Pietro Peli
Secondo inno a Nettuno

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A te, rivolgo un altro inno:
a me il riverbero che arriverà
nel giorno del mai.

Perché il cupo scendere del gorgo
nel nero che striscia sul bianco
illude senza paura.

Per i nascosti secoli che fu
il tuo meccanico ruotare
tutto sarebbe stato morte

in te: non ora, uscito
dai nomi olimpi il vasto mare
che ti è faccia di metano

e di truce splendore.
Laggiù come qui
nessuno vivrà oltre

la distanza che interpone
un oceano invisibile.
In ogni millimetro di mare

ma quale lucido giorno
è in te, dio di gas azzurro
terribile e profondo?

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2 commenti

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2 risposte a “Pietro Peli
Secondo inno a Nettuno

  1. emilia banfi

    Una magnifica immersione. Un terribile scendere, una richiesta di aiuto e quasi di perdono. La resa ha aspetti così umani che esalta i versi ad un dio che vorremmo stesse davvero a sentire.

  2. Caro Pietro, mi sembra che questa tua poesia faccia da contraltare alla mia ultima, e che stiamo viaggiando in direzioni opposte, uno verso il buio l’altro alla luce. Al fondo di ogni parte ci incontreremo, ne sono certo. Ancora complimenti.

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