Emilia Banfi
Io abito la luna

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Io abito la luna
non so se il cielo sia d’accordo
nel mio silenzio reggo quella luce
dentro gli occhi ormai lontani
presa e attonita nel torpore attendo

Un ramo e la forza di un monte in fondo
raccolgono soffi e perle e si liscia la valle
che importa se il freddo della sera
indugia nei capelli sulle spalle
o che il vento ancora odori d’estate

Resta ancora grande luna
in fondo nulla ti costa
di poco tempo sarà la nostra storia
arresi al finire di questo sogno
cerchi chiusi nella notte

Nulla alla luce ti nascondo nulla
e non scorgo il passo il volto
l’agilità di un gatto bianco
all’ombra della vite mostra
una dolce destrezza
ma ormai è notte.

Emilia Banfi

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9 commenti

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9 risposte a “Emilia Banfi
Io abito la luna

  1. ro

    ciao Emy..due motivi per cui questa tua mi piace assai (del resto, se ti dicessi che è da preferire ad altre farei un torto ai tuoi mille e infiniti soli, pieghe di lune, balzi di stelle e pianeti). Il primo è quello per cui, ricevendo questa tua,e poi rileggendola anche qui, sembra tu abbia dato un sigillo poetico alla precedente conversazione, esodandoti per un istante poetico, su quella tredicesima luna di cui ti parlavo. Il secondo motivo, visto che non posso farti una puntuale analisi critica, è generato dalla mia immaginazione. Quando un racconto, un romanzo o una poesia mi prende (rapisce) parecchio, vado nel sogno e vago nei suoi “giri”…mi attrae l’idea di immaginare lo scrittore o il poeta nello stesso istante in cui, sul pizzo di uno strapuntino, una sedia o un tavolino, ha fatto riemergere i suoi reperti, ne ha ricreato forme, idee, immagini, ricordi, attese, metafore, rabbie e dolcezze, speranze e disillusioni, “il gatto bianco” e “il gatto nero” etc etc può essere ad esempio per questa tua, che dopo le nostre conversazioni, hai fatto una passeggiata sotto il sole immaginandolo agile e fresco come l’acqua della luna ….anche se gli sbarchi umani non l’hanno mai scoperta, tu l’hai vista come una ciotola appoggiata a un passo dal gatto bianco, in un tuttuno avvolto acciambellato al suo bordo, ma attorno solo notte, dentro la quale potresti aver scritto questa tua, quasi al buio, sonnambula dei tuoi versi fra un sogno e l’altro come “di poco sarà la nostra storia”..e quel poco, riunito nel pozzo di una tazzina, l’indomani, cioè ieri, potresti averlo riletto, riscritto e spedito ai lettori del tuo Yeti lunare:
    Qui- né terra né luna,
    e gelano le lacrime.
    Oh Yeti, mezzo uomo-luna,
    rifletti, torna!
    ( szymborska)

    un bacione
    tua rò

    • Giorgio Linguaglossa

      c’è un’aria di smemorata trasandatezza in questi versi alla luna, la veste del sogno, un colloquio con la luna alla quale vengono rivolte parole, come dire, lunari, che sembrano essere scritte senza capo né coda, affidate alla improvvisazione e alla smemoratezza. Forse dovremmo tutti ricominciare a scrivere poesie alla luna, parlare alla luna, diventare un po’ lunari e lunatici, dovemmo rivolgerci al suo specchio rotondo che riflette le nostre ansie e le nostre illusioni ma non per fuggire la terra ma per ritornarvi per renderla più abitabile, così, senza paludamenti e senza vestiti posticci e arroganti

  2. Maria Maddalena Monti

    Con questo colloquio alla luna Emilia è nella sua ispirazione migliore. Abita la luna come in un sogno e rivendica il diritto di sognare.E’ il chiarore lunare che la trasporta in un’altra dimensione e in cambio le regala sensazioni e immagini che trascinano il lettore come una musica Ma anche nel sogno il poeta non può dimenticare il destino dell’uomo, l’arco breve della sua esistenza, se paragonata a quella degli astri.:” di poco tempo sarà la nostra storia arresi al finire di questo sogno..”. Mi è piaciuta molto l’immagine del gatto bianco che sembra catturare la luce della luna e che ci riporta con “dolce destrezza” alla realtà.
    Maria Maddalena Monti

  3. ro

    E’ molto bello per me leggere questi interventi di Linguaglossa e Monti perché irradiano come aloni su aloni…macchie candide di quella medesima luna, di Banfi, emano vibrazioni cerchio a cerchio musicali, vogando ma anche vagando nella stesse pelle lunare da me provata nella lettura e rilettura di Emy . E sarebbe bellissimo per una lettrice come me, visto l’auspicio lanciato da Linguaglossa, leggere ancora sù..sulla luna, magari poesie di altri abitanti! … di Linguaglossa stesso e di Monti, anzi forse di nuovo con loro un’altra ancora di Emy che immagino (volutamente sbagliando, perché ci sarà solo un motivo tecnico alla sua assenza) felicemente intrappolata in qualche cratere silenzioso dalla luna piena che ci ha cantato a quella più calante e in parte invisibile .

    leopardi vive, vive vive e non solo lui …grazie davvero a tutti della gioia trasmessa.

  4. Giuseppina Di Leo

    Sono rimasta anch’io “intrappolata”, secondo la gioiosa definizione di Rò, in uno dei crateri senza tempo di questa poesia. Emilia Banfi sa sorprendermi sempre con i suoi versi, e qui maggiormente che nelle altre poesie, proprio per l’elemento del meraviglioso che lei sa cogliere in tutto ciò a cui non badiamo quasi o che abbiamo abbandonato e forse dimenticato, vuoi per la fretta o la pigrizia, vuoi per la noia.
    Trasformando l’attesa in sogno, Banfi ci manda un messaggio indubbiamente positivo: non smettere mai di desiderare, e saper affrontare con coraggio le difficoltà della vita.

    …Nulla alla luce ti nascondo nulla
    e non scorgo il passo il volto…

    Ed è il coraggio di essere veri.
    Dice bene Linguaglossa, occorre(rebbe) ripartire… dal basso…

    Grande Emy.

  5. Rita Simonitto

    @ Emy
    il mio commento l’ho ‘legato’ a quello sul post di William Carlos Williams
    R.S.

  6. emilia banfi

    Carissimi grazie!
    I miei versi erano semplicemente di stupore, grande stupore che spesso mi travolge alla visione del cielo. Il mio “abito la luna” vuole proprio trasportare tutte le sensazioni che ho provato quella notte nel guardarla, ma le mie righe raccontano anche( per chi le ha sapute frugare) di un’età in cui spesso gli entusiasmi lasciano il posto ai ricordi e spesso questi ultimi spengono i primi quel “ma ormai è notte” è un ritorno alla realtà, ma vi assicuro che il sogno è stato infinitamente bello ed eccitante ed è stato bellissimo dividerlo con voi. Ciao emy

  7. Cara Emy, ricevi anche i miei complimenti. Ma sai, più che un lettore io mi considero un cacciatore di invenzioni, quindi segnalo “si liscia la valle” tra i versi che riporto, per altro già segnalati da altri:

    Un ramo e la forza di un monte in fondo
    raccolgono soffi e perle e si liscia la valle
    che importa se il freddo della sera
    indugia nei capelli sulle spalle
    o che il vento ancora odori d’estate

    ” si liscia la valle ” si collega con:

    l’agilità di un gatto bianco
    all’ombra della vite mostra
    una dolce destrezza

    ciao

  8. emilia banfi

    Grazie Mayoor! I gatti stregano vero?

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