Pietro Peli
Terzo inno a Nettuno

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Bronzino, Nettuno

Presso il tuo cuore gigante,
inarrivabile, o mostro,
cosa comanda la pressione
i gas e i venti furibondi
se non colti dall’albero del sole
i frutti dell’atomo celeste?

Pare vederti in faccia se la ripida
scala dell’universo alza
la barriera dell’invalicabile ignoto:
ed hai occhi scuri
non di morte,
di quel nulla che si teme.

Tu sei qui presente ogni giorno
nello stesso moto dei millenni
il più distante
il più lento.
Osservi forse
con l’indifferenza meccanica
l’arena della vita e della non vita.
Non è in te speranza
che lo scienziato si sbagli
e il letterato con un balzo
ti raggiunga:
si tuffi in quel tuo mare d’inferno
e si ritrovi per negarsi.

Tu non lo concedi, compagno freddo
lontano:
tu grande
tu distante
tu di sogni curvi e spirali
nell’universo piano.

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