rilanciarla nella città, coinvolgendo le altre scuole, facendo, magari, un Consiglio comunale ad hoc, invitando la ministra Kyenge. È un modo per discutere di ius soli nella nostra città, per comprendere i vari aspetti della questione, per discuterne nelle scuole, per sensibilizzare le persone. È un modo per cercare di costruire un clima sociale più attento e favorevole. Non so se ci riusciremo. Del resto, la canea che montò nella città sul “villaggio solidale” non contribuì ad affossarlo? Forze politiche, culturali, mass-mediali, ecc non hanno il potere di costruire e determinare d’emblée un “clima sociale”. Lo indirizzano, lo modellano. C’è un’oggettività nei fatti che nessun volontarismo può modificare. Yu Kung non spostò nessuna montagna. Al massimo, la distrusse, la trasformò in cava, ne fece mattoni per i palazzi. La paura delle persone per lo straniero non è creata ad arte. È alimentata, questo sì.

4. Dare la cittadinanza simbolica ai minorenni stranieri non è un gesto ipocrita. Come ho già detto, è un’occasione per discutere. È possibile, come dici tu, che la politica italiana ed europea sull’immigrazione resti quella del contenimento o respingimento. Io non ho i poteri per cambiare questa politica. Posso, al massimo, denunciarla. Come ho fatto pubblicamente, di fronte a un centinaio di persone, l’altra sera. E come ho fatto con lo scritto che tu hai postato. Se per te, “duro” o “soffice” è la stessa cosa, prova a farti picchiare in testa con un bastone e con un guanciale, poi mi dirai. L’Antonio Sciortino che tu utilizzi contro il mio scritto, reputa la legge Turco-Napolitano “un’ottima legge”. Io ho detto che non era “granché”. Forse bisognerebbe chiederlo agli immigrati.
Tu che sei “ancora in grado di pensare politicamente una scelta”, quando la tua scelta diventerà effettivamente politica (cioè si tradurrà in iniziative, proposte, organizzazioni, legge, norme e regolamenti…), ne discuteremo. “Pensare politicamente”, quando questa politica si traduce al massimo in “potere d’influenza” di una cerchia non so quanto larga di persone, è un pensare, sarai d’accordo con me, monco, deficitario. Il che non vuol dire, inutile. Anzi, pensa a Machiavelli. Scrisse “Il principe” perché animato dalla speranza di una ripresa dei potentati italiani. Dovevano sforzarsi, seguendo le sue istruzioni, di formare uno Stato nazionale alla pari degli altri. Non se ne fece nulla per diversi secoli, ma che fa? “Il principe” rimane un’opera indispensabile per chi fa politica.

5. Non sono stati questo Governo e questo Parlamento a votare la legge Bossi-Fini. Certo, se continuano a tenersela, oltre che moralmente sono anche politicamente responsabili.
Noto che, ormai, hai introiettato i tic linguistici di La Grassa – “sempre per chi sa ancora pensare in questo Paese” -. Certo, che deve essere tristissimo vivere in un Paese in cui sono pochissimi quelli che sanno ancora pensare. Quanti? Due, tre, quattro…Cosa poi significa saper pensare? Pensare coi pensieri di Abate? Da studente, portai ad un esame un libro di Dewey su “come pensiamo” ed un altro di Bruner sul “pensiero”. Credimi, amico mio, so cosa significa “pensare”. E quando uno equivoca, fraintende o manipola la proposta della cittadinanza simbolica ai minorenni come “scorciatoia” per risolvere i microconflitti di un quartiere o non sa di che parla o è accecato dal pregiudizio. Quando leggi, tu non “accogli” un testo. Gli fai l’esame di marxismo, di anticapitalismo, di leninismo, di lagrassismo, di abatismo…

6. “Mi pare coontraddittorio ed ipocrita piangere per queste tragedie e appoggiare le guerre”. Io non ho appoggiato nessuna guerra. Se D’Alema ha pianto sulla tragedia di Lampedusa, i pensieri di questo punto puoi spedirglieli a lui. Per il resto, sono d’accordo con Sciortino. È necessario che nelle sinistre si affermi una politica meno emergenziale e più indirizzata all’accoglienza.

7. La Costituzione italiana è nei fatti sistematicamente smentita dalle stesse autorità che se ne fanno scudo e vanto. È vero. Ammetterai, però, che non tutte le autorità se ne fanno scudo e vanto. Chi ha governato in prevalenza negli ultimi vent’anni non fa che ribadire la necessità di cambiarla e “riformarla” (ossia peggiorarla). Tant’è che il 12 ottobre una certa sinistra ha indetto una manifestazione all’insegna della difesa della Costituzione, “via maestra”.
Le Costituzioni, si sa, non sempre inibiscono scelte e comportamenti difformi. Persino i rivoluzionari francesi e i giacobini mentre sancivano le loro Costituzioni centrate sui diritti umani (e liberté-egalité e fraternité) li violavano apertamente, instaurando il terrore come metodo di governo. Persino Lenin prese a cannonate gli anarchici a Kronstadt. Per non parlare dei gulag, che non erano certo previsti nella costituzione sovietica di tutto il popolo. Indubbiamente, la nostra Costituzione è un p0’ malconcia. Fin dalla sua nascita, è stata strattonata a destra e a manca. Ma il principio che ho riportato è giusto?…Allora, bisogna lottare per attuarlo.
Le Ong come i missionari di Bartolomeo de Las Casas?…Mah!

8. Oh, mio Dio! Beata ingenuità!…Adesso ho capito. Non mi devo aspettare niente da nessuno. A la guerre comme a la guerre. Peggio homo homini lupus. Però, devo dirti, ad essere sincero che il tuo pensiero si avvale degli stessi “meccanismi arcaici” che imputi allo Stato, nelle sue massime autorità, e ai partiti politici. Loro lavorano sul “senso comune di essere assediati dal nemico esterno”, tu cerchi disperatamente di creare un senso comune in cui il nemico del tuo Noi-fantasma inesistente venga individuato nella Sinistra e nelle Ong.

9. «Questo noi non esiste.» Questa è la verità. E, a questo punto, un po’ di domande: Che senso ha immaginarsi un Noi che dovrebbe fare come Lenin contro i socialdemocratici? Ma tu vedi socialdemocratici oggi in Italia? L’unico socialdemocratico era Bersani ed è stato sconfitto. Il partito democratico non è un partito socialdemocratico. È un partito che ha dentro una corrente socialdemocratica. Fuori dal PD c’è la galassia di quelli che faranno la manifestazione il 12 ottobre. Come li definiresti? Socialdemocratici anche questi? Vuoi i nomi?…Poi ci sono i grillini: post-ideologici, né di destra né di sinistra, lo ius soli sì, lo ius soli no…Dov’è questo Noi “leninista” che tu vorresti che esistesse? Hai detto tante volte, fortinianamente, che abbiamo di fronte macerie. Vorresti farne un “buon uso”. Ma ti sembra un buon uso evocare Lenin contro i socialdemocratici. Tu saresti il fantasma di Lenin e io il fantasma di qualche socialdemocratico?
Il” comunismo reale” sappiamo cos’è stato. Almeno dai libri e, comunque, ce l’hanno anche raccontato a viva voce. Ciò che faccio e ciò che si dovrebbe fare, è la contraddizione che vivo. La politica si fa con le forze che si hanno a disposizione. Si fa anche con gli avversari. Non sono un buonista. L’ho detto nell’ultimo verso della poesia. Ricordo Machiavelli: “perché un uomo che voglia fare in tutte le parti professione di buono, conviene ruini infra tanti che non sono buoni.” Non voglio fare il buono fra tanti non buoni.

10. Sono d’accordo

11. No, mi dispiace. Le questioni politiche si possono mettere anche in termini di pietas e di dono. Ma perché la politica dovrebbe essere sempre lotta per la supremazia? Perché dovrebbero contare sempre i rapporti di forza e quelli di potere? Perché non si può immaginare un’umanità capace di curare le sue paure e le sue fragilità? Perché la fraternità, uno dei principi della rivoluzione francese, non può diventare un criterio politico?…Io sono disincantato, ma tu lo sei molto più di me. Il tuo è un film storico già visto. Perché non considerarlo preistorico e sforzarsi di aprire davvero un’altra storia?…Quel Noi che tu vorresti contribuire a formare, forse non si forma, perché ripeti sempre la “lezione dei classici.” Sono importanti, ma non farti sempre parlare da loro. In fondo, di errori ne hanno commesso a menadito.

12.“Fondare un progetto anticapitalistico” questa sì che è una novità. Domani esodo da fabbriche, call-center, supermercati, negozi, banche, e chi più ne ha più ne metta.…Esodo anche dalla Rete che, con queste chiacchiere rivoluzionarie, fa affari…
Non ti rispondo più caro amico!…La politica si fa con le passioni sia con quelle tristi che con quelle gioiose.
Sono contento di essere un passionale. Buona notte!

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52 commenti

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52 risposte a “DONATO SALZARULO
Risposta a “Sui morti di Lampedusa” di E. Abate

  1. giulia

    Beh, quando si dice parlar chiaro…

  2. Ennio Abate

    Siamo in due a parlar chiaro, cara Giulia!

  3. Ennio Abate

    A proposito di Siria e di rapporto tra guerre sostenute dall’Italia e tragedie lampedusiane, pubblico questo stralcio da una mail ad amici di un certo Piotr. Non c’è da essere “lagrassiani” o “abatiani” per dire che c’è un’ipocrisia di sinistra allarmante e che le doppie morali giovano a chi ci vuole sudditi :

    —————————————————————

    4) Un presidente degli Stati Uniti ogni mattina aggiorna una lista di persone da uccidere con esecuzioni extragiudiziali, secondo l’arbitrio della sua Sicurezza Nazionale.

    5) Potentati militari, politici ed economico-finanziari decidono di fare guerre in Afghanistan (34.000 civili uccisi), Libia (si stimano 160.000 morti), Iraq (da un milione ad un milione e mezzodi morti dalla Guerra del Golfo ad oggi, tra cui i 500.000 bambini che per la democratica e diritto-umanista Madeleine Albright erano “un prezzo giusto” – Programma “60 Minutes”: http://www.youtube.com/watch?v=x4PgpbQfxgo). Poi decidono embarghi all’Iran perché sviluppa un programma atomico civile mentre proteggono e aiutano Israele che detiene 200-300 testate nucleari illegali, riducono l’Eritrea all’indigenza con un embargo criminale e cercano d’infiltrarla con terroristi così che poi possono parlare di “miseria e violazione dei diritti umani”, mandano droni e militari a far stragi nello Yemen, fanno spezzatino di paesi come il Sudan utilizzando signori (cristiani) della guerra locali, si dedicano a guerre neocoloniali nel Mali, scatenano in Somalia signorotti criminali e accusano di terrorismo quelli che vi si oppongono (la settimana scorsa squadre speciali statunitensi, britanniche, francesi e turche hanno assaltato dal mare la cittadina di Barawe controllata dalle forze di resistenza, nella Somalia meridionale, da dove sono stati respinti lasciando sul terreno il comandante britannico dei commandos. Ne avete avuto notizia?).
    Dopo di che nessuno denuncia la vera e profonda ragione del perché da quei paesi vengono a morire a centinaia nel Mare Nostrum coi barconi della vergogna. Chi lo fa, come il 5 Stelle Alessandro Di Battista, viene accusato su Micromega di essere uno xenofobo che non vuole gli immigrati – se questa era la sua vocazione, chissà chi gliel’ha fatta fare di prendersi un master di secondo livello in tutela internazionale dei diritti umani (in calce lo stralcio della dichiarazione dei deputati 5 Stelle e della Boldrini a confronto).
    Per le anime impagliate dei nostri politici invece il problema non si pone. E’ sufficiente fare le prefiche dei diritti umani, così a destra e a sinistra ci si lava la coscienza e si fa una bella figura politicamente corretta. Non è proprio il caso di essere pignoli e andare a vedere chi ha martoriato quei paesi creando il caos imperiale “from behind” che si è aggiunto alle stragi delle “missionaccomplished” precedenti. E, ovviamente, non è nemmeno il caso di scovare e denunciare i complici nostrani di questo disastro (cosa che sarebbe poi molto semplice: basta vedere le votazioni sulle nostre missioni di guerra).
    Insomma, si fa come Obama che chiede che gli ispettori Onu verifichino se in Siria siano state usate armi chimiche ma vieta formalmente loro di stabilire chi le ha usate (e a ragion veduta: doveva essere prudente dopo che la commissaria Onu, Carla Del Ponte, aveva detto pochi mesi prima che c’erano le prove che le usassero i “ribelli”).
    Già perché i mandanti non possono rivelare, né i loro fiancheggiatori ammettere, che i “ribelli”, i democratici “rivoluzionari” siriani sono per metà lucidi mercenari professionisti e per metà mercenari fondamentalisti psicopatici (cosa che si evince facilmente anche dall’ultimo rapporto CIA-Pentagono che afferma che il 75% dei siriani sostiene fermamente Assad, il 20% è neutrale e solo il 5% sostiene i barbuti tagliagole). E per fortuna che dopo la figuraccia coi “ribelli” NATO di Bengasi, la Rossanda questa volta si è astenuta dall’invitarci ad armarci e andare a combattere con loro.
    Tanto ci sono molti altri modi per dargli una mano, a parte inondarli di dollari e di armi sempre più letali.
    Uno, ad esempio, è fare il lavaggio del cervello e divulgare le veline dei massacratori per farli passare da vittime. E’ una specialità dei nostri “progressisti”.
    Si pensi a quel democratico gentiluomo siriano con cui la Lucia Goracci del sinistro TG3 si è fatta fotografare sorridente tra i “ribelli” nel “califfato siriano”, che condivideva con Bersani in Italia il palco di una manifestazione “pro Siria” (sic!) e che infine si è fatto riprendere sorridente mentre ammazzava a sangue freddo soldati siriani prigionieri.
    Se avete lo stomaco, è il primo a sinistra nel filmato finito nelle mani del “New York Times”: https://www.youtube.com/watch?v=6GE4d8XOABE
    Questo signore avrebbe dovuto essere in Italia perché essendo indagato qui da noi per violenza privata e danneggiamento aggravato, ha l’obbligo di firma. Ma si sa. Per certe cose si chiude un occhio (non certo su quei terribili terroristi che sabotano i caterpillar in Val di Susa!).
    D’altra parte il Nipote del Conte Zio quanti occhi ha chiuso per non vedere gli indagati che sostengono il suo governo, a partire dall’Indagatissimo? Non è quindi certo il caso di scandalizzarsi perché Bersani parla da un palco assieme all’autore di queste marachelle siriane.

    Insomma, sono solo cinque esempi, ma lo scenario a me inquieta.
    E’ un mondo che vi piace? E’ un’Italia che vi piace? E’ un sistema d’informazione che vi piace? Abbiamo veramente libertà di pensiero o solo di pensarla come loro ci addestrano a fare?
    Io da anni sono convinto che purtroppo la sinistra non sia più nemmeno il meno peggio ma sia parte integrante del peggio, che non sia la soluzione ma parte integrante del problema. In realtà bastava dar retta ad Hanna Arendt quando ricordava che il “meno peggio” è pur sempre un “peggio”.
    Così, dopo aver disertato per anni le elezioni, quest’anno ho votato Movimento 5 Stelle. E sono ancora convinto di aver fatto bene, perché se è vero che ci sono cento ragioni per non votarlo, ce ne sono più del doppio per farlo. A partire dalle coerenti battaglie contro la TAV, contro gli F35, contro le nostre missioni militari all’estero, contro il mostruoso MUOS di Niscemi, per l’espulsione dal nostro territorio degli ordigni nucleari della NATO, contro la svendita delle nostre aziende strategiche, i tagli alla cultura, alla sanità e all’istruzione, per la revisione del Concordato e infine contro la manomissione, per giunta truffaldina, della nostra Costituzione.

  4. Ennio Abate

    Non risponderò ancora analiticamente a Salzarulo come ho fatto sul suo primo pezzo. Le discussione a due nel silenzio perplesso o imbarazzato o annoiato dei lettori non coinvolti vanno interrotte.
    Mi limito perciò a precisare solo alcuni punti che spero siano di comune interesse:

    1. No, non credo di stare troppo bene in questa confusione. Il disagio che Donato ha espresso intitolando il suo intervento «Questa vita non mi va» è anche il mio. E, infatti, nel mio primo commento avevo invitato ad accogliere alcuni «spunti autocritici» che mi parevano presenti nel suo pezzo. Perché sono convinto che nella confusione (esistenziale e politica) ci aggiriamo tutti; e la situazione è, dunque, “liquida” per tutti. Nessuno ha una visione d’insieme, una teoria, un progetto politico nuovo e solido. Lo cerchiamo. Forse.

    2. Eppure delle differenze o, se si vuole, delle preferenze nel modo di vivere tale disagio restano. E mi pare giusto discuterne con rigore, anche se dovessimo polemizzare apertamente. A me pare che oggi tra criticare la sinistra ormai dall’esterno (mia posizione) e senza più frequentare amichevolmente i suoi esponenti e criticarla stando in una giunta di centro-sinistra e collaborandovi (posizione di Donato, che rispetto ma non approvo) la differenza (sarà minima…) c’è.
    Per Donato non conterà o conterà poco. Per me conta e abbastanza.

    3. Faccio degli esempi. Io sono stato contro le guerre “di sinistra” (quella dalemiana in Kossovo) e contro l’intervento in Libia. Per la Siria, visto che Donato m’incalza, dico che non sono contro gli uni (Assad) e contro gli altri (i “ribelli”) come fossero equivalenti, ma sono contro gli USA di Obama (e il governo italiano che li asseconda), il quale decide a suo arbitrio quali siano i dittatori da sostenere e quali quelli da abbattere; e finanzia mercenari dandogli la patente di “resistenti”, come ha scritto Piotr nel commento di sopra che ho pubblicato e che condivido.

    4. Io ho finito per non votare più la sinistra anche (e non solo) per questa sua scelta strategica di appoggiare le guerre USA/NATO/ONU. Donato è anche lui contro le guerre e contro gli USA e sa pure lui che « il nostro è un Paese a “sovranità limitata” dal dopoguerra, ecc. ecc». Eppure, in nome di un pragmatismo a cui si è troppo affezionato e facendo del facile sarcasmo contro i “rivoluzionari” (che per me non esistono oggi…), pur collaborando con il centro sinistra e continuando a votarlo sulla base di un’impressione («voto chi ho l’impressione mi rappresenti meglio»), non si sente più chiamato a valutare le autorità di governo e i partiti sulla base delle scelte politiche che non condivide («Perché dovrei rispondere delle scelte di Napolitano che non ho condiviso e non condivido…Ah, sì! Perché alla Camera dei Deputati ho votato SEL e al Senato DS» ). E dichiara di rappresentare solo se stesso.
    5. Non riesco ad accettare questo modo di pensare, che mi pare contraddittorio né la scelta *politica* che ne deriva. Mi spiace doverlo far notare a una persona che conosco da una vita e che considero mio amico. Ma non posso non farlo. A me pare un modo di pensare ambivalente. Come se si volesse tenere un solo piede in due scarpe. O giocare su due tavoli contemporaneamente giochi che però sono *diversi*. O finire per avere due politiche o due morali: una per quando si sta a contatto con i politici di sinistra; e una per quando si sta a contatto con i critici della sinistra. Il gesto di non collaborazione e di non votare sarà irrilevante politicamente, ma è un segnale. Tra dire «non conto nulla ma non collaboro più con voi e non vi voto più» e dire «non conto nulla ma continuo a collaborare con voi e a votarvi anche se non sono d’accordo su tante cose» una *piccola* differenza c’è.

    6. A me pare poi che questo doppio binario sia di antica tradizione (PCI, Togliatti) e giustifichi, soprattutto oggi, solo un pessimo camaleontismo. Sarei persino disposto ad accettarlo se fosse – machiavellicamente – un mezzo per un Fine significativo (o per far avanzare la Grande Causa, come diceva Fortini). Ma ( vedi punto 1) mancando oggi un reale progetto ( non c’è né quello riformistico né quello rivoluzionario!), annaspando tutti – come ho detto sopra – nella confusione e dovendo muoverci a tentoni, è chiaro che le scelte oggi possibili a chi non è del tutto accecato e non aderisce a un partito fideisticamente sono due. Non si scappa.

    7. E quali sono? O il pragmatismo spicciolo di Donato e di tanti altri ( perciò ho parlato di “area di sinistra”); o una posizione che difende alcune «buone rovine» (Marx, i “classici” , la cui lezione Donato mi accusa di ripetere tale e quale, senza capire quanti errori abbiano fatto). Queste «buone rovine» sono state del tutto abbandonate dalla cosiddetta sinistra che guerreggia al servizio degli USA e fa i più orrendi compromessi con la cosiddetta destra e il “nemico giurato” signor B. E allora a me pare che tentare di ricostruire innanzitutto una visione del mondo che chiamare anticapitalistica è il minimo sia doveroso. E che, restando a collaborare con questa sinistra (quanto poi sia ancora sinistra è davvero un rompicapo, anche se si parlasse di “due sinistre” o di tre o di cento…) o continuare a votarla impedisca di lavorare a questa ricostruzione *indispensabile*. Questa è la mia posizione. Vedo, invece, un’oscillazione in Donato e in moltissimi altri. Che non dipende dalla “passionalità”. Tanto che in un commento, sia pur ancora virgolettando, Donato dichiara: «Mi interessa tenere aperta la tensione e la contraddizione fra i problemi spiccioli (poi mica tanto!) che devo contribuire a risolvere e quelli planetari (il “superamento del capitalismo”, “un altro mondo è possibile”…)»; e nella replica alle obiezioni che gli ho mosso sbotta: «“Fondare un progetto anticapitalistico” questa sì che è una novità.» .

    8. Per finire. Donato ironizza sul fatto che avrei «introiettato i tic linguistici di La Grassa». La verità è che lui non sopporta e non legge più attentamente La Grassa. Preferisce immaginarselo come un althusserriano congelato o incartapecorito. Se leggesse con attenzione i suoi saggi troverebbe che quello studioso ha svolto proprio un’analisi – discutibile quanto si vuole – degli errori di Marx e dei “classici”. Su tutto il resto – che io mi autocollocherei presuntuosamente tra i pochissimi «che sanno ancora pensare» (come se avessi accusato di non saper pensare uno che ha studiato Dewey e Bruner…), che avrei equivocato, frainteso e manipolato la sua proposta di cittadinanza simbolica ai minorenni, che farei ai testi ( il suo? quello di altri? tutti?) «l’esame di marxismo, di anticapitalismo, di leninismo, di lagrassismo, di abatismo…», che pretenderei di incarnare «il fantasma di Lenin» e di vedere lui (Donato) come « il fantasma di qualche socialdemocratico» – lascio perdere. Sono battute acide che sfiorano questioni complesse che non ha senso discutere qui.

  5. ro

    “Le discussioni a due nel silenzio perplesso o imbarazzato o annoiato dei lettori non coinvolti vanno interrotte.” …

    Ovviamente parlo per una lettrice, me…risospendendo per un istante il silenzio di massima. Non so gli altri, tanto come non so che cosa se ne faccia Ennio, o Donato o Altri di lettrici come Giulia di turno, che possano trascinare il tiro alla fune, inneggiando questo o quel Donato o x di turno…

    Il problema grave che noto in questo contesto, è che lo stesso non vuole tranne qualche anima rara, conoscere, sviscerare, scavare nella biografia comune, o collettiva o plurale che dir si voglia… saltare questo passaggio preliminare è una contraddizione in termini tanto più per chi (vuoi Donato in un modo, vuoi Lucio in un altro ma analogo, et simili) rivendica o con la propria biografia, o con chissà quale ottimismo, la bontà del proprio agire verso una certa direzione ostinata e contraria a certi andazzi…

    non sono certo il curatore di questo sito, né potrei mettermi nei suoi panni, ma stante la situazione di assoluti muri di gomma di diverso tipo, forse sarebbe il caso di prenderne atto definitivamente, agendo, senza nulla in cambio (neanche l’aspettativa di mezza inter_ azione dei lettori), semplicemente ponendosi come distributore di documenti, pezzi e articoli che trasferiscano ai lettori le vere indagini oltre la storia ufficiale, oltre i paraculisti professionisti della pseudo civilità legalitaria, etc etc.
    Insomma non credo proprio che ci sia in questo sito un minimo denominatore comune di conoscenza e coscienza sui fatti della Storia. Ragion per cui sarebbe il caso di porsi, FORSE, un obiettivo minimalissimo e con amore, di semplice trasmissione della conoscenza perché venga di riflesso seminata la sua prima derivata.

  6. salve, che fatica leggere questa discussione sgusciante e cascante da ogni lato, che poi a Cologno ci sono stato per breve tempo a fare l’immigrato terrone e l’ho trovato un posto desolante, non vogliatemene, ma certe vie della vostra amena cittadina le userei come set per un film distopico.

    Cologno cologno, che si odierà l’odio per il signor B. (manco c’è bisogno di esplicitare ulteriormente il nome, che tristura), ma proprio da lì si è teletrasmessa la rivoluzione culturale, l’egemonia culturale dominante in questo paese. abitate in un posto da cui si influisce fin sull’accento delle persone, non siete orgogliosi?

    vabbuò, si parlava di lampedusa…o dell’imperialismo? di geopolitica o di morti annegati? di flussi migratori o di cause metafisiche dei flussi migratori? di modificazione genetica della sinistra? non è a fuoco questa discussione, perciò non saprei a chi dare ragione. forse avete tutti torto, ecco.

    tocca stabilire un punto di vista per attribuire una coerenza al discorso, e insomma, in questo, almeno il sig. Salzarulo mi pare chiaro. Posso non condividere certi assunti, ma vedo una certa disperata coerenza. Disperata perchè dentro una cerniera di doppi, tripli, ecc. vincoli, chi l’ha detto che siamo in una situazione con un’uscita, d’altronde?
    E però, signor Abate, mi pare che la sua posizione sia peggiore, non me ne voglia. Perchè il sig. Salzarulo, almeno, ci prova. Chi ci prova sbaglia, va da sè, è elementare. Ma lei ha l’aria (l’aria, mi guardo bene dall’esprimere un giudizio definitivo, non la conosco) di essere uno che giudica dallo scranno, seduto, guardando gli altri ed esaminando col fare dell’entomologo le loro bizzarre usanze.
    Il che ci può stare, ma politicamente, ecco, è una posizione sterile.
    dico a lei, ma dico anche ad altri, a ro, per esempio. che poi magari vi spaccate il culo, nella realtà fuori da qua, ma io giudico quel che leggo.

    ecco, perchè vedete, incolpare di debolezza un’iniziativa che si proponga di agire solo su una legge, la bossi-fini, o su qualche apertura sociale simbolica, o su qualche apertura materiale ma di piccolo peso, di fronte all’enormità dell’imperialismo, della politica di rapina da parte del mondo ricco nei confronti di quello povero, della malignità degli USA, mi pare piuttosto irrealistico.
    il sig. Salzarulo le pare che, da amministratore di Cologno, possa mettere becco nei piani imperiali degli USA? lei dirà: no, però sostiene chi sostiene quei piani operando le sue piccole attività nel comune di Cologno. Forse ha ragione, anche io sogno una ricomposizione della scissione interiore schizoide che il PD e i suoi derivati generano negli elettori di sinistra. E’ straziante vedere lo sguardo da cerbiatto dell’elettore PD messo di fronte alle decisioni effettive prese dai suoi rappresentanti alla camera. E’ divertente vedere le arrampicate sugli specchi, quando gli parli della dittatura kazaka e annuiscono (cattivo, cattivo!) e poi gli cali l’asso dell’amicizia tra Prodi e quel regime (come un pugno in faccia, il piddino accusa il colpo).
    e tuttavia questi cerbiatti si sentono obbligati, sono sequestrati e violentati ripetutamente, sono vittimi di una sindrome di stoccolma, eppure sono qui.
    la mia domande è: come liberiamo questa gente? partendo dal presupposto che sia morta? io credo che, sotto sotto, la maggior parte di loro aneli a una liberazione. ma una liberazione non può parlare il linguaggio della beata gioventù dei baby boomers, quella via è preclusa da un fuoco di sbarramento trentennale, voi abitate a poca distanza da una delle postazioni di artiglieria principali, ma non è certo l’unica.
    stare nell’angolo e indicare i cattivi può essere comodo, ma è perdente, tocca rimboccarsi davvero le maniche, con ogni mezzo utile.

    ora salto di palo in frasca e passo alla mia location, il mio punto di vista, l’ho detto al suo sodale di scorribande su le parole e le cose, il signor Buffagni, lo ripeto a lei: non ci serve una visuale falsata dettata da proiezioni astratte di mappe della terra vista dalla luna, ci serve una visuale che parta dal punto in cui siamo.
    a che serve vedere il mondo come se fossimo di fronte al trono imperiale? non ci siamo, siamo anni luce lontano.
    certo, vuoi mettere, parlare dei destini del mondo piuttosto che dei destini di un condominio, c’è tutta un’altra aria.
    peccato che gli uni siano fuori portata, gli altri no. porsi obiettivi che non si può raggiungere è il modo migliore per scusare la propria inattività.
    e poi a me fa pena vedere la gente che, come nella mail che riporta, adotta gli USA come alibi per qualunque potere di classe corrotto e merdoso che ci sia nel mondo, gente che da la colpa agli USA della situazione in Eritrea, ma che cazzo dice? Afewerki è un cane assassino, amico o nemico degli USA, d’altronde è caduto in disgrazia da relativamente pochi anni, e ricordo ancora quando fu accolto da Prodi in pompa magna.
    Un porco è un porco e ce l’ha scritto in fronte.
    A me della sua collocazione geopolitica non me ne sbatte un cazzo (e scusate il francesismo).
    Assad, Gheddafi, Bouteflika, Abdallah, Obama, Putin e compagnia…il migliore di questi c’ha la peste. Che è questa parata, mister infame 2013? Certo che poi si dice che sinistra e destra pari sono, una volta che ci si è dimenticati della piccola differenza tra governo di popolo e governo di classe. Quale utopia costituente vi muove a voi? Un triste governo stalinista? Che pena. E come pretendete di scaldare i cuori? Ah, già, roba da fighetti, scaldare i cuori. Mi rappresentate l’apoteosi della sconfitta: una sinistra, o ex-sinistra, che odia le masse. Per dirla sempre in francese: what the fuck?

    Io so che sarei stato tra i ribelli siriani e libici, come so che adesso sarei un profugo, o un disperato condannato alla marginalità, o, più probabilmente, un morto.
    Tra i soldi degli arabi e quelli degli americani non c’è spazio per i soldi del proletariato, no?
    Le uniche brigate internazionali ormai le organizzano gli islamisti (qualche voce poco attendibile parla anche di brigate assoldate tra gli ambienti di estrema destra europei a sostegno di Assad), però alla commemorazione della guerra civile spagnola ci si va in massa, no?

    io sono emigrato in nord italia prendendo un traghetto, perchè un tunisino o un siriano non lo può fare? io assomiglio assai più a un tunisino che a un veneto (non parliamo di lombardi, che sono tutti pugliesi e calabresi), che privilegio di merda è questo? cosa ho fatto per meritarlo? e loro, cosa hanno fatto? si parte da qui, all’imperialismo ci arrivi tra vent’anni se va bene. il “noi” con gli immigrati qualcuno di noi l’ha sperimentato, sul lavoro e persino in politica, è un noi come tanti altri, come quelli che si può costruire dal basso e partendo da fatti concreti, non da voli pindarici e fuori contesto. l’antimperialismo e il pacifismo hanno stretto una tenaglia del cazzo che si sta portando via la nostra capacità di parlare una lingua comprensibile e adottare dei mezzi conseguenti alle minacce vive sul territorio. pensateci, la grassa o non la grassa, che non so chi sia e dubito ci perderò il sonno.

    ogni viaggio inizia sempre con un passo, il resto sono scuse.
    poi certo, c’è il brutto viaggio del rossobrunismo sempre più forte, ma per fortuna è ancora robaccia per fini intellettuali moribondi.

    • Adelia

      Detrito di periferia… (ma perché ci si definisce così?) condivido quasi tutto e mi sento in sintonia sulla conclusione: ogni viaggio inizia sempre con un passo, il resto sono scuse.

    • Ennio Abate

      Gentile Detrito,
      a me potrebbe anche far piacere che lei, oltre che su LE PAROLE E LE COSE, porti le sue esplosive opinioni anche su questo blog. Però… questi toni da proletariaccio che si riempie la bocca di *porco, cazzo, merda, fuck”, qui, su un blog di poesia (anche se di moltinpoesia), non vanno bene.
      Qui non c’è nessun *bourgeois* da * épater*. La prossima volta se li risparmi, se vuol discutere.
      Passo al contenuto del suo lungo intervento. Tolte le divagazioni da nomade snob («a Cologno ci sono stato per breve tempo a fare l’immigrato terrone e l’ho trovato un posto desolante»), le semplificazioni ad effetto («vabbuò, si parlava di lampedusa…o dell’imperialismo? di geopolitica o di morti annegati? di flussi migratori o di cause metafisiche dei flussi migratori? »), le rimasticature apocalittiche («chi l’ha detto che siamo in una situazione con un’uscita, d’altronde?» ), le banalità («il sig. Salzarulo le pare che, da amministratore di Cologno, possa mettere becco nei piani imperiali degli USA?»), le insinuazioni («c’è il brutto viaggio del rossobrunismo sempre più forte, ma per fortuna è ancora robaccia per fini intellettuali moribondi»), a me pare che il suo succo consista tutto in una apologia dell’«utopia costituente» che muoverebbe lei (e non il sottoscritto o altri) e le fa supporre un anelito di liberazione della «gente». Opinione rispettabile, ma tutta da provare.
      Lei, poi, può trovare la coerenza del discorso dove vuole e in chi vuole; e considerare la mia posizione peggiore di tutte quelle che scova sul Web. Nessun problema. Le devo, però, far notare che, se io per lei ho «l’aria […] di essere uno che giudica dallo scranno, seduto, guardando gli altri ed esaminando col fare dell’entomologo le loro bizzarre usanze», lei mi supera; e di parecchio.

      • vabbè, se per lei passare al contenuto è estrarre frasi a caso e appiccicarci sopra qualche definizione squalificante…
        prendo atto, d’altronde, del fatto che per lei quello è un commento “da tifoseria”.
        mi limito a segnalarle che utopia costituente, nel contesto, è un modo sottilmente provocatorio (con un interlocutore marxista) per dire programma massimo, ovvero obbiettivo.

        Comunque bons, non è che ci si deve convincere.

        E però, dai, non sia così bacchettone: parole come cazzo, merda, porco e fuck non servono più a épater le bourgeois da decenni.
        Nell’uso poetico merda e porco risalgono all’Alighieri, cazzo lo si può leggere in vari sonetti di Pietro Aretino o del Belli, giusto per dire.
        Quanto a fuck, si sa che gli anglosassoni sono meno inclini al turpiloquio, ma almeno dai beat in poi è ampiamente sdoganata.

  7. DONATO SALZARULO

    Caro Ennio,
    grazie per avermi graziato! Un’altra risposta analitica avrebbe ridotto a brandelli i miei pensieri e il mio disagio esistenziale sarebbe schizzato alle stelle.
    Dunque, è vero che un direttore di blog, di giornale, di scuola, ha diritto all’ultima parola ed io te la cedo volentieri: “siamo comunisti, ma che cazzo vuole questo?!…” È vero che ad interventi siamo pari: due ne ho fatto io e due tu. Questa volta, però, perdonami, deve concedermi delle brevi precisazioni. Veramente, dopo l’intervento di “Detrito della periferia della periferia imperiale”, potrei farne a meno. Ma, a scanso di equivoci, è utile ripetere:
    1)Sul primo punto potrei essere d’accordo: “nella confusione ci aggiriamo tutti”. Avrei molte cose da dire, ma sorvolo.
    2)Sul secondo no, perché io sto in una giunta di centro sinistra. Al di là del fatto che non sto a titolo individuale. La maggioranza di CSD ha deciso di partecipare a questa alleanza politica, ha contribuito a scrivere un programma elettorale, ha chiesto i voti dei cittadini su questa prospettiva. Per te non bisogna fare alleanze politiche di centrosinistra? D’accordo. Io la penso diversamente. Leggo sui giornali che stamattina in Commissione Giustizia del Senato PD, SEL e 5 STELLE hanno votato insieme per abolire il reato di clandestinità. Ecco l’alleanza che in questa congiuntura politica ci vorrebbe per il nostro Paese! Io non ho votato per i 5 Stelle, ma visto che sono così bravi come dice Piotr, si diano da fare e non perdano questa occasione. Hanno una forza elettorale tale che potrebbero raggiungere molti degli obiettivi che indicano. Compreso il reddito di cittadinanza che, signore mio!, se ce n’è bisogno nella nostra realtà sociale. Alleanza vuol dire rapporti politici, mediazioni, compromessi…Io so che queste parole fanno storcere il naso ai rigoristi. Ma delle due, l’una: o ci si dà sempre randellate in testa o si media. Io sono per la seconda che ho detto.
    3)Tu sei contro gli USA di Obama che decide a suo piacimento quali siano i dittatori da sostenere e finanzia mercenari. Fai bene. Anch’io lo sono. Io, però, sono anche contro Putin: vogliamo parlare della strage di Beslan?…Vogliamo parlare di Anna Politkovskaia, la giornalista assassinata perché denunciava gli orrori della guerra in Cecenia?…Vogliamo parlare della Cina che sta comprando mezza Africa? Vogliamo parlare del Tibet?…Insomma, vogliamo parlare anche delle situazioni politiche, sociali, economiche, di classe di questi Paesi? Non capisco perché i diritti umani devono essere giustamente rispettati in Usa, nei Paesi europei, ecc. ecc. e non anche in Russia, in Cina, e in tutti gli altri luoghi di questo nostro “villaggio globale”. Certo, non è che si possono far rispettare con le bombe; ma strasbattercene se in Russia dichiararsi omosessuale è un reato, non mi sembra comportamento giusto né opportuno. Così come non mi sembra giusto che un dittatore prenda a mitragliate un fiume di persone manifestanti.
    Il pensiero critico o si esprime a trecentosessanta gradi o non è pensiero critico. Al massimo è pensiero anti-USA. Essendo il capitalismo diffuso in tutti gli Stati del pianeta, se si vuol essere anticapitalisti, bisogna essere conseguenti e prendersela con tutti.
    4)Non vedo nessuna ambivalenza tra l’avere come rappresentante di CSD rapporti politici in una Giunta di centro-sinistra e rapporti amicali con te. Due amici devono pensarla allo stesso modo? Sarebbe meglio, ma sappiamo che non è così. Se vi sono le condizioni, l’amicizia può far germinare anche azioni politiche comuni. Non credo, però, che sia un obbligo.
    5)“Pragmatismo spicciolo”. E poi dici che sono io che faccio dell’ironia! A parte lo “spicciolo”, il pragmatismo mi sembra una corrente filosofica di tutto rispetto. Un po’ di studio di Dewey farebbe bene anche a te. Ci sono dei compagni filosofi che lo stanno rileggendo. Per quanto mi riguarda sono molto molto molto più modesto. Ricordo che qualche anno fa, rispondendo ad un’intervista per POLISCRITTURE, in cui mi si chiedeva cosa pensavo di un lungo elenco di libri scritti da autori che andavano da Zolo a Latouche, da Ingrao-Rossanda a Negri, da Tronti a Todorov…(La Grassa non c’era, il mio amico non l’aveva ancora scoperto!), risposi: «Ok. Leggere, di solito, fa bene. I libri in elenco si muovono ovviamente all’interno di concezioni e visioni tutt’altro che omogenee. Le letture servono ad aprire nuovi file e ad arricchire la prospettiva teorica di ognuno di noi. Se ne abbiamo una!…Ad esempio, io, pur avendo alcuni principi-guida, sono abbastanza un bricoleur e uso tutto ciò che mi serve e mi capita a tiro per combattere, più o meno intelligentemente, chi, dominando nella società, domina direttamente e/o indirettamente anche me. Uno dei miei principi-guida è quello di evitare non l’astrazione, ma l’astrattezza. Mi sforzo di verificare continuamente i miei quadri, i miei frammenti teorici, stando addosso alle situazioni. Giorno per giorno, momento per momento, “la lotta per il comunismo è il comunismo”». Da allora ad oggi, ho deciso di aggiungere ai miei principi-guida che la lotta per il comunismo o è lotta anche antifascista e antistalinista o non lo è. Per dirla con Arendt, la filosofa citata dal tuo Piotr, o è lotta contro il totalitarismo o non lo è. Intendo tutti i totalitarismi: sia quelli che fioriscono nelle nostre società, sia quelli che fioriscono nelle società altrui.
    In conclusione, denunciamo, come fa Ennio, tutti i crimini dei governi Usa e dei paesi che li appoggiano (diciamo la Nato); ma mettiamo sotto tiro anche i Governi di quei Paesi ex-comunisti o che si definiscono ancora comunisti. Per non parlare degli stati dittatoriali, integralisti, ecc.
    Non si tratta di equidistanza, ma di credibilità.

    • Ennio Abate

      Caro Donato,
      non ho possibilità di graziare alcuno. Sono quelli che tu voti ad avere tale potere. Né, come vedi, pretendo «l’ultima parola». Temo soltanto che discutere su questioni politiche sulle quali *da sempre* divergiamo fortemente (pur restando amici) possa produrre un ping pong infinito tra noi due. Più un contorno di commenti da tifoseria (non mi pare che ce ne siano stati di diversi finora, tranne quelli di ro, che fa il *suo* discorso, come noi del resto…).
      Giovano questi interventi all’approfondimento della questione? Fanno bene al blog, che, essendo di poesia, non dovrebbe perderla totalmente di vista?
      Questa la ragione vera della mia mancata risposta analitica. E anche della brevità di questa mia replica su un unico punto.
      Quando mi superi “a sinistra” scrivendo: «denunciamo, come fa Ennio, tutti i crimini dei governi Usa e dei paesi che li appoggiano (diciamo la Nato); ma mettiamo sotto tiro anche i Governi di quei Paesi ex-comunisti o che si definiscono ancora comunisti. Per non parlare degli stati dittatoriali, integralisti, ecc.», non t’accorgi di quanto riduttivo sia porre la questione della violenza nella storia in termini di semplice denuncia morale, quale quella che io e te o altri, illudendoci, facciamo o potremmo fare. Come se la gara fosse a chi denuncia di più e a chi lo fa a novanta o « a trecentosessanta gradi»!
      A questo si ridurrebbe il *pensiero critico* per non dire della politica?(!)

      Ps.
      Tuttavia…testardo tu, testardo io. Stando solo un attimo sul piano pur riduttivo della denuncia, tieni conto che, mentre tu, pur denunciando gli USA e non condividendo le posizioni di Napolitano o Letta, ecc., continui a votare partiti italiani filo-Usa (e su questo punto nelle tue repliche preferisci scantonare…), non puoi dire che io abbia approvato alcunché di Putin o della Cina o di altre “dittature”. O votato un loro partito, per ora in Italia inesistente.

  8. DONATO SALZARULO

    Contrordine!…Nel commento precedente (di ieri sera) mi ero illuso. Avevo letto sui giornali che in Commissione Giustizia del Senato PD, SEL e 5 STELLE avevano votato insieme per abolire il reato di clandestinità. Per altro, l’emendamento era stato proposto dal senatore grillino Andrea Cioffi. Bene, mi ero detto, ecco l’alleanza che in questa congiuntura politica ci vorrebbe per il nostro Paese! Me lo dicevo contento, pensando anche al commento di Massimo Franco sul Corriere della Sera (sostenitore delle larghe e piccole intese): «Il centrodestra spiazzato e le intese variabili». Vanno bene, vanno bene questi spiazzamenti!…
    Illusione durata lo spazio di una notte. Stamattina il Corriere della Sera gongola a destra, in prima pagina, su taglio medio:«Il reato di clandestinità spacca i Cinque Stelle. E Grillo: non va abolito». Il Manifesto spara: «Stelle nere». E l’Unità va oltre: «No alle leggi Bossi-Grillo. * Il leader del M5S e Casaleggio si scagliano contro i senatori che hanno votato per abolire il reato di clandestinità: così perdiamo voti. * I parlamentari si ribellano: Beppe è in minoranza, decide l’assemblea. * Rivolta sul web: è una vergogna, ora basta. * Per la nuova norma sarà un percorso a rischio.»
    Commento del Corriere a pag. 5: «Una linea (dura) mai cambiata» «Un clandestino è per sempre» sentenziava Grillo nel 2011.
    Editoriale dell’Unità in prima pagina: «La subcultura reazionaria»: «Beppe Grillo è un reazionario. Non lo scopriamo oggi. La sua contrarietà alla cittadinanza per i figli di immigrati nati in Italia è la stessa della destra più becera. I toni con i quali cavalca le paure contro i rom, contro Schengen, contro i “cento, mille Kabobo” che vivono nel nostro Paese, sono quelli dei leghisti. E il suo silenzio dopo gli insulti razzisti alla ministra Kyenge è una vergogna a cui persino la destra e la Lega hanno cercato di sottrarsi […]»
    Editoriale di Norma Rangeri sul Manifesto: «LA NUOVA DESTRA»: «Quando cavalcava le piazze elettorali del Lombardo-Veneto rilanciando gli slogan leghisti contro l’invasione degli immigrati Beppe Grillo non scherzava. Le dure parole nei confronti dei disperati del mondo, ripetute ieri contro l’emendamento dei parlamentari a 5Stelle per l’abolizione del reato di clandestinità, sono le stesse urlate negli ultimi venti anni dai microfoni leghisti. […]
    Eppure nelle parole di Grillo e Casaleggio c’è qualcosa di peggio, la dimostrazione di quanto sia strumentale la loro politica: se avessimo sostenuto l’abolizione del reato di clandestinità – sostiene il tandem Grillo-Casaleggio – in campagna elettorale “avremmo avuto percentuali da prefisso telefonico”. Il cuore della questione è tutto qui: il calcolo elettorale per inseguire le peggiori pulsioni popolari, incubatrice del razzismo, dell’indifferenza verso gli ultimi della terra.
    Grillo ha sicuramente buoni maestri su questo terreno. Non solo in Italia, ma anche Oltralpe. Come Le Pen padre, e ora la figlia Marine accreditata dai sondaggi francesi come la possibile carta vincente in una futura elezione presidenziale. Se il Movimento 5 Stelle assumesse una posizione protezionista e anti-immigrazione si allineerebbe al lepenismo e al leghismo. Senza se e senza ma. Saremmo quindi in presenza, in Italia, di una nuova destra che mette insieme l’antipolitica, il disprezzo verso i partiti (tutti ladri, tutti uguali), la paura verso l’immigrazione, il qualunquismo sociale (occupazione, sanità pubblica, welfare non interessano), l’assenza di democrazia interna sostituita da una taumaturgica Rete, il Movimento guidato dal padre-padrone e da un presunto ideologo. […]
    Che Grillo avesse una scarsa considerazione dei suoi deputati e senatori ormai lo avevamo capito. Ora sappiamo anche in quale conto tiene gli elettori del Movimento. E in ogni caso dovrebbero dire la loro i tanti parlamentari che vengono da movimenti, associazioni, partiti di sinistra dove la cultura della solidarietà ha sempre avuto un ruolo primario. E potrebbero rispondere ai tanti elettori che hanno votato 5Stelle in nome del cambiamento. È cambiamento respingere donne incinte, bambini, ragazzi, uomini che lasciano tutto con la speranza di tornare a vivere?[…]»
    Un certo Piotr sopra scriveva: «Io da anni sono convinto che purtroppo la sinistra non sia più nemmeno il meno peggio ma sia parte integrante del peggio, che non sia la soluzione ma parte integrante del problema. In realtà bastava dar retta ad Hanna Arendt quando ricordava che il “meno peggio” è pur sempre un “peggio”.
    Così, dopo aver disertato per anni le elezioni, quest’anno ho votato Movimento 5 Stelle. E sono ancora convinto di aver fatto bene.»
    Ammetti, caro Piotr, di essere definitivamente passato dal “meno peggio” al “peggio”. Forse avresti fatto meglio a continuare a disertare le elezioni, visto che lo facevi già da anni.

  9. emilia banfi

    Beh, se questa non è zozzeria…

  10. Giuseppina Di Leo

    Mi chiedo come si poteva credere nel cambiamento da uno che, fin dalla campagna elettorale, urlava e insultava a più non posso, anche in maniera del tutto gratuita. La partecipazione democratica si stabilisce attraverso il confronto e il libero scambio di idee, o queste sono solo utopie?
    Condivido perfettamente il pensiero di Donato Salzarulo.

  11. (((Speriamo non cada in oblio, quando mesi fa , in questo stesso luogo, in modo del tutto logico e senza aggressione ad alcuno, tentavo di esprimere punto per punto ogni perplessità, dubbio e strumento per smontare facili, e pertanto stupidi entusiasmi, ottimismi, slanci (a caduta libera nel precipizio) di tutti coloro che si tuffavano a braccia aperte verso l’ennesima beffa del nuovo, del nuovo santo, della rivoluzione del cambiamento del nuovo guru, nei panni di questo o quel cacaleggio, grilleggio, et simili…La profonda tristezza di allora, in cui avvenne l’ennesimo muro di gomma, rimarrebbe se né con un Napo Nato, né con un Prodi, né con un Berlusconi, né con un Vendola, né con un DI Pietro, e neppure con l’ultimo Grilleggio formidabile fregapopolo, si fosse imparato; imparato neppure dalla Storia, ma dalla semplice esperienza..peraltro limitata a quella, neanche tanto collettiva, plurale, sociale, ma semplicmente fatta di elaborazione individuale, nell0unica libertà possibile, quella della propria mente, cuore e fegato compreso.)))

  12. Ennio Abate

    @ Detrito di periferia

    Il problema non è il bacchettonismo. Se ‘cazzo-merda-porco-fuck’ non servono più a sbalordire e spiazzare i borghesucci a quale scopo le usa? Non mi dica che nel suo intervento ne abbia fatto un «uso poetico» come negli esempi autorevoli che cita. E allora? Io l’ho solo invitata ad evitarle *per discutere*. Se è questo l’obiettivo per cui si è affacciato su questo blog.

    Quanto alle citazioni dalle sue frasi le ho scelte a ragione e non a caso. Indicano sinteticamente alcuni dei passaggi *per me* significativi del suo commento. E le definizioni astratte a cui le ho associate ovviamente sono mie, soggettive. Le dovrebbero segnalare soltanto la mia disapprovazione, una mia presa di distanze. Nessuna “squalificazione” per il momento.

    Sì, ogni commento che, invece di approfondire *ragionando* la questione dibattuta, si limita a un ‘condivido’ o ad una battuta generica più o meno brillante o viscerale, mi pare quacosa di frettoloso e superficiale. Si riduce ad un applauso a Tizio contro Caio . Che per me è è atteggiamento da tifosi. Tanto varrebbe non scrivere nulla, pensarci e dire poi come minimo e meglio ancora argomentando a fondo *perché* uno è favorevole alla tesi di A o alla tesi di B. Lei un po’ l’ha fatto e perciò le ho risposto.

    «Utopia costituente» è un termine che riecheggia la discussione negriana sul «potere costituente». È un modo di porre l’accento su un movimento, su un processo, che *dovrebbe/potrebbe* arrivare a costituire/costruire qualcosa di migliore rispetto all’esistente. Non andrebbe confuso con il «programma massimo» contrapposto al «programma minimo», di cui discussero tra 1919 e 1921 i socialisti massimalisti (Serrati) e riformisti (Turati). Perché l’utopia delinea sempre un mondo migliore o perfetto in modi più vaghi di una teoria politica, che è abbastanza precisa come* fu* a suo tempo quella del socialismo e in certi casi (Marx) pretende una sua *scientificità*. In Negri poi l’accento è posto soprattutto sul processo più che sull’obbiettivo e ben poco sul programma.

  13. Rita Simonitto

    Faccio un salto all’indietro per sottolineare che ho apprezzato molto sia il denso commento sulla poesia di Sagredo, e sia il ‘saggio’ (tale è stato definito, giustamente, da Alda Cicognani) su “Seamus Heaney. Poesie scelte. di Erminia Passannanti”.
    Lavori che generosamente Ennio Abate ha messo a disposizione dei Moltinpoesia e a cui, al momento, non ho modo di aggiungere riflessioni per questioni di tempo e di competenza.
    Per quanto riguarda invece i post relativi ai fatti di Lampedusa, vorrei fare, velocemente, queste osservazioni, pur sentendomi anch’io ‘di pietra’, come ha detto Lucini.

    a) è indubitabile che la poesia di Salzarulo abbia sollecitato una presa emozionale così come è stato sentito, oltre che da me, anche da altri commentatori.
    Nel contempo noto che, pur citando alcuni particolari ‘riconoscibili’ del quotidiano, essa però parla dell’essere umano ‘in generale’ e quindi colpisce indistintamente i sentimenti di tutti.
    La passione di Salzarulo poi fa il resto perché ‘porta un contributo efficace alla causa in cui crede’ (Moravia).
    Ma, sempre secondo Moravia, *all’artista incombe prima di tutto il dovere di far dell’arte*: altrimenti si corre il rischio di cadere nel tranello di far coabitare l’arte con la passione ideologica dell’artista.

    b) quando, nei commenti successivi, si è passati dalla ‘poetica’ alla ‘politica’ – la quale riguarda ‘fatti’ e non soltanto ‘mozioni intime’, anche se ‘universali’ – e ognuno ha portato la ‘sua’ visione dei fatti e delle ragioni, la situazione è cambiata di registro: da conviviale è diventata carica di tensione.
    E mi sono chiesta se non sia anche per questo cambiamento di registro, che va dall’astrazione versus la concretezza del ‘reale’ (il quale è sì ‘rappresentazione’ – e vagliela tu a raccontare questa storia della ‘rappresentazione’ ai ‘barconati’! – ma è anche dura realtà che si gioca nel qui ed ora), che è difficile fare poesia politica.

    c) mi sono poi avvilita per la ‘superficialità’ (ovvero lo stare in superficie) con la quale ci si avvicina a certe tematiche utilizzando, come criteri guida a fronte dei fatti politici, la passione (pur aspetto molto importante) o una morale di stampo elementare secondo la logica ‘buono/cattivo’, oppure sostituendo la morale alla politica quando si afferma che “«Le Istituzioni italiane, a cominciare dal Governo e dal Parlamento, sono moralmente responsabili dell’ecatombe».
    Ed Ennio Abate replica: *Eh no! Sono responsabili politicamente! Il che – sempre per chi sa ancora pensare in questo Paese – è ben peggio e rende più grave la sua sorte. È un grave errore moraleggiare su queste ed altre vicende.”*

    d) mi ha colpito anche il relativismo e l’individualismo che ho trovato in alcuni commenti.
    *Io rappresento solo me stesso: magari passionale, umorale, retorico… niente di più* (D. Salzarulo)
    [lo scrivo sottotraccia, a bassa voce, ma queste espressioni di ‘libertà’ e indipendenza dai condizionamenti mi ricordano tanto il cavallo di battaglia di qualcuno…].

    E sempre a proposito di ‘relativismo’, ecco la singolare coincidenza associativa, e tempistica, tra la dichiarazione di Papa Francesco: “Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che LUI PENSA SIA IL BENE”. E continua a ribadire: “Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male COME LUI LI CONCEPISCE. Basterebbe questo per migliorare il mondo”, e l’affermazione di Priebke nel suo testamento in cui non rinnega il suo passato ma dice: “ho scelto di essere me stesso”.

    *… Perché dovrei rispondere io delle scelte degli altri? Perché dovrei rispondere delle scelte di Napolitano che non ho condiviso e non condivido…* (D. Salzarulo).
    Ma Ennio Abate sottolinea che * Tra dire «non conto nulla ma non collaboro più con voi e non vi voto più» e dire «non conto nulla ma continuo a collaborare con voi e a votarvi anche se non sono d’accordo su tante cose» una *piccola* differenza c’è.*

    e) mi ha stupito il senso che viene dato alla rappresentanza politica, ovvero il dare voti *a chi mi rappresenta meglio*.
    *… non sapevo che fosse una “scelta di vita” e che impegnasse tutta la mia persona. Anche quando da giovane ho votato DP, non è che fossi d’accordo al cento per cento con programma e linea politica. Diciamo che attribuisco voti e che, in una scala da 1 a 10, voto chi ho l’impressione mi rappresenti meglio* (D. Salzarulo)

    Io invece pensavo che, pur in una democrazia di facciata, i voti venissero dati a chi è in grado di portare avanti un progetto valido per un paese che si vuole definire ‘nazione’. Altrimenti necessariamente si arriva alla ‘società liquida’ e frammentata, priva della capacità di rinunciare agli aspetti individualistici per il bene comune.
    Non a caso si afferma disinvoltamente, e senza coglierne la profonda portata, che * la sinistra non è compatta come un esercito. E’ un’area, un campo, un orientamento* (D. Salzarulo).
    Certo, una volta c’era il ‘comunismo’ che sollecitava un impegno teorico-politico, quasi una *scelta di vita* (!!), e non un generico orientamento di ‘area’ o di ‘anime’.
    Certo, nell’area si possono prendere molte posizioni e questo dà l’illusione di grande libertà di espressione e di ‘pluralismo’ delle scelte mentre, in realtà, si nasconde che chi dirige la partita sta da un’altra parte e, il più delle volte, quando la partita non è già truccata in partenza, si ingaggia “l’arbitro cornuto”.
    E chi ha orecchie per capire intenda.

    f) mi hanno colpito alcune contraddizioni sul ‘pensiero’ e sulla sua funzione.
    *Tu che sei “ancora in grado di pensare politicamente una scelta” – dice Salzarulo ad Abate – quando la tua scelta diventerà effettivamente politica (cioè si tradurrà in iniziative, proposte, organizzazioni, legge, norme e regolamenti…), ne discuteremo*.
    Il pensiero, quando non è un pensiero ‘a rimorchio’, o un ‘pensiero unico’ (*mi capita di trovarmi d’accordo qualche volta con questo, qualche altra volta con quell’articolo: ora con Tronti, ora con Reichlin, ora con Bevilacqua, ora con Revelli*: ma sono tutti della stessa “area”!!), ma è ‘pensiero’ dialettico cioè che porta con sé il conflitto in profondità e non soltanto in superficie, è già, in sé ‘politico’, in quanto comporta il confronto tra l’individuo e la collettività.
    Inoltre pensare significa sì accogliere, ma poi elaborare: ed elaborare significa utilizzare tutta una congerie di strumenti che possibilmente debbono godere di uno spettro abbastanza ampio, e non ristretto ad un’ unica fascia di ‘pensatori’.
    E, possibilmente, utilizzare gli esiti di quanti hanno camminato prima di noi e dalle cui spalle possiamo avere una visione più ampia a condizione che ne ridiscendiamo poi, per confrontarci con la realtà nei suoi condizionamenti.
    Infine, per tradurre il tutto in “iniziative”, “organizzazioni”, “leggi”, ecc, non è sufficiente il desiderio soggettivo, ma è necessario che si creino le condizioni oggettive adeguate. Visto che si è citato “Il Principe”, bene, che arrivi!

    Anche rispetto al *dare la cittadinanza simbolica ai minorenni stranieri non è un gesto ipocrita. Come ho già detto, è un’occasione per discutere* (D. Salzarulo): la sequenza di un buon funzionamento del pensiero dovrebbe essere questa, prima si pensa, poi si discute e poi si applica.
    Altrimenti il pensiero non è più pensiero ma ‘azione’ e quando una ‘azione’ è stata fatta quella ‘capo ha’.
    (Modello statunitense: prima si mette zizzania, poi si bombarda e poi si mandano le operazioni di soccorso che occupano ‘pacificamente’ il territorio: facile, no?)

    g) mi sgomenta la completa eclisse del concetto di differenza.

    – *Il” comunismo reale” sappiamo cos’è stato*.
    Le parole in poesia possono, anzi, ‘devono’ essere ‘polisenso’ proprio per allargare le visioni della realtà di cui trattano.
    Ma ci sono dei luoghi in cui le parole hanno un senso ‘preciso’ e devono essere utilizzate in quel senso perché rappresentano degli indicatori importanti: posso continuare a poetare sulle immagini che mi vengono suscitate dal rosso di un semaforo ma è estremamente importante che lo percepisca come un segnale di stop, diverso da quello di ‘arancio’ o di ‘verde’ se sto in strada.
    Pertanto, potremmo parlare di ‘socialismo reale’, impasto di cui, tra l’altro, si riempivano la bocca molti di quei sinistri che oggi sono diventati più ‘realisti del Re (in senso stretto) Giorgio’.

    – * Tu sei contro gli USA di Obama che decide a suo piacimento quali siano i dittatori da sostenere e finanzia mercenari. Fai bene. Anch’io lo sono. Io, però, sono anche contro Putin: vogliamo parlare della strage di Beslan?…Vogliamo parlare di Anna Politkovskaia, la giornalista assassinata perché denunciava gli orrori della guerra in Cecenia?…Vogliamo parlare della Cina che sta comprando mezza Africa? Vogliamo parlare del Tibet?…Insomma, vogliamo parlare anche delle situazioni politiche, sociali, economiche, di classe di questi Paesi?* (D. Salzarulo).
    Questo mettere tutti sullo stesso piano senza cogliere le differenze a volte sostanziali (*Persino Lenin prese a cannonate gli anarchici a Kronstadt *) risponde ad una modalità infantile che non considera la diversità dei ruoli e delle posizioni contestuali. Ma non solo.
    Rischia di tenere in conto solo una visione moraleggiante che non è in grado di individuare il nemico del momento contro cui vanno diretti gli sforzi. Al momento, chi tiene ancora il potere sono gli USA.
    Se mi viene permessa la battuta, si sono visti pochi film Western dove, nella situazione di emergenza contro il nemico più forte, anche al ‘cattivo’ veniva dato un fucile!
    Sulla Cina, poi, che si sta comperando mezza Africa ci sarebbero molte considerazioni da fare e sulla posizione del Tibet molte di più, soprattutto secondo una visione di strategia politica e non caricata di visioni ‘primaverili’.

    – *Le questioni politiche si possono mettere anche in termini di pietas e di dono. Ma perché la politica dovrebbe essere sempre lotta per la supremazia? Perché dovrebbero contare sempre i rapporti di forza e quelli di potere? Perché non si può immaginare un’umanità capace di curare le sue paure e le sue fragilità? Perché la fraternità, uno dei principi della rivoluzione francese, non può diventare un criterio politico?* (D. Salzarulo)
    Mi stupisce l’ingenuità di questa domanda:
    – lo slogan politico ha una sua funzione particolare: la rivoluzione francese predicava la Fraternitè ma non certo con la nobiltà!
    – le posizioni di potere e di forza hanno un loro peso: il ruolo di assessore o di direttore permette movimenti che un cittadino qualsiasi non si può permettere; un padre (pardon, genitore due) dovrebbe sostenere una funzione regolatrice, ma come la metterà con il genitore uno?
    – la parola d’ordine dei sessantottini “il privato è pubblico” è stato uno dei tanti segni del disfacimento di un pensiero ‘differenziale’ fra l’interno (il proprio sé, la famiglia, gli affetti, tutti luoghi dove è NECESSARIO sviluppare un pensiero di pietas e di dono, e dove si possono esplicitare le proprie paure e le fragilità) e un esterno, il luogo della città, della polis, della collettività dove si sperimentano altre dinamiche cariche di conflittualità di tipo diverso, ovvero quelle tra l’individuo e il gruppo.
    Non possiamo ridurci tutti a bebè, bisognosi di una madre buona e accogliente che si prende cura della nostra ‘bua’ e intanto ci mantiene piccoli.

    Donato Salzarulo scrive: * Si sono imbarcati/proprio perché ne sognano una![di casa]/.Sognano un po’ di pane, un po’ d’affetto/e non riusciamo a donare loro/nemmeno la pietà che ci suscita un cane?/*
    Ma c’è una differenza tra ‘bisogno’ e ‘sogno’. Che ne sappiamo noi dei loro sogni? Perché dobbiamo imporre loro i nostri sogni che sono poi quelli (il cosiddetto ‘mondo migliore’) che gli sono stati sventolati davanti agli occhi per costringerli a salire sui barconi maledetti tagliando le loro radici e le loro credenze?
    Tutti hanno diritto ad un sogno ma che non può né essere imposto e né essere soddisfatto per legge.
    Altrimenti si viene deprivati del processo che accompagna il sogno, quel sogno che noi chiamiamo vita (come dice Sigismondo nel suo monologo de “La vida es sueño”) e che ci fa apprendere l’importanza dell’esperienza (ciò che Calderòn chiama “agire bene”).

    R.S.

  14. DONATO SALZARULO

    Gentile Sig.ra Simonitto,
    apprezzo il suo sforzo. Produrre più di 12.000 battute (spazi inclusi) non è impresa facile. Peccato che, al termine, sia rimasto con la sensazione di un ronzio di mosche nelle orecchie e con in mano niente.
    Mi limito a qualche necessaria precisazione:
    A) “QUESTA VITA NON MI VA” non è un testo prevalentemente poetico. È costruito su tre tempi a cui corrispondono, grosso modo tre registri: a) Appunti della discussione in giunta. b) Preparazione della scaletta dell’intervento politico da pronunciare la sera. c) Ritorno a casa e continuazione della scrittura. Mi pare che Abate, interloquendo con Mayor nel suo primissimo intervento, avesse colto bene questo intreccio di registri fra appunti di diario e versi. Il mio approccio alla tragica vicenda non poteva non essere anche politico: è il Donato “letterario e umano” che parla (nel senso di cultore di scritture in prosa e in versi) e, nello stesso tempo, parla il Donato “politico” (assessore). Quanto alla citazione di Moravia, sono d’accordo con lui. Si danno, però, anche il caso di scritture come “QUESTA VITA NON MI VA”. L’arte coabita con la mia passione ideologica e tradiscono l’artista? Fa niente. Non mi sembra un grande danno.
    B) Non capisco lei cosa intende quando scrive che siamo passati dalla “poetica” alla “politica” e, cambiando registro, siamo andati «dall’astrazione versus la concretezza del ‘reale’». Io non mi sono mai mosso dalla politica e la “poetica” (di QUESTA VITA NON MI VA) era prevalentemente “politica”. Per il resto, penso che lei abbia ragione. Fare “poesia politica” è difficilissimo. Ma io non volevo fare prevalentemente poesia. Io volevo soltanto raccontare, “mettere in forma” (di appunti, di scaletta, di versi) i miei sentimenti e i miei pensieri sulla tragica vicenda di Lampedusa. Abate, ad esempio, sempre in quel suo primissimo intervento ha trovato “troppo passionale” il mio scritto. Giudizio ribadito nel suo secondo intervento, quello analitico: la posizione espressa gli appare “passionale e retorica”. Inutile dire che il secondo aggettivo non è un complimento e sta per discorso “vuoto, ampolloso”. Ovviamente, può avere anche ragione. Io non sono d’accordo con lui. Altri lettori (e lettrici) hanno mostrato un apprezzamento diverso per il testo. Tutto qui e tutto finisce qui.
    C) Io non ho detto che, a fronte di “fatti politici”, uso come criteri-guida la passione o «una morale di stampo elementare secondo la logica ‘buono/cattivo’». Cosa s’intende per “fatto politico”? Forse bisognerebbe definire innanzitutto questa categoria. Io, quando dico “fatto politico”, penso alle primarie del PD per eleggere il loro segretario; alle parole scritte ieri da Grillo sul suo blog: «Se avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità durante le elezioni, avremmo preso percentuali da prefisso telefonico», al distacco di Alfano da Berlusconi e alla conseguente spaccatura dei parlamentari PDL, alla bocciatura di Prodi da parte di oltre 100 parlamentari PD, ecc. ecc. Se Putin decide di invadere la Georgia o Obama di bombardare la Siria, le drammatiche azioni potrebbero rientrare nella categoria dei “fatti politici” perché come diceva Carl von Clausewitz «la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi»; ma, lei sarà d’accordo con me, stiamo allargando di molto lo spettro semantico di “fatto politico”. La tragedia di Lampedusa e la strage infinita di naufraghi nel Mediterraneo sono “fatti politici”? Sì, se intesi come il risultato diretto o indiretto, di politiche immigratorie proibizionistiche e repressive quali sono quelle attualmente in vigore nel nostro Paese e in Europa. Ma, anche questa volta stiamo allargando il significato di “fatto politico”. Cominciamo, innanzi tutto, col dire che sono tragedie, stragi.
    Comunque, il mio intervento, di cui può leggere la scaletta nel testo QUESTA VITA NON MI VA, pronunciato la sera del 4 ottobre di fronte a un centinaio di persone, nel cineteatro Peppino Impastato di Cologno rappresenta un “fatto politico” (locale). Scritto e completato con le aggiunte iniziali e finali, anche la sua pubblicazione su questo blog rappresenta, a mio parere, un fatto prevalentemente politico, oltre che culturale. Quanto autorevole? Ecco, il punto. Agli occhi suoi e di Abate, non molto. Non così, agli occhi di altri. È il destino che incombe su qualsiasi testo. Non me ne dolgo.
    Io mi faccio guidare nell’analisi dei “fatti politici” dalla passione? Sì, anche. Ma non solo da essa. Mi capita pure di rifletterci su, di fare dei ragionamenti, delle valutazioni. Io la chiamo, rubando l’espressione a un grande rivoluzionario, “analisi croncreta della situazione concreta” o, se preferisce, esame della “realtà effettuale”. Ciò detto, credo che in politica le passioni contino molto. Recentemente mi è capitato di rileggere un bel libro di Remo Bodei. Si intitola «Geometria delle passioni. Paura, speranza, felicità: filosofia e uso politico» Ad un certo punto parla di “politica come governo delle passioni”. Lei crede, come Abate, che il mio testo non governi a sufficienza le passioni che esprime e sia troppo passionale? Va bene. Che male c’è?
    Il discorso fatto per la passione, vale anche per la morale. Mi creda, non c’è nulla più lontano da me della logica elementare “buono/cattivo”. So che ognuno di noi è affetto da tutte e quarantotto le passioni indicate da Spinoza nella sua Etica. Certo, sono tutte mutevoli e instabili. In alcuni momenti c’è più la gioia, in altri più la tristezza, in altri ancora il timore o la speranza. La bontà e la cattiveria sono in ognuno di noi. È per questo che in politica, pur dovendo accettare, obtorto collo, la logica dell’amico/nemico, certe volte mi capita di “addolcirla” nella logica amico/avversario. In certi altri momenti, però, mi capita il contrario: vengo preso dalle parti più “animalesche” di me e faccio mio l’aforisma di Aristotele: «Cari amici, non ci sono amici». Nulla, comunque, che possa essere ridotto a una logica elementare “buono/cattivo.” Mio padre e mia madre sono morti da decenni! Sono cresciuto e non ho bisogno più della mamma che mi baci la bua. Le mie ferite me le curo da me.
    «Le Istituzioni italiane, a cominciare dal Governo e dal Parlamento, sono moralmente responsabili dell’ecatombe» non è una frase in cui io “moraleggio” . Il mio è un giudizio politico. Abate non lo ritiene sufficiente perché vorrebbe che giudicassi l’attuale Governo e l’attuale Parlamento oltre che “moralmente” anche “politicamente” responsabili dell’accaduto. Ho spiegato nella mia replica perché ho scritto “moralmente”. Il resto, cioè il rapporto politica-morale, non penso sia materia da commenti in un blog. Già per chiaririmi un po’ con lei sono arrivato a 6.762 battute (spazi inclusi) e non ho ancora finito. Figurarsi parlare del rapporto politica-morale!…
    D) Avevo scritto che «Io rappresento solo me stesso: magari passionale, umorale, retorico… niente di più» e lei per questa frase mi taccia di “relativismo”, “individualismo”, di ‘libertà’ e indipendenza dai condizionamenti, che le “ ricordano tanto il cavallo di battaglia di qualcuno”…Dio mio, cosa avrò fatto di male! Rileggo la frase, ripenso al contesto: Abate mi diceva che col mio scritto rappresentavo “una certa area di sinistra”. Gli ho fatto presente che con quel testo rappresentavo solo me stesso. Che c’entra tutto questo con l’individualismo e il relativismo?…Tuttavia, fin qua, posso anche lasciar correre. Quando, però, accosta la mia frase a una del Papa e a un’altra di Priebke, lei compie un’operazione semplicemente delirante e, per certi versi, offensiva. Io non sono sua Santità e non sono il boia, ho una storia personale, familiare, collettiva, culturale, politica completamente diversa. La mia frase l’ho scritta qui, in risposta ad Abate e in un preciso contesto. Non conosco la frase del Papa e quella di Priebke, non so in quali contesti siano state pronunciate, lei fa il processo alle mie intenzioni e si permette di insinuare che avrei il loro stesso “cavallo di battaglia”. Qual è poi questo cavallo di battaglia? L’individualismo?… Il relativismo?… Lei si rende conto di quanto sia arbitrario questo suo modo di procedere? E accusa me di ricorrere a una “logica elementare”! Mi accusa più avanti di mettere tutto sullo stesso piano, di non saper operare differenze, di non distinguere bisogno da sogno, di voler imporre sogni…Per carità! Si ricordi questa frase di Fortini:“Due persone che dicono la stessa cosa, in realtà non dicono la stessa cosa” proprio perché hanno menti, culture, storie ed esperienze diverse. Lasci stare Sua Santità dove si trova e lasci marcire finalmente il boia.
    E) La differenza fra la mia posizione politica è quella di Abate, ridotta all’osso, è la seguente: lui ritiene che non esiste più una destra e una sinistra e che il sistema dei partiti in blocco rappresentino un nemico per la crescita di un progetto politico, culturale e sociale anticapitalistico, tant’è che lui (coerentemente) non è andato a votare. Io, invece, ritengo che vi siano ancora differenze fra destra/sinistra e che il mio nemico principale sia il centrodestra. Di conseguenza, ho ritenuto giusto votare SEL alla camera dei deputati e PD al Senato, per quanto non mi rappresentino adeguatamente.
    Detto questo, non ritengo questa posizione politica completamente soddisfacente ai miei stessi occhi e non penso che configuri una “scelta di vita”. Per me esprime soltanto la verità di ciò che capisco di questa congiuntura politica e di questa fase della storia d’Italia. Sbaglio? È possibile. Ma voglio sbagliare con la mia testa. Quanto al resto, mi pare che questa discussione sia durata persino troppo e chiedo scusa a chi pazientemente mi abbia seguito fin qua.

  15. Rita Simonitto

    Anch’io chiedo scusa ai lettori per la loro pazienza e a Salzarulo per la pazienza aggiuntiva di aver dovuto contare le battute del mio intervento (peccato che non fossero battute umoristiche, altrimenti, con quella cifra, avrei vissuto di rendita mettendo su un bel cabaret!) e per il fastidioso ronzio di mosche alle orecchie che ha dovuto patire: pertanto non abuserò oltre perché non voglio qui espormi al quousque tandem di catiliniana memoria.

    Nello stesso tempo non posso esimermi dal ringraziarlo per le precisazioni fatte: alcune mi sono state davvero di chiarimento soprattutto quelle sub A e B. Le altre mi sono state utili per frenare la mia precipitosità di valutazione e di esposizione e per riconoscere, ancora una volta, quanto sia adeguata la frase di Fortini, che ricordo bene: * “Due persone che dicono la stessa cosa, in realtà non dicono la stessa cosa” proprio perché hanno menti, culture, storie ed esperienze diverse* e alla quale, nel mio piccolo, aggiungevo il consiglio di visione del film “Il deserto dei Tartari” di V. Zurlini, tratto dall’omonimo libro di D. Buzzati.
    Grazie e mi scuso ancora per l’abuso.

    R.S.

  16. Ennio Abate

    « La differenza fra la mia posizione politica è quella di Abate, ridotta all’osso, è la seguente: lui ritiene che non esiste più una destra e una sinistra e che il sistema dei partiti in blocco rappresentino un nemico per la crescita di un progetto politico, culturale e sociale anticapitalistico, tant’è che lui (coerentemente) non è andato a votare. Io, invece, ritengo che vi siano ancora differenze fra destra/sinistra e che il mio nemico principale sia il centrodestra. Di conseguenza, ho ritenuto giusto votare SEL alla camera dei deputati e PD al Senato, per quanto non mi rappresentino adeguatamente»; .« mi pare che questa discussione sia durata persino troppo» (Salzarulo)

    Non troppo. Quel tanto per avere una riprova che, appena si ripresenta la suddetta contrapposizione politica, ogni discussione o “critica dialogante” salta. E rischia di saltare anche l’amicizia. Prevale la voglia di chiudere in fretta: «L’arte coabita con la mia passione ideologica e tradiscono l’artista? Fa niente. Non mi sembra un grande danno». Ad Abate lo scritto di Salzarulo appare passionale e retorico? E che importa: « Altri lettori (e lettrici) hanno mostrato un apprezzamento diverso per il testo. Tutto qui e tutto finisce qui».
    Salta ogni possibilità di valutare *insieme* ad altri che la pensano diversamente sia la funzione della poesia ( o dell’arte) in relazione alla «passione ideologica», sia la *qualità* (anche politica) della propria «passione ideologica». Perché non si può dire che essa manchi in me o in altri o negli avversari di “destra” di Salzarulo. E sarebbe il caso di precisare quali passioni vadano assecondate e quali possibilmente frenate e perché… Non importa. Ciascuno rifletterà sulle questioni con se stesso o con i “suoi”. Io credevo di aver colto nello scritto di Salzarulo persino alcuni accenni autocritici. Mi sono sbagliato. Ammetto che avrei fatto meglio a tagliar corto. Come fa ora Salzarulo e come fa avendo capito l’antifona, Rita Simonitto.

  17. Penso che parlare di guerre e delle sue conseguenze(nelle cui seconde è lo scritto di Salzarulo) bisogna veramente saperlo fare bene, tanto come di conseguenza in conseguenza bisogna saper proporre per bene uno scritto del genere di Salzarulo, che può infatti riscuotere, come in parte ha generato, il consenso incondizionato di alcuni, ma che per altri , secondo vari registri, appariva della solita retorica, come una ripetizione di certi approcci letterari, saggistici, poetic, in cui i temi della denuncia e della propria nausea, sono presentati da anima bella, ma così bella da non potersi permettere di rimanere senza punti di riferimento, in cui infatti siamo, nello smarrimento che pertanto richiede una forza di carattere notevole in quanto fermamente indipendente da qualsiasi traccia di appartenenza partitica, elettorale, a questo o quel guru, movimento, gruppo conforme alla partita dei poteri, che pur di vendersi come democratici, sarebbero capaci di bombare e armare i ribelli anche qui da noi , come del resto hanno fatto costruendo a tavolino tanti gruppi di falsa società civile , o di dissenso etc etc….

    Il muro di gomma, come perlomeno l’ho vissuto io, è la mancanza di profondità o meglio di semplice desiderio nell’affondare le proprie analisi ad autoanalisi , dritte dentro il fallimento totale della società a cui (non) possiamo appartenere se c’è rimasto un minimo senso della vita e della morte…il problema che si evidenzia anche in queste pagine su questo tema, che certe guerre che sembravano e sembrano tuttora così lontane da noi, ne nascondono altre non convenzionali già avvenute , qui, in Italia, di cui ogni volta è buona per non parlarne sul serio, tanto come sul serio non si è potuto affrontare l’argomento guerre da cui si generano i milioni di profughi, di schiavida settant’ann…si pensa alle soluzioni, a questa o quella cancellazione della bossi-fini, o a questo o quell’anticapitalismo, senza voler minimamente, non dico parlare, ma nemmeno conoscere i signori della guerra dentro i nostri mitici fratelli italiani, dal loro capo napo nato in testa a tutti gli altri, insospettabili del pd e anche di sel, come pure chiaramente i piu facili da individuare dentro i tecnici o dentro il pdl e destre analoghe.

    Queste sopra sono basi o fondamenta minate dalle guerre non convenzionali che si sono svolte nel teatro tragico dalla liberazione a oggi qui in italia, e chiaramente dalle loro macerie, nessun prodotto sarà possibile sul piano culturale artistico, letterario o poetico, a meno che vi sia la consapevolezza grammo per grammo dei rapporti con le macerie. Non credo pertanto che la parola amicizia aiuti, poiché la conoscenza dei fatti della storia di una parte è completamente diversa da quella dell’altra, e ciò rispecchia anche quanto avvenuto in altre pagine fra semplici frequentatori . E’ la nostra guerra, incomunicabilità totale.

  18. Ennio Abate

    STRASCICHI DI UNA DISCUSSIONE

    Leggetevi questo articolo di Manlio Dinucci (e in particolare l’ultimo punto che ho messo in grassetto) e poi valutate per conto vostro se il “nemico principale” sia ancora o soltanto il centro-destra, mentre un voto al centro-sinistra si può sempre continuare a darlo anche se non ci rappresenta “adeguatamente”.
    Già che ci siete, valutate anche cosa stavano preparando Letta, Alfano e il governo mentre proclamavano la “giornata di lutto” per la tragedia (apolitica) di Lampedusa.

    ————————————————————————————————
    I preziosi doni di Letta a Obama

    Manlio Dinucci

    Essere ricevuti alla Casa Bianca equivale oggi, in Occidente, a quello che un tempo significava essere ammessi a corte. Il gran giorno per Enrico Letta sarà dopodomani, quando verrà accolto dal presidente Obama. Portando in omaggio preziosi doni. Lo si capisce dal comunicato della Casa Bianca.

    Anzitutto «il Presidente e il premier Letta sostengono entrambi la Partnership transatlantica per il commercio e gli investimenti». Il progetto di una Nato economica, voluto dalle multinazionali e grandi banche Usa, al quale il presidente Napolitano, lo scorso febbraio alla Casa Bianca, ha espresso incondizionato appoggio ancor prima che l’accordo sia scritto e ne siano valutate le conseguenze per l’economia italiana (soprattutto per le pmi e le aziende agricole).

    Altro tema dell’incontro sarà «la cooperazione Usa-Italia nella Nato». Ossia la cooperazione italiana alla presenza di comandi e basi militari Usa, cui si aggiungono le strutture Nato sempre sotto comando Usa. Letta assicurerà Obama che il Muos di Niscemi sarà completato, nonostante l’opposizione popolare.

    Gli assicurerà che l’Italia resterà nel programma del caccia statunitense F-35, comunque si esprima il parlamento. Lo testimonia il fatto che, nonostante la Camera (26 maggio) e il Senato (16 luglio) abbiano impegnato il governo a non acquistare caccia F-35 senza che il parlamento si sia espresso nel merito, il 12 luglio è stata consegnata all’impianto di Cameri la fusoliera del primo F-35 «italiano» e, il 30 luglio, il Pentagono ha ordinato alla Lockheed Martin i primi 6 dei 90 F-35 che l’Italia acquisterà. A un prezzo ancora da definire: nel budget 2014 del Pentagono, i primi 29 caccia costano 219 milioni di dollari l’uno, che salgono a 291 compresi sviluppo e collaudo.

    Terzo tema dell’incontro quello delle «comuni sfide in Nordafrica e Medio Oriente». Letta assicurerà Obama che l’Italia, oltre a restare in Afghanistan quale «nazione quadro» dopo il 2014, si occuperà in Libia di ricostituire esercito e istituzioni e di disarmare le milizie.

    Non a caso, tre giorni prima il ricevimento di Letta alla Casa Bianca, il suo governo ha lanciato la «missione militare umanitaria», il cui scopo dichiarato è rendere il Mediterraneo «un mare sicuro». Obiettivo dell’operazione, dichiara il ministro della difesa Mario Mauro, è quello di «triplicare la nostra presenza, in termini di uomini e mezzi, nell’area sud del Mediterraneo, per una missione militare-umanitaria con lo scopo di contenere la crisi dovuta in parte alla situazione di ‘non Stato’ in cui si trova la Libia».

    Le stesse forze aeronavali, usate nella guerra che ha ridotto la Libia a un «non stato», vengono ora mandate a «contenere la crisi» che ne è derivata. Si strumentalizza la tragedia umana provocata dalla guerra, di cui le ultime stragi nel Mediterraneo sono solo la punta dell’iceberg. I salvataggi dei naufraghi, sotto gli occhi delle telecamere, servono ad accreditare l’idea che occorre potenziare le forze armate, sempre e ovunque impegnate in «missioni umanitarie».

    Se il vero scopo fosse salvare vite umane, non si userebbero navi da guerra, costosissime e non adatte a tali operazioni, ma si creerebbe una apposita task force civile. Scopo reale della missione, che triplicherà la presenza militare italiana nell’area sud del Mediterraeo, è rafforzare la strategia Usa/Nato in Nordafrica e Medio Oriente. Sulla missione «umanitaria» Obama loderà Letta sotto gli occhi delle telecamere. Quelle che ci mostrano le tragedie del Mediterraneo, invece, tra non molto si spegneranno. E altri barconi affonderanno in silenzio.

    (il manifesto, 15 ottobre 2013)

  19. emilia banfi

    Davvero triste . Che fare? Restare a guardare? Ad ascoltare? Non andare a votare? E se andassimo a votare chi è colui che è al di sopra di ogni sospetto? Penso che non ci siano svolte il mondo si distruggerà nel momento in cui i potenti lo decideranno, loro si salveranno e forse tutto ricomincerà allo stesso modo . La speranza che è l’ultima a morire (anche se io non credo in essa ) darà sempre e comunque le stesse risposte.

  20. Rita Simonitto

    @ Emy

    Il disfattismo della seconda parte del tuo intervento è l’esito ‘necessario’ della modalità con cui affronti il problema nella prima parte del discorso.
    *Che fare?*, chiedi, e le tue risposte, ovviamente, non possono che essere insoddisfacenti, al momento.
    Ma bisogna intendere che cosa significa *restare a guardare*, *ascoltare*.
    Saper guardare e saper ascoltare non è la posizione ‘passiva’ che solitamente si immagina ma significa orientare la propria mente al di fuori di un pensiero ‘unico’, al di là dei nostri desideri che vorrebbero che i fatti del mondo andassero nella direzione che ci aggrada (e tranquillizza) di più, verso *colui che è al di sopra di ogni sospetto*.
    Le cose che scrive Dinucci non sono una novità: prima erano ANCHE ‘offuscate’ dall’antiberlusconismo che vedeva nel personaggio di B. la fonte di tutti i mali.
    Tu però, pur nel tuo disfattismo, hai detto una cosa corretta in merito ai potenti: sono loro che prendono le decisioni. Per questo è importante cercare di capire, fare delle ipotesi teoriche su ciò che si muove a monte, nelle stanze – pur blindate – del potere. Perché quando il loro movimento è arrivato a valle i giochi si sono ormai fatti e chi si è fatto agnello viene mangiato dal lupo.
    Infine, le cose non si svolgono mai nello stesso modo anche se in apparenza sembra così. Tunisia, Egitto, Libia e ora Siria e Italia: uno stesso ‘copione’ che può essere ‘recitato’ diversamente.

    R.S.

  21. Ennio Abate

    “Se il vero scopo fosse salvare vite umane, non si userebbero navi da guerra” (Dinucci)

    Parafrasi possibile per quelli che stanno in basso:
    Se, anche per noi, il vero scopo fosse salvare vite umane, non dovremmo votare o collaborare con quelli che direttamente o indirettamente le distruggono”.

    Se ne deduce che, sia in alto che in basso, troppo spesso gli scopi dichiarati non sono quelli veri.

    Ulteriori domande:
    Perché quelli che stanno in alto usano navi da guerra (invece di “un’apposita task force civile”)?
    Perché quelli in basso continuano a votare e a collaborare direttamente o indirettamente per i partiti (di destra e di sinistra) che mentiscono sui veri scopi delle loro azioni?

    Possibili risposte:
    Perché, come sostiene Dinucci, la strategia Usa/Nato in Nordafrica e Medio Oriente di quelli che stanno in alto in Occidente prevede da tempo una gestione militare e niente affatto umanitaria delle crisi verificatesi in queste zone e, per farla accettare agli intellettuali democratici usano il linguaggio “democratico”: queste cose le chiamano “guerre umanitarie” o “per la democrazia” e gli intellettuali democratici si azzittiscono o pensano che dopotutto una guerra democratica può essere accettata anche in un Paese che nella sua Costituzione ha scritto: ripudiamo la guerra. .
    Perché quelli in basso temono la verità e preferiscono fino all’ultimo stare coi più forti (dai tempi di Pisacane per fare un esempio ai tempi di Mussolini, ai tempi della DC, ai tempi di Berlusconi e ora di Napolitano-Letta); e li abbandoneranno solo quando dovessero arrivare altri più forti degli attuali.

    « Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἂνθρωποι μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς. – E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce »
    (Giovanni, III, 19)

    Scrivere nell’attesa, se possibile, una poesia civile o incivile o esodante su questa traccia.

  22. emilia banfi

    Sono un’incivile che ascolta
    incivile come il mio televisore
    Nonna me lo leggi?
    Esco torno presto
    Eh no ancora lui ma cavoli è morto!
    Oggi è venuta la pedicure guarda qua
    C’era una volta un vecchio falegname
    Cinquecento minuti e cinquecento sms
    Che fregatura a me quattrocento
    E’ pronto!
    Devo spedire il curriculum
    è il dodicesimo ma siamo seri
    Per me è finito
    Altri morti guarda là! Guarda!
    La nonna non mi da l’ovetto!
    Blitz in borsa
    Renzi è contro
    Il partito parli al cuore e alla pancia
    Donne vere , serie
    Lassismo di Stato
    Troppo sale il sale fa male
    Hai visto il Giuseppe che fine
    Passami il pane
    Missione umanitaria c’è da crederci…
    Maaa c’è dell’uva?
    Domani sono a Napoli vado e torno
    Svendite eccezionali
    capi provenienti da procedure giudiziarie
    Questo Papa ti piace?
    Nonnaaa vai avanti
    Sì andiamo in camera.
    Emilia Banfi

  23. DONATO SALZARULO

    Nel pomeriggio ho letto anch’io quest’articolo di Dinucci. Ha una rubrica settimanale sul Manifesto e lo leggo sempre volentieri. Lo trovo preciso e puntuale. Bravo, grande saggista e geografo. Siamo davvero messi male. Ah, com’era giusto quello slogan: “Fuori l’Italia dalla Nato!…Fuori la Nato dall’Italia!…”. Peccato che sia rimasto uno slogan.
    Se abitassi in Sicilia, parteciperei alle manifestazioni popolari contro il Muos di Niscemi e se fossi onorevole o senatore chiederei di potermi esprimere nel merito dell’acquisto degli F-35. Vedrò come si comporteranno i deputati di SEL alla Camera. Al Senato, la situazione è un po’ più difficile. Osserverò le scelte di Mario Tronti e Luigi Manconi, tutti e due senatori del PD. Non sono mai stato un loro fan. Però, sono due persone che, come suol dirsi, hanno una storia.
    Lo sai: non sono iscritto al Partito Democratico e non sono neanche un loro elettore. Li ho votati al senato per via del “porcellum”. Votare Grillo per me era impossibile. Fiutavo la “nuova destra” dietro il populismo antipartito. Astenermi non mi sembrava giusto…Che dire?… Datti da fare e con chi la pensa come te, fonda un nuovo partito. Hai detto che sei testardo. Premierò la tua testardaggine e ti voterò.
    Tornando all’articolo di Dinucci, devo dirti che queste notizie per me non rappresentano una novità. Conosco l’orientamento “atlantico” del PD e credo che per ragioni geo-strategiche, allo stato attuale, non possa essere modificato (ammesso che ci sia qualche leader nel PD che si proponga di modificarlo). Soltanto la costruzione di un’Europa politica (col suo relativo esercito), potrebbe forse aprire la strada alla rimessa in discussione di questa alleanza. Ma, al momento, siamo nel campo dei desideri. Del resto, perché il PD dovrebbe proporre all’Italia di uscire dalla Nato, se verso la fine del 1991, il governo di Boris Eltsin pare che abbia chiesto di aderire a questa alleanza? Anche con Putin, nel periodo 2001-2003, l’attenzione privilegiata era rivolta agli USA. Non dimenticare che Putin offrì agli Usa le sue basi per attaccare l’Afghanistan. Alla Nato hanno chiesto l’adesione o sono già entrati molti Paesi dell’ex impero sovietico. Fatto che devo dire mi ha sempre sconcertato molto. Stavano proprio male!…
    In questa situazione geopolitica perché dovrebbe uscirne l’Italia? C’è qualcuno (partito o anti-partito) che lo sostiene anche solo timidamente? Al massimo propongono di uscire dall’euro!
    Nel trascorso decennio Putin ha un po’ più “stabilizzato” la Russia economicamente e militarmente. Ne hanno fatto le spese alcune nazioni. Ad esempio, nell’agosto del 2008 Putin invase la Georgia con 40.000 soldati e relativi carri armati. Il presidente Saakashvili credeva di essere davvero “indipendente” e pensava di poter aderire “liberamente” alla NATO…Mal gliene incolse! Tu, però adesso, immagina per un momento di essere un giovane cittadino georgiano. Ti chiederebbe: “Possiamo o no decidere di allearci con chi vogliamo?”. Gli risponderesti: “No, figliolo!…A noi tocca la Nato e a voi la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI)” E, magari, gli regalerai un bel saggio sugli imperi e le politiche di potenza degli Stati, sul ruolo della violenza nella storia, ecc. ecc. Ti prego, non è che adesso lo scrivi davvero!…
    A parte gli scherzi, non ritengo infondata l’ipotesi di Manlio Dinucci che « Scopo reale della missione, che triplicherà la presenza militare italiana nell’area sud del Mediterraeo, è rafforzare la strategia Usa/Nato in Nordafrica e Medio Oriente». Questo soprattutto se penso a quanto è successo recentemente in Siria e al ruolo svolto dalla Russia nel fermare la minaccia di bombardamento USA e francese contro Assad. Che figura Hollande!

  24. emilia banfi

    A Rita Simonitto:
    Disfattismo? Non so… la cosidetta democrazia uccide, divide, spacca, pensa a salvarsi il culo ed io che ci penso e che sto ad ascoltare divento una disfattista. Sai Rita quanti disfattisi conosco! “Hai detto una cosa corretta in merito ai potenti :sono loro che prendono le decisioni”così tu mi scrivi, ed io ti rispondo che in questo “corretto” sta tutto il mio “disfattismo” che io chiamerei -guardare in faccia la realtà- cosi come è , edulcorarla per non stare male non gioverebbe ne a me ne a nessun altro Oppure vogliamo pensare che spiragli ce ne siano , che tutto potrebbe ancora cambiare… non ci credo e non mi sento disfattista. La vita e il suo pensiero devono camminare insieme e salvarsi insieme, sarebbe terribile se ognuno andasse per i fatti propri. Ciao Rita un abbraccio.

  25. Ennio Abate

    @ Salzarulo

    «Siamo davvero messi male».
    Che fare quando si è messi male?
    Imboccare la strada “pragmatica” (chiamiamola così per approssimazione senza risalire alle concezioni teoriche…) o *la strada da costruire* ( che non si vede dove porta, non è più la Prospettiva Nevskij (1), non è più La Terra Promessa di un esodo finalizzato)? Rileggere la lucida poesia di Robert Frost, di recente riproposta su questo blog e che ben aiuta a mettere a fuoco sul piano etico ( non su quello politico) la questione (2).
    Non servono le nostalgie ( « com’era giusto quello slogan: “Fuori l’Italia dalla Nato!…Fuori la Nato dall’Italia!…”.»). Le manifestazioni popolari contro il Muos di Niscemi, in assenza di un partito capace di guidarle secondo una strategia, non potranno superare la soglia della semplice testimonianza di un dignitoso dissenso. Tronti e Manconi, “critici dall’interno” del PD, hanno le mani legate proprio dalla scelta di starci. Hanno «una storia»? Ma ci sono tanti altri che hanno «una storia». Ci sono, infatti, *varie storie* nella ex (per me) sinistra. E tutte sarebbero da riesaminare. Nella recensione al libro di Daniele Balicco «Non parlo a tutti. Fortini intellettuale politico», ho scritto con convinzione: « Ma davvero, sotto l’urto del dopo, per la generale sconfitte sia dei seguaci dello stalinismo sia dei movimentisti fautori di un’«altra linea», il ripensamento sulla “nostra” storia non può più accontentarsi di una sorta di maggiore nobiltà delle “eresie”. Per noi è venuto meno tutto: ortodossia e eresia! Dicendo ciò, non voglio fare il nichilista o rinunciare alla ricerca di «buone rovine». Non le cercherei però esclusivamente nella “zona degli eretici”, come mi pare stia facendo la revisione storiografica dell’«Altro Novecento» diretta da P.P. Poggio, ma anche nella “zona degli ortodossi”. Se non oltre queste due suddivisioni di comodo per ripensare tutta la storia e gli intrecci anche ambigui tra sinistra e destra».

    E poi il partito che manca mica lo costruisce un unico testardo o alcuni testardi. Siamo davvero indietro su questo punto. Nessuna analogia è possibile con gli anni in cui Lenin o Gramsci potevano porre il problema. Non si è riusciti a farlo neppure negli anni di fermento del ’68-’69, che hanno visto solo delle caricature dei veri partiti. Lo stesso dibattito tra chi vuole la «costruzione di un’Europa politica (col suo relativo esercito)» e gli antieuropeisti (economicisti, si sarebbe detto una volta) che, criticano l’Europa costruita sulla moneta per riproporre al massimo un’uscita dall’euro e un “poi si vedrà” è un altro segno di questa *immaturità* dei tempi e dell’assenza delle condizioni in cui si possono fare scelte chiare e decisive. E perciò chiedersi in questo momento « perché il PD dovrebbe proporre all’Italia di uscire dalla Nato», oltre a dar credito a un partito arraffazzonato che è un minestrone di ex-comunisti ed ex-democristiani senza strategia se non di sopravvivenza, è perdita di tempo. Quanti sono insoddisfatti della cornice politica attuale dovrebbero riconoscere che non ci sono scorciatoie e possibilità di agire. Si può però non collaborare e criticare apertamente, e dovunque sia possibile, chi (il PD innanzitutto) tale cornice la impone e la difende.

    @ Banfi
    « Sai Rita quanti disfattisti conosco!».
    Conoscerli sì, ma approvarli? I disfattisti non sono quelli che guardano «in faccia la realtà», ma quelli che non la guardano e non la vogliano guardare. La realtà è sempre in trasformazione ed è arduo guardarla e seguirla – senza illudersi e senza arrendersi – nelle sue spesso imprevedibili mosse. La vera poesia? C’è quando s’acchiappa anche solo per un attimo e anche solo per la coda la realtà!

  26. emilia banfi

    @ Abate:
    Siete voi che li chiamate disfattisti!!!! Certo si può lottare (come se non l’avessimo già fatto…) tutto si può fare .

  27. ro

    (((Disfatta- disfattismo)))

    Devo dire che o io ho compreso le parole di Rita rivolte a Emi e quel che scriverò come conseguenza alla seconda ipotesi potrete prenderlo come meglio vorrete, oppure non le ho affatto afferrate e quel che scriverò è solo una proiezione del mio essere cosciente: finché non si prenderà atto della nostra “disfatta” (sconfitta ad opera di chi e di quanti, come e perchè lungo quale quando etc etc), e non lo si farà su tutti i piani “militari” coinvolti in senso stretto( e beati a noi se fossero solo i muos, o gli f.35 o un solo territorio) e in senso ampio (culturale, mediatico, etc etc) , sarà impossibile provare a pensare (prima che a fare) quale e quanta debba essere la tabula rasa necessaria che quindi impone per forza , irrazionalmente e razionalmente, emotivamente e senti-mentalmente, una dose di disfattismo nel senso di distruggere tutto ciò che impedisce mortalmente qualsiasi tipo di costruzione ..

  28. ro

    (((se uno si ammala e non sa di cosa e perchè si è “sfatto” o ammalato, e non vuole nemmeno provare a “pensarci”, difficilissimo che possa attecchire qualsiasi tipo di altro “fare”/ cura)))

  29. emilia banfi

    Sì cara Rò ci sarebbe il voto…ma chi non va a votare dovrebbe essere un disfattista direi il massimo del disfattismo o no?

    • ro

      ah ah ah ah Emy…scusa se ripeto la risata che ogni tanto spunta dalle tue guance:-)….ti chiedo: siamo ancora qui a credere al fattismo del voto votaiolo?

      Dopo tutti gli ex-voto di ogni tipo e metallo, totalmente falliti e di fronte ai quali quelli appesi nelle edicole sacre hanno raccolto più risultati di qualsiais miracolo, siamo qui ancora credere al voto? a coloro che digiunano come l’esimio democristiano, pardon come l’esimio democratico Giacchetti, che sicuramente ci è e ci fa?

      mi ci gioco le mani con cui ti sto scrivendo, e pure i piedi anche se ‘ste tastiere non vanno anche pedali, giuro che se nessuno andasse a votare, nè i fantocci di Grillo , né quelli di Napo Nato, di Boldrini e di Berlusconini, sarebbe il primo fatto veramente rivoluzionario e quindi anche militare …lasciarli soli, completamente isolati da tutto il resto, se c’è ancora questo resto.

  30. emilia banfi

    A RO’:

    Disfattista!

  31. ro

    ps
    comunque nel mio intevrento precedente non parlavo di pratica operativa, ergo quindi anche di non voto, ma di altro di ben più preliminare…potresti dirmi cosa ne rifletti , provi e pensi?
    grazie
    🙂

  32. ro

    emì ma che c’hai la connessione automaticata peggio di Matrix????
    ma al di la di questo, puoi per favore scrivere piano piano i tuoi pensieri senza etichette , slogan, e cazzate da fesbuc?le tue poesie non lo sono , quindi puoi farcela

  33. emilia banfi

    Oh no ! cara Rho davvero no ce la faccio- Sarei prolissa cadrei nel banale, comincerei a parlare di me, di ciò che mi ha deluso nel tempo nel tempo nel tempo…del tempo del tempo del tempo… : continua a leggere le mie poesie, Con le descrizioni , i commenti o discorsoni sono di una noia incredibile e poi mi odieresti. Ce l’ho con quasi tutto il mondo dico quasi perché ciò che non sta nel quasi è meraviglioso per fortuna!!!!!!!!!! Un abbraccio. Ti ho mandato una mail.

    • ro

      ma come!?! io sono qui , nel senso che passo di qua quasi e quasi senza quasi, del tutto per tutto te e tuoi temy, e tu mi ti sposti di là? sembra di essere a comacchio e sfuggi all’agorà sempre come e più d’una anguilla
      🙂

  34. emilia banfi

    Uhè, non sono un’anguilla sono una rondine poi ritorno.

  35. DONATO SALZARULO

    1. – Non esageriamo con questa metafora delle rovine! Se sono utilizzabili (buone) o se non sono utilizzabili (cattive) dovrebbero servire alla ricostruzione o alla nuova costruzione di un edificio che andrebbe, innazi tutto, progettato. Se, come dici tu, nella «cornice politica attuale non ci sono scorciatoie e possibilità di agire», la discussione si sposta a livello etico. Mi citi Frost per dire che stai prendendo “la strada meno battuta”. In realtà, tu con me, finora non hai discusso del livello etico (quali sono le eventuali finalità di un’etica che si appropri delle “buone rovine” comuniste, su quali presupposti dei comportamenti umani si basi, quali contenuti descrittivi o normativi presenti, in che relazioni si trovi con altre etiche, ecc.), ma del livello politico. Anzi, neanche del livello politico, ma di quello elettorale. E critichi me, anche con un certo livore, per aver votato SEL (3% elettorale) alla Camera e PD al Senato. E continui ad imputarmi una sorta di “collaborazionismo” col (tuo) nemico(principale): che manco a farlo a posta è questa scalcagnata sinistra (per te ex) che ci è rimasta. Ma scusa il 3% è la “strada meno battuta” dagli elettori. Anche Ingroia e i partitini che lo sostenevano si son visti attribuire risultati irrisori. Tu che non sei andato a votare, fai parte di un calderone che, se non ricordo male, ha superato abbondantemente il 20%. E che nelle successive elezioni amministrative ha sfiorato il 50%. Dico sei in buona compagnia con le opinioni e i sentimenti “antipartito” e “antisistema” dell’elettorato. Certo, se ti presenti alle elezioni e il programma del partito che vorresti, del tuo Noi (al momento inesistente) è quello che si può immaginare dai pensieri che vai esponendo, le percentuali forse non sarebbero superiori a quelle di Vendola o di Ingroia. Allora sì che ti troveresti anche tu sulla “strada meno battuta”. Ora no, ora sei su quella elettoralmente abbastanza battuta.
    2. – Torniamo al piano etico. Quale sarebbe la “strada meno battuta”? Le “buone rovine” tu le cercheresti non solo nella “zona degli eretici”, ma anche in quella degli “ortodossi” «per ripensare tutta la storia e gli intrecci anche ambigui tra sinistra e destra.» Cavolo! Sfondi una porta aperta. In questo momento storico abbiamo in Italia sotto gli occhi il prodotto di questi “intrecci ambigui stra sinistra e destra”. È il Movimento 5 Stelle: a) È un “Movimento” e non è un “Partito”. In realtà, è un partito anche molto personale e padronale; b) I loro onorevoli non sono “onorevoli” ma “cittadini” (in omaggio alla Rivoluzione Francese); c) Ogni onorevole, pur essendo stato eletto come rappresentante dei cittadini, sostiene di “non rappresentare” nessuno perché “uno vale uno” (salvo Grillo e Casaleggio che valgono per tutti); d) propugnano la “democrazia diretta” della Rete, quella per cui Rodotà (persona che stimo moltissimo) doveva diventare presidente della repubblica perché scelto da qualche migliaio di “connessi” (e, allora, perché non farlo eleggere direttamente da tutti gli elettori?…Infatti, così hanno dato un ottimo argomento a chi propugna il presidenzialismo- la destra – o il semipresidenzialismo- certa sinistra -); e) tra destra e sinistra non c’è più differenza, i partiti sono tutti uguali, tutta casta da mandare a casa; f) anche gli immigrati è meglio che restino a casa…e così via
    Sul manifesto di Domenica 13 ottobre, Alessandro Dal Lago, che non è certo tenero con la sinistra esistente, ha scritto un articolo. Titolo: «Beppe Grillo fotocopia di Marine Le Pen». Tu che sei stato così pronto a far conoscere ai frequentatori di questo blog, attraverso l’indimenticabile Piotr, il vibrante intervento del senatore grillino Battista, perché sei così omissivo e tiepido, nell’analisi di questo Beppe Grillo fotocopia di Marine Le Pen? Sempre così pronto a offrire materiali per denunciare l’”imperialismo democratico”, appari così silenzioso e reticente verso questi fenomeni…Incredibile! È vero che non l’hai votato, ma ricordo benissimo la fregola che ti prese, quando ti sembrò che potesse essere il maglio per assestare un colpo al “sistema dei partiti”. Nel primo esame analitico di QUESTA VITA NON MI VA hai rimproverato falsamente e ingenerosamente a Cologno Solidale e Democratica (la Lista Civica di cui faccio parte) l’acquattarsi in “un prudente silenzio pre-elettorale” sulla proposta del Villaggio solidale e continui a tacere su un Grillo che richiama brutalmente il tuo applaudito Battista e tutti gli altri senatori al fatto che : “Se avessimo messo l’abolizione del reato di immigrazione nel nostro programma avremmo ottenuto percentuali da prefisso telefonico”. Nessuno che si indigna, nessuno che protesta contro questa concezione così strumentale della politica. E sarebbe reticenza la mia! E sarebbe ipocrisia! E dovrei pentirmi del mio voto!…Renzi mi sta sull’anima, ma Grillo ancora di più. E francamente sono allergico a tutti quelli che danno per morta e sepolta la differenza fra destra e sinistra. Dimenticano l’abc.
    3. – Dunque, proponi di cercare le “buone rovine” oltre che nella zona degli “eretici” anche in quella degli “ortodossi”. Bene. Siamo a posto! Gli ortodossi chi sono? E in cosa sono ortodossi? Nel metodo? Nei contenuti? Quali?…Ascolta, non farmi girare attorno. Stalin per te che cos’è? Un marxista ortodosso? Cosa devo studiare il Breve corso o “I nostri pagliacci caucasiani”?…Mi venivano in mente i caucasiani perché ieri ho letto sul Corsera (pag. 15) questa notizia: «Mosca, esplode la tensione razziale. Raid anti-immigrati, 1.200 fermati». In sostanza, un uomo “dalle fattezze caucasiche”, ha ucciso il giovane Yegor Shcherbakov. «L’accaduto ha impressionato tutti e sabato, ai funerali di Yegor, gli animi si sono infiammati. Così domenica l’intero quartiere è piombato sul locale mercato, frequentato da moltissimi caucasici. Giovani armati di bastoni e spranghe di ferro hanno sfasciato vetrine, incendiato automobili, picchiato chiunque capitasse loro a tiro e avesse la pelle scura. La polizia è intervenuta con le squadre antisommossa, ma solo a fatica è riuscita a riportare un minimo di calma, effettuando anche centinaia di fermi. Ma il sentimento anti-immigrati è fortissimo in Russia e le autorità debbono tenerne conto. Ieri a fianco degli autori delle incursioni si è subito schierato il leader ultranazionalista Vladimir Zhirinovskij. E anche Aleksej Navalny, uno degli esponenti di punta dell’opposizione democratica, ha rispolverato il suo passato nazionalista chiedendo l’immediata introduzione dell’obbligo del visto per i cittadini delle ex repubbliche sovietiche che oggi entrano liberamente in Russia.» Ovviamente questi immigrati in Russia (circa 11 milioni su una popolazione di 143 milioni in fortissimo calo demografico) fanno come da noi i lavori più umili. A cosa sono serviti decenni di “Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche”? A incubare un fortissimo sentimento anti-immigrati non diverso da quello che si sviluppa in ogni maledetto paese capitalista?…
    Ah, sempre ieri ho letto che Cristian D’Alessandro, attivista di Greenpeace, arrestato insieme ad altri 29 compagni, per un’azione dimostrativa contro una piattaforma petrolifera Gazprom nell’Artico, resterà in carcere. Il reato di cui è imputato è pirateria e rischia 15 anni. D’altronde, di che meravigliarsi, Putin è un uomo del KGB. L’apparato politico autoritario del capitalismo liberista russo mostra diverse linee di continuità con quello stalinista della gloriosa patria del socialismo reale. Per non parlare della Cina: come dimenticare Piazza Tienanmen?…
    4. – Caro Ennio, le “buone rovine” cercale dove vuoi. Ma per me la prima buona rovina è la critica di Gramsci al “parlamentarismo nero”. Il conflitto tra interessi contrastanti di gruppi, di classi, di categorie sociali, di ceti deve poter emergere sempre in piena luce. Nell’ultima tornata elettorale io ho capito bene chi era contro il “socialdemocratico” Bersani: sia all’interno del suo partito che fuori. Come leader ha commesso molti errori, ma le forze che hanno lavorato per il governo delle “larghe intese” in Italia vanno da Grillo al Corriere della Sera, alla Stampa, a La 7, al “fatto quotidiano”, a te…Il “socialdemocratico” Bersani non avrebbe fatto nulla di eccezionale. Non avrebbe rivoluzionato l’Italia. Avrebbe continuato a tenere il conflitto sul terreno democratico e forse avrebbe dato qualche risposta alle questioni che ci attanagliano.
    Ti ricordo questo solo per porti un problema che ci hanno lasciato in eredità i nostri padri e che tu dimentichi quasi sempre fra le “buone rovine”: il rapporto democrazia-socialismo. Non è possibile nessuna società migliore senza democrazia. La crisi di un sistema parlamentare, già in grande affanno come il nostro, non prelude a nulla di buono: se le istanze di cambiamento che la nostra società pone non vengono adeguatamente raccolte il rischio è l’implosione, il caos, lo stallo. Forse per questo Tronti, Cacciari, Manconi e tanti altri compagni che vengono da esperienze politiche, sociali e teoriche di tutto rispetto e simili alle nostre si attestano sul terreno democratico. Per quanto mi riguarda, ho visto di buon occhio la manifestazione del 12 Ottobre. Spero che ne vengano ad una. In questa congiuntura storica, la nostra Costituzione è la “via maestra”.
    Cercale, amico mio, le buone rovine, cercale tra gli eretici e gli ortodossi. Però, potresti avere anche un’improvvisa illuminazione e dirti: ma molti di questi ottimi pensatori scrivevano prima di Auschwitz, prima dei Gulag, prima di Hiroshima e Nagasaki, prima del conflitto sino-vietnamita e vietnamita-cambogiano, prima di Tienanmen, prima del crollo dell’impero sovietico, prima…prima…prima…Non è possibile che rivolgessero a se stessi e agli altri domande datate e sbagliate? Tu che parli di “intelligenza del reale”, dovresti ricordare che “una teoria si trasforma in potenza materiale non appena ha presa sulle masse” e che “non basta che il pensiero si spinga sino alla realtà, è necessario che la realtà stessa si spinga sino al pensiero”. La teoria di cui tu vorresti raccogliere le buone rovine è stata “falsificata” (direbbe Popper) dalla prassi storica.
    Tu vuoi consegnarti a un destino di epigono o di profeta. Ma non sarebbe meglio che il ritorno indietro vada al di là delle rovine (buone o cattive che siano) e l’analisi del presente con annessa critica si spinga in direzione di nuovi campi? Dobbiamo chiederci, ad esempio: cosa spinge un giovane come D’Alessandro a rischiare 15 anni di carcere per dimostrare contro la Gazprom?…Perché la battaglia di Istanbul per Gezy-Park?…Perché i gatti non si ammazzano tra di loro (violenza intraspecifica) e, però, mangiano i topi (violenza interspecifica); mentre noi ricorriamo a tutte e due le violenze e siamo capaci di scannarci a meraviglia?…Perché il progetto umanistico (democratico-borghese e socialista) è fallito?…Perché continuare le guerre e non farle diventare, come diceva Moravia, un tabù? Quale antropologia può aiutarci a “fare umanità” non autocentrata su identità ossessive, aggressive ed esclusive?…Perché vogliamo il collettivo e, però, continuiamo a distinguerci con “io…io…io…”?
    Ecco, è necessario che la ricerca prenda aria, respiri; sia capace di allontanarsi dai sentieri tradizionali, dalla lezione dei maestri. S’inoltri davvero in strade non battute.
    PS
    Caro Ennio, sono stanco morto. Come tu sai, scrivo a spizzichi e bocconi e, quasi sempre di sera (se non ho riunioni). Questa discussione aspra, sincera e, dico la verità, anche attraente, non posso più reggerla. Non per cattiveria, per snobismo o per voglia di sfuggire al confronto e rinchiudermi fra i “miei”. Semplicemente perché mi manca il tempo e voglio interessarmi d’altro. Ho voluto accettare la sfida fino in fondo. Il fondo non l’abbiamo raggiunto, ma conserviamocelo per altre occasioni. Dopo questo commento, perciò, non interverrò più sul tema. Ringrazio tutti per i loro interventi e, soprattutto, per la pazienza.

    • Ennio Abate

      AVVISO

      La piega personalistica che ha preso questa discussione sia coi messaggini tra ro e Banfi sia con quest’ultimo intervento di Salzarulo che, sebbene stanco e scrivente a spizzichi e a bocconi (come me del resto), lancia le sue ultime frecciate e saluta, m’induce da una parte a invitare ancora una volta le due amiche a non usare uno spazio pubblico per scambi che sarebbe meglio avvenissero attraverso la loro posta elettronica privata e dall’altra a non replicare qui in alcun modo a Donato.
      Rimando quanti avessero curiosità di sapere quali siano le mie effettive posizioni su Grillo o sullo stalinismo alla lettura dei miei numerosi commenti a vari post sul sito di LE PAROLE E LE COSE. Oppure a chiedermi spiegazioni scrivendo a moltinpoesia@gmail.com
      o a poliscritture@gmail.com

  36. emilia banfi

    Va beh, Abate, è stato uno scambio momentaneo molto breve , spero che i lettori l’abbiano capito.

  37. emilia banfi

    @ Abate

    “….E a non replicare qui in nessun modo a Donato” è triste molto triste…quasi come una porta chiusa in faccia.

    • Ennio Abate

      Rileggi questo passo del commento di Donato:
      “Non per cattiveria, per snobismo o per voglia di sfuggire al confronto e rinchiudermi fra i “miei”. Semplicemente perché mi manca il tempo e voglio interessarmi d’altro. Ho voluto accettare la sfida fino in fondo. Il fondo non l’abbiamo raggiunto, ma conserviamocelo per altre occasioni. Dopo questo commento, perciò, non interverrò più sul tema. “. Stop.

  38. ro

    gentile Ennio Abate, non mi stupisce questo tuo intervento, come altri precedenti tutti, è una delle tante forme di censura perfettamente in linea, peraltro, con il modus operandi degli influencer che in rete, bastonano in vari modi. In realtà anche il tuo è un brand, nonostante ovviamente non te ne renda conto. Paradossalmente ti lamenti di determinate cose, ma poi sei il primo ad averle assorbite. Si ricava tristemente che se Salzarulo o Banfi et simili meritano di essere presi per i fondelli dalla mitica democrazia del voto, tu meriti di essere lasciato solo, cosa di cui ti lamenti, peraltro, come se non fossi la causa e l’effetto. Peccato perché al di la delle conrraddizioni in termini(di non voler essere considerato una guida o un maestro, quando ne usi ogni due per tre la bacchetta), al contrario di centinaia di comuni invisibili senza alcuna possibilità di seguito fuori o dentro la rete, pieni di tante cose da trasmettere, gratis et amore dei, tu avevi un bel gruppetto , patrimonio che ti sei del tutto dissipato…meriti di non aver alcun intervento in questo tuo ” dì_vano” ma cerca quando trasferisci qualcosa che quegli invisibili mettono a disposizione dei lettori senza bacchettarli, di citarne la fonte…se di Dinucci, fino a poco tempo non sapevi neanche chi fosse, cerca nella spicciola deontologia, di citare, come altri fanno rispetto a testi messi a disposzione nel tuo e solo tuo sito, di citarne la fonte visto che si fanno un mazzo tanto cosa che potrai capire perchè in parte sicuramente te lo fai anche tu mettendo a disposizione dei testi…

    ps
    Ennio Abate
    29 settembre 2013 alle 15:00
    A “LE PAROLE E LE COSE”
    http://www.leparoleelecose.it/?p=12167#comments

    invito a considerare i lettori di questo tuo ultimo intervento e precedenti a tutte, alla luce di quanto da te scritto quando ti trovi dall’altra parte del potere, quel potere stesso che sembrebbe così appassionatamente messo sotto lente d’ingradimento quando inviti a letture su questa o quella realtà in cui si esprime affermando solo se stesso…sei tutto sommato come quegli autisti dell’autobus che basta gli dai un comando ( o il tuo clic) in mano per sbatterti in faccia il loro pulsante, come le giurie dei talent, nulla più. che peccato per la tua grande mente, buttata via così…se Salzarulo o Banfi meritano ogni classe a-politica che voteranno, tu e simili meritate la loro totale lontananza, senza potervene fare nulla della vostra grande critica sociale.

  39. emilia banfi

    Caro Ennio,
    io sono entrata in questo Blog con non poche difficoltà. ho cercato sempre di essere me stessa , facendo a volte qualche caduta, ma il mio desiderio di partecipare alle conversazioni e soprattutto alle emozioni che il Blog mi dava, mi hanno spinto a continuare su questa strada. Ho avuto anche il piacere di vedere le mie poesie pubblicate , lette, criticate a volte anche molto apprezzate, è stato per me una grande momento uno dei più felici della mia vita. Ora non voglio chiedere scusa per le cadute ma sento che è venuto il momento di lasciarvi parlo al plurale perché tanti amici li ho conosciuti proprio qui . Non so forse è solo un momento una riflessione ma sento di non essere più adeguata a un certo modo di pensare e siccome come ho già detto vita e pensiero devono camminare insieme saluto caramente. e forse continuerò a leggervi….forse –

    P.s: ho voluto rispondere nel Blog visto che nello stesso sono stata menzionata

  40. Luca Chiarei

    I fuochi di questa discussione ormai si sono spenti ma io intervengo lo stesso ora, fatevene una ragione i miei tempi sono questi. Al massimo a rimetterci sarò io che rimarrò senza interlocutori…
    Tutta questa discussione che si è sviluppata a più riprese sul primo intervento di Donato e poi sulla risposta di Ennio mi ha convinto ancora di più che fino a quando non ci liberiamo dall’idea che a “sinistra” – come a”destra” (?) – qualcuno abbia depositato (uomo? Superuomo? Spirito?…) un apparato/sistema “metrico decimale” ideologicamente inscatolato di valori, strategie e linee politiche che definiscono che cos’è la “vera” sinistra – sulla cui base poi giudicare chi sbaglia e chi no ovvero chi “tradisce” e chi è nel “vero” – non si va da nessuna parte. Con questo non mi voglio certo collocare al di sopra delle tesi in discussione, anzi, nel merito mi schiero apertamente. E mi schiero con Donato non come un tifoso ma come chi, lette le sue considerazioni, come quelle di tutti, ritiene inutile ripeterle ancora ma eventualmente aggiungervi a “rinforzo”. E se condivido le riflessioni di Donato non è perché respingo totalmente l’analisi che fa Ennio piuttosto che quelle di altri simili; il punto è che alla conclusione di quelle argomentazioni, contro tutto e tutti, la sinistra di ogni tipo, le intese larghe e strette, quelli che votano, che amministrano ecc. ecc. alla fine mi resta sempre la stessa inevasa domanda: e allora che si fa per venirne fuori? Intendo dire oggi, domani, al massimo dopodomani, in questa realtà e con questi rapporti di forza. Le risposte, se così si possono chiamare, mi paiono alquanto vaghe e improbabili. La rivoluzione? Ci ritiriamo sull’aventino? Gonfiamo le nostre nicchie politiche in pratiche autoreferenziali fino a farle esplodere (ma sempre nicchie sono…)?
    Mi pare che qualcuno dimentica che il quadro politico attuale è quello che è uscito dalle urne e non da un colpo di stato (se c’è stato mannaggia, non me ne sono accorto…) che ha determinato un’Italia senza una evidente maggioranza politica e divisa in tre “blocchi”. Saremmo a fare questi discorsi se il centrosinistra avesse preso la maggioranza? Rispondete sinceramente…
    Sarò vetero ma credo che la realtà in democrazia si possa cambiare solo con la politica (per fare si che la politica estera, quella interna, il welfare, i diritti, il lavoro siano fondati sulla giustizia – generico ma per capirsi…) capace di avere la maggioranza del consenso, culturale, sociale, ma anche elettorale o da soli (?!), o insieme con altri, possibilmente affini cercando per il paese almeno il meno peggio.
    La Harendt dice che il meno peggio è sempre comunque il peggio? Difficile dargli torto ma nella situazione data se la scelta di chi rappresenta 1/3 del paese è quella di dichiararsi incompatibile solo con il PD per non compromettersi, ci regala poi l’attuale stagione delle larghe intese destinata a durare non poco, credo che ogni tanto il meno peggio debba essere scelto.
    Nell’attesa che cambino i rapporti di forza internazionali di fronte ai flussi migratori di questo tipo cosa facciamo? In attesa che l’Impero affondi lasciamo tutto così com’è, quadro normativo compreso? Se non sciogliamo le contraddizioni profonde e le cause della crisi siriana, o quella che volete voi, non si può fare niente di significativo e coerente?
    Forse la verità è che la coscienza non se la salva nessuno, e probabilmente neanche la pelle di tanta, troppa gente.

  41. Ennio Abate

    @ Chiarei

    Caro Luca,
    mi sono un po’ pentito di aver io stesso alimentato questa discussione su un blog di poesia. Non perché la politica non vada trattata anche qui, ma lo deve essere senza perdere di vista la poesia. Cosa che invece è avvenuto. Avrei dovuto da subito farla svolgere nella sua sede : il sito e la rivista di POLISCRITTURE.
    Nel frattempo poi essa ha avuto un seguito intenso nella redazione stessa di POLISCRITTURE. E non ho esitazione a mettere al corrente te e altri che fossero interessati sui suoi ulteriori sviluppi. Ho la tua mail e perciò ti scriverò.

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