Giancarlo Consonni
Poesie da “Luì”

luì

FAINA

Che noi
dico noi di un tempo
si sia scomparsi
si può capire.

Ma la faina
l’accorta l’infida sgradita
agguerrita faina
che sia sparita
questo fa pena.

FABBRO

Affonda
coda di scintilla
comete di fresa.

Poi tutti abbassano la testa
e non è il Sanctus
sotto la saldatrice
i ferri fanno già presa.

LUI’

Va il luì
sui meli ben potati.

” Sono qui, sono qui, sono qui”.

Sale la risposta
per poco ancora dalle gemme
trattenuta.

GIRASOLI

Eccola sulla tangenziale
la fame dei giorni.

Passato Vimercate
nel cerchio blu delle montagne
un prato brilla di rugiada
superato ha ormai
l’irto delle stoppie.

Al margine
un girasole dimenticato
si gode il mondo.

STELLA

All’uscita del Passante
la lunga scala mobile
certe sere
mi consegna una stella.

MOTOSEGHE

Cosa faccio qui
sotto le motoseghe?
Imparo la pazienza
dalle piante di Milano.

EFFIMERE

Libellule farfalle
felpati transiti
inattesi svoli.
Sono stato voi?
sarete me?

BALLARE

Ballare
non ho mai ballato
nemmeno su un’aia.

Sognavo di lavarti
i piedi stanchi.

NEVE

Le parole ovatta
l’ora rada.

Il passo allacciato
delle ragazze
il canto sommesso
a tenere la strada.

ZOLLA

Là sotto
di un ragazzo e una donna
è scritta l’ora
e il giorno.

Imparate gente
imparate dal sasso.

Un cacciatore
il passo malmesso
smuove la pietra.

Imparate gente
imparate dal sasso.

Lei finisce sepolta viva
nella casa dei matti
lui l’ho visto fatto uomo
cavare la zolla
dalla bocca dei morti.

 

 

*Giancarlo Consonni è nato a Merate (Lecco) nel 1943 e vive a Milano. Ha pubblicato le raccolte di poesia Lumbardia (I Dispari, Milano 1983), Viridarium (Scheiwiller, Milano 1987) e In breve volo (Scheiwiller, 1994): le prime due nel milanese rurale di Verderio Inferiore, la terza in italiano. Presso Einaudi ha pubblicato Vûs (1997) eLuì (2003).

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3 commenti

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3 risposte a “Giancarlo Consonni
Poesie da “Luì”

  1. emilia banfi

    Belle! Mi piacerebbe tanto tradurle nel mio dialetto …sì sì lo farò si può fare…

  2. enzo giarmoleo

    Quello che ritorna a sorprenderci è l‘infinità di dettagli che diventano poesia e l’infinità di linguaggi per descrivere questi dettagli. Ed è incredibile la capacità intatta di Consonni di recapitare ancora una stella anche fuori da un grigio Passante che nell’immaginario serve difficilmente a far transitare… enzo

  3. Le schegge di Consonni “arrivano” anche ai non addetti ai lavori con bella naturalezza del verso e dell’immagine , con una loro souplesse che non è disimpegno ma partecipazione e distacco , puntuale nominazione e non celebrazione della parola ; modalità ormai rare nella poesia di questi anni .
    leopoldo attolico –

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