Pietro Peli, Due poesie.

muro a

Il contratto del mese più crudele

I giorni d’aprile, anno due millesimo

e qualcosa dopo la nascita

di un povero cristo,

sono lingue feroci di rame:

stampate sul velo azzurrastro

che scende dalla vetrata.

La giornata d’un uomo

scandita a ritmi

di una due tre

alienazioni

non è filtrata da lassù

nella luna d’acqua profonda

che dentro ognuno porta

fino al suo prosciugarsi.

Se vedi oggi sul muro

della fabbrica

il marcio della sera

dalle piogge di marzo

a breve sta prosciugando:

e rivela scalcinato

la sua friabile polpa

di osso di vecchio.

Finito il tempo dell’attesa

ecco cosa resta

sul pugno che s’apre:

sotto il cielo ossidato

il fondo di un pozzo

che brilla di silicio,

cos’altro del silenzio

dopo l’apocalisse senza rumore.

*

L’incoerenza

L’incoerenza del contratto

firmato senza inchiostro

inchiostrato senza carta:

è stato fatto leggere

a uomini senza parole

a parole senza concetti

è stato conferito il potere.

Se ne coglie il sentore

dai ticchettii sulla tastiera

e lo schermo o il rullo

vuoto.

Nessun notaio (o quasi) sa

cosa in quel testamento,

contratto di esistenza,

rechi in obbligo alla legge

più feroce e invisibile

più dura e nascosta.

Documento; per documentare

che nel silenzio la fuliggine

intasò il camino

e morirono famiglie

assembrate, pronte alla fine.

C’è scritto e ribadito

si dice da voce autorevole

a ogni scalare di comma

la cessazione volontaria

di un angolo di libertà:

per contro ogni tre pagine

un riassunto dei privilegi

per cui aprire la feroce caccia.

Per logica di sofisti

nessuna traccia è consentita

alla carta senza carbone

allo sforzo inane

di sapere: tra la conta

dei privilegi

tra i resti dell’erosione

si è già insinuato

il grave sonno

tra fenditura e fenditura.

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1 Commento

Archiviato in RICERCHE

Una risposta a “Pietro Peli, Due poesie.

  1. Giuseppina Di Leo

    Può la poesia assumere forma documentale? Sembra proprio di sì. E senza formule di rito iniziali, ma partendo direttamente con la datatio (cronica) è chiaro il senso di un altro medioevo, quello della mancanza di lavoro, ovvero quello dell’esistenza precaria. Sono poesie originali. Bellissima anche, e inquietante, l’immagine (di profilo e frontale) stampigliata sul muro.
    Complimenti a Pietro Peli!

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