Ennio Abate
Chiarimento sulla polemica fra me e Linguaglossa a proposito di De Signoribus

chiarimento

AI LETTORI DI QUESTO BLOG

Cosa pensare del comunicato (Cfr. Appendice) di Giorgio Linguaglossa, inviato a tutti gli iscritti alla sua mailing list e da lui pubblicato anche su «Poesia e Moltinpoesia» (qui)?
Appena pochi giorni fa, in un commento di Laura Canciani (16 settembre 2013 alle 11:58) si leggeva che questo blog «è forse l’unico, in Italia, che consente una dialettica tra tutte le posizioni in campo, un blog libero, un’isola isolata nella cultura del nostro paese». E più avanti: «Penso che Abate, che non conosco, sia persona fededegna e a lui va il mio ringraziamento per questo spazio di libertà».
Nello stesso giorno (16 settembre 2013), Linguaglossa, in una mail privata, mi aveva scritto: «Penso che la forza di moltinpoesia è questa capacità di non mettere la museruola a nessuno, ciascuno è libero di argomentare le proprie tesi però ciascuno deve sapere che saranno messe alla prova del fuoco della discussione; questo è un principio di libertà che quasi nessun blog ha il coraggio e l’onestà di fare, ma ritengo che moltinpoesia debba avere questo coraggio se vorrà crescere e mettersi al centro dl dibattito delle questioni della poesia».
Due giorni dopo, il 18 settembre, in seguito alla pubblicazione di un articolato intervento di Linguaglossa su una poesia di Eugenio De Signoribus (qui) seguito da un mio commento critico (qui), la «persona fededegna», il curatore di questo blog, è diventato un diffamatore, uno scorretto «sia sul piano deontologico che metodologico», uno che vuole suonare il piffero ai potenti o che si vuole ingraziare De Signoribus magari per ottenere qualche pubblicazione alla Garzanti, uno “stalinista”.
Faccio presente che sempre in uno scambio privato di mail del 23 agosto 2013 tra me e Linguaglossa, gli avevo già dichiarato il mio dissenso tra l’altro con queste parole: «i tuoi commenti, invece, sia a De Signoribus sia a Lenzini [autore di un saggio su De Signoribus (qui) altrettanto tartassato da Linguaglossa] passano troppo disinvoltamente dalla critica a toni persecutori e squalificanti, partono – questa è la mia impressione – da un processo alle intenzioni che tu gli attribuisci e che non hanno fondamento nel testo, nelle cose scritte». E allora nessuna tempesta era scoppiata per l’uso da parte mia dell’aggettivo ‘persecutorio’. Anzi lui stesso aveva concordato sulla necessità di approfondire la nostra discussione.
Cosa pensare, allora, del suo comunicato? Che le stesse miserie tipiche di certi ambienti letterari accademici vengono ricopiate da quanti si ritengono anti-accademici.
A questo punto  prendo atto con amarezza della impossibilità di portare avanti con lui l’esperienza di confronto schietto e davvero senza museruola che fino all’altro ieri pareva possibile.  Non pretendo di avere ragione. Ma ribadisco che i suoi modi di pensare alla poesia e alla critica a me paiono “bastonanti” e che i miei credo siano “dialoganti”  e problematici. Ai lettori – pochi o tanti –, che di fronte a questa polemica non cercano i pettegolezzi e non si vogliono ridurre a tifosi, non resta che rivedere quanto ha scritto Linguaglossa e quanto gli ho replicato io e farsi da soli un’idea delle ragioni vere di questo contrasto.
Ennio Abate

*APPENDICE
Comunicato di Giorgio Linguaglossa del 20 sett.2013

Interrompo in via definitiva ogni collaborazione con il blog e la persona Ennio Abate il quale ha dichiarato che io sono spinto da un intento diffamatorio, «persecutorio», «ipersoggettivo» etc. nei confronti della persona di un autore, spostando il discorso dal commento a una poesia alla messa in stato di accusa della mia persona nelle sue funzioni di critico, aggiudicandomi una disonestà intellettuale nel voler colpire pregiudizialmente la persona di un autore a prescindere dalla sua opera. Rilevo che questo comportamento (otre ad essere reato di diffamazione punito dal codice penale), è una gravissima scorrettezza sia sul piano deontologico che metodologico. Evidentemente il conduttore di questo blog ha perduto i parametri di riferimento di ciò che significa una corretta dialettica delle idee e delle tesi che non deve mai travalicare in un processo alle intenzioni, tipico dei processi stalinisti.
Comunico altresì che a breve, insieme ad altri intellettuali, metterò in piedi un blog che avrà il suo unico parametro di riferimento nella libera espressione delle idee nel rispetto della dialettica delle tesi, dei testi e delle persone.
Un cordiale saluto a tutti.
Giorgio Linguaglossa

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13 commenti

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13 risposte a “Ennio Abate
Chiarimento sulla polemica fra me e Linguaglossa a proposito di De Signoribus

  1. Polemiche così aspre, fino ai richiami al codice penale, in contesti come questo mi sconcertano profondamente. Ma in che mondo viviamo? E’ sincero il nostro scandalizzarci per quanto gli uomini si scannino qua e là per il mondo, se perfino la poesia è fonte di conflitti?
    Qualche volta, forse, varrebbe la pena, prima di parlare, di tirare un profondo respiro, di guardare il sole che tramonta…di prendersi un po’ meno sul serio.
    Saluti
    Flavio

    • ro

      condivido Flavio caro e rinvio dunque alle riflessioni che ho già espresso ieri nell’altro post, scambiate per pettegolezzi poco ormai conta, perché il punto, che arriva sempre preciso come un orologino svizzero, è che le controélite culturali a quelle preposte per l’ammasso del cervello ad un pensiero unico orwelliano, alla fine per uno degli orrrori della storia, si perdono puntualmente in tempeste dentro un bicchiere d’acqua, facendo godere (d’incassi o di mercato in senso lato) oltre il casus belli di turno(vedi il dio terribile del mio discorso di ieri), chi continuerà imperterrito ad avere “larghe intese” sul controllo dei contenuti,delle forme e delle loro distribuzioni massive (s)culturalizzanti… Non è quindi affidandosi all’elenco delle ricostruzioni delle ragioni, dei torti e delle contraddizioni che si affronta con chiarezza il caso, che peraltro è già sufficientemente inquinato dalle tifoserie din parte e della controparte. Peraltro in questo caso si rientra nella clinica dell’apocalisse digitale e dei suoi reparti di “infernet”: quando tutto si affida giocoforza alla parola scritta(per distanza geografica, o per vicinanza ad aree ultracerebrali tanto quanto a ipointellettive) , usata comunque fessobucando (leggi facebook, twitter etc) o meno ( dunque apparentemente piu elevata come in questo caso), si è fatto proprio il canone del controllo di massa che fra questi specifici duellanti veniva messo, a ogni parola, in discussione.

      In conclusione con questo dissenso perderemo sempre, condannati all’autodeportazione e se fra i due duellanti, Abate è colui che apparirebbe più “politico”, finisce per dimenticarsi in un bicchiere d’acqua riproponendo la cristalizzazione delle sue ragioni..lascio dunque un commento politico che sembra entrarci una mazza, ma è giusto per rendere la mancanza strategica della compatezza richiesta dal grave momento di “crisi” che coinvolge ovviamente più piani politici culturali strutturali del vasto “crepuscolo” liquido di molteplici e infiniti duellanti.

      “Carissimi l’ho già scritto e lo ripeto. Basta divisioni. E’ fondamentale capire che ora il nemico comune ha molte teste e rispondono ai nomi di UE, BCE, FMI, Bildenberg, Commissione Trilaterale, ecc.(ndr allargatele pure a iosa alle cupole culturali) .

      Se preferite possiamo chiamarli semplicemente “poteri forti” o “architetti del Grande Crimine”, nulla cambia. E’ fondamentale coagularsi io no ho votato Grillo, ma ben venga lui e chiunque altro, i nomi e i movimenti sono pure troppi: Bagnai, Barnard, Ida Magli, Zibordi, Pizzuti, Benini, Della Luna ecc. Occorre creare un Fronte di Liberazione Nazionale (se il nome non piace si può cambiare). Sono disposto a lottare con chiunque, ma proprio chiunque dal cattolico integralista, al marxista, dal filofascista, al leghista, dall’anarchico al radicale esattamente come ai tempi dell’occupazione nazista (l’analogia per altro mi sembra evidente). All’epoca sui monti e in clandestinità si potevano trovare persone molto diverse l’azionista a fianco del Marxista il cattolico insieme al liberale, il repubblicano e il filomonarchico. Ora è la stessa identica cosa. I nemici sono potentissimi e o si trova una piattaforma e una strategia comune o sarà la fine per tutti (figli compresi). Ci sarà tempo (se mai verrà) per dividersi. Ragione per la quale nessuna puzza sotto il naso e cerchiamo di coagularci.”
      Shivadas, 20 settembre 2013
      http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12344

      …..
      buon inizio d’autunnali pettegolezzi a tutte/i

  2. Ennio Abate

    @ ro

    Senti rò, se tu pensi di coagulare gli scontenti con Grillo e Barnard, impara da Linguaglossa: annuncia tu pure un altro blog e provaci. Qui io vorrei occuparmi di poesia in relazione al mondo e con il maggior rigore critico possibile. Le ammucchiate non mi piacciono.

  3. Giuseppina Di Leo

    Il richiamo al codice penale è un’esagerazione tutt’altro che di buon gusto, concordo quindi con Villani nel dire che occorrerebbe avere invece sempre ben presente il senso della misura delle cose.
    Tanto più che la letteratura è un job (Pound) e la poesia finzione (Pessoa) .

  4. Rita Simonitto

    Leggo questo intervento di Ennio dopo aver postato ieri sera il mio commento sull’altro post. Quindi, ad integrazione, aggiungo queste considerazioni.

    1) G. Linguaglossa scrisse a suo tempo sul Blog che * il critico è un lettore (e spessissimo è anche un autore), soltanto che è un lettore che ha fatto degli studi di settore, che sa argomentare (diciamo così) quello che ha da dire*.
    E, riporta Abate più sopra, lo stesso Linguaglossa sostiene *che la forza di moltinpoesia è questa capacità di non mettere la museruola a nessuno, ciascuno è libero di argomentare le proprie tesi però ciascuno deve sapere che saranno messe alla prova del fuoco della discussione*.
    La compresenza in Linguaglossa delle tre componenti (lettore, autore, critico) se, da un lato, costituisce una ricchezza dall’altro, se non viene chiarito il vertice dal quale si parla, produce qualcosa di peggio della confusione perché da quella, in qualche modo, si cerca di venirne fuori prendendone un capo anziché un altro. (Ci sarebbero molti esempi che potrei portare a fronte di ciò, non ultimo la proposta di una “Lingua della Nazione”, ma non mi voglio dilungare).
    Est modus in rebus, sembra essere il richiamo di Giuseppina Di Leo.
    Si entra invece in una modalità più arcaica che è quella dell’ambiguità, vale a dire un sistema dove regna il massimo dell’intercambiabilità, una cosa vale l’altra senza distinzione alcuna. Si può dire e disdire: fa lo stesso. Si può affermare e poi negare perché il cambio di ‘cavallo’ è rapidissimo. Ora, se questa modalità ‘proteiforme’ è utilissima nello scrivere poetico, anzi, la poesia si nutre del polisenso, della polifonia e della policromia, essa non è fruibile nella quotidianità (e, temo, non sia nemmeno utile nell’apparato critico).
    Negli altri contesti, abbiamo bisogno di ‘nominare’, di definire. Il fatto che oggi, nella nostra esperienza sociopolitica, patiamo le derive legate alla perdita del processo di individuazione – dato anche dal ‘nome’ – adesso avremo ‘genitore 1 e genitore 2’, ovvero non più madre e padre – ciò dovrebbe darci da pensare più che farci stare contenti.
    Cosicchè, invece di cercare un auriga, che tenti di dare un orientamento condiviso anche se a strattoni dal cavallo bianco e dal cavallo nero, oggi si cerca di individuare il ‘nemico comune’ contro cui allearsi. Lo stato di immaturità dominato dall’ambiguità ha infatti bisogno del ‘nemico’ per poter uscire dall’impasse. Con esiti disastrosi. Ma invece di pensare si continua a replicare.

    2) Rò, di cui apprezzo la passione, rischia di cadere in questa trappola.
    – siamo stati ‘fregati’ dall’ideale della Resistenza che si è fatto durare oltre il necessario non permettendo di distinguere più i nemici dagli amici (ma ci abbiamo riflettuto su?);
    – siamo stati ‘fregati’ dall’ossessione dell’ antiberlusconismo (e intanto, gli ‘insospettabili’ si facevano gli affaracci loro );
    – continuiamo ad essere fregati dalle fregnacce che ci hanno raccontato sul ‘peccato mortale’ di essere individui (che è diverso dall’essere ‘individualisti’) ed essere sedotti dall’idea che coagularsi è preferibile: senza tener conto che ‘alcuni’ si coagulano meglio (stavolta i soliti noti i quali, pur rifiutando l’establishment, lo appetiscono. Sessantotto docet.) e rischiano di portare ‘trombi’ all’organismo.

    3) Volevo solo mettere a confronto due modalità di accostarsi a questa ‘crisi’ dei Moltinpoesia per far capire come le strutture personali abbiano un certo peso nel costituirsi (e nelle separazioni) delle ‘cosiddette alleanze’:
    Abate: *A questo punto prendo atto CON AMAREZZA della impossibilità di portare avanti con lui l’esperienza di confronto schietto e davvero senza museruola che fino all’altro ieri pareva possibile.*
    Linguaglossa: * Comunico altresì che a breve, INSIEME AD ALTRI INTELLETTUALI, metterò in piedi un blog che avrà il suo unico parametro di riferimento nella libera espressione delle idee nel rispetto della dialettica delle tesi, dei testi e delle persone.* Ma non ce l’aveva già in Moltinpoesia, come ho riportato più sopra?

    Se un ‘figlio’ non risponde alle aspettative genitoriali o muore (e lavorare in un Blog, profondendo energie e speranze, è un po’ come avere un figlio) se ne fa un lutto, non si può dire con spavalderia: “adesso ne metto al mondo un altro che mi dia più soddisfazioni”.

    Saluti a tutti.

    R.S.

  5. JK

    A me sembra che troppo spesso, certa critica “colta”, di settore, prenda a pretesto la poesia per esternare tutta la propria autoreferenzialità, il proprio ego. Mi sembra naturale ricordare, che al centro c’è sempre la poesia ed il poeta, completamente estraneo a tutta questa inutile querelle;
    il poeta cerca un pubblico affine a sé, se è possibile. I critici che fanno ? Si parlano addosso, prossimamente su un altro blog !!

  6. emilia banfi

    Sono davvero molto sorpresa per il prolungamento eccessivo della discussione…
    Un giorno qualcuno mi disse (e spero se lo ricordi): – Attenta agli intellettuali !- Ebbene hanno avuto tutta la mia attenzione, ma mi volete spiegare , visto che l’intelletto è il potere conoscitivo della mente, perché proprio un Blog di poesia debba essere il teatro di dicussioni che hanno molto del privato e poco dell’io/noi, se non per stancare il noi? Abbiate pazienza …Ennio e Giorgio si sono scontrati, mi spiace molto perché li ho sempre seguiti con molta attenzione e vi dirò anche che mi aspettavo lo scontro, ma adesso su, forza coraggio ragazzi cambiamo discorso.
    Una tifosa del Blog

  7. antonio sagredo

    il grande Poeta Antonio Sagredo invita Ennio Abate e Giorgio Linguaglossa
    a non essere delle Marie Ivanovne qualsiasi: il pettegolezzo annebbia la lucidità critica e entrambi siete lucidi: quindi fate pace et amen! Altrimenti entrambi farete parte, senza il mio apporto, ad una anonimicità eterna.
    Vi combattete in una arena come galletti spennacchiati e: senza bestie e senza pubblico. Dovreste incontrarvi e bere primitivo di Manduria: ve lo offro io una sera qualunque in una trattoria qualunque di Roma: io che di versi e di Poesia m’intendo molto più di voi saprò come mettervi a posto!

  8. emilia banfi

    Acc…che idea!

  9. Ennio Abate

    @ Sagredo

    Caro Poeta,
    “non fate troppi pettegolezzi”, scrisse Cesare Pavese, che non so se Lei considera un grande poeta o almeno un poeta.
    Non ne facciamo neppure noi in una situazione come questa italiana, dove pare che il suicidio stia assumendo forme collettive.
    Non ho dichiarato nessuna guerra e, di conseguenza, non devo sottoscrivere nessuna pace. E’ stato Giorgio che *se n’è ghiute*, come disse a Vittorini il Migliore che aveva un grande Partito alle spalle, di cui io ho davanti le rovine.
    E non c’è da aspettare neppure di bere un bicchiere di Manduria, perché non so quando potrò passare per Roma.
    La porta del blog è aperta. A Giorgio dico: riprendiamo pure a discutere di poesie, di critica e d’altro e, se necessario, a litigare ancora.
    Lei Sagredo (o Giovanni delle bande nere o…), ovviamente ci intrattenga solo sulla Poesia!
    Un saluto.

  10. giovanni delle bande nere

    Questo “eterno chiacchiericcio” nasce fondamentalmente con l’opera di Gogol’, ma già in Puškin, nel suo “romanzo in versi”, l’Evgenij Onegin; il pettegolezzo, la diceria accompagnata da malignità è ampiamente documentata; d’altronde lo stesso Puškin, come è noto, fu vittima di questo costume deplorevole, che del resto fa parte della cultura russa. Lo stesso Majakovskij dirà di non badare ai pettegolezzi dopo la sua morte. Ma diversa cosa è l’Eterno femminino! ////// Pasternàk si scaglia con violenza inaudita (non rara nei grandi poeti!) contro il pettegolezzo filisteo (composto da: “mogli di impiegati e di mercanti.. cornacchie… stolte… codardi e codarde”) – che immortale è il nemico mortale del poeta – specie nella poesia Morte del poeta – dedicata a Majakovskij; questi nella sua ultima lettera teneva ben presente questo aspetto ciarliero-maligno del borghesuccio – l’homo sovieticus, nuovo apparentemente, eredità al 100% le caratteristiche del piccolo uomo borghese zarista dell’800 (vedi Gogol,’ per tutti!).

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