Ennio Abate
Sui morti di Lampedusa

Kathe Kollwitz

Kathe Kollwitz

Replica a Donato Salzarulo (qui)

Caro Donato,
vado subito all’osso per punti:

1. Di fronte alle tragedie (continue) del nostro tempo dovremmo, sì, parlare ma evitare di essere parlati. Perché di questa ultima di Lampedusa sentiamo di dover parlare e delle tante – piccole o altrettanto grandi e di gravità non dissimile – non abbiamo parlato o molto meno? Certo questa è più pesante. Non vorrei però che ne parlassimo perché stavolta il governo (e la sua TV) hanno deciso che se ne parli (per un po’). O perché è stato il Papa a dare il via al requiem. Non mi pare che a sinistra di questi tempi si parli di tragedie come quelle in Siria. Né che si sia parlato di quella della Libia pre e post Gheddafi. Allora, nel 2011,  – ricordi? – che fatica parlarne!  E organizzare a Cologno Monzese, dove abitiamo, almeno una serata pubblica sul tema;  con l’assenza prevista di tutti i politici di sinistra. Allora tutti zitti e buoni, perché Napolitano aveva deciso che la guerra contro la Libia non era tale, ma un intervento umanitario.

2. Ti sei sentito in questa occasione di «lanciare dei chiari messaggi a questa nostra città» sulla questione immigrazione. Mi sta bene. Io però non riesco a dimenticare che, sempre in questa stessa città, com’è scritto nel n. 2 di «Poliscritture», la rivista  di cui siamo entrambi redattori, quando «agli inizi del marzo 2006 la Giunta di centrosinistra di Cologno Monzese, guidata dal sindaco diessino Soldano, d’accordo con la Provincia e il suo Presidente Penati (altro diessino) richiese un finanziamento alla Regione Lombardia per realizzare sul territorio comunale un «Villaggio di accoglienza e di solidarietà» (per un minimo numero di immigrati e non), si scatenò un farsesco balletto di incontri e scontri ed avvenne un tira e molla tra i vari partiti ai vari livelli istituzionali, che alla fine affossò quel progetto voluto da don Colmegna. Allora a tutti passò prestissimo la voglia di «lanciare dei chiari messaggi a questa nostra città». Anche alla stessa CSD (Cologno Solidale e Democratica), la Lista Civica di “opposizione critica”, di cui tu fosti  e resti tra i protagonisti. Anch’essa preferì acquattarsi nel prudente silenzio pre-elettorale. Eppure anche allora si trattava di immigrati.

3. Citi la situazione dei «condomini di alcune scale del Quartiere Stella» e dici: «Una parte di loro non paga da anni le spese condominiali e, a sua volta, l’amministratore non paga i servizi. Rischiano così di trovarsi senza luce e riscaldamento, al buio e al freddo. Diciamo che non è una bella prospettiva.». Aggiungi: «Al Quartiere Stella si sono insediati, nell’ultimo decennio, parecchi immigrati. «Ecco, di chi è la colpa!…Sono loro che non pagano!…» […] «Che crepino, pure! – urla qualcuno – Perché non se ne stanno a casa loro?!… Invece di venire a rompere le scatole a noi, che di problemi ne abbiamo già tanti!…». Mi chiedo: di fronte a un microconflitto reale, che autorità politica locale è quella che, non potendo intervenire (per i tagli governativi ai bilanci comunali) e non sapendo più cosa fare,  imbocca – come fosse una soluzione – la scorciatoia del «dare la cittadinanza simbolica ai minorenni nati nella nostra città»? Cioè, copia lo stesso stile d’intervento simbolista del governo Letta, il quale di fronte ad un macroconflitto – tale è quello che contrappone immigrati che tentano di arrivare a Lampedusa e italiani/europei – ha indetto la giornata di lutto per la loro morte. O di Alfano che propone – grande pensata strategica! – di dare a Lampedusa il premio Nobel per la Pace. Sarebbero queste le «risposte puntuali»?

4. Ho apprezzato il tuo dubbio: la giornata di lutto nazionale, non seguita da fatti, « sarà soltanto un gesto ipocrita». E però non pensi che anche «dare la cittadinanza simbolica ai minorenni nati nella nostra città» possa esserlo? Secondo me, la giornata di lutto nazionale è in partenza un gesto ipocrita. Perché la politica italiana ed europea sull’immigrazione resterà quella del contenimento o respingimento (ora duro e leghista, ora soffice e di centrosinistra). E pone a chi è ancora in grado di pensare politicamente una scelta: o rifiutarla e smascherare l’ipocrisia di chi la vuole far accettare nella forma soft (il centro sinistra); o sostenerla, proprio come ha fatto la sinistra per le varie guerre promosse dagli USA dal ’90 ad oggi. E considerare quella che tu chiami «ecatombe di Lampedusa» come un «danno collaterale». All’americana stavolta. Come fu – ricorderai anche questo –  quello procurato da una motovedetta italiana che speronò nel canale d’Otranto il 28 marzo 1997 una nave di immigrati albanesi. (E c’era allora il buon governo di centrosinistra di Prodi).

5. «Le Istituzioni italiane, a cominciare dal Governo e dal Parlamento, sono moralmente responsabili dell’ecatombe». Eh no! Sono responsabili politicamente! Il che – sempre per chi sa ancora pensare in questo Paese – è  ben peggio e rende più grave la sua sorte. È un grave errore moraleggiare su queste ed altre vicende. I politici devono rispondere degli atti politici che compiono o non compiono. Politica e morale – come minimo, anche a non voler stare a Machiavelli – non coincidono mai del tutto. Il politico, che solo moralmente disapprova (in cuor suo) una scelta politica, che sa dannosa o ingiusta per il pezzo di società (mettiamo di sinistra) che dice di difendere, ma poi l’approva, deve rispondere di quest’ultima scelta. Della sua moralità renderà conto a se stesso o al suo confessore. Se, perciò, riteniamo Governo e Parlamento responsabili delle scelte politiche sbagliate sull’immigrazione, dobbiamo combatterli e non appoggiarli o votarli.

6. «Questa tragedia non è la prima». Queste tragedie avvengono di continuo e da tempo. E si sono moltiplicate a causa delle guerre e delle politiche aggressive con cui i paesi forti affrontano le varie crisi della mondializzazione. Mi pare contraddittorio ed ipocrita piangere per queste tragedie e appoggiare le guerre. Questo ha fatto la sinistra dal 1990 ad oggi. E – ripeto – la «cosiddetta “cultura della sicurezza”, quella dell’Europa “fortezza assediata”» è stata pienamente approvata e sostenuta dal governo italiano e dal centro sinistra (nelal forma soft) All’Italia, per la sua situazione geo-strategica, tocca l’intervento più «emergenziale»; e i nostri governanti l’hanno accettato finora senza fiatare. Ha scritto Giuseppe Sciortino, nell’intervista ( qui) che ho segnalato:
« Abbiamo accettato di controllare le frontiere esterne dell’unione senza chiedere alcuna una seria condivisione dei costi ai paesi che hanno solo frontiere interne. Ci vergogniamo per chi sbarca a Lampedusa, pensiamo di essere il ventre molle dell’Unione, ma non ci chiediamo mai come mai buona parte dei migranti dall’Europa orientale – molti, molti di più – sia entrato in Italia con un visto Schengen rilasciato da un’ambasciata tedesca. Infine, si sa benissimo che solo gli italiani sono favorevoli a una politica europea dell’immigrazione. Tutte le altre opinioni pubbliche, lo ricorda anche la recente survey internazionale Transatlantic Trends, sono ferocemente contrarie. Noi ormai cederemmo quote di sovranità persino all’impero ottomano, se esistesse ancora. Ma gli altri no.».

7. Quando, di fronte a certe evidenze, sbotti: « E questo sarebbe Stato di diritto! Sarebbe democrazia!», sembri avviarti verso un ripensamento politico radicale della politica della sinistra. Ma subito dopo si capisce che non è così. E la tua posizione mi appare retorica e passionale, perché è a questo Stato di diritto o a questa democrazia che continui ad appellarti. Dimenticando che quel diritto d’asilo « previsto dall’articolo 10, comma 3, della nostra Costituzione» o quello che definisce «lo stato di “rifugiato”» (Convezione firmata a Ginevra nel 1951 e ratificata a Roma nel 1954) o quello stesso ripudio della guerra previsto dalla Costituzione italiana nei fatti sono sistematicamente smentiti dalle stesse autorità che se ne fanno scudo e vanto. E, in particolare, da quella partecipazione alle guerre «che noi stessi, europei ed occidentali, contribuiamo a creare: dall’Afghanistan alla Siria». Pensi davvero che quel noi che decide e organizza queste guerre possa mai «organizzare viaggi per andare in [quei] luoghi, prendere le persone e metterle in salvo»? Ahi noi (nel senso di tagliati fuori da ogni decisione politica), quell’altro noi (Napolitano, Letta, ecc) continuerà ad approvare le guerre comandate (dagli USA). E a tamponarne i “danni collaterali” sia con giornate di lutto simboliche sia inviando, dietro gli eserciti, le Ong di volontari. Le quali svolgono più o meno la stessa funzione dei missionari come Bartolomeo de Las Casas dietro i Conquistadores spagnoli dell’ America Latina.

8. «Dei miei simili non capisco come possano giustamente prendere a cuore l’agonia di un cane, di un gattino, di un colombo e non avere compassione per chi cerca di sfuggire alla morte». Ma scusa. I tuoi simili (italiani e di centro sinistra) appoggiano le guerre che fanno migliaia di morti. Perché dovrebbero avere compassione «per chi cerca di sfuggire alla morte»? I tuoi simili si commuovono per un cane, un gattino, un colombo, perché non sono o non li considerano (almeno in quel momento) una minaccia. I tuoi simili sono stati e possono essere ferocissimi. E noi stessi potremmo diventarlo in certe situazioni estreme. È falso quanto scrive il raffinato intellettuale Emanuele Trevi: quelli che dimenticano o calpestano «il più elementare dei diritti individuali, quello di salvarsi la pelle» non sono dei «pazzi furiosi» e non mostrano «una cecità che rasenta la follia», perché è lo Stato stesso nelle sue massime autorità, sono i partiti politici ad aver creato e avallato quel senso comune di essere assediati dal nemico esterno. Essi si sentono, anzi, buoni cittadini, che si difendono. Semmai per «pazzi furiosi» passiamo noi pochi che ancora contestiamo queste politiche.

9. Per non «rimanere a contemplare questi naufragi quotidiani di barche» ci vorrebbe un noi  non tanto pietoso, ma capace di andare contro questo Stato, questa Europa, questi governanti anche di sinistra (come andarono i comunisti di Lenin contro la socialdemocrazia che approvò la partecipazione dei proletari alla Grande Guerra). Questo noi non esiste. Ma non si contribuirà a farlo nascere, se ci si ridurra a predicare:«Ecco, impariamo a vedere queste persone, impariamo ad essere meno “pazzi furiosi”. Non consegniamoci a un destino turpe, triste e cieco». O a rivendicare fiduciosamente quei diritti che ci sono stati tolti o sono stati più che dimezzanti (diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione, al sapere, ecc) a quegli stessi che ce li hanno tolti o li continuano a ridimensionare.

10. «È la dittatura dell’ignoranza»? No, è l’ignoranza democraticamente organizzata delle masse da parte dei cultori del dominio, che non sono affatto ignoranti e che hanno fiori di cervelloni (e di polizie) al loro servizio; e si possono permettere – oggi del tutto incontrastati – anche di essere “ignoranti” su certe cose (la cultura umanistica, per intenderci, che tanti troppo idealizzano).

11. Anche quando passi ad esprimere questi tuoi pensieri in poesia, trascini nei versi queste ambiguità politiche; e finisci per trovare una sorta di consolazione in un’autocoscienza moraleggiante e generica. Qual è questa vita che non ti va? In che senso è turpe questo Paese? In senso morale o politico? E lo scopo della scrittura o della poesia sarebbe quello di suggerire «per un attimo una vena di compassione»? No, non si possono mettere le questioni politiche in termini di pietas e di dono:

Sognano un po’ di pane, un po’ d’affetto
e non riusciamo a donare loro
nemmeno la pietà che ci suscita un cane?
Invece di bare, non sarebbe stato
meglio regalare un po’ di pane
a questi nostri fratelli

12. Questi immigrati vogliono (o potrebbero volere) ben altro. Combattono innanzitutto mettendo a rischio la loro stessa vita per fuggire dalle guerre. E allora cerchiamo di capire: o una parte di loro si alleerà con quel noi  da ricostruire e ci aiuterà a fondare un progetto anticapitalistico; o, continuando – anche noi residui di una vecchia storia –  a scivolare da Marx al cattolicesimo, accetteranno di essere i poveri di sempre o i liberti scodinzolanti dei nuovi padroni. Ai quali finiremmo per predicare  anche noi, dai pulpiti dei nostri falsi amici di sinistra, quello che ha sempre predicato (e praticato meglio della sinistra!) la Chiesa cattolica: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, come m’insegnavano da piccolo al catechismo. C’è in questo atteggiamento, come ho fatto notare al tuo amico Franco Arminio, la perfidia dei buonisti. Non so se siamo tutti «diventati tristi, depressi, incarogniti». Questa è una visione psicologizzante e di maniera. So che se la fraternità può nascere talvolta tra chi è in condizioni simili (ed apparirà comunque, per chi ti è nemico, sempre complicità, omertà, terrorismo addirittura), nascerà solo se si ha un progetto comune contro le «iene». E a me pare che davvero molti della sinistra d’oggi siano «amici delle iene», perché quelle in fondo  in vari modi sostengono.

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15 commenti

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15 risposte a “Ennio Abate
Sui morti di Lampedusa

  1. … insomma, o vengono qui disposti con “noi” per collaborare per la ricostruzione di un fronte anticapitalistico, o non se ne parla perché è destino che nella migliore delle ipotesi si trovino tra i vari buonismi, della chiesa o dello stato. Lo dico provocatoriamente, Ennio, ma altre soluzioni non se ne vedono in questa tua analisi che PER ALTRO mi trova sostanzialmente d’accordo (nel primo mio commento, che ho scritto volutamente in modo non-politico per rispondere a Salzarulo che usava il tono della testimonianza, un po’ l’ho detto da che parte stanno i pericoli e dove l’ipocrisia).

    • … chiedo scusa, ho mandato l’invio mentre scrivevo in diretta. Quello che non capisco è come possano arrivare le critiche se restano nel sottobosco e nessuno ne tiene conto. E non è certo per calcolo, no, è che proprio non arrivano perché l’attenzione è stata ormai da tempo accentrata sul parlamento. Al di fuori resta la rete, questo penso io, che manifesta i suoi limiti limiti per il fatto che raramente si traduce in azione.

    • Ennio Abate

      @ Lucio Mayoor

      Non sono il “dittatore dell’immigrazione” e sarebbe ridicolo pensare quello che mi attribuisci: “… insomma, o vengono qui disposti con “noi” per collaborare per la ricostruzione di un fronte anticapitalistico, o non se ne parla perché è destino che nella migliore delle ipotesi si trovino tra i vari buonismi, della chiesa o dello stato.”.
      Dico invece che i processi reali di questo CONFLITTO vero tra immigrati e italiani/europei prevedibilmente/probabilmente potrà risolversi o con la loro assimilazione/addomesticamento o con la prosecuzione degli attuali “naufragi guidati”, dovuti alle politiche di respingimento, alle mafie degli scafisti, ecc.
      L’ipotesi timidissima di un’alleanza politica tra una parte di loro e una parte di noi è la cosa che a me piacerebbe. Anche se allo stato delle cose è una semplice lucciola nel buio della Ragione Occidentale. Tutto qua.

  2. Sarebbe bastato che il primo pensiero, dopo aver fatto la rivoluzione, ogni rivoluzione, fosse stato quello di abbandonare il potere. Non so se Marx abbia mai considerato questa possibilità, perché non possiamo affidare ogni nostra ragione d’essere all’esistenza di un avversario. Nel suo viaggio il capitalismo porterà con se’ anche l’idea stessa di comunismo, i loro destini sono strettamente intrecciati. Lo capì anche Bertolucci, nel 1976, quando fece Novecento. Chiudo parentesi.

  3. Caro Ennio, hai detto cose giuste e le hai dette bene. “L’ipotesi timidissima di un’alleanza politica tra una parte di loro e una parte di noi” è una cosa che piacerebbe anche a me. Sta facendo un buon lavoro, in questa direzione, uno strano personaggio francese, Alain Soral, fondatore del movimento “Egalité et Réconciliation”, che ha come slogan “La destra dei valori, la sinistra del lavoro”. Purtroppo da un po’, dopo varie persecuzioni e anche carichi di botte prese da organizzazioni pro-Israele, è sbroccato con l’antisemitismo. Però nelle banlieues sta facendo un ottimo lavoro con i mussulmani. Cerca di persuaderli a combattere contro gli islamisti e i mercanti di droga (spesso alleati), a persuaderli a piantarla con il vittimismo, a combattere e integrarsi sulla base dei valori repubblicani, e dandosi da fare per creare piccole imprese e lavoro, invece di adagiarsi nel redditi di cittadinanza e nelle recriminazioni.
    Sbrocco antisemita a parte, è un buon esempio. Ciao, e ancora complimenti per la chiarezza.

  4. Ennio Abate

    In sintonia almeno con l’analisi segnalo questa posizione di Maria Luisa Boccia, Ida Dominijanni, Tamar Pitch: Lampedusa, lo schermo della vergogna . S legge intera al link : http://www.sinistrainrete.info/europa/3087-mlbocciaidominijannitpitch-lampedusa-lo-schermo-della-vergogna-.html
    Ne stralcio il brano che mi ha interessato:

    Chiamata ’’frontiera d’Europa’’ dai nostri politici che non sanno di che parlano, Lampedusa è dunque precisamente il posto dove l’idea di frontiera e di confine si vanifica, dissolta dal mare. Obbedendo a un nome più antico della geopolitica, il Mediterraneo – mare di mezzo, e di mediazione – rimescola quello che i confini della politica e della legge pretendono di dividere.

    Non c’è sovranità statuale che tenga, a Lampedusa. Non c’è legge di Schengen che valga, nel mare di mezzo. Non c’è barriera di cittadinanza possibile, dove il proprio dei diritti si perde nel nostrum del mare. Dove il mare restituisce la contiguità fra la vita e la morte che sta alla radice dell’umano, lì le politiche di distribuzione gerarchica e annichilente dei diritti, cento a noi e zero ai migranti, getta la maschera e si mostra per quello che è: una tanatopolitica basata, né più né meno che ad Auschwitz, sulla pretesa sadica di dividere gli umani in più umani, ’’noi’’, e meno umani, ’’loro’’.

    Nessuna retorica dell’orrore, nessuna morale della vergogna, nessun elogio dell’eroismo dei lampedusani, nessuna proclamazione del lutto nazionale sono credibili se non sono sostenuti da una chiara ed esplicita autodenuncia delle connivenze della politica italiana con questa tanatopolitica che ha tristi e mai del tutto estirpate radici europee. Il Papa, che non legifera, può vergognarsi e appellarsi alla nostra vergogna, a un senso di colpa collettivo, a un collettivo desiderio di espiazione; il governo, il parlamento, la presidenza della Repubblica no. Se si vergognano, com’è auspicabile, hanno il dovere di dimostrarlo con gli atti, in primo luogo disfacendo quello che hanno fatto fin qui. L’immediata cancellazione della Legge Bossi-Fini e del reato di immigrazione clandestina sono la premessa necessaria, urgente e improrogabile di qualunque discorso sulla politica dell’immigrazione, dell’accoglienza e dell’asilo politico.

    La piega che il discorso pubblico sta prendendo sui fatti di Lampedusa è invece tutta un’altra, e non solo a destra. Il ministro dell’interno, di fronte ai cadaveri allineati, sordo alle parole inequivoche della sindaca di Lampedusa e del governatore della Sicilia, dice e ripete che il problema non è la Bossi-Fini, che con ogni evidenza non intende toccare, ma il coinvolgimento dell’Europa ’’nella condivisione della tragedia’’. Ci si rivolge dunque all’Europa in una prospettiva doppiamente sbagliata: invocando a scopi meramente repressivi un di più di quella sovranità che le migrazioni sfidano, come se per superare la crisi dello stato sovrano bastasse allargarne i confini dalle singole nazioni alla Ue; e invocando la logica della riduzione del danno di fronte a un fenomeno che non è un danno e non è riducibile.

  5. DONATO SALZARULO

    1. «Non mi pare che a sinistra di questi tempi si parli di tragedie come quelle in Siria.» A sinistra, se ne parla. Ma cosa intendi per “sinistra”? Dove comincia e dove finisce? Non continui a ripetere da anni che la coppia Destra/Sinistra non indica più niente dal punto di vista valoriale, culturale, politico-programmatico, sociale?…Io non frequento la Sinistra. Io leggo quotidianamente due giornali che considero “di sinistra”: il Manifesto e l’Unità. E mi capita di trovarmi d’accordo qualche volta con questo, qualche altra volta con quell’articolo: ora con Tronti, ora con Reichlin, ora con Bevilacqua, ora con Revelli. Sono i primi nomi che mi vengono in testa. Se rischio di essere parlato, rischio di essere parlato da loro. Il Governo, la TV, il Papa…Ma stai bene? Poi frequento le amiche e gli amici della Lista Civica e quelli dell’Associazione culturale Benincomune, persone che votano di tutto: dai DS a Ingroia. So che un po’ di elettorato di CSD ha votato Grillo e un altro po’ si è astenuto. Come direbbe Baumann, realtivamente alle “appartenenze”, la situazione è “liquida”. Pretendere che la stabilizzi CSD, cioè una lista civica, è ambizione forse troppo grande. Detto questo, nei luoghi che frequento ci è capitato di parlare della tragedia siriana. E, tieniti forte!, la Consulta della Pace ha addirittura promosso un dibattito pubblico in Villa Casati. Serata per me molto importante ed istruttiva. Peccato che sia stata poco partecipata. Tu, ad esempio, non c’eri.
    Sempre per restare in tema. La Giunta voleva promuovere un’iniziativa sulla Siria più di un anno fa, quando la guerra civile cominciò. Ne parlai con la responsabile del corso d’italiano per stranieri e del Centro Donne. Ci sconsigliò perché la comunità siriana colognese era molto divisa al suo interno fra “lealisti” e “ribelli”. Così divisi da scendere facilmente sul terreno della violenza. Infatti, una decina di giorni fa abbiamo scoperto che alcuni siriani residenti a Cologno, hanno imbracciati i mitra e sono andati a combattere contro Assad. Tu da che parte sei: col dittatore o coi ribelli? Io sono contro gli uni e gli altri e contro chi li finanzia. Non m’è piaciuto il pacifismo che s’è svegliato solo quando gli USA hanno minacciato di bombardare Assad. Intanto sinora sono state assassinate centomila persone.
    Sì, organizzare l’iniziativa sulla Libia non fu facile. Però, l’organizzammo. E che fossero assenti molti politici di sinistra è un fatto che mi dispiace ancora oggi. E allora? Perché dovrei rispondere io delle scelte degli altri? Perché dovrei rispondere delle scelte di Napolitano che non ho condiviso e non condivido…Ah, sì! Perché alla Camera dei Deputati ho votato SEL e al Senato DS…Non lo nego: un’espressione di voto è indubbiamente importante. Ma non sapevo che fosse una “scelta di vita” e che impegnasse tutta la mia persona. Anche quando da giovane ho votato DP, non è che fossi d’accordo al cento per cento con programma e linea politica. Diciamo che attribuisco voti e che, in una scala da 1 a 10, voto chi ho l’impressione mi rappresenti meglio. Insomma, se ti interessa leggere un mio scritto, come esemplare di “una certa area di sinistra”, leggilo pure. Ma resterai deluso. Io rappresento solo me stesso: magari passionale, umorale, retorico…Niente di più.

  6. DONATO SALZARULO

    2. Villaggio solidale. È vero quel progetto fu affossato. Non da CSD, che non si acquattò in nessun “prudente silenzio pre-elettorale”. Anzi, agli occhi degli avversari continuammo ad essere quelli del “Villaggio solidale”. Non capisco il senso di questo ricordo. Come se io, che resto uno dei protagonisti di CSD, fossi responsabile dell’affossamento del progetto. Il sottoscritto ha lanciato dei messaggi chiari allora e continua a lanciarli oggi. Dirò di più: è stato il sottoscritto ad istituire in questa città, alla fine degli anni Ottanta, i primi corsi per immigrati stranieri. La scuola che ho diretto per 25 anni ha fatto dei progetti di accoglienza e di educazione interculturale un punto d’onore della propria attività. E potrei farti un lungo elenco di azioni compiute. Francamente non capisco di che parli.
    Il vizio è sempre lo stesso: io non devo rispondere delle mie scelte e delle mie azioni. Siccome sono di sinistra ai miei occhi e a quello di chi mi conosce, dovrei rispondere delle azioni della sinistra a tutti i vari livelli. Santo cielo, va bene! Voglio anche rispondere. Ma la sinistra non è compatta come un esercito. E’ un’area, un campo, un orientamento. Alcuni, per anni, hanno ripetuto di avere a che fare con “due sinistre” (la moderata e la radicale), altri parlano di “sinistre plurali”, altri ancora – qualche tornata elettorale fa – hanno presentato una “federazione delle sinistre”. Io sono semplicemente Donato con la mia storia, la mia testa, le mie idee. Ho fatto (e faccio) tratti di strada in compagnia di questo o di quello. Qualcosa che assomiglia ad un Noi, ad una storia collettiva. Ma io nel collettivo sono sempre io. Mi ritrovo, ma non del tutto. A volte sono a disagio.

  7. DONATO SALZARULO

    3. L’autorità politica locale non ha imboccato nessuna scorciatoia. La cittadinanza simbolica ai minorenni nati nella nostra città non c’entra nulla con la situazione dei condomini di alcune scale del Quartiere Stella. Questi fra qualche giorno avranno bisogno che funzionino luce e riscaldamento. Nessun atto simbolico potrà sostituire questi servizi. L’assessore ai servizi sociali e il Sindaco stanno cercando di risolvere questo problema.
    La cittadinanza simbolica ai minorenni è un’iniziativa che mi è stata proposta dalla scuola di Via Boccaccio. Un’iniziativa che ho fatto mia come assessore. Cercherò di rilanciarla nella città, coinvolgendo le altre scuole, facendo, magari, un Consiglio comunale ad hoc, invitando la ministra Kyenge. È un modo per discutere di ius soli nella nostra città, per comprendere i vari aspetti della questione, per discuterne nelle scuole, per sensibilizzare le persone. È un modo per cercare di costruire un clima sociale più attento e favorevole. Non so se ci riusciremo. Del resto, la canea che montò nella città sul “villaggio solidale” non contribuì ad affossarlo? Forze politiche, culturali, mass-mediali, ecc non hanno il potere di costruire e determinare d’emblée un “clima sociale”. Lo indirizzano, lo modellano. C’è un’oggettività nei fatti che nessun volontarismo può modificare. Yu Kung non spostò nessuna montagna. Al massimo, la distrusse, la trasformò in cava, ne fece mattoni per i palazzi. La paura delle persone per lo straniero non è creata ad arte. È alimentata, questo sì.

  8. DONATO SALZARULO

    4. Dare la cittadinanza simbolica ai minorenni stranieri non è un gesto ipocrita. Come ho già detto, è un’occasione per discutere. È possibile, come dici tu, che la politica italiana ed europea sull’immigrazione resti quella del contenimento o respingimento. Io non ho i poteri per cambiare questa politica. Posso, al massimo, denunciarla. Come ho fatto pubblicamente, di fronte a un centinaio di persone, l’altra sera. E come ho fatto con lo scritto che tu hai postato. Se per te, “duro” o “soffice” è la stessa cosa, prova a farti picchiare in testa con un bastone e con un guanciale, poi mi dirai. L’Antonio Sciortino che tu utilizzi contro il mio scritto, reputa la legge Turco-Napolitano “un’ottima legge”. Io ho detto che non era “granché”. Forse bisognerebbe chiederlo agli immigrati.
    Tu che sei “ancora in grado di pensare politicamente una scelta”, quando la tua scelta diventerà effettivamente politica (cioè si tradurrà in iniziative, proposte, organizzazioni, legge, norme e regolamenti…), ne discuteremo. “Pensare politicamente”, quando questa politica si traduce al massimo in “potere d’influenza” di una cerchia non so quanto larga di persone, è un pensare, sarai d’accordo con me, monco, deficitario. Il che non vuol dire, inutile. Anzi, pensa a Machiavelli. Scrisse “Il principe” perché animato dalla speranza di una ripresa dei potentati italiani. Dovevano sforzarsi, seguendo le sue istruzioni, di formare uno Stato nazionale alla pari degli altri. Non se ne fece nulla per diversi secoli, ma che fa? “Il principe” rimane un’opera indispensabile per chi fa politica.

  9. DONATO SALZARULO

    5. Non sono stati questo Governo e questo Parlamento a votare la legge Bossi-Fini. Certo, se continuano a tenersela, oltre che moralmente sono anche politicamente responsabili.
    Noto che, ormai, hai introiettato i tic linguistici di La Grassa – “sempre per chi sa ancora pensare in questo Paese” -. Certo, che deve essere tristissimo vivere in un Paese in cui sono pochissimi quelli che sanno ancora pensare. Quanti? Due, tre, quattro…Cosa poi significa saper pensare? Pensare coi pensieri di Abate? Da studente, portai ad un esame un libro di Dewey su “come pensiamo” ed un altro di Bruner sul “pensiero”. Credimi, amico mio, so cosa significa “pensare”. E quando uno equivoca, fraintende o manipola la proposta della cittadinanza simbolica ai minorenni come “scorciatoia” per risolvere i microconflitti di un quartiere o non sa di che parla o è accecato dal pregiudizio. Quando leggi, tu non “accogli” un testo. Gli fai l’esame di marxismo, di anticapitalismo, di leninismo, di lagrassismo, di abatismo…
    6. “Mi pare coontraddittorio ed ipocrita piangere per queste tragedie e appoggiare le guerre”. Io non ho appoggiato nessuna guerra. Se D’Alema ha pianto sulla tragedia di Lampedusa, i pensieri di questo punto puoi spedirglieli a lui. Per il resto, sono d’accordo con Sciortino. È necessario che nelle sinistre si affermi una politica meno emergenziale e più indirizzata all’accoglienza.

  10. DONATO SALZARULO

    7. La Costituzione italiana è nei fatti sistematicamente smentita dalle stesse autorità che se ne fanno scudo e vanto. È vero. Ammetterai, però, che non tutte le autorità se ne fanno scudo e vanto. Chi ha governato in prevalenza negli ultimi vent’anni non fa che ribadire la necessità di cambiarla e “riformarla” (ossia peggiorarla). Tant’è che il 12 ottobre una certa sinistra ha indetto una manifestazione all’insegna della difesa della Costituzione, “via maestra”.
    Le Costituzioni, si sa, non sempre inibiscono scelte e comportamenti difformi. Persino i rivoluzionari francesi e i giacobini mentre sancivano le loro Costituzioni centrate sui diritti umani (e liberté-egalité e fraternité) li violavano apertamente, instaurando il terrore come metodo di governo. Persino Lenin prese a cannonate gli anarchici a Kronstadt. Per non parlare dei gulag, che non erano certo previsti nella costituzione sovietica di tutto il popolo. Indubbiamente, la nostra Costituzione è un p0’ malconcia. Fin dalla sua nascita, è stata strattonata a destra e a manca. Ma il principio che ho riportato è giusto?…Allora, bisogna lottare per attuarlo.
    Le Ong come i missionari di Bartolomeo de Las Casas?…Mah!

  11. DONATO SALZARULO

    . Oh, mio Dio! Beata ingenuità!…Adesso ho capito. Non mi devo aspettare niente da nessuno. A la guerre comme a la guerre. Peggio homo homini lupus. Però, devo dirti, ad essere sincero che il tuo pensiero si avvale degli stessi “meccanismi arcaici” che imputi allo Stato, nelle sue massime autorità, e ai partiti politici. Loro lavorano sul “senso comune di essere assediati dal nemico esterno”, tu cerchi disperatamente di creare un senso comune in cui il nemico del tuo Noi-fantasma inesistente venga individuato nella Sinistra e nelle Ong.
    9. «Questo noi non esiste.» Questa è la verità. E, a questo punto, un po’ di domande: Che senso ha immaginarsi un Noi che dovrebbe fare come Lenin contro i socialdemocratici? Ma tu vedi socialdemocratici oggi in Italia? L’unico socialdemocratico era Bersani ed è stato sconfitto. Il partito democratico non è un partito socialdemocratico. È un partito che ha dentro una corrente socialdemocratica. Fuori dal PD c’è la galassia di quelli che faranno la manifestazione il 12 ottobre. Come li definiresti? Socialdemocratici anche questi? Vuoi i nomi?…Poi ci sono i grillini: post-ideologici, né di destra né di sinistra, lo ius soli sì, lo ius soli no…Dov’è questo Noi “leninista” che tu vorresti che esistesse? Hai detto tante volte, fortinianamente, che abbiamo di fronte macerie. Vorresti farne un “buon uso”. Ma ti sembra un buon uso evocare Lenin contro i socialdemocratici. Tu saresti il fantasma di Lenin e io il fantasma di qualche socialdemocratico?
    Il” comunismo reale” sappiamo cos’è stato. Almeno dai libri e, comunque, ce l’hanno anche raccontato a viva voce. Ciò che faccio e ciò che si dovrebbe fare, è la contraddizione che vivo. La politica si fa con le forze che si hanno a disposizione. Si fa anche con gli avversari. Non sono un buonista. L’ho detto nell’ultimo verso della poesia. Ricordo Machiavelli: “perché un uomo che voglia fare in tutte le parti professione di buono, conviene ruini infra tanti che non sono buoni.” Non voglio fare il buono fra tanti non buoni.
    10. Sono d’accordo
    11. No, mi dispiace. Le questioni politiche si possono mettere anche in termini di pietas e di dono. Ma perché la politica dovrebbe essere sempre lotta per la supremazia? Perché dovrebbero contare sempre i rapporti di forza e quelli di potere? Perché non si può immaginare un’umanità capace di curare le sue paure e le sue fragilità? Perché la fraternità, uno dei principi della rivoluzione francese, non può diventare un criterio politico?…Io sono disincantato, ma tu lo sei molto più di me. Il tuo è un film storico già visto. Perché non considerarlo preistorico e sforzarsi di aprire davvero un’altra storia?…Quel Noi che tu vorresti contribuire a formare, forse non si forma, perché ripeti sempre la “lezione dei classici.” Sono importanti, ma non farti sempre parlare da loro. In fondo, di errori ne hanno commesso a menadito.
    12.“Fondare un progetto anticapitalistico” questa sì che è una novità. Domani esodo da fabbriche, call-center, supermercati, negozi, banche, e chi più ne ha più ne metta.…Esodo anche dalla Rete che, con queste chiacchiere rivoluzionarie, fa affari…
    Non ti rispondo più caro amico!…La politica si fa con le passioni sia con quelle tristi che con quelle gioiose.
    Sono contento di essere un passionale. Buona notte!

  12. emilia banfi

    Questo stare al mondo
    dove ormai tutto è finto
    questo dover attraversare
    su striscie pedonali dove
    il sole sembra non volere mai arrivare
    stanca e miseramente ruba alla vita
    ciò che si chiamava amore per la sapienza
    oggi forsennato vaniloquio.

    Emilia Banfi

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