Gio Ferri
Su “Carte da gioco” di Francesco De Napoli

de napoli
Francesco De Napoli, Carte da gioco (Trilogia dell’infanzia), Osanna Ed.,Venosa 2011.

Della poesia di Francesco De Napoli hanno scritto negli ultimi decenni critici attenti e sensibili, dai prefatori di questa più recente raccolta, Carte da Gioco – Mario Santoro e Giorgio Bàrberi Squarotti – a diversi altri. Forse è già stato detto molto di quanto giustamente si doveva dire. Riporterei qui, a distanza di parecchio tempo, una sintesi interpretativa del 1986 di Massimo Grillandi assai esaustiva, anche per il lavoro futuro del poeta, compresa la raccolta che vogliamo leggere ora: «La poesia di Francesco De Napoli nasce da una genuina tensione interiore, dalla necessità di recuperare con il proprio passato anche il profumo inconfondibile dei sentimenti, che lo hanno alimentato e ne costituiscono l’essenza più vera.».

Memoria. Senza sentimentalismi. Duratura presenza dei valori contadini come valori universali.

Difficile dire di più e meglio su questa poesia, a parte letture più approfondite sui singoli testi, qui non possibili per ragioni di spazio. I molti critici, anche fra quelli nominati, hanno insistito con sapiente e convinta acribia negli anni, e anche in relazione a Carte da gioco, su questo ‘ritratto’ di Grillandi.

Qui potremmo dire qualcosa ancora soprattutto sulle misure formali della generale poetica di De Napoli. Mi soffermerei perciò su una poesia esemplare che grazie allo stile di scrittura va anche al di là di quei sentimenti profumati tanto felicemente, ma anche sovente troppo nostalgicamente (i valori dell’antica povertà sono in parte discutibili) giunti dalle nostre terre del Centro e del Sud dell’Italia.

Fra l’altro, comunque, così ricche di storia, di borghi e panorami non sempre riconosciuti ed esaltati. Talvolta abbandonati e del tutto dimenticati dalla frenesia della cosiddetta “vita moderna”.

Dal capitolo L’attesa della Trilogia dell’infanzia possiamo leggere:

Ci fu un tempo felice, quando

ignoravo se oltre la meria di fronde

qualcuno curasse ancora

le arse siepi e le vigne nere.

Il lungo peregrinare senza requie

ci rese estranei a noi stessi.

L’unico a sapere, nonno Ciccio,

reso immobile e muto

dai continui tradimenti,

lo vidi l’ultima volta da vivo,

la schiena ricoperta di sanguette,

nella luce chiara di Santo Spirito.

Ora rimpiango quegli orti dorati

che sapevano di muffa e di letame,

la cialledda così gustosa e fresca

preparata con amore all’imbrunire.

L’andante delle memorie ha un suo desiderio innocente di sapere (è l’attesa infantile – quando ancora di molte cose, seppur felici, se ne ignorano le motivazioni): pacata è la vena nostalgica senza rabbie o sobbalzi disillusi. Come qualcun altro ha detto, può ricordare Pavese, o, aggiungiamo, la modalità di un racconto cinematografico di Olmi. L’uso pur contenuto di espressioni dialettali e il ricordo di pratiche antiche (le sanguette) sottolineano la verità di una vita libera da orpelli, seppure oppressa dalle fatiche. È un racconto, in effetti, cosparso di ambiguità ellittiche che ne fanno appunto una poesia: il lungo peregrinare (verso dove?…), i tradimenti subiti da nonno Ciccio (quali e perché?)… Santo Spirito (un borgo come premonizione d’uno spedale?)… Libera da qualsiasi piagnisteo – i bambini dimenticano subito il dolore – è la chiusa, in cui tuttavia gioiosamente si rimpiange la cialledda gustosa e fresca. E persino la muffa e il letame richiamano quel piacevole profumo della campagna. Tanto che gli orti apparivano esageratamente persino dorati al fanciullesco piacere di vivere.

Gli stilemi retorici, in linea con queste soffuse memorie, rimandano a quella condizione d’attesa grazie agli enjambements che sottolineano l’infantile assintattico modo di esprimere, di rivelare inconsciamente la propria condizione psicologica ancora acerba. E c’è, espresso ora dal poeta adulto, l’estraneità nel cocciuto silenzio degli affaticati familiari: estranei a noi stessi… Al di là dell’antico clima contadino, silente e rustico, molte illazioni interpretative potrebbero chiarire (ma in poesia non dovrebbe mai esserci alcunché da chiarire oltre il testo) una situazione psicologica personale e ancora, oggi con il senno di poi, collettiva. Estraneità sociale alimentata dalla fatica atavica, persino nell’ambito delle stesse categorie del lavoro e della povertà.

Anche questa sola poesia rivela la natura caratteriale e intellettuale (oltre i sentimentalismi vani) del poeta che l’ha scritta, Francesco De Napoli.

Gio Ferri

Agosto 2013

Annunci

2 commenti

Archiviato in RICERCHE

2 risposte a “Gio Ferri
Su “Carte da gioco” di Francesco De Napoli

  1. emilia banfi

    Un andare indietro con passo infantile ma degno di un sentimento poetico espresso con grande maestria senza nulla aggiungere a ciò che appare in un ricordo che così come era deve restare. Un inchino.

  2. Giorgio Linguaglossa

    Riguardo al libro “Carte da gioco” ho particolarmente gradito quel sapore di antica rusticità che circola nel libro, quel lessico povero, scabro, quella semplicità infantile composta con una intelligenza della lingua sensibile ai minimi trasalimenti tellurici dell’emozione e dell’anamnesi. L’ho letto con il piacere di scoprire un poeta che scrive di un mondo scomparso, un mondo vero rispetto a quello attuale che sembra fatto di plastica colorata. Il libro ha la tenuta delle antiche rilegature con la copertina in cuoio, la fragranza di cose che sono passate attraverso il setaccio dell’autenticità come forse può essere soltanto ciò che è scomparso e tenuto in vita nella teca del ricordo. Complimenti.

    Giorgio Linguaglossa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...