Ennio Abate
Rileggendo «I poeti del Novecento» di F. Fortini: Luzi (4)

Fortini i poeti del Novecento0001

Tento qui di approfondire i miei «appunti (in controtendenza) su Luzi» scritti come risposta a caldo alla “proposta di poetica”, sia pur implicita, presente nel commento del 29 luglio 2013 alle 21:47 di Sandra Evangelisti. Subito dopo averli pubblicati, sono andato a rileggermi tre scritti di Fortini su Luzi. Il primo è ne «I poeti del Novecento» del 1978 (pagg. 143-152). Gli altri due, uno del 1954 e l’altro del 1959, appaiono in «Saggi italiani 1» del 1987.

«L’opera poetica di Mario Luzi è attraversata e sostenuta da una certezza che può subire oscillazioni ma tende sempre a tornare identica a se stessa: quella dell’ essenza spirituale dell’universo. Ad essa conseguono: la possibilità di conoscere tale essenza indipendentemente dalla storia umana (quindi per via di scienza e per via intuitiva), e di viverla come « verità »; la centralità drammatica del soggetto parlante; e, infine, la delega che la trascendenza conferisce al poeta. Di qui l’immutabile tono alto, di fremito pensoso, di tutta l’opera luziana. Le origini
intellettuali sono da identificarsi nello spirito cattolico, francese, del Sei e del Novecento, ardente e austero. Da quello, Luzi ha sviluppato interessi vari ma coerenti a un unico disegno: il pensiero e la poesia romantica tedesca (Novalis, Holderlin), inglese (Coleridge, Hopkins), il simbolismo francese (Nerval, Mallarmé), e, lungo la via che da Leopardi (e anche dal Foscolo delle Grazie) risale a Della Casa e a Petrarca, una moderna lettura del Purgatorio e di
Cavalcanti; costellazioni di esempi non troppo diversa da quella dei suoi coetanei del gruppo ermetico ma da nessuno come da lui senza residui assorbita nella poesia, almeno a partire da Un brindisi, che è del 1941. Solo nell’ultimo decennio Luzi è venuto portando il suo studio verso culture extraeuropee, in particolare su quelle dell’ America latina. Paradossalmente, anche questi recenti interessi paiono confermare l’atteggiamento di distacco con cui Luzi ha vissuto le mutazioni politiche e le trasformazioni sociali del presente italiano; un atteggiamento che non è affatto ìndifferenza bensì deliberata scelta di un «tempo» diverso da quello dell’attualità e accettazione lucida delle servitù implicite in tale scelta di apparente libertà. Luzi può, nella sua opera più recente, parlare dell’India o dell’Unione Sovietica ma invero è ora il cittadino perpetuo di una Firenze simbolica, della città « dirupata : del Due e Trecento, ora il viandante del paesaggio dell’alto Senese. La sua poesia ha come tema dominante la celebrazione drammatica dell’autobiografia, il lunghissimo conflitto fra un Io investito da una sublime elezione e le scene terrestri che gli vengono proposte. Contini ha parlato di canzoniere amoroso; ma fin dal primo momento, e poi sempre, il « tu » è appena un tramite a un Divino. Agli inizi (La barca, 1935), quella elezione era ancora circondata dagli affetti giovanili e dalle amicizie, la versificazione aveva echi di origine crepuscolare, la fede cattolica era abbandono e fiducia. Gli anni che seguirono furono quelli della più intensa vita intellettuale fiorentina e di un deciso assenso alla letteratura come isolamento ed esercizio spirituale; furono, in definitiva, assunzione dell’ eredità tardo simbolista.»

Ma altri, anch’essi penetranti, se ne trovano nei due scritti in «Saggi italiani 1». Ne trascrivo alcuni:

p. 60:
«E poi questo continuo tentare e ritentare il medesimo motivo sentimentale – disseminandolo di affermazioni generiche sulla morte e sulla vita e insomma nutrendolod’una metafisica – sta a provare non solo una ripetizione e variazione soggettiva ma anche una obiettiva approssimazione, più o meno riuscita, ad una realtà. La vera poesia, come superamento delle determinazioni, non può non essere, almeno prima del suo scatto finale, anche testimonianza. E, nel nostro caso, di che cosa? Della realtà sociale delle classi medie intellettuali, dove, nelle estruzioni difensive irrazionalistiche o pseudo umanistiche, la paura si svela anche come senso di colpa e si trasforma in volontà di annullamento cosmico per celare l’ angoscia d’una possibile inesistenza individuale. Ma siccome quell’ angoscia risorge di continuo quanto più l’inesistenza rode i vivi, si giunge a quell’ altro soccorso mitico che è il desiderio della propria promozione a spirito vocale, a uomo invisibile, cioè a spettro»

p. 70:
«È un mondo colpito da un fatale interdetto, da una sospensione dei sacramenti. Luzi ha detto, probabilmente suo malgrado, qualcosa di più di una situazione metafisica; ha detto una situazione storica, l’immobilità risultante dal mutamento superficiale, la vicissitudine sospesa del nostri anni. I cuori degli uomini affaticati da indomabili speranze paiono oggi, anche quelli dei migliori, passivi. Perduta la fede nel «messaggio», incapace di crescere alla storia, l’uomo di Luzi ci dice che «tutta, se mai verrà, verrà dal fondo» individuale, dalla eroica virtù individuale. È una illusione, crediamo di saperlo, e la peggiore ».

p. 117:
« Qualche anno fa, dopo aver tentato una lettura di una delle più belle poesie di questi anni (Notizie a Giuseppina), scrivevo, a proposito di Luzi: «La sua volontà maggiore, quella di dignità ed integrità spirituale, è diventata il limite medesimo della poesia di Luzi. Alla lettera, oggi, non si può volere quella dignità ed integrità mediante l’esercizio della poesia senza allargare smisuratamente la mistificazione che la società nostra introduce in qualsiasi opera letteraria ..Fino alle Primizie l’ascesi di morte e di assenza di Luzi ha partecipato di quella falsa ascesi di tanti intellettuali, che fa tutt’uno con la difesa del privilegio per conto altrui, dei Rosacroce della piccola borghesia cittadina, tagliati fuori dalla vita della produzione, che vedono il loro tradizionale campo d’azione ridotto ogni giorno dallo sfruttamento ideologico di massa; intellettuali nei quali coscienza dei «valori», agorafobia, spirito di corpo e incoscienza storico-politica fanno tutt’uno. Ho detto: partecipa, non: s’identifica … Taluni testi di Primizie sono proposta di contenuti diversi, sono esercizi severi per affrontare un mondo contraddittorio finora mantenuto a distanza … Nel moto generale d’una forma discorsiva che tutti ha raggiunto, anche gli autori di più definita figura come Montale e Ungaretti, più evidente si va facendo la contraddizione fra la recuperata o accresciuta capacità comunicativa e l’insufficienza culturale dell’ispirazione … La poesia sorgente dalla letteratura spiritualistica e dalla cultura di difesa di quelle classi piccolo-borghesi che fra le mura delle città del centro Italia si consumano nella propria angoscia senza riuscire a dire anche la diversa angoscia dei loro dissimili e la loro lotta per riconoscerla o sormontarla, quella poesia giunge, in un supremo sforzo contro l’afasia, fino a mimare la comunicazione; ma altro non ha finora potuto realmente comunicare, se non quello sforzo».

p. 119:
«Il mondo che fa da sfondo a questo ritorno in umiltà, il mondo restituito, dopo e insieme alla negazione, al viandante, è un mondo impoverito, nel doppio significato, cristiano e non cristiano, della parola «povertà». Non a caso figure e oggetti di queste meditazioni sull’effimero e la grazia sono quasi tutte scelte nel mondo semirurale di povere comunità, nelle cittadine abbandonate dal moto del mondo contemporaneo, come se il cristianesimo si fosse rifugiato nei pagi, ritornato all’indistinto del «volgo disperso», fra numi agresti e santi. È vero che, a differenza di tanta letteratura agrario-cattolica, della più volgare reazione, e di tant’altra, sua equivalente, vitalistica e decadente, quegli esempi di regressione sono dati come allegorici di una generalecondizione umana. Le Notizie dall’Amiata di Luzi non sono l’orrida tentazione di un momento («la morte, la morte che vive!») né una delle casuali sedi della comunicazione esistenziale, come in Montale: ma un settore elettivo del mondo. Tuttavia, l’ambientazione di Luzi non sfugge – nella scelta delle situazioni – alla morbità, all’equivoco ricatto che è nel paesaggio e nelle situazioni dei film di Fellini. Lo stato di privilegio è riaffermato proprio nella distanza che il poeta stabilisce fra sé e le categorie umane che evoca: i suoi «poveri» preborghesi o almeno premoderni non hanno nulla da chiedergli, se non preghiera; l’unica poesia che contenga un esplicito riferimento ad eventi politici è per la lotta dei ciprioti, ed anche questo è tipico; Luzi è attento a questi fenomeni di retroguardia, addirittura ad una lotta di nazionalità – in sé,non occorre dirlo, necessaria – come alla retroguardia economico-culturale italiana. Né vale dire che per il cristiano non esistono avanguardie né retroguardie: perché nominare è scegliere …».

Aggiungo poi due poesie di Luzi, di cui però non posso riportare l’analisi dettagliata contenuta nelle note:

CIMITERO DELLE FANCIULLE
Eravate:
le taciturne selve aprono al piano
e al sole il vasto seno:
questo è il campo di fieno ove correste.
E dai profondi borghi alta la torre
suona ancora le feste
onde animava ognuna alle finestre
di gioia umana il volto inesistente.
Ma le mani chimeriche e le ciglia
deserte chi solleva più al suo nome
nelle vie silenziose e l’aria come
quando la luna le celesti chiome
odorava di rose fiorentine?
Ma l’amore? e i balconi della sera?
le braccia abbandonate
dal sole alla profonda luce nera
negli orti ove dirada
impallidendo ignota la contrada
chi preme più, chi bacia? Dallo spazio
lontano un vento vuoto
s’alza e parla coi tetti di voi morte.
Ma io sono: ho natura e fede e il tempo
mio umano intercede
per me dalle sostanze eterne amore
ancora, e grave d’esistenze il giorno
s’aggira qui d’intorno mentre tace
il mare delle vostre ombre al mio piede
con un triste e mirifico soggiorno.
L’ora langue sui colli e il cielo fa,
di me il limitare dei suoi mondi,
de’ miei sguardi infecondi
l’intenta umanità delle sue stelle:
si spengono le celle
delle pievi montane e il sole e i campi,
lunge l’erba infinita
spazia sui vostri inceneriti lampi,
fanciulle morte; passano su voi
epoche e donne poi come su un’onda
i successivi venti senza sponda
di mare in mare e io tremo innanzi a VOI
di questa mia solenne irta esistenza.

NOTIZIE A GIUSEPPINA DOPO TANTI ANNI
Che speri, che ti riprometti, amica,
se torni per così cupo viaggio
fin qua dove nel sole le burrasche
hanno una voce altissima abbrunata,
di gelsomino odorano e di frane?
Mi trovo qui a questa età che sai,
né giovane né vecchio, attendo, guardo
questa vicissitudine sospesa;
non so più quel che volli o mi fu imposto,
entri nei miei pensieri e n’esci illesa.
Tutto l’altro che deve essere è ancora,
il fiume scorre, la campagna varia,
grandina, spiove, qualche cane latra,
esce la luna, niente si riscuote,
niente dal lungo sonno avventuroso.

*NOTA
Per ragioni contingenti devo interrompere la stesura di questo articolo. Lo pubblico comunque incompleto e mi riservo di continuarlo nei prossimi giorni. Anticipo che ho scelto di riportare i giudizi di Fortini su Luzi proprio per chiarire l’esistenza (e da tempo) di un dissenso sul fondo spiritualista da cui sorge la poesia di Luzi. Più in generale andrebbe messo in luce e considerato criticamente il problema dell’influenza del cattolicesimo sulla poesia italiana. Fortini nei suoi scritti l’ha fatto da par suo e da posizione di marxismo critico. Oggi, alla luce di un mondo ancora più mutato, un ripensamento della poesia di Luzi s’impone. Ma io credo che sia meglio proprio partire da posizioni dissenzienti come queste di Fortini.

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