Pietro Peli
Tre poesie

spalle3

*
Ogni dove
è un errore
non averti stretto
perché non ero
perché non fui
ancora.

Potessi quel tempo
ordinato dalla morte
a un vento opposto
all’inesorabile
nebbia del porto
come un vecchio capitano
tornare a te indietro:
il mio giro di bitta
sul nero
sulla manica lisa.

L’inganno ha graziato lo spazio
di decenni, un secondo
che giunsi
poco prima del sole.

*
a Sara B., perché torni, sempre

Passa come il vento
basso come l’erba
alto come le stelle
caldo come il sangue
triste come la tua lontananza

Non è questione di sopravvivenza:

il fascio dei muscoli si interseca
come un tuono nelle gambe
non una strada
una fessura nell’aria
segue la felicità.

Penso dovrò
vedere il tuo lampo
da lontano, presto,
tu bella che disarmi
bella che non ami
per paura.

L’amore tuo segreto
ha la chiave a vite del ballo:
per entrare ora so
quanto piano
i piedi bisogna puntare
come sa schiacciare
la malinconia di lasciarti.

Sei qui, ragazza, donna
dal ridere semplice di luce,
la tua voglia di volare
è già ripartita
per l’ America tua,
dove tutto è più veloce
più grande, più difficile:
la tua smisurata fame
di trovarti la misura
della vita.
Il tuo tornare
è solo il passaggio verso
un nuovo altrove
che tu sola, notte
chiara e stellata
conosci.

Cosa resta a chi rimane
a chi non ha il tuo coraggio
adorabile e caparbio?
L’inappagato desiderio
di raggiungerti un giorno
d’intrecciare fili mortali
di un tessuto che non muore.

Se tieni fermo il pensiero
quest’aria secca di estate
tra polvere e more
trasmigra sul tuo viso:
tu di questo vivere
che non resta, sei
il mallo duro
della noce.

Schiudi la corazza molle
nel più duro il cuore,
più duraturo
il frutto.

*
Non timebo mala:
riempirti il silenzio
dalla gabbia delle mani
che non stringiamo.
Quale pace ancora
il mare tra noi
può affogare?
In ogni sfera
presa tra le dita
nessun angolo
la voce rinterza
per tornarti indietro.

Questo, lontano…
il saluto s’incide
senza arabeschi
e fronzoli di luna.
Il corpo del ciclone
lo senti stringendo
le nocche sulle nocche,
sul crespo lucore
delle convinzioni
senza conferma.
Il passaggio, vicino.

L’ho vista trillare
sugli occhi,
il mare arato
da una luna di seta,
l’ombra vana
di un mondo nascosto.
Ti accorgi solo
nel tonfo dell’acqua
buia, sparire luminosa
una stella calda.

Solo il tempo
è medicina al tempo:
solo il lavacro
dei giorni
solo l’alba che annuncia
il tramonto,
si chiude la spirale
nel punto lontano
che immagina la fuga.

I momenti
sono quelli raffinati
dal setaccio lento
della brezza,
quando colle pupille
accompagni la mano
che m’indica l’alto
e ti guardo l’ombra.

Tutto l’abbraccio
scricchiola,
rompe l’indugio
dell’unione
che non si tiene
e trova la distanza
a piegare le spalle.

Riprendersi nei pezzi
nei rimasugli
è compito di saggi:
se chiaro il cielo
porta i raggi umidi
di una tregua serale.

Battiamo il tamburo
di latta, addolcito,
a mani unite
strette nel segreto
di un dono.

A chi vede
lassù tra la fiamma
del crepuscolo
una voce:

ha tempo di dire
prima di rovesciarsi
in sé dormiente.

Nei tuoi occhi di rame
ho il mio fuggente coraggio

quoniam tu mecum es.

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6 commenti

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6 risposte a “Pietro Peli
Tre poesie

  1. emilia banfi

    Una poesia di amore direi disperato , ma capace di esserlo senza cedimento. Peli mi sorprende sempre e questa volta mi ha anche commossa . Lo stile così utile all’affanno, alla voglia di non cedere allo smarrimento mi è molto piaciuto. Grazie

  2. dove / è un errore
    non ero / perché
    dalla morte / a un vento
    del porto /come un vecchio
    indietro: / il mio giro

    come il sangue / triste
    nelle gambe / non una strada
    il tuo lampo / da lontano
    segreto / ha la chiave
    come sa schiacciare / la malinconia
    donna / dal ridere
    di volare / è già ripartita
    la misura / della vita.
    Tornare / è solo
    fili mortali / di un tessuto
    il pensiero / quest’aria
    molle / ne più duro
    duraturo / il frutto.

    Mi perdonerà Peli per questo sterile esercizio, del tutto inventato, che serve solo a me per comprendere meglio il legame semantico, non già dello svolgimento complessivo del tema ma del richiamo che ogni sua parola sa lanciare al verso seguente ( viso / tu). Nessun richiamo fonetico, poco interesse alla musicalità, tutto è semantico, tutto è un dire e tutto è visivo. Mannagia, avessi anche un solo frammento delle conoscenze linguistiche di Linguaglossa, forse riuscirei a spiegarmi meglio. Però se confrontate questi esempi estrapolati coi versi interi delle poesie di Peli, ecco, a me pare che si possa osservare il processo di nascita di questi canti. E’ quasi tutto scritto in assenza di respiro, fino al punto. Lì può far capolino una parola prosastica, ma è poca cosa, come per prendere fiato. Intendiamoci, è una lettura non valutativa, su questo fronte non saprei che dire, raramente mi piacciono le poesie d’amore o di relazione, e poi queste di Peli sembrano poesie dell’assenza, della mancanza, quindi mancano di fisicità, ad eccezione della sua. Ma potrei sbagliarmi. Lo leggo con crescente interesse, mi rattrista spesso, ma questo è affar mio, di lettore. Grazie, mi fa molto piacere che ogni tanto mandi qualche sua poesia a questo blog.

    • Pietro Peli

      Onestamente, Lucio… Non so che risponderti. Sul fatto fonetico hai una buona dose di ragione. Sono poesie che non sono passate da un accurato Labor Limae ed è un po’ di tempo che scrivo all’impronta. Scrivo o provo a scrivere senza i manuali di buona poetica, leggo molte poesie forse capendoci poco; di critica poetica so poco o niente (colpa dei miei algidi studi di storia…) e se i miei versi sanno di sterlità non so che farci. Mi dispiace che il leggermi ti rattristi spesso: se mi conoscesse un grammo saprebbe che sono un malinconico che ride spesso.
      Se però scrivo cose brutte questo più che mai è affare mio. Rilevo solo una cosa, che Ennio Abate potrà confermare: le poesie le avevo inviate divise per strofe e specie l’ultima aveva una divisione particolare con versi a scemare. Evidentemente la formattazione in html ha fatto un brodo unico. Lo dovevo forse dire prima: ho colto l’occasione viste le “critiche”.

      PP

  3. @ Peli

    Ho tolto e rimesso il testo formattato. Spero che adesso vada bene.
    Purtroppo in Word Press mi muovo con qualche difficoltà.

  4. Giuseppina Di Leo

    L’amore è il tema delle tre poesie. Un argomento sicuramente non nuovo. Tuttavia, nel modo in cui è qui esposto – nelle sue varianti cupe di rimpianto, di amore irraggiungibile e di “dono” da serbare – ci fa capire quanto poco ne sappiamo, lasciando intuire che non se ne ha mai abbastanza.
    Per superare l’impreparazione all’argomento basterebbe solo innamorarsi, come Pietro Peli dimostra di essere.
    Complimenti al poeta.

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