Donato Salzarulo
Questa vita non mi va. Sull’ecatombe di Lampedusa

durer_melencolia

«Non vi sono generalizzazioni che si possono fare circa l’uomo come tale,
tranne che è un animale molto vario.» (Clifford Geertz)

Venerdì 4 ottobre. Al mattino Giunta straordinaria. Dobbiamo deliberare l’iscrizione all’ordine del giorno del Consiglio Comunale del Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES). Siamo lì e parliamo – non possiamo non parlarne – dell’immane tragedia di Lampedusa. Non possiamo star fermi, diciamo. Chiediamo al Presidente di convocare un Consiglio comunale straordinario. Non possiamo non lanciare dei chiari messaggi a questa nostra città.
Giovanni, l’assessore ai servizi sociali, è preoccupato. Di più: allarmato. Ieri sera è andato al Centro Anziani. C’era un’assemblea sul rischio che stanno correndo i condomini di alcune scale del Quartiere Stella. Una parte di loro non paga da anni le spese condominiali e, a sua volta, l’amministratore non paga i servizi. Rischiano così di trovarsi senza luce e riscaldamento, al buio e al freddo. Diciamo che non è una bella prospettiva.
Al Quartiere Stella si sono insediati, nell’ultimo decennio, parecchi immigrati. «Ecco, di chi è la colpa!…Sono loro che non pagano!…»
Stanno, intanto, giungendo le immagini del grande naufragio di Somali ed Eritrei. «Che crepino, pure! – urla qualcuno – Perché non se ne stanno a casa loro?!… Invece di venire a rompere le scatole a noi, che di problemi ne abbiamo già tanti!…»
È Giovanni che riferisce, io non ero presente.
«Te la ricordi, quella compagna? – mi dice – Ebbene, è livida… È nera… Ce l’ha a morte con gli immigrati…»
Mercoledì della settimana scorsa ho portato in Giunta la delibera di adesione alla campagna UNICEF per dare la cittadinanza simbolica ai minorenni nati nella nostra città. Me l’ha proposto la scuola di Via Boccaccio e voglio allargare il discorso a tutte le altre scuole. Se riesco, vorrei far venire a Cologno la ministra Kyenge, oggetto negli ultimi mesi di campagne razzistiche semplicemente vergognose.
Siamo anche Comune capofila di un progetto per l’integrazione dei cittadini dei Paesi terzi, un progetto approvato e finanziato dal Fondo Europeo. A Cologno gli immigrati si aggirano intorno al venti per cento. Ho tenuto duro sul corso d’italiano per stranieri e sul Centro Donne, assegnando loro una sistemazione di tutto rispetto nella palazzina di Via Milano, al centro della città…
Ma di fronte alle notizie e alle immagini che arrivano da Lampedusa, ho l’impressione che questo nostro fare sia importante, ma non all’altezza della gravità della situazione. Bisogna dare risposte puntuali e, allo stesso momento, combattere un clima sociale, una cultura, norme, leggi che nell’ultimo ventennio ci hanno avvelenati, acciecati, inquinati. Il “paradigma securitario” ci ha imbarbariti.

***
Di sera, alle 21, devo aprire la campagna di sostegno alla Biblioteca Civica. Se l’arrivo e l’inserimento di alunni immigrati nelle scuole della città può comportare qualche problema, la Biblioteca non ne ha. Uno dei punti del suo decalogo è che nella Biblioteca nessuno è straniero.
Decido allora di centrare tutto il mio intervento di apertura – dieci minuti – sulla strage di Lampedusa. Ne parlo con Luca. È d’accordo con me.
La scaletta è facile da preparare:

1.- Le Istituzioni italiane, a cominciare dal Governo e dal Parlamento, sono moralmente responsabili dell’ecatombe. Quasi tutte le forze politiche del nostro Paese lo sono. Soprattutto quelle che hanno legiferato e governato nell’ultimo ventennio.
Se la giornata di lutto nazionale servirà a prendere coscienza di questo fatto, bene. In caso contrario, sarà soltanto un gesto ipocrita.

2. – Questa tragedia non è la prima. Certo, è quella più grave dal dopoguerra. Ma vorrei ricordare che qualche giorno fa sono morte tredici persone sulle coste di Scicli, quelle che fanno da sfondo ai film di Montalbano. Queste vittime, oltre trecento tra uomini, donne e bambini, si aggiungono alle molte migliaia naufragate e seppellite nel mar Mediterraneo. Un mare di morte. 19.142 è la cifra scritta a caratteri cubitali sul Corriere della Sera di oggi. È la macabra contabilità tenuta dal sito fortresseurope.blogspot.it A questi morti bisognerebbe aggiungere tutti quelli che non sono stati neppure registrati.

3. – Gli scafisti c’entrano. Ma suonare la grancassa mediatica prevalentemente contro questi mercanti significa additare capri espiatori e nascondersi dietro il dito.
Sul banco degli imputati va, invece, trascinata una cultura e una politica che abbiamo visto imperante nell’ultimo ventennio in Italia. E non solo.
Si tratta della cosiddetta “cultura della sicurezza”, quella dell’Europa “fortezza assediata”, i cui organismi governativi hanno gestito sinora le politiche dell’immigrazione secondo un’ottica emergenziale, scaricando sui singoli Stati i grovigli della complicata matassa e lasciandoli da soli a fronteggiare gli sbarchi, ad allestire i campi di concentramento-accoglienza, i “salvataggi umanitari”, l’approvazione di leggi proibizionistiche e repressive.
Dopo la Turco-Napolitano del 1998, che non era granché, vorrei ricordare che noi in Italia abbiamo, dal 2002, la Bossi-Fini. Una legge vergognosa, che ha introdotto:
a) Il reato di clandestinità, assimilando la categoria degli immigrati a un gruppo sociale pericoloso, da perseguire non per i reati eventualmente commessi, ma per il solo fatto di essere immigrati e di trovarsi in quella condizione esistenziale. E questo sarebbe Stato di diritto! Sarebbe democrazia!
b) Il visto d’ingresso soltanto per gli stranieri in cerca d’occupazione, irrigidendo fino alla chiusura il sistema di accoglienza per i richiedenti asilo. È la cosiddetta politica dei “respingimenti”. Risultato: gli immigrati vengono intercettati in mare dalle forze di polizia italiana e rimpatriati senza dare loro neanche la possibilità di essere ascoltati, identificati e presentare la domanda d’asilo. Peggio: se dei pescatori sulle loro barche notano immigrati bisognosi di aiuto e li soccorrono, oltre alla denuncia per favoreggiamento, rischiano il sequestro del mezzo.

Vorrei ricordare che il diritto d’asilo è previsto dall’articolo 10, comma 3, della nostra Costituzione: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica».
Lo stato di “rifugiato” è definito poi dalla Convezione firmata a Ginevra nel 1951 e ratificata a Roma nel 1954. Il “rifugiato” è «colui che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese.»
I migranti arrivati a Lampedusa, purtroppo in maggioranza cadaveri, provenivano dalla Somalia e dall’Eritrea, cioè da zone di guerre, conflitti, dittature, persecuzioni, povertà. È il timore, la paura, è l’istinto di sopravvivenza a spingere queste persone via dai loro territori. Tanto per fare un esempio, sappiamo cosa vuol dire vivere oggi in Somalia? È un paese in cui non esiste più uno Stato, alla mercé di milizie e bande criminali, di violenti e corrotti. Le persone comuni rischiano, da un momento all’altro, di lasciarci le penne. Per non parlare di tutte quelle situazioni che noi stessi, europei ed occidentali, contribuiamo a creare: dall’Afghanistan alla Siria.
Noi che ci vantiamo di essere demcratici e che, ad ogni piè sospinto sbandieriamo la storia “gloriosa” delle nostre istituzioni, come ha detto il Sindaco di Lampedusa, dovremmo organizzare viaggi per andare in questi luoghi, prendere le persone e metterle in salvo.

4. – Oggi le prime pagine dei giornali abbondano di notizie, articoli e commenti sulla tragedia. Fra qualche giorno contribuiranno all’oblio. Prima che finisca tutto nel dimenticatoio, vorrei dire: meglio lasciare da parte, in occasioni simili, la richiesta di “nuovi umanesimi”, la sottolineatura etica sul valore assoluto delle persone create tutte “a immagine e somiglianza di Dio”. Non perché non sia giusto. Ma perché le prediche sono inutili. Dei miei simili non capisco come possano giustamente prendere a cuore l’agonia di un cane, di un gattino, di un colombo e non avere compassione per chi cerca di sfuggire alla morte. Di tutti gli articoli letti condivido, in particolare, quello sul Corriere della Sera di Emanuele Trevi. Desidero, perciò, riportare i pensieri e le domande finali: «Facendo finta che si tratti di “flussi” e di quantità, dimentichiamo che sotto tutto questo si agita il più elementare dei diritti individuali, quello di salvarsi la pelle, e non corrispondiamo a questa esigenza, nella quale pure è facilissimo identificarsi, una capacità di soccorso adeguata. È una cecità che rasenta la follia. Ma non è forse una cosa da pazzi furiosi definire clandestino un uomo che ha paura di morire? E non è forse il più triste, il più turpe dei destini quello di rimanere a contemplare questi naufragi quotidiani di barche che non hanno nemmeno un nome da ricordare?» (Corsera, 4.10.2013, pag. 9)
Ecco, impariamo a vedere queste persone, impariamo ad essere meno “pazzi furiosi”. Non consegniamoci a un destino turpe, triste e cieco.

5.- Insieme a quella per il sostegno alla Biblioteca, cominciamo anche una campagna per cambiare queste pessime leggi e risvegliare le nostre istituzioni.
L’incapacità di accogliere lo straniero, l’indifferenza alla sua sorte va a braccetto con lo stravolgimento e lo svilimento quotidiano della nostra democrazia e dei nostri diritti.
Democrazia non è solo esercitare il diritto di voto. Atto che nelle ultime tornate molti elettori italiani giudicano ormai inutile. È anche diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione. È diritto al sapere perché è il sapere che ci permette più possibilità di scelta. Non è l’ignoranza e la sua dittatura che può renderci liberi. Forse i libri. In parte e per certi versi.
Oggi, invece, questa nostra Europa conosce soltanto la globalizzazione del denaro e delle merci e non anche quella dei diritti, della dignità e del riconoscimento delle persone. A cominciare dalla loro incolumità. La politica dei respingimenti alle frontiere è omissione di soccorso, annegamento o colpo alle tempie di chi cerca disperatamente di mettere in salvo la pelle. Una delle peggiori forme di disumanizzazione.
L’Europa e chi la governa sa mostrarci soltanto la faccia dell’austerità, dei tagli, delle cure da cavallo ai bilanci statali, del rispetto dei patti di stabilità e dei parametri del deficit.
Biblioteche, musei, cinema, cultura, scuola, università, ricerca, sono sempre più travolti da questi diktat.
È la dittatura dell’ignoranza. È il sonno della ragione che produce mostri.
Invertiamo la rotta. Non consegniamoci a un destino turpe, triste e cieco.
Cominciamo a farlo individualmente e collettivamente da questa sera.

***
Più che una scaletta, mi sono trovato alla fine otto foglietti scritti a mano. In pratica, l’intervento. L’ho pronunciato nel silenzio assorto dei presenti. Ma non ho raggiunto nessuna calma. Tornato a casa, ho aperto il computer e ho continuato a scrivere.

Questa vita non mi va.
Lo so che non dovrei dirlo.
Allora quei poveri Somali ed Eritrei
inghiottiti dal mare?…
Cosa non ti va
tu che poco fa hai messo l’abito
e sei andato ad aprire la campagna
di sostegno alla Biblioteca Civica?
Tu che hai parlato proprio delle centinaia
di Somali ed Eritrei
inghiottiti dal mare
e come assessore hai chiesto
un minuto di silenzio per le vittime
di questo tuo turpe Paese
reso indifferente e senza cuore
da leggi che negano il diritto d’asilo
a chi solo vorrebbe fuggire
da guerre conflitti fame persecuzioni
e solo vorrebbe non morire.

Ieri vicino al mio garage è morto un colombo

Questa vita non mi va.

Che il colombo stesse per morire
l’avevo intuito dal mattino,
quando l’ho visto intontito
restare immobile e col capino arruffato
in un angolo di porta del garage.
“Sta morendo”, mi son detto
e per un attimo una vena di compassione
mi ha illanguidito il corpo.
Poi dovevo scappare
e l’ho lasciato lì a morire
in un angolo.

Giovanni mi ha detto
che l’altra sera al Centro Anziani
del quartiere Stella,
mentre in tv passavano
le immagini dell’ultima ecatombe
di migranti, il commento
più leggero e diffuso era:
“Potevano anche starsene a casa!…”
E Kuni, un’amica di Brunico, al telefono conferma.
Anche lei continua a sentire frasi così.

Potevano starsene a casa un cazzo!
A casa loro si muore di fame, di sete, d’inedia,
di sgozzamenti e scannamenti vari,
delle solite menate di guerra
che solo noi uomini sapienti
sappiamo inventarci a meraviglia sulla Terra.
Avranno pure diritto alla sopravvivenza
queste genti? Avranno pure diritto
a varcare il mare
per arrivare nelle nostre piazze-affari,
dove potranno almeno consumare
il pane della refezione scolastica
che i nostri figli lasciano sul tavolo
perché preferiscono la brioche o la pizzetta
della mamma?…
Anche l’agonia di un colombo
suscita pietà. Figurarsi quella di un cane
o di un gatto che nei nostri supermercati
hanno reparti di prodotti per loro.
La morte di un cane ci impietosisce
e quella di trecento persone ci fa, al massimo, dire
potevano starsene a casa!
Ma quale casa? Si sono imbarcati
proprio perché ne sognano una!
Sognano un po’ di pane, un po’ d’affetto
e non riusciamo a donare loro
nemmeno la pietà che ci suscita un cane?
Siamo diventati tristi, depressi, incarogniti.

Ho letto che un tempo, proprio durante le crisi,
le guerre e le sventure, ci nascevano dentro
sentimenti più fraterni. Si capiva che
soltanto aiutandoci
potevamo combattere i potenti
che se ne strasbattono delle nostre miserie.
Ora, invece, siamo diventati
amici delle iene – si chiama così
un programma televisivo –
sorvoliamo come corvi
sulle sciagure altrui
che poi sono anche nostre.

“Mancano bare!…” Dicono da Lampedusa.
“Abbiamo bisogno di bare!”
Invece di bare, non sarebbe stato
meglio regalare un po’ di pane
a questi nostri fratelli,
un piatto caldo, una coperta, un letto
in cui per qualche notte smaltire
gli incubi delle loro terre?
E’ gente in fuga, in cerca di rifugio.

E noi stiamo lì a indugiare, a spaventarci
se ci insultano chiamandoci “buonisti”.
E sia! Allora voi siete nazisti,
razzisti spaventati che non riescono
a riconoscere a una persona
neanche la dignità di un animale
che lotta per sopravvivere.
Vergognatevi. Vergogniamoci
di dover star qui a calpestare
insieme le stesse strade, le stesse piazze
gli stessi mercati, che hanno invaso
totalmente le nostre anime.

Questa vita non mi va.
Non mi va dover stare per colpa vostra
dalla parte dei buoni.

5.10. 2013

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17 commenti

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17 risposte a “Donato Salzarulo
Questa vita non mi va. Sull’ecatombe di Lampedusa

  1. Mando un abbraccio a Salzarulo per le parole che ha scritto. Un abbraccio può sembrare poco, è che continuando a stringere mani, dare buffetti sulla testa ai bambini, uscirsene con frasi scherzose per alleggerire, zittirsi per acconsentire, si finisce con l’arrivare alla norma, al bon ton, infine alla consuetudine. Ecco cosa fa la mancanza di abbracci veri. Poi è un attimo passare da un vero abbraccio ad un abbraccio ideale, solidale, al “sì” più fattivo dell’amore quando si fa accorto e intelligente. Lezioni d’amore, partendo dall’abc, dalle cose elementari, piccole, per poi arrivare a capire cos’è l’accoglienza che fin da bambino m’insegnavano in famiglia, che l’ospite è sacro e benvenuto. Una volta, nella famiglia dove sono nato, se capitava qualcuno mentre si era a pranzo, si usava dire “vuole favorire?”, nessuno si sarebbe permesso di dire “ma chi viene a quest’ora, chi viene a rompere le scatole?”. Dalle mie parti, nel bresciano, le prime persone di colore si son viste negli anni ’80. I bresciani non erano razzisti, più che altro credo che il loro fosse imbarazzo. Mio zio, che era solito manifestare le sue idee in contro tendenza, diceva scherzando che non aveva nulla contro la gente di colore, solo li trovava brutti. Fa niente se sua moglie, mia zia, quanto a bruttezza non la batteva nessuno (zia, scherzo!). Scherzo, sì, ma non è uno scherzo quello che accade. Certo, se tutti restassero per davvero a casa propria non ci sarebbero state tante guerre nel mondo, Hitler avrebbe finito la sua carriera politica dipingendo, l’America non avrebbe invaso il Vietnam, le Torri gemelle sarebbero ancora in piedi, ma tutti, cominciando dai tedeschi e gli svizzeri, avrebbero meno case, aziende, strade…ascolterebbero solo musiche insopportabili e la loro mente, già vacillante com’è in tutti i paesi cosiddetti industrializzati e capitalistici, finirebbe sempre più col somigliare a ciò che mangiano. Ecco, proprio a volerlo fare, io prenderei in considerazione l’eventualità di legiferare sull’immigrazione colonialistica che viene da quelle parti. Se ci sono dei pericoli in vista, e ce ne sono a iosa, per me arrivano tutti da lì. La legge Bossi-Fini è criminale perché pensata da imbecilli già all’ultimo stadio, vedi come poi sono finiti.

  2. emilia banfi

    Eh sì gente , bisogna mettere una mano sul cuore e una sul fegato, perché l’amore segue una strada, la rabbia un’altra l’amore arriva prima o poi , perché non puoi stare a guardare a sentire certe cose senza commuoverti senza sentire la voglia di fare qualcosa , ma poi ti scontri con quella zozzeria che si chiama politica , che deve meditare, vedremo…forse….si può fare…è uno schifo vedremo…ci vuole una legge giusta…no, in piazza no non è il caso…1 minuto di silenzio…poi arriva Natale tanti auguri a tutti! Se non sarà così fatemelo sapere. Ciao Donato sei un grande. Emy

  3. ro

    Sospendo momeneantemente il mio silenzio deciso dentro questo spazio, visto l’orrore dei fatti e, purtroppo, della prevalenza quasi total-totalitaria dell’approccio ai temi e ai fatti stessi.

    Donato a questo punto non mi stupisce, visto che addirittrua un intellettuale più celebre come Franco Arminio e così altri come lui, hanno espresso posizioni del tutto analoghe ai desiderara di quegli stessi che con una mano bombardano allegramente e con l’altra , dello stesso corpo, hanno realizzato i vari reparti pacifinti o dirittiumanitaristi delle commssioni per i rifugiati (dall’onu a tutte le ong filogovernative) facendo volentieri fare un’altra parte sporca come è in sè la prima, ma da una terza mano(quella che sempre ci sarà dei vari bossi e vari fini,lasciati entrare nell’arco costituzionale senza alcun problema per svolgere questi e simili compiti)….mi stupisce invece Emilia , la mia cara Emy, invisibile nessuno come me, che è dentro la mia stessa famiglia umana (di cui traccia anche in rete, attraverso un pezzo, almanacco o diario che sia, in cui ho commentato i fatti in questione , insenrendo il suo testo sugli stessi fatti)

    Tanto come ho detto(scritto) a Franco Arminio giorni fa, così a Donato Salzarulo voglio dire che questa sua posizione lascia il tempo che trova, come ormai è, vista la fantascienza orwelliana in cui viviamo…qualsiasi approccio di coscienza parziale della realtà, prima che nei suoi effetti (vedi esempio bossi fini), provoca appunto ciò che Donato non vuol sentirsi dire, e con lui a milioni…

    Donato, anche se non lo conosco, mi sembra per altri pezzi che holetto di lui, uomo di amore per gli intellettuali, i libri e le biblioteche, quindi saprà bene e più di me, quando le denunce degli intellettuali puntano dritto il dito dentro la piaga….questa piaga per essere descritta abbisogna di una autopsia geopolitica di quei corpi verso cui vesiamo le nostre lacrime, compresi quelli di un’ ecatombe mai uscita in nessun evento mediatico, che è quella delle miglia di migliaia di corpi che ogni anno, ogni mese e quasi ogni giorno sono stati divorati dagli abissi del mediterraneo. Questa piaga non deve, per essere appoggiata, aver bisogno di uomini e donne neri , diventati più bianchi dell’uomo bianco , come Obama o la nostra a sua immagine e somglianza kyenge, che mai mai hanno puntato e punteranno il dito sui mandanti di questa e tutte le altre autodeportazioni “democratiche”. Donato se vuole essere onesto intellettualmente, devi dire prima che degli effetti, delle leggi sulla clandestinità, del berlusconismo o del leghismo, e di tutti i mezzi da rovescaire con altri mezzi, che apparteniamo a un mondo IMPERIALE…che comanda ai suoi feudari, in primis il nostro presidente della colonia, a che e come fare guerra…come far saltare ogni terra e come produrre schiavi utili al sistema DELLA CUPOLA, che è in ogni pezzo della terre dominate dallo stesso imperatore. L’europa una delel principali per fare sistema, questo sistema, non un altro.

    Se poi invece vogliamo continuare a recitare che abbiamo una bella costituzione, che il popolo italiano l’ha rovinato solo silviuncolo e il padre della trota e trote a seguito, possiamo farlo, ma coscienti delle risate che l’imperatore e i suoi servi ubbidienti italiani ed europei, si faranno per altri mille secoli.

  4. Giuseppina Di Leo

    Attraverso il suo ragionamento, Rò mette a fuoco l’altra faccia della medaglia, addossando, giustamente, le responsabilità non solo alla vergognosa legislazione attuale ma ad un intero sistema, la cosiddetta CUPOLA, come lei la chiama.
    Salzarulo fa appello al senso di civiltà, cosa in sé giustissima, ma forse non sufficiente, oggi. Perché le cause vanno ricercate attraverso un’analisi severa degli antefatti storici e geo politici, come dice Rò.
    Perché le povertà culturali, sociali ed economiche di quei paesi ‘clandestini’ appartengono a tutti, italiani inclusi, se è vero come è vero che Eritrea e Somalia, fino a non molti decenni fa, sono state colonie italiane, inglesi e francesi.

  5. Non sono tanto d’accordo con quanto ha scritto Rò, non perché non condivida quanto detto sul mondo imperiale ( grazie per non aver detto imperialismo), ma perché fa l’ennesimo richiamo alla corretta e doverosa analisi politica che ci porterebbe inevitabilmente fuori dall’approccio letterario e umano con cui Salzarulo, che si sia d’accordo o meno, ha scelto di impostare il suo commento. Tanto più se Rò evita di addentrarsi nel che fare, perché è vero che stiamo assistendo ad uno sfacelo planetario, ma tanto varrebbe a questo punto attribuire ogni ingiustizia agli alieni perché l’esito ci renderebbe comunque impossibilitati a qualsiasi forma di reazione. Parliamo dei morti ma dovremmo anche dire che, a dispetto della legge bossi-fini, parecchie persone si sono adoperate per tentare di salvare quelle persone come hanno potuto. Questo servirà pure a mascherare tante responsabilità, ma andava fatto. Le persone non sono tutte colluse con il potere, quanti saranno quelli che vedono l’ipocrisia che sta dietro gli addolorati proclami di alfano e della gente come lui? Moltissimi, assai più di quanti ne scrivono liberamente ogni giorno nella rete.

    • Giuseppina Di Leo

      È implicito che i soccorsi messi in atto dai lampedusani ed il doloroso recupero delle salme sono encomiabili. Non mi pare che Rò neghi questo, come non lo nego io, sebbene non l’abbia precisato nel primo commento.
      Quello che invece nessuno dovrebbe accettare è il silenzio che segue a simili tragedie, come purtroppo si è sempre puntualmente verificato.

  6. Ennio Abate

    Non ho esitato un attimo a pubblicare la testimonianza di Donato su questo blog e sui sito di POLISCRITTURE. Perché dice cose molto sentite in una certa area di sinistra e qua e la vi trovo spunti autocritici che non sottovaluterei, come fa la bentornata ro. Insisterei però nell’approfondimento ( anche del legame fatti/poesia, visto che Donato ha intrecciato diario e versi) . Detto questo trovo troppo passionale e su alcuni punti (quelli politici riguardanti la sinistra per essere esplicito) alquanto reticente lo scritto di Donato. Per me restano essenziali, anche quando l’approccio alla questione fosse, ammesso che questo di Donato lo sia, soltanto “letterario e umano”, come sostiene Mayoor, e non invece, come a me pare, anche politico. Proprio considerare i due aspetti separati è un danno alla comprensione della situazione; e mi riprometto di replicare analiticamente a Donato appena posso.
    Nel frattempo segnalo la non casuale coincidenza della pubblicazione su LE PAROLE E LE COSE e sullo stesso tema della morte dei migranti della più che discutibile “Lettera al Presidente della Repubblica e al Presidente del consiglio” di Franco Arminio, amico e compesano tra l’altro di Donato (Cfr.http://www.leparoleelecose.it/?p=12245). Gioverebbe incrociare questa discussione con quella in corso su quel sito, ma anche leggere una vecchia intervista di Giuseppe Sciortino del gennaio 2012 segnalata da uno dei commentatori di LPLC. Sciortino non è certo un “rivoluzionario” ma ricorda alla sinistra alcune cose concrete. La trovate a questo link:http://www.leparoleelecose.it/?p=2722

  7. Ennio Abate

    Aggiungo questa mail di Massimo Parizzi appena arrivatami e pienamente in tema:

    Cari amici,

    mia sorella Franca, medico, vive da anni a Lampedusa, dove, con la nuova giunta, è diventata assessore alla sanità e, fra altre cose, all’accoglienza e primo soccorso ai migranti. Suo figlio Matteo, che vive lì anche lui, ha partecipato fin dall’inizio ai soccorsi in mare. Qualche giorno fa, roso dal senso di impotenza (come tutti noi, credo), ho chiesto a Franca che cosa potevo fare. Soldi? Ospitalità? Ospitare dei sopravvissuti alla tragedia, si sa, è impossibile: è incredibilmente, scandalosamente un reato. Poi da Matteo, attivo nell’associazione lampedusana Askavusa, ho saputo che si stanno raccogliendo firme per “l’apertura di un canale umanitario fino all’Europa per il diritto d’asilo europeo”. Quindi che cosa posso/possiamo fare? Come al solito, mettere una firma, dare dei soldi.

    Mia sorella mi ha indicato a chi si può spedire del denaro (ed è superfluo che vi dica che in lei ho una fiducia cieca): al conto corrente postale 11445921 (oppure Iban Poste Italiane IT20M0760116600000011445921); o al conto corrente bancario Unicredit, Iban IT21A0200882960000300001307. Entrambi i conti sono intestati al Comune di Lampedusa e Linosa e nella causale occorre scrivere “Solidarietà per emergenza immigrazione Lampedusa”.

    La firma per “l’apertura di un canale umanitario fino all’Europa per il diritto d’asilo europeo” si può metterla a http://www.meltingpot.org/Appello-per-l-apertura-di-un-canale-umanitario-fino-all#.UlLSp9K8CFC.

    Un caro saluto a tutti,

    Massimo Parizzi

  8. ro

    @Mayoor
    ho già notato altre volte che purtroppo fra noi, purtroppo, non è possibile comunicare, perché stravolgi il senso delle mie parole.
    E’ forse inutile ripeterle perché sia dapprima Giuseppina, poi Ennio , e ringrazio entrambi, hanno perimetrato il significato del mio intervento..

    provo però a dire, ovviamente non solo a te, ciò che mi preme dicano certi intellettuali ben piu visibili, non tanto di me di cui me, ma dei morti e dei sopravvissuti di questa e tutte le altre analoghe tragedie.
    Ovviamente è encomiabile la parte che fa un Sarzarulo o un Arminio e loro analoghi, né ho mai messo in discussione che il pianeta, l’italia, o Lampedusa sia per fortuna abitato da brave persone, il problema è un altro ed è un fatto, visto che tu ti richiami alla speranza data da altri fatti.

    Il fatto preliminare imprescindibile, a qualsiasi tipo di scrittura sui fatti in questione e simili, è, nelle diverse forme letterarie, centrare dritti il punto della storia in cui ci troviamo..nei fatti ci sono già altri abilmente preparati per girarci attorno e provocare tutti i danni che hanno provocato, tanto a destra quanto ( più ) a sinistra (perché con la bandiera, millantata, della giustizia sociale fotti meglio le persone in ogni inganno dato dalla bandiera stessa). Logicamente, solo logicamente, non è in discussione come tu hai sollevato, che molte persone, vivaddio, non credono né alle lacrime di una Boldrini o di una Kyenge, né vivaddio alle alfanate…il punto in discussione è come raccontare la storia appunto di vera “incivilta”, nascosta dietro quella più mediatica delle trote o dei papi…. Se non si racconta la storia, c’è be poco da fare, non rimane che ciucciarsi i moniti di viva e vibrante costituzione del maggior rappresentante imperiale che lavora per la cupola, insieme ai suoi luogotenenti travestiti di commozione e lacrime. E se tu, o Donato, altri e chiaramente io per prima, voglio solo quelle vere, gioco forza devi separarti da quelel false raccontandole senza paure per filo e per segno, Altrimenti il delitto letterario e chiaramente etico, politico, geopolitico sarà quello previsto in ogni fattispecie analoga all’omertà, ai delitti mafiosi, ai delitti delle sette, ai delitti della società occulta travestita da paraculismo legalitario.

  9. Non è così implicito, come state dicendo, che i soccorsi siano da ritenersi encomiabili, non lo è se nessuno lo dice preferendo soffiare sul fuoco piuttosto che dove c’è del buono. Bisogna anche saper guardare chi si ha attorno, vicino, e parlarne se possibile, altrimenti avremo sempre e soltanto parole di rabbia. Credo servano linguaggi più accorti, non indifesi ma provenienti da un habitat davvero differente.

    • ro

      Lucio, sembra che hai imparato molto bene la lezione di Napo Nato e compagnia e di tutti coloro che spingendo e aderendo ai diversi moniti sulla sobrietà, compresa quella di linguaggio, coprono con questa neolingua i loro crimini. Non ho piu nulla da aggiungere.

      • L’habitat di cui parlo io non è quello che credi tu, perfino quei volponi della chiesa se ne stanno rendendo conto, e giocano con grande anticipo per togliersi da un mondo in evidente declino.

    • Giuseppina Di Leo

      Lucio, lo penso per davvero che i soccorsi degli abitanti di Lampedusa sono condotti in maniera egregia.
      La rabbia è altra, nasce per ciò che poteva essere fatto per evitare che questa tragedia accadesse, in questo senso le responsabilità vanno ricercate altrove, non certo tra i lampedusani.

  10. emilia banfi

    E’ giusto Mayoor, da un habitat davvero differente- Lo sto cercando te lo assicuro.

    • DONATO SALZARULO

      Ringrazio tutti quelli che hanno sentito il bisogno di intervenire. Non ho nulla da aggiungere o da replicare a quasi tutti gli interventi. A mio parere, arricchiscono la prospettiva, partendo dalle loro esperienze e storie individuali.
      Mi permetto solo qualche veloce annotazione.
      a) “Quella zozzeria che si chiama politica”. E’ vero, ma la politica non è solo zozzeria. Se un movimento di popolo o tanti e tanti votanti con le loro firme chiedessero l’abrogazione della Bossi-Fini, si raggiungerebbe un risultato importante. Forse migliorerebbe nell’immediato la condizione degli immigrati. Ha ragione Lucio Mayor: le persone non sono tutte colluse col potere. Parlo di quello centrale: governativo, legislativo, giudiziario, economico, capitalistico, affaristico, mafioso…Un po’ di potere ce l’abbiamo tutti. Si chiama “gerarchia funzionale”: i genitori hanno un certo potere sui figli, gli insegnanti sugli alunni, i vigili sugli automobilisti, gli assessori sugli impiegati comunali, ecc. ecc.
      b) Io sono abituato a rispondere delle mie parole e delle mie azioni. Secondo alcuni, sono “anima bella” e lasciano il tempo che trovano. Può darsi. Tutte le parole, da chiunque pronunciate, rischiano di diventare lettera morta. Anche le parole dell’imperatore, quando arrivano alle orecchie dei suoi sudditi nelle colonie o nelle periferie dell’impero, possono diventare lettera morta. Se non ricordo male, l’ho letto in un racconto di Kafka. Ma l’ho sperimentato come dirigente scolastico: non potete immaginare quante mie circolari le insegnanti non le leggevano neppure perché avevano ben altro da fare…
      Apparteniamo ad un mondo IMPERIALE…Il nostro è il presidente di una COLONIA…Siamo governati da UNA CUPOLA…D’accordo. Ammesso che tutte queste semplificazioni siano vere, che facciamo?…E’ una richiesta che rivolgeva a Ro’ anche Lucio Mayor.
      Facciamocela pure quest’”analisi severa degli antefatti storici e geo-politici”, dopo di che si esca da questo continuo piangersi addosso e si dica che fare. ANCHE SBAGLIANDO. ANCHE SBAGLIANDO. Io non sopporto più quest’andazzo. QUESTA VITA NON MI VA.
      c)La coincidenza fra la Lettera di Franco Arminio e il mio scritto, caro Ennio, è proprio casuale. Se non l’avessi segnalato tu, non l’avrei saputo. Sai che sto pochissimo sulla Rete. Non perché la snobbi. Semplicemente mi manca il tempo. Stamattina, ad esempio, pioveva nella classe terza C di Via Montale; dovevo ricevere e parlare con i genitori di Via Manzoni; dovevo parlare col signor L. che ha iscritto il suo figlio autistico in una cittadina della Brianza e vuole che il nostro Comune intervenga; dovevo dare una risposta al presidente di una consulta sulla gratuità o semi-gratuità dei corsi di nuoto…Ma che c’entrano queste cose col nostro dibattito?…Mettiamola giù così: conosco l’essenziale di Marx; conosco abbastanza la storia del Novecento; so che il nostro è un Paese a “sovranità limitata” dal dopoguerra, ecc. ecc. Mi interessa tenere aperta la tensione e la contraddizione fra i problemi spiccioli (poi mica tanto!) che devo contribuire a risolvere e quelli planetari (il “superamento del capitalismo”, “un altro mondo è possibile”…). Non praticare gli obiettivi e le azioni che nel breve-medio periodo sono possibili perché la VERA LOTTA POLITICA è quella “rivoluzionaria” che cambia il famoso Sistema, è scelta che lascio volentieri a chi desidera farla.
      Ancora grazie a tutti e abbracci

      • ro

        Mi scusi Donato, ma ci voleva molto a fare un fatto(!!!) che è il racconto della Storia? Il racconto della Storia non può certo restituire la vita ai morti a ai sopravvissuti, ma almeno cerca di dare dignità alla memoria reale degli orrori, o no?

        cmq vedo che le ha risposto Ennio Abate, l’ho letto e condivido parola per parola, perché anche se non può riportarci indietro nella storia prima degli orrori, ne circoscrive la portata e le responsabilita.

        ps
        se non el piace la parola cupola, molto probabilmente non ha esperito appieno la vita delle relazioni con il potere, per trarne, libri e studi apparte e a supporto, l’esatta dimensione . Da un certo punto di vista quasi quasi la invidio.

  11. Non offendetevi, cari amici, non voglio offendere nessuno (già ci offendiamo troppo da soli, come “pòlis”, intendo), ma io proprio non riesco più a leggere nulla, sull’argomento. Non ho letto nulla, ho ascoltato i resoconti alla radio e qualche discussione, ho visto le immagini (sempre le stesse). Ma è come se mi sentissi in trance: mi sento arido ed ostile all’argomento, lo stesso che si ripete da almeno 15 anni senza che nulla (NULLA) si sia smosso, se non in peggio. Non mi sento italiano, né europeo e neppure africano. Non mi sento e basta. Non vedo una battaglia politica in tutto questo, è già perduta, in un Paese mentalmente fascista come l’Italia, con un Parlamento equamente diviso fra fascisti, ignavi, stupidi e bigotti. Mi sento in colpa per avere una casa, un’occupazione, un’auto, del cibo. Mi sento incazzato perché mi sento in colpa (ognuno infatti, a parte l’auto, ha diritto a tutto questo – ma non i “negri”, forse perché somigliano tanto all’ “uomo nero delle favole).
    Domani certo, oh sì, mi sveglierò, mi indignerò, pur sapendo che non serve a nulla e pur sapendo che copro in culo, in qualche modo a questa ignavia collettiva politically correct che domani potrà ipocritamente vantarsi – ma spero né di voi né di me -, dicendo che la cultura ha in qualche modo espresso la sua indignazione per la barbarie di questo secolo non ancora finito (siamo infatti ancora nel ‘900, con la testa, il secolo più barbaro della storia).
    Ma voi… fate bene, fate bene: io lascio, per oggi. Vado dal medico e mi faccio certificare un voltastomaco, perché non so neppure se sia collera o schifo.
    Che c’è ormai da dire, tutto è stato detto, ridetto, contraddetto, triturato dai lestofanti della stampa fascista e manichea, rivoltato come un guanto, trasformato in voti di scemi per chi è più stronzo e la spara più grossa, senza neppure avvedersi che si sta tagliando i coglioni da solo e magari li sta tagliando a tutti gli italiani e anche alle italiane.
    Quest’oggi mi sento una pietra, no, anzi, un pezzo di plastica, magari che galleggia in mezzo al pacifico, nel sesto continente dei nostri rifiuti.
    E tanti saluti.

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