Georg Trakl
Due poesie tradotte da Giorgio Linguaglossa

Georg_Trakl

Neige

O geistlich Wiedersehen
In altem Herbst.
Gelbe Rosen
Entblättern
am Gartenzaun,
Zu dunkler Träne
Schmolz ein grosser Schmerz,
O Schwester!
So stille endet der goldne Tag.

*

Tramonto

Oh spirituale arrivederci
nell’antico autunno.
Rose gialle
si sfogliano sul recinto del giardino,
in cupa lacrima
si è sciolto un grande dolore,
oh sorella!
Così tranquillo finisce il giorno d’oro.

**

So leise läuten

So leise läuten
Am Abend die blauen Schatten
An der weissen Mauer.
Stille neigt sich das herbstliche Jahr.

Stund unendlicher Schwermut,
Als erlitt’ ich den Tod um dich.
Es weht von Gestirnen
Ein schneeiger Wind durch dein Haar.

Dunkle Lieder
Singt dein purpurner Mund in mir,
Die schweigsame Hutte unserer Kindheit,
Vergessene Sagen;

Als wohnt’ ich ein sanftes Wild
In der kristallnen Woge
Des kuhlen Quells
Und es bluhten die Veilchen rings.

*

Così lievi risuonano

Così lievi risuonano
a sera le ombre azzurre
sul bianco muro.
Tranquillo tramonta l’anno autunnale.

Ora di infinita tristezza
quasi io avessi la morte per te.
Nei tuoi capelli s’instilla
un vento nevoso di stelle.

Oscure canzoni
canta dentro di me la tua bocca purpurea,
la silente casetta della nostra infanzia,
dimenticate leggende;

come se stessi, mite animale,
nell’onda di cristallo
della fresca sorgente
e fiorissero le viole intorno.

* Notizie su Trakl: http://it.wikipedia.org/wiki/Georg_Trakl

Annunci

13 commenti

Archiviato in RICERCHE

13 risposte a “Georg Trakl
Due poesie tradotte da Giorgio Linguaglossa

  1. Sandra Evangelisti

    “Mit allen Gedanken ging ich
    hinaus aus der Welt: da warst du
    du meine Leise, du meine Offne, und –
    du empfingst uns.
    Wer
    sagt, dass uns alles erstarb,
    da uns das Aug brach?
    Alles erwachte, alles hob an”

    “Con tutti i pensieri me ne andai
    fuori dal mondo: eri tu
    tu mia dolcezza, tu mio varco, e –
    tu ci accogli.
    Chi
    dice che tutto morì in noi
    quando dileguò la nostra vista?
    Tutto fu desto, tutto cominciò”

    Paul Celan da “Niemandrose”

  2. Giuseppina Di Leo

    Leggevo quasi distrattamente le due poesie di Trakl, da tradotte da Giorgio Linguaglossa (a cui faccio i miei complimenti), e mi domandavo cosa c’era di diverso da quel mondo poetico anche da lui stesso tanto criticato: il misticismo, l’umbratilità del solipsismo, il richiamo agli elementi della natura per non dire altro né di sé né della fottuta “realtà”, o cosiddetta tale.
    Mi accorgevo cioè che si trattava di poesie stilate intorno a concetti cari a quell’esthétisme fin de siècle, pari o quasi ai motivi utilizzati da un Rilke (mi era sovvenuta “Giorno d’autunno).
    Ed in effetti la stagione autunnale è non solo presente ma preponderante in entrambe le poesie, con i suoi colori e con quel senso di finitezza del creato attraverso l’imminenza del buio. Non capivo, o meglio mi sfuggiva, il senso riposto.
    Quando, nei versi “Ora di infinita tristezza / quasi io avessi la morte per te.”, ho avuto un soprassalto.
    Il tu, generico fino a quel momento (“Oh sorella”, l’avevo associato con la parola “neve” del titolo), abbandona il contorno incerto, delineandosi con tutta la sua evidenza. A quel punto cioè, mi sono detta che non poteva trattarsi più di un io che spergiura su di sé, o perlomeno non a tal punto da richiedere la doppia presenza (io-tu) per dire la propria morte. Che senso ha dire * quasi io avessi la morte per te*, mi sono chiesta?
    Ed ecco che, seguendo il link e leggendo la breve nota biobliografica mi sono resa conto che… tutto tornava e ogni parola diventava dunque decifrabile.
    Il verso * quasi io avessi la morte per te* possiede – a mio parere – la chiave di volta del tutto. Appare allora chiaro come la quiete apparente delle poesie nasconde l’atrocità della sconfitta di un io succube di sé (“mite animale” è un eufemismo, mi pare), il declino della ragione o l’irrazionalità di un’armatura che copre un cadavere.
    Ecco che allora appare altrettanto chiaramente come la poesia non cede a un bisogno, ma lo trasforma; l’ossessione non viene placata ma solo adombrata; la ferocia si nega sotto altre spoglie.
    Le parole sono qui utilizzate (hanno la stessa funzione) come un velo funebre che copre ciò che mai potrà essere svelato.
    Sono poesie di una crudezza estrema, la crudeltà di chi sente con orrore il proprio sbaglio, vittima di una colpa che non può o non sa dire nemmeno a se stesso, tanto ne avrebbe orrore.

    • Giorgio Linguaglossa

      cara Giuseppina,

      “tacito fiorisce il mirto sulle palpebre bianche del morto”, è un verso di Trakl, uno dei più belli dell’intero Novecento. Mi complimento con te per l’occhiuta disamina della poesia, insieme misteriosa e intima, crudele e pudica, del pudore di chi non vuole svendere nulla della propria anima deserta. Una volta tanti anni fa ho studiato il tedesco poi l’ho dovuto abbandonare perché non ce la facevo a fare tante cose insieme… adesso, timidamente, l’ho ripreso con mite sconsideratezza.. queste poesie sono state tradotte da molti prima di me ma io, credo, ho trovato delle soluzioni impreviste e, spero, fortunate. C’è una suprema maestria di domare il linguaggio come un docile “animale”, quell’animale che porterà la sua generazione verso la prima guerra mondiale. C’è in Trakl, nella sua poesia, una acutissima veggenza della Crisi dell’impero asburgico e dell’Europa intera, crisi che nella sua poesia si risolve in una catena di metafore l’una legata all’altra, in una catena di simboli l’uno collegato all’altro: la sua poesia è un mondo chiuso di simboli e di metafore dove c’è già tutto l’essenziale; il “reale” di cui parla il caro Ennio Abate è tutto trasfigurato nei suoi simboli e nelle sue immagini; non è rimasto più nulla del mondo di fuori nella sua poesia, tutto è stato trasfigurato… e pensare che muore a soli 28 anni…

      un saluto anche alla cara Sandra Evangelisti, che mi perdonerà per la mia, forse troppo brutale, liquidazione della poesia del tardo Luzi il quale ci ha comunque lasciato una grande prova con “Il magma”, dopo la quale però anche la sua poesia ha subìto la pressione della pendenza verso una poesia salvifica… ecco, forse questo anelito alla «salvezza» è stato quello che ha tradito la poesia di Luzi: lui ha voluto salvare la propria poesia, l’ha voluta instradare verso la purezza della purificazione, purificazione dalla storia, dal conflitto, dall’inautenticità, dalla falsità dell’essere nel mondo etc., ha tentato la strada di una poesia che sapesse di “narrativa”… e così, invece, l’ha perduta definitivamente… (a mio modesto avviso)…

      un abbraccio Giorgio

  3. enzo giarmoleo

    Salzbourg serait rien sans Trakl !

  4. Giuseppina Di Leo

    Caro Giorgio, ti ringrazio infinatamente per quel: “pudore di chi non vuole svendere nulla della propria anima deserta”, una definizione in cui mi riconosco profondamente.
    Ma grazie anche per le notizie preziose su questo autore, Trakl, a me finora sconosciuto. E complimenti ancora per il tuo lavoro di traduttore (da perseguire, mi raccomando!)

  5. Voglio esprimere la mia triste ammirazione per i suicidi, ancor più se poeti. Se non cadono vittime dell’emotività, i suicidi sono persone dotate di intelligenza superiore alla media. Solitamente ci si lascia morire lentamente, fumando sigarette, nella routine dei doveri, nella calma apparente. I suicidi hanno coraggio, sono determinati, la loro è disperazione messa alle strette, senza soluzione. Scelgono di morire.
    Inoltre trovo interessante la scelta di Linguaglossa di tradurre poesia di fine ‘800, che storicamente fu una meteora come lo sono sempre le arti decadenti, tra un’epoca e l’altra. A me interessa particolarmente proprio quel loro linguaggio consunto, pre surrealista, perché capace di trovarsi metafore smisurate. Leggerò volentieri la traduzione di Linguaglossa.

    • Giuseppina Di Leo

      a Lucio
      Morire è una scelta? A me non pare, il suicidio è un gesto violento e come ogni violenza impone per lo meno il concorso di due parti (tacite e dissenzienti insieme).
      Di un film – di cui non ricordo né titolo né regista – ricordo una frase che scriverei ad ogni via a caratteri cubitali: “si muore pr mancanza d’amore”.

      • Giuseppina Di Leo

        “pr” è un per (ma ci va anche l’ironia, perché nò?)

      • E’ una scelta estrema, Giuseppina, ma pur sempre una scelta. E’ vero però che è un gesto violento, verso se stessi. Possiamo anche viverlo socialmente con senso di colpa, in questo caso sarebbe un sentimento ammirevole, le ragioni però possono essere tante. Pensa che nell’antica Grecia, ad Atene, chiunque volendo poteva fare richiesta di suicidio allo stato (giuridicamente tutti appartenevano alla comunità prima che a se stessi), se era il caso non solo ti veniva concesso di poter morire, ma ti dicevano anche come farlo. Lo so, è un discorso che fa a pugni con i suicidi di oggi, di chi proprio non ce la fa. Me ne scuso, ma almeno ad Atene uno stato c’era, non come qui da noi dove quel che accade alla gente interessa poco o nulla.

  6. Giuseppina Di Leo

    Caro Lucio,
    Al di là di qualche battuta (le mie), quella del suicidio è questione seria e sono d’accordo con te che persone dotate di talento da sempre l’hanno adottato come estrema ratio.
    Però, perdonami, ma non riesco a vederci nulla di ammirevole nel provare il senso di colpa, sia da parte del “carnefice” (la causa scatenante) sia che si tratti della stessa “società” o di quanti dunque lo provocano. Anzi, quel “minuto di silenzio” – estremizzo – a me pare solo ipocrisia…
    Certo, la questione è complessa e da vagliare secondo i molteplici casi.
    Uno di questi, nel caso cioè dei malati terminali, penso anch’io come te che la ‘scelta’ (in questo caso si può dire) debba spettare solo e soltanto alla persona.

    • Oh no certo, ma dispiace enormemente ogni volta che accade. Quelli di oggi sono i morti di questa guerra commerciale, della vita ingiusta che facciamo. A parte questo, un’idea me la sono fatta per esperienza diretta, come sempre, non io ma persone che amo che l’hanno tentato, che hanno fallito per caso e ho potuto osservare il prima e il poi di questa esperienza estrema. Così ho approfondito, per capire e, come dici tu, per amore.

  7. ro

    Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio.

    Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia.

    Camus , da Il mito di Sisifo

  8. emilia banfi

    Chi decide di suicidarsi è giù morto dentro. <Come diceva Pavese, non ci vuole coraggio basta un gesto, Io ho molto rispetto nei confronti del suicida lo stesso rispetto che porto alla morte,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...