Luca Chiarei
Poesie recenti

maltempo-tempesta-di-vento-e-grandine

*
…allora come quando piove
si alza quel volume
degli odori stradali

nel loro silenzio attonito
lucido astrale

*

Lo senti il vuoto lunare
ora cieco e assoluto
ora in terra
ora nel modo che non lascia soli

che non fa pensare fino
al prossimo urlo di gente muta

come polvere della terra
quella sull’acqua che resta da bere

quella che stride tra denti essiccati
nell’ultimo giorno di guerra

*

…così è camminare in qualunque
Milano tra living luxury in parte
sul filociglia di rimmel stremato

e schienanera nell’altra
schiacciata
al filo di marmitta e manostesa

monossidi in trachea
e un grande smisurato iato
dove mettere i passi

*

Hai mai visto qualcuno morire
negli occhi veramente
sentire qualcuno lo scirocco
un mare ottuso confuso

e poi cercare una colpa un bisturi
scordato nella pancia

la politica
forse
un senso un ritmo che vaga

riesci ancora a vedere?

*

Non posso che stare
Di parte e di lato

Dentro le mani che non sanno
Quelle che sanno di ferro di grano
ruggine tra denti

Da quella parte aspettiamo
ciò che non fa sconti
un paese trainato
un vento di neve dal mare

*

Si può stare tutti i giorni
in piedi su un piede e la testa
nella mano con la fame
di vento che spinge a fondo

e piano ci lasci gente tra gente
che morde che sporca le mani
come neve nera
che hai dimenticato

*

Sono finiti i passi da comprare
dai mercati
né mondi avanzano né spazi

solo strisce di ghiaia epistassi
dei punti cardinali degli asfalti
in terra intagliati come acciaio

solo passi lenti a risalire
la ghiandola calda cera
che torna a galla e ti lascia solo
all’argine di labbra
a rimandare il tempo

*

E’ solo un fiume che passa stasera
e la sua ansia d’essere mare

è solo una voglia d’essere vento
e la pioggia un ombra che batte lenta

che si fa ansa argine e passo
passaggio smisurato trapassato
pulsazione nel fianco
un taglio che ancora fa male

*

Nella norma del fatto sfila
un mare normale curva che sale
tra ventre e quasi cuore
spacca lo sterno lo fa zero

si allaga nelle ore
la mediana dismisura del caso

*

La nebbia è un’eco sotto al sole
di quello che resta delle voci

di tagli tra le mani quasi sorrisi
in questo paese di gente che deriva

in un inverno che si ferma
nubi a galla sulla pelle del lago

*

non basta sapere dell’assenza
del vuoto, di quello che manca
di una luce in fondo alla stanza

non basta sapere che non basta

che il sangue diventi permafrost
passi sotto i segni della pelle
morda nel fianco gelo sui pori

15/7/2013

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4 commenti

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4 risposte a “Luca Chiarei
Poesie recenti

  1. emilia banfi

    Bravo Luca! e grazie per queste così “carnali” poesie. A presto, cmq dopo le vacanze. e che siano buone

  2. Benvenute, nuove poesie di Luca. Continua la tua dichiarazione esistenziale solitaria (non solo ma in solitudine), che ha il sapore della denuncia per quelle ragioni che ci rendono scontenti, alle quali, di riflesso, risponde il paesaggio nebbioso, il sole incerto, il fiume che se ne va (anche lui) al suo mare. L’io, non egoico, è fisico, sembra avere ferite dovunque. Il clima è esistenziale, di chiusura in se’, ma solo in apparenza. In fondo però, penso che sia così anche per le pietre, o i fiori che sbocciano e muoiono da qualche parte e nessuno li vede. Così è l’umano quando riprende se stesso dalla folla; ha sentimenti veri, non fa sue le cose d’altri, per questo capisce, è solidale.
    Scrittura lenta la tua, meditata, levigata. Lo si sente leggendo, è come mettersi o togliersi un soprabito senza fretta, rientrando, nel silenzio. Fanno compagnia i rumori domestici, e ciò che era fuori è entrato in casa con te.

  3. Ennio Abate

    Queste poesie di Chiarei mettono in attrito notazioni colte dalla natura – quella a cui ancora oggi ha accesso chi s’è abituato a vivere nella metropoli («quando piove», «polvere della terra», «lo scirocco/un mare ottuso confuso», «un vento di neve dal mare», «neve nera», «strisce di ghiaia» « la pioggia un’ombra che batte lenta», «un mare normale curva che sale», « nubi a galla sulla pelle del lago», «permafrost») con una sfiorita, dolente, inabissata vita sociale, che qui è appena evocata, quasi non si volesse più nominarla («prossimo urlo di gente muta», « un paese trainato», « gente tra gente», « in questo paese di gente che deriva»). Anche se a volte si ha una rivolta minima, un nonnulla di dubbiosa speranza («la politica / forse / un senso un ritmo che vaga / riesci ancora a vedere?»).
    Dall’attrito emerge e viene esaltato un io solitario. Che s’interroga, si esamina, tasta il limite («Lo senti il vuoto lunare», «Hai mai visto qualcuno morire», «non basta sapere dell’assenza»non basta sapere che non basta»). Ma è anche attirato (Ah, Leopardi!) dal «vuoto lunare», ha presente la (sua) morte («Hai mai visto qualcuno morire»). È però ancora fiume (vivo) con una «sua ansia d’essere mare» (metafora di solidarietà?) e una sua «voglia d’essere vento» (metafora di movimento e lotta?).
    A rileggerli tante volte, anche senza seguire l’ordine che Chiarei gli ha dato, anche prendendone singolarmente alcuni a caso, si sente la densità di un pensiero pacato e inquieto allo stesso tempo.
    Mi piacciono in particolare:

    1. che non fa pensare fino
    al prossimo urlo di gente muta

    2. come polvere della terra
    quella sull’acqua che resta da bere
    quella che stride tra denti essiccati
    nell’ultimo giorno di guerra

    3. e un grande smisurato iato
    dove mettere i passi

    4. Da quella parte aspettiamo
    ciò che non fa sconti
    un paese trainato
    un vento di neve dal mare

    5. E’ solo un fiume che passa stasera
    e la sua ansia d’essere mare
    è solo una voglia d’essere vento
    e la pioggia un’ ombra che batte lenta

    6. La nebbia è un’eco sotto al sole
    di quello che resta delle voci

  4. Luca Chiarei

    Ringrazio Ennio e Mayoor per i loro commenti alle mie poesie. Ritengo che abbiano colto il senso del mio scrivere, il filo conduttore che lega le varie poesie come i loro limiti e le incertezze. Uno stimolo in più a coniugarle con la consapevolezza. Rifletterò sulla condizione di “solitudine” che entrambi rilevano, come sull’attrito fra direzioni diverse e tutto quello che significa in questo momento, non solo personale. Grazie anche ad Emilia per l’attenzione.

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