Carla Saracino
Poesie

Lichtenstein, Crying Girl

Lichtenstein, Crying Girl

Per molto tempo restano in camera
seduti tra le nicchie
o le ispessite gole di calce, sopra i vetri
il soffitto.
Indubbiamente amano osservare e c’è una felice
lentezza nei loro movimenti.
Sono rigidi e freddi, si sono dimenticati della vita
ma sembra non l’amino da prima che nascessero.
Continua il loro rapporto fedele con l’inadeguatezza
spingono i venti, frantumano cose. Cercano in me
il senso della pazienza, eppure sanno di avermi avuta accanto
in ere paludose, senza scarti di salvezza, com’è possibile
ancora? – mi chiedo.

*

A SE STESSA.

Non una volta ha smesso di piangere.
Piangeva perché Kikí Dimulà (1) prima di lei l’aveva fatto
e perché chi piange ha l’aspetto di un re appassito nell’oro.
Piangeva dicendosi cara a se stessa e mai per se stessa
o perché di sterpi era fatta e fossili di vecchie fornaci.
Piangeva sempre e andava in fondo al pianto.
Piangeva, mentre il vento di luglio rovesciava tende, stanzoni.
O perché mai vide quel lontano paese in Siberia
dove le carni sfrigolano su piatti di latta e tutto è così
incredibilmente onorato.
Piangeva perché essendo se stessa non fu mai oltre questo limite.
Non una volta ha smesso di piangere.
Lo seppero gli ospiti, le basilisse, gli avventori
delle sue greche taverne e il mondo insoluto nella
forma di un cuore selvatico.
Lei pianse per niente e per questo dissenso.
Fermo il sole nel quadro di un male, esente la vita dalla lealtà.

*

Ma l’erba era secca, il paesaggio brullo. Qualcuno la chiamava, scandendo i suoi talenti e le stelle scolpite nel chiaroscuro di un’anima carnale. Lei rispondeva, di soppiatto o a gran voce, poi ritornava nelle stanze ventose, accartocciate dal verdastro e dal nero dell’inchiostro della sua pianta, la pianta del corpo eretto, suo ultimo esecutore.

*
Oppure di questo dovette trattarsi, di anonimato. Una cosa apertasi per il dolore d’essere stata a lungo fraintesa. Una specie di violenta ammirazione, quel che gli antichi chiamarono con nomi instancabilmente perduti. L’instancabilmente perduto è dentro le campagne, risale dai pozzi, nelle stive dei piatti sulle mensole di città o sotto i magazzini dei mercati ossidati, tra le cotoniere del sogno, sopra i filamenti delle spiagge, sul futuro impossibile della mattanza di un cuore chiamato a dire, parlare, sollevare…

* (1)

Kikì Dimulà (Atene 1931) è una delle poetesse più affermate della Grecia. Tradotta in molte lingue, in Italia è stata pubblicata da Crocetti (L’adolescenza dell’oblio, a cura di P.M. Minucci, Milano 2000) e nell’antologia Poeti greci del Novecento, a cura di N. Crocetti e F. Pontani, Mondadori, Milano 2010.
Influenzata nei suoi primi scritti dalla poesia di Kavafis e da quella del marito Athos Dimulàs, l’autrice ha raggiunto oggi una produzione di profondo rilievo che svela una visione poetica apparentemente misurata e dimessa dove il quotidiano investe il verso della responsabilità di raccontare l’esistenza nei suoi aspetti più anonimi e dove l’usura del tempo esprime il disagio e ugualmente la bellezza d’essere al mondo.

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**Carla Saracino (1980) è di Maruggio (Ta). Sue poesie sono apparse su varie riviste tra cui: Nuovi Argomenti (Mondadori), l’immaginazione (Manni) e l’Almanacco dello Specchio 2010-2011 (Mondadori).
Ha scritto I milioni di luoghi (Lietocolle 2007, Premio Saba opera prima), La Sposa Barocca (AA.VV. Lietocolle 2010), Il chiarore (Lietocolle2013) e due libri per bambini, 14 fiabe ai 4 venti (Lupo 2009) e Gli orologi del paese di Zaulù (Lupo 2012). È stata finalista al premio Cetonaverde poesia e ha partecipato alla rassegna Contrasti poetici di Milo De Angelis. È redattrice della rivista Le Voci della Luna e insegna Lettere a Milano.

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2 commenti

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2 risposte a “Carla Saracino
Poesie

  1. emilia banfi

    ..Ma si è al mondo e si deve vivere e chi ha molto pianto , rivede il mondo e la sua luce così vivida ed invitante tanto da far arrivare quella forza che ogni essere umano ha e che aveva dimenticato. Poesie molto belle che scorrono naturalmente sulle mie corde. Una scelta che mi coglie quasi protagonista… Grazie.

  2. erminia passannanti

    Magistrale, brava! Saluti, erminia passannanti

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