SEGNALAZIONE
Premio di Poesia Edita e Inedita “Francesco Graziano” 2013 – III Edizione

il_filorossoTroppi sono i premi di poesia. In via eccezionale e per un legame affettivo con i redattori de “il filo rosso” di  Rogliano (CS) segnalo questo bando. [E.A.]

L’Associazione Culturale ilfilorosso bandisce la terza edizione del Premio Nazionale di Poesia Edita e Inedita dedicata a Francesco Graziano, fondatore della rivista ilfilorosso.

Modalità di partecipazione

Il premio si articola in due sezioni:

A)     Sezione Poesia edita in lingua italiana

B)      Sezione Poesia inedita in lingua italiana

·         Alla sezione A – Poesia edita – si partecipa inviando cinque copie dell’opera a mezzo raccomandata al seguente indirizzo:
Associazione Culturale ilfilorosso-premio nazionale di poesia c/o Gina Guarasci Graziano, Via Dalmazia 11, 87100 Cosenza.

·         Alla sezione B – Poesia inedita si partecipa inviando da una a cinque poesie, tramite posta all’indirizzo sopra indicato, oppure tramite posta elettronica all’indirizzo:premiograziano@gmail.com.

I dati personali dei concorrenti saranno tutelati a norma della legge 196/03 sulla privacy.

Sono ammesse al concorso le opere pervenute entro il 15 Ottobre 2013, non farà fede il timbro postale.

È necessario apporre su una sola copia: cognome, indirizzo con relativo c.a.p. e numero di telefono dell’autore, e, per quanto riguarda la sezione B l’annotazione autografa: “Dichiaro che i testi poetici presentati sono di mia produzione”. E’ gradita l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica per eventuali comunicazioni.

Il contributo di partecipazione (spese di segreteria) è di euro 20 per la sezione A e di euro 20 per la sezione B, il pagamento deve essere effettuato tramite bollettino postale sul conto corrente postale numero 12040879 intestato a Gina Guarasci, Via Marinella n° 4, 87054 Rogliano(Cs), riportando come causale: Contributo di partecipazione Premio Graziano.

Eventuali inserimenti di contanti in busta sono ammessi, ma in tal caso l’associazione non risponde di eventuali smarrimenti.

E’ necessario allegare al plico dei testi la foto

Per ulteriori informazioni: http://www.ilfilorosso.it/

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26 commenti

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26 risposte a “SEGNALAZIONE
Premio di Poesia Edita e Inedita “Francesco Graziano” 2013 – III Edizione

  1. Giorgio Linguaglossa

    caro Ennio Abate e interlocutori del blog,

    CHIEDO DI NON OFFRIRE ALCUNA PUBBLICITA’ A PREMI LETTERARI LA CUI PARTECIPAZIONE E’ SUBORDINATA AL VERSAMENTO DI UNA SOMMA DI DENARO. NON RITENGO UNA COSA SERIA PER UN “PREMIO” RICHIEDERE AI PARTECIPANTI SOMME DI DENARO PER PRESUNTE SPESE DI REDAZIONE.
    CIO’ POSTO, CHIEDO A ENNIO ABATE DI SOPPRIMERE SUBITO L’AVVISO DEL PREMIO DALLA VISIBILITA’ NEL BLOG.

    cordiali saluti

    Giorgio linguaglossa

  2. Ennio Abate

    @ Linguaglossa

    Caro Giorgio,
    beh, discutiamone un po’.
    Sono disposto a togliere il post, che come ho spiegato ho pubblicato in assenza di pressione e solo per aver conosciuto gli animatori di questa piccola e quasi sconosciuta rivista del Sud, alla quale era legato Roberto Roversi, da me stimatissimo. Ma prima vorrei capire:
    1. se esistono premi di poesia “migliori”, a cui si partecipa senza versare contributi;
    2. se è così scandaloso che una rivista o un piccolo editore organizzatore di un premio chieda un qualche contributo, visto che comunque ci mette del tempo e deve organizzare una giuria, ecc.

    In sintesi, ho maturato la convinzione che, se un’iniziativa culturale (rivista, premio, ecc.) vale sul piano culturale ed ha una sua gestione trasparente, è meglio che si crei una sorta di piccola alleanza anche economica tra poeti e organizzatori dell’iniziativa. Perché purtroppo le riviste, i libri si fanno anche con i soldi.
    Non spariamo sul mucchio. Ragioniamo e discutiamone. Anche con i diretti interessati.

  3. Io sarei più problematico e non così assertivo come Giorgio. Organizzo infatti alcuni premi letterari e tutti con il versamento di 20 € per la partecipazione. Quel danaro, NON è per fantomatiche “spese di segreteria”, che non ci sono nella sostanza (o ci sono in modo molto limitato, tant’è che me le sono sempre pagate di tasca mia), ma per il premio stesso. L’alternativa consiste nel trovare uno “sponsor”, ma chi? Una Banca? una ditta? un Politico? un Comune? Una Provincia?
    Beh, io credo che se tale fosse la soluzione, il più limpido dei premi letterari sarebbe viziato da un evidente problema di fondo, ossia se è libero o no. Lo sponsor mica ti regala i soldi (non conosco Babbi Natale in questi contesti) e qualche cosa impone: ad esempio un critico di sua fiducia, un candidato che gli è simpatico, ecc. ecc. Sarò malfidente, ma in questo caso, come diceva quel tale, a pensare male ci si azzecca. Non credo a soluzioni pulite (forse nel caso di una Istituzione come il Comune o la Provincia, ma anche lì poi bisogna vedere se costoro non vogliano “piazzare” qualche personaggio che controlli l’andamento del concorso, o se si spingano ad es. i poeti locali, ecc. ecc.).
    L’alternativa è che i premi li paghi io di mia tasca ma, vivaddio, neppure io sono babbo Natale anche se, in ognuno di questi (specie nel Turoldo) ci rimetto sempre dai 3 ai 500 € perché i partecipanti sono pochi (tant’è che l’ultima edizione del Turoldo è saltata, perché con 55 adesioni non si può raccogliere 1600 € di premi ed editare un libro per il vincitore, oltre alle spese per viaggio, cerimonia di premiazione, ecc. ecc. Già faccio il lavoro gratis (e non è poco), procurandomi dei dissapori con chi si aspetta di vincere e non vince (anche se non sono in giuria), se devo rimetterci anche troppo danaro mi sembrerebbe di fare la figura del coglione.
    Insomma, essere assoluti e dire “non si fa questo”, a mio avviso non ha senso né raggiunge nessun obiettivo se non quello di fare in modo che cani e porci mandino i loro sgorbi a premi letterari tanto perr “tentare” la sorte, così che ne vien fuori un casino ignobile (come quando la cacca si mischia col risotto). Una certa somma invece, chiede all’autore che invia i testi una certa sicurezza nel competere: 20 € non sono molti, ma nessuno ha piacere di buttarli per “tentare”, come si fa con il gratta e vinci.
    Piuttosto, io chiedo a un premio letterario garanzie di trasparenza: ad esempio cambiare i giudici ad ogni edizione, esponendo i testi su Internet, rendendoli anonimi (come nel Fortini e nel Milani, ma lo farò anche per il Turoldo), cercando insomma e dimostrando di cercare ogni mezzo per rendere le regole le più certe possibili, la dinamica del premio criticabile e migliorabile, ecc. Questo vorrei e credo che questo voglia ogni autore serio che vuole partecipare a un premio: garanzie di essere trattato per quello che vale, non per il nome che porta.
    Certo, poi i giudizi della giuria sono quello che sono, a volta paradossali, perché non abbiamo sostanzialmente una critica epistemologicamente fondata, ma una serie di opinioni di ordine estetico, che a volte cozzano fra loro e producono le più aberranti decisioni. Ma così è e credo che questo non sia emendabile.

  4. Tito Truglia

    D’accordissimo con Giorgio Linguaglossa. Da parte mia ho già fatto la selezione. Appena si parla di tassa di lettura o di redazione o di contributo (che nel migliore dei casi va a compartecipare a un rituale inutile come può essere il cerimoniale eccetera eccetera). Ci sono mille modi per finanziare una iniziativa e mille modi per farla nel migliore dei modi. No a concorsi a pagamento. Ma anche i concorsi non a pagamento a volte nascondono strani intrecci e condizionamenti. Ad uno di questi concorsi (non a pagamento) ho partecipato, Arrivato secondo… alcuni (probabilmente onesti e sinceri organizzatori) mi hanno confessato che doveva vincere il poeta che ha vinto perchè così doveva essere…

    Tito Truglia

  5. Ennio Abate

    @ Truglia

    Caro Tito,
    anche a me piacerebbe una posizione da duri e puri, però scaviamo di più il problema. T’inviterei a precisare innanzitutto quali sono i “mille modi per finanziare un’iniziativa”.
    Gianmario pone il problema in termini che a me paiono ragionevoli e onesti: per fare un premio ci vuole una somma (piccola o grande) di denaro. Chi lo mette o a chi lo si chiede? “. Risponde: L’alternativa consiste nel trovare uno “sponsor”, ma chi? Una Banca? una ditta? un Politico? un Comune? Una Provincia?”.
    Se, infatti, non c’è uno sponsor pubblico o privato, quale altra via esiste se non quella del piccolo editore onesto, che io penso (posso sempre sbagliare…) come un possibile alleato per raggiungere un obiettivo che *dovrebbe* accomunarci: dar rilievo a poeti meritevoli di attenzione?
    Quando poi dici che anche nei concorsi non a pagamento ci sono condizionamenti, poni un altro problema: quello dell’affidabilità ed equità della giuria. Ma è un altro problema, intrecciato con quello del finanziamento ma diverso.
    P.s.
    Insisto a scavare sulla questione perché l’organizzazione della cultura (in questo caso della poesia) incide sul farsi della poesia. I poeti che arrivano alla notorietà (sempre relativa) non lo devono solo al proprio genio che si imporrebbe automaticamente vincendo tutti gli ostacoli come succede nelle fiabe o alla loro capacità di captare gli umori di un pubblico o il cosiddetto “spirito del tempo”, ma anche al lavoro (discutibilissimo, con luci e ombre da vagliare) di “premiatori”, editori, sponsor che li hanno sostenuti o hanno trovato ad un certo punto conveniente o doveroso sostenerli.

    • Giorgio Linguaglossa

      caro Abate e stimati interlocutori del blog,

      innanzitutto, ritengo che debbano essere i promotori del Premio di Poesia a Pagamento a dover rispondere alla eccezione che ho sollevato; il fatto che non abbiano risposto non depone certo sulla loro, come dire, affidabilità e serietà di intenzioni; in secondo luogo, non glielo ha ordinato il medico di fare un Premio di Poesia, se lo fanno si assumessero anche tutti gli oneri conseguenti (ovvero le spese) e non rifarsi sulle persone che in buona fede versano la somma di 20 euro per poter partecipare al Premio. Personalmente non nutro alcuna stima su chi promuove Premi di Poesia chiedendo un contributo in denaro (ma, è ovvio, è una mia personale posizione), e credo che non si debba dare A NESSUNO alcuna patente di legittimità a chi entra nel mercato del pubblico lenocinio. Riconosco a Gianmario Lucini la sua buona fede, ma non basta la buona fede dei singoli a riscattare una procedura quantomeno impropria che, tra l’altro, sconfina con un evidente conflitto di interessi. Se un Editore o una Fondazione lanciano un premio si assumano i costi dell’impresa, mi sembra un principio elementare sul quale non dovrebbero esserci dubbi o eccezioni. Il fatto che siamo in un Paese di Premiopoli, personalmente mi annoia e mi disgusta. Ma è nostro dovere porre un correttivo a questa pratica, non credi?
      Per quanto riguarda l’altra questione sollevata che gli intrallazzi e le intese tacite che inquinano TUTTI I PREMI DI POESIA, è un altro segnale di degrado e di malaffare della società letteraria e del costume nazionale.
      Per farla breve, ritengo doveroso ribadire la mia richiesta della cancellazione della notizia del premio a pagamento dal blog; diversamente, caro Abate, dovresti dare analoga pubblicità alle migliaia di premi a pagamento che ci sono nel nostro ben paese.

    • Io credo che i problemi della giuria siano di diversa natura. Le giurie che non si rinnovano, fatte da nomi magari di un certo prestigio, perché così il premio avrebbe prestigio. Ma, come è doveroso cambiare qualsiasi incarico, mi sembra doveroso far “girare” i giurati, perché le sedimentazioni non portano mai bene, spesso a litigi e ripicche interne alla giuria stessa, occhiate di traverso, ecc. I più famosi premi hanno una giuria fissa, è vero, ma sono anche i premi assegnati sempre agli stessi editori e noi sappiamo che i libri belli di poesia non li pubblicano soltanto e sempre le stesse case editrici… (per le opere edite). C’è gente che va il giro vantandosi addirittura del fatto che è presente nella tal giuria, come se fosse una carica politica (e di fatto lo è, se per politica intendiamo “potere”). Ci sono poi dei premi importanti che mettono in giuria i mostri sacri a un passo dalla tomba, che magari non scrivono più da anni o che sono anche un po’ rincoglioniti: vivaddio, che campino oltre 100 anni, ma, come diceva Anassimandro, la giustizia consiste nel divenire (e il buon senso nel capire che il passato è passato e il presente non può essere giudicato con i criteri del passato se non in termini di “conservazione”). Ecco che i grandi premi, anche per questo motivo, esprimono la conservazione della cultura, non il rinnovamento. I premi vivi, quelli attenti al nuovo (possibile) hanno altri comportamenti. Per gli inediti, trovo giusto non indicare la giuria fino a verdetto concluso (e parecchi lo fanno) ma trovo giusto soprattutto garantire l’anonimato dei testi, così si evitano maneggiamenti. Trovo folle poi che in alcune giurie ci stia (sempre) il solito giornalista, il solito avvocato, magari il contabile di qualche azienda, il direttore della banca, il politico, il carabiniere, il farmacista… che non capisce una eva di poesia, nella maggior parte dei casi, e messa lì ovviamente per altri scopi (magari per arrestare il poeta deviante ☺).
      Io chiedo a chi conosco se vuol fare il giurato, se lo apprezzo come poeta o come critico. E certo metto quello che trovo: non sempre la gente è lì a mia disposizione e certe volte faccio fatica a far quadrare il cerchio perché non pago i giurati (sennò ciao, altro che “sponsor”) e il lavoro viene fatto via internet, gratuitamente dai giurati e da me stesso come segreteria (ed è un lavoro noioso e faticoso, a volte).
      Non solo, ma sacrificando un certo “dibattito” fra i giurati, che potrebbe anche essere fruttuoso ma che perlopiù si risolve in interminabili menate di torrone se non in risse assurde, faccio in modo che nessun giurato conosca il nome degli altri giurati, fino a concorso concluso. Vince chi ha più voti e preferenze.
      E il non pagarli li rende anche più liberi, e non di rado ho dovuto “incassare” risultati che non condividevo per nulla senza cippire: sta nella regola del gioco, se il gioco è corretto. E non una volta mi sono procurato dell’astio con rottura conseguente di relazioni da persone che pretendevano che io spingessi la loro candidatura: non l’ho mai fatto per me stesso, figuriamoci per altri e peraltro non sarebbe possibile scegliere chi preferire, fra gli amici. Certo dispiace se l’amico, che magari è il migliore e merita (ovviamente dal tuo punto di vista), poi non arrivi dove tu stesso vorresti, ma se si vuole essere corretti non c’è altra via. Nelle giurie sedimentate invece, in questo ambito scattano delle discussioni interminabili e la mediazione che si raggiunge è quasi sempre peggio delle aspettative di ognuno dei giurati. Oppure c’è un accordo preliminare, imposto dallo sponsor o dal “boss” che predomina sui giurati, come fa presente Tito riportando la sua diretta esperienza.
      Quando accadono questi casi, un’organizzazione del premio dovrebbe farsene carico ed avere il coraggio di preferire la trasparenza a un successo di immagine (o anche di altro, nei premi “ricchi” di risorse).

      • Non trovo l’ultimo intervento di Tito [in realtà di Linguaglossa E.A.], che ricopio dall’E-mail

        “caro Abate e stimati interlocutori del blog,

        innanzitutto, ritengo che debbano essere i promotori del Premio di Poesia a Pagamento a dover rispondere alla eccezione che ho sollevato; il fatto che non abbiano risposto non depone certo sulla loro, come dire, affidabilità e serietà di intenzioni; in secondo luogo, non glielo ha ordinato il medico di fare un Premio di Poesia, se lo fanno si assumessero anche tutti gli oneri conseguenti (ovvero le spese) e non rifarsi sulle persone che in buona fede versano la somma di 20 euro per poter partecipare al Premio. Personalmente non nutro alcuna stima su chi promuove Premi di Poesia chiedendo un contributo in denaro (ma, è ovvio, è una mia personale posizione), e credo che non si debba dare A NESSUNO alcuna patente di legittimità a chi entra nel mercato del pubblico lenocinio. Riconosco a Gianmario Lucini la sua buona fede, ma non basta la buona fede dei singoli a riscattare una procedura quantomeno impropria che, tra l’altro, sconfina con un evidente conflitto di interessi. Se un Editore o una Fondazione lanciano un premio si assumano i costi dell’impresa, mi sembra un principio elementare sul quale non dovrebbero esserci dubbi o eccezioni. Il fatto che siamo in un Paese di Premiopoli, personalmente mi annoia e mi disgusta. Ma è nostro dovere porre un correttivo a questa pratica, non credi?
        Per quanto riguarda l’altra questione sollevata che gli intrallazzi e le intese tacite che inquinano TUTTI I PREMI DI POESIA, è un altro segnale di degrado e di malaffare della società letteraria e del costume nazionale.
        Per farla breve, ritengo doveroso ribadire la mia richiesta della cancellazione della notizia del premio a pagamento dal blog; diversamente, caro Abate, dovresti dare analoga pubblicità alle migliaia di premi a pagamento che ci sono nel nostro ben paese.

        Ed ecco la mia risposta.

        a) É vero che non me lo ordina il medico di fare un concorso di Poesia, ma faccio presente che a) ho iniziato a organizzare concorsi molto prima di fare l’editore e se, in qualche modo, ore ne ho dei vantaggi organizzandoli (di immagine, di conoscenze), prima l’unica ragione era l’impegno per la cultura (e voglio vedere chi me lo nega!) fai conto che ogni concorso costa, fra premi, organizzazione, premiazione editing di libri in palio, circa 3500 € (Fortini) e un po’ meno gli altri. Sono concorsi poverissimi, di fronte a certi budget, ma garantiscono p’rima di tutto la lettura delle opere (alcuni non garantiscono neppure quella) e in secondo luogo la trasparenza. Ora, il rifiuto di sponsor l’ho ben motivato, mi pare e la ragione sta nel difendere la libertà dell’operazione. Faccio però osservare che nessun medico ordina di partecipare a concorsi e se uno apprezza il lavoro che faccio e si iscrive, nessuno lo obbliga. L’unico sponsor che ho, per il Fortini e il Milani, è il buon De Palchi, per tre edizioni e poi sono con le palle per aria, e il mio Comune che mi dà 500 € per il Turoldo, ma solo DOPO il premio, che io giro per scopi umanitari. Ma il loro contributo non arriva, specie nel secondo caso, neppure alla metà delle spese.
        Ora, se io facessi le cose per tornaconto di CFR, impiegherei i 1750 € della metà del Fortini, ecc.ecc. per farmi pubblicità e per aprire “canali” per la mia casa editrice, per sgomitare insomma, e sta sicuro che ci guadagnerei molto ma molto di più…
        Se lo faccio, lo faccio per amore della poesia e perché mi piace premiare gente che vale, anche se non sempre è quella che vorrei io, come dicevo. Che tu ci creda o no, le cose stanno così e se non ci credi pazienza, non posso logicamente dimostrarlo.

        b) In Italia si paga anche l’aria, ormai, e non capisco perché ci sia tanto schifo se uno chiede 20 € che non si tiene ma che ricicla in iniziativa culturale. Ma chi cazzo sono questi poeti (me compreso) a cui tutto è dovuto gratis, nel Paese dove si paga l’aria? Ditemi una ragione per cui la poesia debba essere trattata in questo modo. Ma possibile che non si capisca che questi miseri, stracci, sputtanati 20 € sono l’unico vero ostacolo a che in un concorso di poesia non ci troviamo 1200 scritti da vagliare e in un paese dove ci sono 61 milioni di poeti su 60 milioni di persone, fare concorsi di questo tipo significa che in cinque anni i poeti diventano 70 milioni? Ma perché io devo allora comprare il “gratta e vinci” visto che, a questo punto, partecipare a un concorso di poesia diventa un gioco e non una cosa seria? un “tentare” e non un “pensare”? Ma che cazzo crediamo, che la cultura sia gratis? E dove sta scritto? E quando mai avviene? Magari è bello e onesto il concorso che distribuisce “pergamene” o “attestati” ma è gratuito? Sì certo, aggrattis, nei concerti pubblici per il prestigio di qualche Amministrazione, ma faccio presente che, peraltro, lo Stato già spende pochissimo per la musica e i beni culturali, ma neppure un euro per la lingua e la poesia. E come si fa a non capire che una cosa del genere ha un costo ma che, se vuole essere libera, deve alzare il culo e vedere di darsi da sé delle regole, anche discutendo come si fa noi, e non accettare quelle di altri? A mio avviso il problema non è, lo ripeto, se un concorso costa o non costa 20 €, ma se il concorso è vero o finto. Che ce ne siano troppi di falsi è un dato che condivido ma dire che se un concorso chiede 20 € allora è falso, è un ragionamento sillogistico non logico. Anzi, non è neppure un ragionamento sillogistico perché manca di una argomentazione che poggi su dei fatti. E che non si debba dare nessuna stima a chi li organizza? ma con quale dato o detto o testimonianza qualcuno può dimostrare che in uno dei miei concorsi c’è stato un maneggiamento? Io non chiedo nulla a nessuno, nessuno è obbligato a partecipare, ma accusare indiscriminatamente di lenocinio (!) chi (non solo io, ovviamente) queste cose le fa con onestà, disinteresse e passione, è una generalizzazione che non accetto, perché è falsa e tendenziosa. Non è un modo accettabile di ragionare, in un contesto serio, ma un argomento che posso accettare solo come ammiccamento davanti a un quartino di rosso, mentre si caccia quattro palle.

        c) Assumersi i costi di impresa… certo, ma quando c’è una “impresa”. Qui si identifica 20 € = guadagno illecito. É falso e non lo accetto, non perché è illecito, ma perché non è guadagno.

        d) d’accordo invece su questo, che in questi premi ci si guardi nel merito e si critichino nei loro punti deboli e fumosi, ma MAI con uno spirito di generalizzazione. Se ce ne fossero anche il doppio, sarebbe un bene per me. Il male invece quando sono finti e falsi: quello vorrei cambiare.

  6. Ennio Abate

    @ Linguaglossa

    1. Beh, aspettiamo un attimo. Non è detto che i promotori del premio non intervengano.

    2. “Se un Editore o una Fondazione lanciano un premio si assumano i costi dell’impresa”. Non ti pare che sia come dire: lasciamo decidere ai più ricchi? Certo l’ipotesi “cooperativistica”, che sta dietro alla mia ipotesi di alleanza tra poeti che cercano visibilità e piccoli editori che rispondono con l’organizzazione di un (piccolo) premio, può degenerare, ma non è detto. Vanno tentate o no alcune forme di resistenza per contrastare il degrado e il malaffare o ci dobbiamo fermare alla sua astratta denuncia?

    3. Avevo già motivato le ragioni (affettive) della pubblicazione da parte mia di questo Bando. Non si capisce perché dovrei pubblicizzarne migliaia di altri.

  7. Giorgio Linguaglossa

    trascrivo altro link inviatomi da Navìo Celese sempre sulle malversazioni della Fondazione Mario Luzi (a questo punto ritengo che ci possa essere fumus di reato con competenza della Procura della repubblica di Firenze):

    http://www.writersmagazine.it/forum/viewtopic.phpt=11461&sid=94457e3ca840b9 122f6cec6ceda35dcf

    • A questi fatti, appunto, mi riferivo… Ma se qualcuno fa lo stronzo, non è detto che TUTTI siano stronzi. Nella Bibbia Dio avrebbe salvato Gomorra se avesse trovato un giusto, noi facciamo all’incontrario: mandiamo il fuoco dal cielo su Gomorra se troviamo un sodomita… ☺

  8. emilia banfi

    Il poeta li trova 20 euro per il concorso, qualcuno leggerà le sue poesie e poi potrà dire che è arrivato primo o secondo o terzo. E’ il poeta che deve fare i conti con questi bandi, Purtroppo , si partecipa , si considera il costo e quasi mai si conoscono i giudicanti e lì come al solito casca l’asino anzi gli asini.

  9. … non di devono conoscere i giudici, e loro non devono sapere chi siano gli altri, se non a fine concorso. Spetta all’organizzazione del Premio trovare gente che sappia giudicare (se no, che ci sta a fare?).
    Certo, è un aspetto non semplice da superare: lo supera chi crede nella sua poesia, non chi “tenta” un concorso. Certo, la propria poesia non è per tutti la migliore… ma se uno partecipa al buio, significa che la considera un’opera degna di competere, e non è poco (al Fortini, ho avuto molti illustri testi non arrivati al premio: ma sono comunque sempre bei testi e alcuni li ho anche pubblicati.

  10. emilia banfi

    …bene allora approfondiamo le ricerche per quanto riguarda l’organizzazione , impresa direi difficile…ma per quanto riguarda l’esborso dei 15 o 20 Euro direi che è il minore dei mali. Dei giudici mi sembra giusto almeno sapere le loro competenze in materia .

  11. Giuseppina Di Leo

    Perché poi, nella stragrande maggioranza dei concorsi, vengano richiesti solo inediti è un altro punto poco chiaro, a mio avviso, che andrebbe invece spiegato.

  12. @giuseppina
    Mah, ognuno la vede come vuole. Anch’io chiedevo che non fossero pubblicate, ma poi, riflettendo, ho concluso che non serve quasi a nulla. Piuttosto chiedo poesie nuove (es. non pubblicate prima di una certa data), non la solita minestra, anche per favorire quei poeti che si applicano con costanza e impegno alla poesia, e non per “hobby”. E poi se una poesia è troppo nota, salta il requisito dell’anonimato che per me è una garanzia di valutazione dell’opera e non del nome dell’autore. A ben vedere dovrebbe essere anonima e anche inedita. Ma se così fosse credo che salterebbero tutti i concorsi per opere inedite, specie oggi, con Internet, Facebook, i blog…

    • Giuseppina Di Leo

      a Gianmario
      Vero, Gianmario, con Internet & company, oggi raramente una poesia resta nel proprio cassetto, ragion per cui il problema se inedito o no si può dire in qualche modo risolto .
      Sull’argomento “giuria”, concordo con te che servirebbe maggiore trasparenza, perché davvero si fa fatica a capire come mai ci sono nomi che restano inchiodati al ruolo vita natural durante.
      Ma, se possiamo ‘far finta che’ le due questioni sopra dette – testo inedito e giuria – rientrano tra i difetti di un corcorso, diventa però importantissimo – come tu dici – accertarsi che quello a cui si concorre non sia uno fasullo (da denunciare, ovviamente).

      • @giuseppina
        Più che “denunciare” (che implica il rischio di una contro-denuncia e se non si hanno le prove certe sono dolori), suggerirei criticare la prassi, dire che questa prassi non garantisce la trasparenza, quell’altra comporta un tal pericolo, ecc. ecc.
        Il fatto ad es. di non rendere noti i testi di tutti (oggi con Internet è facilissimo) è a mio avviso un punto di debolezza (a parte ovviamente le sillogi inedite, che magari uno vuole poi pubblicarsele da chi gli pare). Rendere noti i testi significa mettere le cose alla luce e si vede subito se chi vince merita, o almeno se non è un cane. Insomma le basi, almeno le basi… Ma noi siamo un popolo di polli che facciamo finta di non vedere, quando uno dice “il re è nudo”, allora nascono i tumulti di piazza (anche in politica, anche in politica… figurarsi in letteratura). Lo sappiamo da sempre che il re è nudo, e allora? o si offrono delle alternative come mi sforzo di fare io, o si critica o si tace e si continua il tran tran. Stracciarsi le vesti non serve, che poi dobbiamo ricomprarcele.
        E’ un’annosa questione. Anche Montale ne parla… ☺☺☺☺

        Ascoltami, i poeti un po’ scafati
        si muovono soltanto se convinti
        da prassi molto usate: amici da amici sospinti.
        lo, per me, amo le strade che mi lasciano tranquillo,
        gònzo, dove fra chiacchiere
        mezzo seccate agguantano i più pazzi
        qualche sparuta lode:
        queste usanze le seguono i coglioni,
        che sanno e non sanno il loro danno
        si iscrivono a concorsi, tra gli amici maneggioni.

        Ma se ti va di guazzare in bordelli
        e patteggiare con l’uso buzzurro
        di questo tempo ascoltane il susurro
        prega gli amici che smuovano quel che non si muove,
        e il senso di quest’oscuro
        maneggiare si disserra:
        piove un encomio e sei un gran poeta.
        Qui delle controverse passioni
        per miracolo tace la guerra,
        qui tocca anche a noi coglionati una qual parte di ricchezza
        ed è la paga dei minchioni.

        Vedi, in questi maneggi in cui le cose
        s’abbandonano e sembrano vicine
        a tradire il loro ultimo segreto,
        talora ci si aspetta
        di scoprire un imbroglio nella forma,
        il punto morto del bando, l’anello che non tiene,
        il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
        nel mezzo di una verità.
        Lo sguardo fruga le trame,
        la mente indaga accorda intuisce
        nel mal dire che dilaga
        e falsamente stupisce.
        É il cicaleccio in cui si vede
        in ogni trama di dubbio, una brama
        mal celata, qualcosa che non va.

        Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
        delle giurie bislacche dove il buon gusto si mostra
        soltanto a pezzi, a volte, se ne rimane.
        La beffa stanca ognuno, di poi; s’affolta
        un tedio senza oggetto e si sposa
        a un sentimento ambiguo – amara l’anima -.
        E se un giorno si fa avanti un minchione
        si fa intendere poeta
        mostra papiri coppe e medaglioni;
        un cupo tedio si rifà,
        e in petto ci scroscia
        una maledizione:
        lo mandiamo a cagare senza pietà.

        (da Eugenio Montale)

  13. Giuseppina Di Leo

    a Gianmario
    Ovvio, Gianmario, il termine “denunciare” è riferito al “dire apertamente”, come tu peraltro hai perfettamente inteso, non quindi come denuncia all’autorità giudiziaria.
    Questi “limoni” sono da spremuta (di pensiero): ci voleva proprio un po’ di ironia in tanta albagia!
    Bravo!

  14. emilia banfi

    Gianmario e Montale e chi li tocca! Troppo grandi!

  15. Dai maledetti promotori del Concorso a pagamento:
    il ritardo nel rispondere alle insinuazioni di Linguaglossa era ed è dovuto solo a due motivi, il primo di salute e il secondo di curiosità; quest’ultimo, per verificare fin dove la deriva irosa e sdegnata sarebbe arrivata. Fatta tale verifica, si può ora, se lo consente il blog che ospita la discussione, rispondere cercando di abbassare la pressione sanguigna dello sdegno. Ennio Abate e Linguaglossa hanno tutto il diritto di pubblicare sul o cancellare dal blog il bando del Concorso incriminato: nessuno ha preteso che apparisse, nessuno si adombrerà se scompare; inoltre, gli appassionati estensori degli interventi sulla questione aperta in proposito hanno, a loro volta, il diritto di esprimere ciò che hanno espresso; dato tutto questo, sembra abbastanza ovvio che il promotori del Concorso a pagamento abbiano tutto il diritto di definire liberamente le regole che lo circoscrivono, tranquilli dell’onestà e della pulizia che vi vige e che lo sorregge. Ciò che viene detto e lanciato come ombra sui promotori e sul Concorso stesso non cancella né quella pulizia né l’onestà stessa. È vero che nessun medico ha ordinato di indire il Concorso, ma nel contempo è pur vero che nessuno ordina di parteciparvi, che le regole sono chiaramente espresse e nessun inghippo tradisce quanto viene bandito. Non abbiamo nessuna giustificazione da dare a quanto da noi deciso; se ogni considerazione espressa sulle nostre decisioni è, come si diceva, legittima, resta il fatto che, per quanto ci riguarda, queste siano del tutto inefficaci rispetto al valore che il Concorso da noi indetto vuole esprimere. Al punto in cui ci troviamo, l’unica cosa che ci sentiamo di dire è questa: ognuno per la propria strada e, soprattutto, ognuno al proprio lavoro.

  16. Ennio Abate

    @ Redazione de “ilfilorosso”

    Aspettavo la vostra risposta prima di tirare (provvisoriamente) le somme di questa discussione improvvisata, a tratti umorale (ma con umori contrastanti) ma pure con qualche buon ragionamento.
    Ribadisco quanto detto già dal mio primo commento in replica a Giorgio Linguaglossa: «se un’iniziativa culturale (rivista, premio, ecc.) vale sul piano culturale ed ha una sua gestione trasparente, è meglio che si crei una sorta di piccola alleanza anche economica tra poeti e organizzatori dell’iniziativa. Perché purtroppo le riviste, i libri si fanno anche con i soldi. Non spariamo sul mucchio».
    Gli argomenti portati da Lucini e basati anche sulla sua esperienza di editore mi sono parsi ragionevoli e costruttivi.
    Credo che, se anche Linguaglossa o io o altri facessimo gli editori, oggi la penseremmo o opereremmo come Lucini. (Truglia tra l’altro ha anche lui imboccato questa via e un po’ mi ha meravigliato quel suo “vade retro premio a pagamento” …).
    Tra una denuncia astratta del sistema dei premi (ma perché no dell’editoria, dell’accademica, della cultura, della politica?) e la costruzione di istanze cooperative, attorno alle quali organizzare la “resistenza possibile” contro i corruttori ben più potenti di noi della vita di questo Paese, non ho esitazione a scegliere questa seconda via.
    Detto questo, invito sinceramente Linguaglossa ad un ripensamento e rinnovo la mia stima e amicizia agli amici e alle amiche della Redazione de «il filo rosso». Confermo, come già detto da subito, che nessuno/a di loro mi ha chiesto di pubblicare l’annuncio del Premio. E confermo pure che, in maniera molto selettiva e ragionata, continuerò a dare pubblicità ad altri Premi ( a partire ad es. dal Premio Fortini proprio delle Edizioni CFR) che mi parranno degni di attenzione e che spero anche voi mi segnalerete.

  17. emilia banfi

    Non riesco a capire più di tan to questa discussione sul far pagare o no una quota ai concorsi di poesia. Non la capisco in quanto ognuno di noi ha i propri convincimenti e non capisco neppure perché Linguaglossa debba ripensare su ciò che ha detto con molta chiarezza. Una volta chiarita l’onestà della Redazione (fatto che ognuno appurerà se vuole personalmente), ognuno faccia poi come meglio crede. Mah, a volte ci si perde ancora nel vecchio bicchier d’acqua.

  18. … Giorgio ha ragione da vendere su molte cose, in un certo senso anche in questa materia e io trovo perciò corretto che se ne discuta. Solo gli contesto la pretesa di giudicare tutti allo stesso modo, a prescindere dal metodo, dal merito, dalle competenze, dalla spinta “ideale”, ecc. Che ci sia qualche concorso in Calabria (sono peraltro pochissimi, nel meridione e soprtattutto in Calabria, a parte il Nosside, quello di Castrovillari, il Milani e pochi altri) per me è positivo e sono tentato di parteciparvi anche se, nel caso dovessi vincerlo, la spesa per ritirarlo sarebbe ben maggiore dell’entità del premio stesso ☺ Ma questo non è colpa degli organizzatori che, mi pare, stanno lavorando bene e fanno quello che possono. Alla Calabria serve la poesia e l’arte, se vuole riscattarsi, perché soltanto l’arte e la cultura cambiano le persone e dove c’è arte e cultura non può esserci la ‘ndrangheta. In questo senso ammiro e condivido il loro spirito (il Milani, che si tiene a Gioiosa Jonica, l’ho pensato proprio in questo spirito: la poesia contro la ‘ndrangheta, che potrebbe far ridere ma io ci credo). La Calabria purtroppo (o per fortuna, in molti aspetti), non è Roma o Cologno Monzese o Sondrio, ma ben altro. É gente che sta soffrendo troppo e ben venga ogni mezzo, anche il più modesto, per tenere a galla l’idea del riscatto. Questo è, nello specifico, quello che penso rispetto a questo premio, non ad altri.

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