Lina Salvi, Poesie.

 salvi 2

Testi da Abitare l’imperfetto

Nel quadrilatero delle carceri le case

non hanno geometrie verticali

non hanno torri dipinte d’acciaio

tetti rigonfi di un seme

dune assolate

nel quadrilatero delle carceri

Giovanni giocava

alla prima guerra mondiale

nelle strade si assommavano

bambini a sassate

*

Le finestre  sbarrate

sul silenzio del lago

sul silenzio delle case

pareva irreale

a ridosso dell’ordine

a ridosso della  linearità

il tramare delle fucine

mi parve il segno

uno spazio battuto

di  vitalità e di gloria

Solo le montagne

apparivano dominare

l’inganno dei corpi

che potessero un giorno

promesse  ammirarle.

*

La messa è finita

raccogli dunque il tuo pane

l’epifania del lago, i battelli

battezzati, un nome  solo

a memoria.

La parola non è che

un corpo innaturale

pelle avida di sale.

E’ uno strano movimento

del cervello, il  girare a vuoto

nella sagoma  di un coltello,

la solita infiammazione di un nervo,

un fuoco che pervade il cerebrale

lo stare della scrittura su una gamba

sola.

da Socialità 

La lettera  giunse in Dicembre.

La lettera  parlava chiaro non avevo

scelta, dovevo partire, accettai contro

il parere di mia madre. La nostalgia

mi costringeva a lunghe telefonate

faticosi viaggi, interrotti da turni

di lavoro, incomprensioni dei colleghi

che dei meridionali non ne parlavano

mai bene. Lei  non mi salutò mai

con un bacio, con una carezza,

Desiderava che accettassi

l’aiuto di un parente o che tornassi a casa

che il  ragù che ribolliva sui fornelli

potesse amalgamare non solo la pasta!

L’ordine del giorno scivolava

apparentemente su argomenti più frivoli-

ero fidanzata, non ero fidanzata,

pensavo di esserlo a breve, mi vergognavo

della mia schiena, della sua cicatrice.

Alle sue domande reagivo come se non avessi

ascoltato, come se si fossero d’un tratto

interrotti i fili della comunicazione,

come se l’esistenza di un bisogno

mi procurasse un’emozione

dalla quale era meglio stare alla larga.

Riprendevo vigore scatto, assumevo

un’ espressione inflessibile e statuaria,  io

che senza una barra metallica conficcata

nella schiena non ero nemmeno in grado

di governare il capo.

*

Inizia a tacere a tavola

di fronte a loro che mi parlavano

stavo zitta per protesta e per sdegno

quelle parole sanguinose non mi servivano più,

ne avevo in serbo altre, le avrei espresse

più tardi, la gente che avrebbe capito,

ero sicura. Mi sarei liberata.

Prima o poi a qualcuno avrei parlato-

avrebbe capito

andavo fiera della mia speranza

di quel silenzio.

Testi da Dialogando con C.S.- 

Farsi del bene è scrivere

oppure immaginare il marcio

che c’è dentro, benigna indifferenza,

chi si slaccia una scarpa, poi mira l’altro,

per il biglietto una monetina,

qualche centesimo per il piccolino:

siamo a Napoli Centrale

si scende da tutte le parti,

si scende di qua.

*

Vivo arso l’indiano da mani

italiane, spesse tre dita

come il vetro oltre cui giace

Navtej, la mummia, di cerotti e garze,

ha le dita trafitte dalla flebo

riaprendo piaghe e ferite, gonfiati

i polmoni dalla ventilazione artificiale,

sono tornati a sollevare la cute

con pelle di cadavere:

perché in un paese civile

ci si può curare chiedendo

un prestito per la pelle

all’istituto di credito.

Lina Salvi è nata a Torre Annunziata – 1960 (NA). Dal 1982 si traferisce  in provincia di Lecco, dove vive e lavora. Si è dedicata con una certa assiduità alla poesia, a metà degli anni 90.      Ha pubblicato la plaquette: Negarsi ad una stella (Dialogolibri, Olgiate Comasco 2003, con pref. di Giampiero Neri), seguita nel 2007 da Abitare L’imperfetto (La Vita Felice, Milano –  Vincitrice del Premio Donna e Poesia 2007, Finalista Premio Baghetta 2008), Socialità (Edizioni d’if, Napoli – 2007, Finalista al Premio I Miosotis), “Dialogando con C.S.”   Edizioni della Meridiana, Firenze 2011,  con prefazione di Elio Pecora – Vincitore del Premio Sandro Penna sez. inediti 2010. Poesie singole e silloge sono state pubblicate su riviste letterarie, siti on line e pubblicazioni antologiche, fra cui La Clessidra, La Mosca di Milano, Il Segnale, Il Monte Analogo, Gradiva, www.ilcalzerottomarrone.it  e antologie, tra cui Luoghi del desiderio, Segreto delle Fragole, “Officina della Percezione II , Milano in versi , Donne di –versi, e nell’ e-book “Calpestare l’oblio” pubblicato  sul sito  della rivista  www.lagru.org e Micromega on line, sul quotidiano L’Unità e Il Giornale. Ha ricevuto riconoscimenti e segnalazioni a vari premi letterari, fra i quali si ricorda il Premio Lorenzo Montano, Astrolabio 2009;  Nosside,  ecc.  Note critiche sulla sua poesia sono state ospitate in varie riviste, fra cui: Poesia, Il Segnale, Le Voci della Luna, Il Monte Analogo, La Mosca di Milano, L’immaginazione.

Collabora alla rivista La Mosca di Milano.

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1 Commento

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Una risposta a “Lina Salvi, Poesie.

  1. Giorgio Linguaglossa

    per riprendere le sollecitazioni rivoltemi da Ennio Abate sulla questione della “metrica”, io direi che per la poesia contemporanea sarebbe più giusto parlare di “metriche”. In queste poesie di Lina Salvi si nota che l’autrice insegue una sua idea di metrica fondata sul verso breve… io invece leggendo queste poesie sospetto che quell’idea di metrica si riveli un ostacolo e una trappola per la poesia della Salvi. Un eccesso di spezzettamenti metrici del verso (dell’enunciato) può provocare un fastidio e una dispersione alla lettura. Io penso molto semplicemente che la metrica, il metro (cioè l’unità di misura di un verso) serva semplicemente ad agevolare il lettore a leggere e a ricordare la poesia; ma se il metro invece introduce un eccessivo spezzettamento o fibrillazione in micro metri, ecco che qualcosa non va. In genere si crede che scrivere versi brevi sia più facile che non scrivere versi lunghi, e invece non è così: scrivere versi brevi è difficilissimo, ed è facilissimo scivolare. Il verso lungo ti permette sempre di rimediare a uno scivolone.
    Spesso chi fa poesia insegue mentalmente una idea di “metro” mentre il linguaggio gli sfugge via: non è così semplice né scontato mettere d’accordo il metro con il linguaggio che usiamo: tra i due elementi c’ tensione dialettica, e spesso c’è tensione insolubile… e allora non resta altro da fare che cambiare “metro”, cioè cambiare l’unità di misura del verso.

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