Enzo Giarmoleo, Quando un militante.

Don-Gallo-twitter-051

Quando un militante

colombiano

arriva a Milano

anche se non è uno spacciatore

viene perquisito con fervore.

Alla Dogana

bisogna dire che

va a Genova

da Don Gallo

anche se in realtà

va al Leoncavallo

 

 

* NOTA DELL’AUTORE

Don Gallo è morto !  Viva Don Gallo!!
Avevamo cominciato a conoscere Don Gallo negli ultimi anni del 1900 man mano che i movimenti  anti globalizzazione si rafforzavano. Gallo non si era lasciato sfuggire questa nuova possibilità di lotta e si era schierato anche dalla parte dei migranti rinchiusi nei CTP e poi nei CIE (Centri di Espulsione e Identificazione) senza abbandonare gli emarginati di sempre della sua Genova. Gradualmente  avevamo imparato a conoscerlo insieme a personaggi come Alex Zanotelli, Don Vitaliano, i padri comboniani e tutta una serie di organizzazioni religiose che analizzavano il mondo da un punto di vista radicale contro le multinazionali, l’Organizzazione Internazionale del Commercio, Il Fondo Monetario Internazionale e contro quel Pensiero Unico che era culminato con la macelleria di Genova.
Nel gioco di parole ironico che vi invio c’è tutto l’ammirazione per questo prete che nella realtà era una spina nel fianco del sistema forse più di qualsiasi centro sociale. Il suo nome poteva servire in alcune situazioni per spiazzare chi non conoscesse a fondo la sua figura.

 

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25 commenti

Archiviato in RICERCHE

25 risposte a “Enzo Giarmoleo, Quando un militante.

  1. emilia banfi

    L’incontro con lui…indimenticabile . L’uomo più vivace che io abbia conosciuto. La sua intelligenza è arrivata in ogni luogo , un vento seminatore, una forza da gigante.Ciao

  2. Premetto il rispetto per la morte e per la persona in questione, ma penso che anche a un certo tipo di dissenso, molto comodo al sistema, ci si ritrovi nella situazione ridicola del nostro paese, in cui certo tipo di “militanza” fa ridere coloro che vorrebbe combattere….Peraltro nel caso in questione, come in tantissimi altri analoghi, è stato troppo comodo tutto un circuito mediatico, leggi impero fininvest mondadori/endemol/rai compreso, impero da cui fino all’altro ieri (per Don Gallo il 2010, ma per altri miti della”societa civile” tuttora in corso) hanno ricevuto, o ricevono tutt’ora, denaro e soprattutto visibilità/immagine.

    i veri “eretici” sono del tutto invisibili , si tengono ben lontani eoni luce dai circuiti mass-mediatici e relative sezioni di mercato del marketing civile e del finto dissenso, che non a caso punta il dito sempre sulle conseguenze (vedi i fuggiaschi e sfollati da tutte le terre bombardate/assaltate) e mai sulle cause ( l’alleanza criminale degli stati alleati)

  3. emilia banfi

    Il coraggio , soprattutto oggi , non è da tutti. Se don Gallo è arrivato ovunque è perchè ha avuto il coraggio delle sue idee. La tv la radio la stampa come al solito fanno il loro lavoro (nel bene e nel male), Don Gallo ha fatto il suo credendoci fino all’ultimo e soprattutto fregandosene di chi lo voleva eliminare. La forza vera sta nella costanza . Di Don Gallo se ne è parlato poco dorei pochissimo.

    • per Emy

      Non credo sia il caso a ridosso della sua morte, fare discorsi personalizzati come se il fenomeno a cui accennavo appartenga solo a lui.

      Rimane tuttavia la speranza che arrivi un momento, prima o poi nel futuro, di spirito critico nei confronti di personalità divenuti totem intoccabili come dimostra la tua presa di posizione, peraltro parziale, visto che non solo nella premiata ditta Fazio Littizzetto System, Don Gallo ha trovato modo di essere ben piu visibile di tantissimi altre/i…cosa di cui voglio augurarmi, per le stesse cose che diceva, avesse coscienza di essere fortunato rispetto a tantissimi altri tagliati fuori, dalle varie premiate ditte mediatiche della pseudo societa civile.

      Se quel se “n’è parlato poco” è sintomo, di un bisogno di un pezzo della società civile , psuedo o meno che sia, di mettere in mostra i suoi “eroi”, saremo sempre fermi ai feticci che descriveva Pasolini, oltre che identici ai meccanismi degli eroi di massa , sportivi, o billionaire etc di quella parte della Italia che ha bisogno di parlarsi di addosso come santanché e compagnia.

  4. emilia banfi

    Carissima rò,
    è vero Don Gallo è apparso in TV ha avuto questa fortuna, io l’ho incontrato in un auditorium di una scuola,altri nella sua comunità, altri per strada fra i drogati e le prostitute, altri ancora in un’osteria, un mio amico a cena a casa sua, la vita è piena di occasioni , lui le ha avute, le ha cercate, mettila come vuoi. Incontrarsi, parlare rendersi visibili è importante, lui parlava a tutti liberamente , mai per se stesso e non tutti ci riescono allo stesso modo onesto e caparbio che lo distingueva dagli altri preti . La mia ammirazione va a lui per tutto questo , sarà poco ma a me basta e avanza considerando l’idea che ho di Cristo. Ciao

    • Si Emy carissima, credo che il punto centrale sia proprio quello che hai espresso a conclusione di questo tuo ultimo intervento. Partiamo da due “icone” diverse sul Cristo, tali per cui la tua per incarnarsi ha i parametri che dicevi, alla mia è sufficiente essere un’ “idiota” comune di modo che sia laico e indipendente da qualsiasi tipo di audience ( e temi e luoghi e oppressi e oppressori e contemporaneità etc etc).

  5. “Dio è amore, amore a perdere. Riguardo all’enigma della sessualità, cos’è questo moralismo, è un dono di Dio o è un dono del demonio? La sessualità è un dono di Dio, ma è un enigma, come si fa a capire fino in fondo? E allora rispettate i gay, l’eterosessuale, l’omosessuale, il transessuale. Basta che ci sia amore, amore a perdere”.
    Don Gallo.

  6. emilia banfi

    “Quando aiuto la gente che ha fame , mi dicono che sono un bravo prete.
    Quando domando perchè quella gente ha fame mi dicono che sono un comunista.” Don Gallo.

  7. Se Don Gallo fosse andato in TV dicendo di togliersi di mezzo da qualunque apparizione televisiva perché in sintonia con i punti di vista di rò che abbiamo letto , credo che la società civile – la più consapevole – se ne sarebbe rammaricata , prendendola come una resa , una dichiarazione di scetticismo e di impotenza nichilista di fronte alla negatività contemporanea . Don Gallo non si esibiva , non chiedeva gettoni di presenza , semplicemente era la cattiva coscienza di coloro ( e sono tanti ) che pensano bene e razzolano male , rimanendo muti per fisiologica codardia o per imbelle disimpegno .
    leopoldo attolico –

  8. E’ interessante osservare in queso post come avvengono alcune dinamiche su certi temi .. in primo luogo spero per un luogo filosofico -poetico -politico che le testimonianze riportate da Mayoor o da Emilia non siano riferibili al solo don Gallo, anzi a questo punto della storia dovrebbero essere dati così consolidati, perlomeno per certe coscienze (certamente quelle che abitano questo luogo, così anche altri) , che rischiano di diventare luoghi comuni…

    in secondo luogo la cosa stranissima che noto , è che quando Ennio Abate propone temi, domande, letture, considerazioni, commenti politici, è quasi un fuggi fuggi generale, mentre in questo contesto tutto il contrario…forse ne viene una conclusione provvisoria per cui c’è politico e politico…il politico sociale che un certo dissenso ha fatto passare corre su binari tutti suoi, il politico politico che un altro dissenso non ha fatto passare, o ha sviluppato su altri piani, corre su binari incompresi alle maggioranze delle minoranze.

  9. enzo giarmoleo

    Don Gallo uno dei pochi cristiani in una Italia piena zeppa di cattolici. Enzo

  10. Rita Simonitto

    da Rita Simonitto
    Purtroppo non ho tempo per un commento articolato, ma sono d’accordo con Ro’ e con la sua problematizzazione che tenta di andare a fondo e non si ferma alla superficie.
    Ciao a tutti e a presto.
    Rita S.

  11. Ennio Abate

    Temo che sulla valutazione di don Gallo, questo simbolo del “dissenso simpatico e civile” dell’Italia d’oggi, sarà difficile mettere d’accordo i due “partiti” che si delineano: quello dell’insoddisfazione («i veri “eretici” sono del tutto invisibili») e quello della mitizzazione/ammirazione («Il coraggio , soprattutto oggi , non è da tutti. Se don Gallo è arrivato ovunque è perché ha avuto il coraggio delle sue idee.»; «La mia ammirazione va a lui per tutto questo , sarà poco ma a me basta e avanza considerando l’idea che ho di Cristo. »).
    Il bicchiere è mezzo vuoto per i primi e mezzo pieno per i secondi. Non se ne esce.
    Per sbarazzarsi dell’incertezza, bisognerebbe che i veri “eretici” diventassero visibili. Anzi , bisognerebbe che i veri “eretici” riuscissero a guidare politicamente le forze sociali che hanno reali motivi per dissentire e ribaltare i rapporti attuali di forza tra chi decide e chi subisce. Cosa che succede raramente nella storia. Per cui, dove il dissenso e ancora semplice mugugno, lamento, implorazione di aiuto, vanno bene ( è pochissimo ma non ci sputerei sopra…) ancora i don Gallo, che almeno si fanno un po’ portavoce di certi “dimenticati”. Dove il dissenso è già rabbia, ma non trova guida politica, abbiamo le periferie in fiamme (di notte), come ora a Stoccolma e ieri a Londra e ieri l’altro nelle banlieue parigine. E lì, però, nulla possono né i preti volenterosi e non burocrati ma neppure – diciamocelo – i “veri” eretici. Lì contano solo i poliziotti.
    Siamo a questo punto. Di rivoluzioni non se ne vedono all’orizzonte.
    Perciò non me la sento di dare addosso a don Gallo, che dalla sua collocazione e in quest’Italia devastata e narcotizzata poteva fare solo il “prete scomodo” e « la cattiva coscienza di coloro ( e sono tanti ) che pensano bene e razzolano male». Non me la sento però neppure di rispolverare il mito dell’idiota dostoevskiano fuori dal “sistema”(«un’ “idiota” comune di modo che sia laico e indipendente da qualsiasi tipo di audience ( e temi e luoghi e oppressi e oppressori e contemporaneità etc etc).»). E neppure scommettere tutto sui «veri “eretici”», che pur essi, se il treno della rivoluzione non passa per qui, rischiano di aspettarlo invano nella stazione in cui sono appostati o accampati.
    Insomma siamo combinati male. Meglio riflettere che litigare.

  12. D’accordo, Don Gallo, e insieme a lui immagino tutti coloro che salgono (scendono?) alla ribalta con belle parole, non convince tutti; si fa intendere che il politico è ben altro, si mettono puntini su tutto, e se mai avesse detto qualcosa di giusto sarebbero luoghi comuni. Probabilmente sono io che non capisco, ma non capisco la faziosità, o meglio il linguaggio fazioso se non è rappresentativo, o parte o espressione di qualcosa. E questo qualcosa non c’è, oppure se c’è , e si trattasse delle masse sfruttate, o di quelle che si adoperano quotidianamente per fare le cose in altro e miglior modo, per un’altra e migliore società, allora si tratterebbe oggi di una moltitudine che fa se’ e non ha certo l’aria di volersi cercare degli interpreti. Nemmeno Don Gallo, ma del resto lui si occupava d’altro, o d’altri, di gente che sta ai margini, secondo principi cristiani che, secondo me, possono benissimo stare a fianco di qualsiasi altra istanza di impegno politico e sociale, a meno che non si voglia far piazza pulita anche degli Hare Krishna, dei vegani e via di seguito, non ultimi quelli che ce l’hanno coi rettiliani, oppure quelli della fratellanza cosmica.

  13. emilia banfi

    Nessuno vuole litigare,spero, ma non è che tutto ciò che passa in televisione , in radio sui giornali è da rimproverare o da degrinare. Anche il Blog dove ora sto scrivendo, è stato scelto da me fra tanti blog ai quali avrei potuto e potrei partecipare, questo per dire che Don Gallo è andato dove ha pensato di poter andare e qualche coscienza sicuramente l’ha scossa e non mi sembra che le sue apparizioni siano state molte, anzi direi pochissime, è che lui ci sapeva fare. sapeva quel che voleva , il suo sangue era anche quello di coloro che bussavano alla sua porta e se non bussavano lui li andava a cercare.Qualcuno potrà dire solamente che comunque apparteneva alla chiesa cattolica e che comunque la serviva, ma vedete , ognuno di noi serve qualcuno anche senza accorgersi . Apparteniamo ad una idea ,ad una storia, l’importante è che si guardi ovunque , soprattutto verso chi sta affogando e poi, scusate la mia bassezza ma sono del parere che se il fine è nobile giustifica i mezzi.

  14. non credo si possa litigare di fronte a nessuna morte e ringrazio comunque Rita Simonitto per aver compreso il mio problematizzare che purtroppo non ha soluzione, né in bene né in male e né per ” i fans” di una fazione , perché a tali sono ridotti loro malgrado, né per i contro fans dell’antifazione.

    a proposito invece dei mezzi, si aprirebbero conversazioni molto lunghe, sul fatto di contaminarsi poco o tanto a seconda delle dosi moderate così come dice Emy…il problema “pop” delle diverse icone, riguarda tutti coloro, non uno escluso, che hanno deliberatamente scelto un circuito omologato del dissenso, fatto di varie stanze per coprire determinate istanze. da parla con me ai vari appellifici, micromega, liberta e giustizia, lerner, santoro e chiu piu ne ha ne metta, si coprono esclusivamente esigenze di un mercato politico che non avrà mai risposte se non quella di produzione di anime belle e santini . Tuttavia coloro che saprebbero come dare quelle risposte politiche senza santini e sitemi autoreferenziali, non sanno o non vogliono scendere a livello popolare, dove più è stata deformata la coscienza politica, quindi per ognuno c’è la solita solfa del chi è causa dei suoi mal, pianga se stesso.

  15. Giuseppina Di Leo

    Credo che si debba riconoscere l’Onestà di don Gallo, come prete e come cittadino. E non è poco, vista la situazione.
    Trascrivo l’articolo di don Gallo* riproposto ieri su “il Manifesto”:

    don Andrea Gallo, La mia lotta, in direzione ostinata e contraria
    L’ultimo articolo di Andrea Gallo (il Manifesto, Anno XLIII – N. 121 – Giovedì 23 Maggio 2013)
    Ho visto gioiosamente nascere la democrazia nel 1945, con la mia Brigata Partigiana, comandata da mio fratello, ex tenente del Genio Pontieri, sopravvissuto alla tragica campagna di Russia, a diciassette anni d’età. Diventato vecchio – 84 anni e mezzo – devo vederla vergognosamente morire?
    Ho riflettuto a lungo sulla crisi economica finanziaria che stiamo attraversando. Non è scandalosa la “teoria” di chi si ostina a vedere nel profitto l’unica molla creativa, innovativa del progresso, quale sia la destinazione degli investimenti? Perché si è permesso la concentrazione del potere economico nelle mani bramose di pochi grandi colossi mondiali? Lasciamo le storielle dei complotti. Semplicemente siamo giunti al momento più vittorioso di un’economia vecchia di ottanta anni. Siamo al passaggio dal capitalismo di un tipo ad un capitalismo d’altro tipo. Altro che parlare di crisi! Abbiamo dimenticato nel ’47 Von Hayek, Friedman e la Scuola di Chicago? Dopo la Seconda guerra mondiale si adottò la ricetta keynesiana e il mondo veniva ricostruito.
    La crisi attuale è la vittoria degli ultraliberisti con l’assenza di un’alternativa ritenuta valida. La debolezza della politica occidentale è la scomparsa dei valori di civiltà hanno fatto il resto. I ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, disse Paolo VI in un mirabile discorso all’Onu. C’è una evoluzione in atto, non una generica crisi. Irrompe un cambiamento della stessa portata della nascita delle banche nel XVII secolo. Gli economisti e gli statisti attuali ne sono imbevuti e, rivestendo posti di responsabilità, la applicano senza scrupoli. Un mercato, un potere economico. Lo dice Stiglitz, Nobel per l’economia, «il mercato e il potere finanziario creano armi di distruzione di massa». Questa logica liberista è propugnata dalle banche. Tra le più potenti, la Goldman Sachs americana.
    Gli economisti italiani (Draghi, Monti e soci) sono composti chierichetti di questo neoliberalismo, in una blindata cattedrale del Dio Denaro. Goldman Sachs è una delle più importanti banche internazionali che agisce sui mercati adottando questa perversa logica capitalistica. Non ha un «volto umano».
    Una persona onesta non può più accettare un sistema di apartheid mondiale, dove il 20 per cento della popolazione mondiale consuma l’80 per cento delle risorse; e dove si spendono tre milioni di dollari in armamenti, ma in un minuto muoiono di fame dieci bambini.
    Si vuole costruire un’alternativa? Sono sempre più numerosi i giovani europei che hanno perso la fiducia nel futuro. Scoraggiati, inattivi. Sia chiaro: è un processo molto impegnativo, lungo e complesso. La colpa di questa colossale truffa delle banche è stata addossata al debito pubblico per imporre austerità e conseguente perdita del patrimonio pubblico.
    Il 2 marzo 2012, 25 dei 27 capi di stato della Ue hanno firmato il fiscal compact. Diventano permanenti i piani di austerità, una serie di tagli a stipendi, pensioni, il diritto e la dignità del lavoro e la privatizzazione dei beni comuni. Il potere economico ha imposto Draghi, governatore della Bce, già vicepresidente della Goldman Sachs. E un sorprendente senatore a vita, Monti, capo di un governo “tecnico”. Il presidente del consiglio, sostenuto da Pdl, Terzo Polo e Pd, è stato consulente della stessa banca amaericana e ora consulente anche della Coca Cola e nei cda delle Generali e della Fiat. E i ministri dove sono stati precettati? Passera, AD di Intesa San Paolo; Fornero: vicepresidente di Intesa San Paolo; Gnudi, amministratore di Unicredit Group; Giarda, vicedirettore della Banca Popolare e amministratore Pirelli. È forse un governo tecnico per il bene dell’Italia o una dittatura delle banche, salvate da parecchi miliardi in America e in Europa? In una crisi nata nelle banche e mascherata dal debito pubblico.
    In nome della Costituzione, non possiamo accettare la macchina infernale del patto fiscale, né la ratifica di un parlamento servile, né la modifica costituzionale dell’articolo 81, perché a pagare tutte le spese è chiamato solo il mondo del lavoro e le piccole imprese. Constato dolorosamente l’appoggio e l’elogio solenne del Vaticano e della Cei all’Agenda Monti.
    E allora dico: alziamo la testa. Abbiamo di nuovo l’Uomo della Provvidenza? Il paese a pezzi va alle urne in una confusione generale. L’Agenda Monti è al centro e si è messa al comando delle operazioni col sostegno della Confindustria e del Vaticano e delle forti cancellerie occidentali. Come agiscono le altre forze politiche, l’Agenda Grillo, Ingroia, Berlusconi e Bersani? Chi saprà tracciare piste di riflessione e conseguenti azioni? Il debito pubblico è un dogma? I nostri padri costituenti erano stati capaci di unità delle varie matrici ideali per mettere fine al fascismo ed edificare una Italia democratica.
    A mio avviso oggi nessuno ci riesce. È scomparsa la cultura del bene comune come priorità assoluta. Il singolo si agita, so organizza, per diventare “protagonista” e si sforza di condividere un gesto collettivo. «Osare la speranza nella democrazia» era il motto della mia Brigata Partigiana. Non voglio arrendermi. Con la sinistra sociale politica, i sindacati, la Fiom, sono ancora impegnato per traghettare il popolo italiano dalla solidarietà assistenziale ad una solidarietà liberatrice, strutturale, nei diritti di tutti. Continuo a lottare in direzione ostinata e contraria.
    Il Pd e Sel, con il grande evento delle primarie, hanno lanciato un segnale positivo: non dettare agende ma dare spazio ai “protagonisti”, partendo dal basso e mettendoci in rete a livello italiano ed europeo, per vedere fiorire il nuovo. È indispensabile rischiare. Il programma sia trasparente, anticipatore, progettuale. Solo così potremo ancora una volta, con tanta sofferenza, con i nostri dubbi, tentare di sradicare nelle nuove e nuovissime generazioni, l’assenza di futuro. (don Andrea Gallo)
    *Alziamo la testa contro i banchieri – Questo articolo è stata pubblicato sul manifesto del 2 gennaio 2013.

  16. emilia banfi

    A Rò cara
    sta di fatto che don Gallo agiva , si sbatteva , era sì anche un attore un bravo attore e la sua scena era piena di lui , delle sue esperienze e dei suoi traguardi e della sua intelligenza. Chi l’ha conosciuto lo ha capito , anche a lui è stato concesso di sbagliare, ma ora che non c’è più, spero almeno che a qualche prete venga la voglia di seguire le sue tracce.

    • Emy carissima, sicuramente Don Gallo se la starà già godendo a vagare in rete invisibile leggendoci. Però, in attesa di tracce di altri preti come lui, che comunque ci sono già e ci sono già stati ( o in attesa di altre suore come lui ma anche no e senza alcun genere meglio, semplici nolani come lui ) sappi che si sta già sfracassando per terra dalle risate leggendo un tipo, a suo modo sacerdote di altri templi, che in uno dei piu importanti partiti della comunicazione , il noto partito twitter, ha scritto:

      Don Gallo, ci mancherai! sei uno di noi
      firmato: Flavio Briatore

  17. emilia banfi

    Don Gallo apprezza molto la comicità, sicuramente riderà, sarà costretto a togliersi il sigaro dalla bocca…Ah ah ah!

  18. enzo giarmoleo

    Gallo non era certamente un eretico ma un ortodosso, un conservatore poiché seguiva gli insegnamenti del Vangelo. L’unica sua colpa era di essere dotato di forte personalità ma era proprio questo suo modo di essere che ci permetteva di vederlo in tele con le puttane, i no global, i migranti e gli scarti dell’umanità. E’ vero, è apparso in varie televisioni ma anche Pasolini mentre criticava profondamente i media, era costretto ad usarli. Si sa che destinava tutti i soldi provenienti dalla vendita dei suoi libri ad una comunità di tossico dipendenti me certo non sarà questo a redimerlo. Come dice Abate i “veri eretici” dovrebbero venire allo scoperto. Ho conosciuto eretici che in 30 anni non hanno mai alzato un dito contro il sistema pur criticando radicalmente certe posizione politiche mediatiche dei movimenti. Il problema è che questi “eretici “ così facendo si rendono veramente così invisibili da scomparire. Se poi capita di vedere protagonisti come don Gallo passare la loro vita accanto agli ultimi della terra, di ritrovarli nelle delegazioni durante le visite ai centri di detenzione per migranti ecc. le critiche diventano banali.

  19. Diario Perso – Giorni Mortali
    In questi giorni abbiamo visto cadere due colonne della società italiana: Andreotti e Don Gallo. Due figure nettamente contrapposte ma unite nella fede cristiana. Cattolico uno, laico l’altro. Ovviamente, il cattolico era Andreotti. Per entrambi non ce lo si aspettava: Don Gallo era ancora vispo nelle sue ultime apparizioni televisive, mentre Andreotti era ancora vispo nelle sue stesse apparizioni. Andreotti appariva alla gente, un po’ come Padre Pio. Proprio il mese scorso, Andreotti m’è apparso sull’olografia della mia carta di credito. Per Andreotti e Don Gallo da oggi inizia una super competizione in libreria. Chi venderà di più? Le librerie esporranno più Andreotti o Don Gallo? A quanto ammonteranno gli utili di queste vendite? Il settore mostrerà una ripresa grazie alla vendita di tutti questi libri? Vedremo. Ma Don Gallo? Il prete fumatore e partigiano? Lascerà un’impronta sul cammino di tanti giovani sacerdoti che ne seguiranno le gesta ribelli? I cattolici di sinistra porranno il libro di Don Gallo accanto alla videocassetta della Messa è Finita di Nanni Moretti? Ad ogni modo, oggi sono andato in libreria e mi sono ritrovato di fronte a questo mausoleo.

    Per quanto possa vincere Don Gallo, scusatemi se compro un CD di Enzo Jannacci.

    Andreaseperso

    http://www.ilpeggio.com/2013/05/diario-perso-giorni-mortali.html

  20. Ennio Abate

    @ rò
    Aggiungi un posto al tavolo degli “eretici” tollerati o consentiti. Ad Andreasperso tocca, secondo me, la casella degli “eretici da sberleffo”. Da blog. Un po’ più in basso rispetto agli “eretici” che compaiono alla TV o sui giornali.
    Dubbio atroce: che siamo tutti/e “eretici” tollerati e consentiti?
    Non sarebbe allora il caso di cambiar musica? Innanzitutto nei toni lamentoso-astiosi? E ragionare?
    Quest’ultima cosa pare che non sia più consentita né tollerata…
    Che sia la via giusta?

    • la via del ragionamento che pretendi è stata disattesa non certo da me o da Andrea…i ragionamenti inziali che ho portato avanti, hanno trovato un solo muro di gomma. Comprensibile visto che la posizione di partenza così com’è ed era, parla di un pantheon d’intoccabili. Mi sa quindi che la cosa giusta che dici non c’azzecca , a meno che anche questa sia da ricomprendere nelle cose da blog , perché il lamento, o l’astio o il litigio che ravvedi nell’altro potrebbe essere invece qualcosa che ha a che fare con una tua proiezione non con l’altro che piu semplicmente la pensa diversamente, la sottoscritta, che ha fornito vari spunti di riflessione.
      Quando tu rendi problematicoun tema va bene e quando lo fa un altro no? ahi ahi!
      ciao ciao

  21. Ennio Abate

    @ rò

    «la via del ragionamento che pretendi… i ragionamenti iniziali che ho portato avanti… la posizione di partenza così com’è ed era, parla di un pantheon d’intoccabili… il lamento, o l’astio o il litigio che ravvedi nell’altro potrebbe essere invece qualcosa che ha a che fare con una tua proiezione… Quando tu rendi problematico un tema va bene e quando lo fa un altro no?»

    All’anima della problematicità!
    Io ci sento solo una martellante contrapposizione tra io-io-io e tu-tu-tu (o a scelta: voi-voi-voi…).
    Con un sottinteso trasparente: tu/voi difendete «un pantheon d’intoccabili». Io invece….!

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