Giorgio Linguaglossa, La perfezione stilistica di Marcelin Pleynet.

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Marcelin Pleynet L’Amour vénitien (L’Amore veneziano) –

testo a fronte. LietoColle, Faloppio, 2013 pp. 120 € 13,00

L’aspetto che più mi ha colpito in questo libro di Marcelin Pleynet è l’assenza di qualsivoglia segno grafico di punteggiatura: in tutto il libro non incontri mai un punto, una virgola o un punto e virgola; la scrittura scorre come su una lastra di vetro, trasparente a se stessa e a-emotiva. La rinuncia a stabilire e a creare una connessione emotiva o di ragionamento con il lettore  è l’aspetto più appariscente di questa scrittura poetica. L’autore non chiede la collaborazione del lettore, non gli dà fiducia, dovrà essere lui ad adottare un atteggiamento neutro dinanzi al testo, senza formulare domande o chiedere «informazioni»; tutto è già dato nel testo, la perfezione del testo esige l’assenza della punteggiatura e un lettore che si rimetta completamente alla bontà della testuggine stilistica. Pleynet   non lascia al lettore alcuna libertà di porre domande sul tono o sullo stile, non pone il lettore nelle condizioni di chiedersi quali relazioni si possono trarre dall’accostamento di una proposizione all’altra; il lettore deve riporre nel testo una fiducia completa, assoluta, abbandonarsi alla sua musica ottica e acustica.

Il lettore viene risucchiato all’interno della «perfezione» stilistica dei testi; viene risucchiato e respinto: il testo non mostra distacco, è il distacco, richiede la sospensione dei sensi prensili del lettore; la suspension of disbelief  del lettore deve mutarsi in una partecipazione contemplativa e a-emotiva al testo. Questo avviene attraverso la composizione del poetico. Ma soprattutto attraverso lo stile. La tecnica retorica di Marcelin Pleynet va nella direzione di non iniettare nel lettore il senso critico ragionativo ma di invitarlo a un déjouner sur l’erbe, ad un rito di contemplazione.

Il genere che Marcelin Pleynet vuole proporre al lettore è quello del rito della contemplazione; è fuori luogo chiedere all’autore una ermeneutica dei testi, ciò che l’autore può chiedere è al massimo una critica stilistica perché lo stile è «perfetto», limato, lucidato, in posizione di terzietà.

Una scrittura perennemente ottimizzata che non chiede al lettore di reagire emotivamente e/o concettualmente e non fa appello al suo desiderio di com-prendere. Dal punto di vista stilistico, la poesia della contemplazione distante di Pleynet  mostra indubbiamente l’omogeneità di una scrittura tutta proiettata a lasciare a chi legge la libertà di non interagire col testo, perché il testo si trova già nella béance della sua bella integrità stilistica. Non il tono affabulatorio o profetico o promozionale della poesia di minore rigore formale ma quello di una organizzazione testuale rigorosamente a-emotiva, asettica, a-musicale.

la tempête

 

 

la terre et l’eau l’air et le feu

l’orage couvant suspendu

l’amour et la guerre confondues

et d’un éclair d’or en tes yeux

ou soudain sur ta nudité

que fouette et dèchire le vent

l’emportement l’éclai brûlant

le jour et la nui confrontés

dans son désir musicien

que porte un brillant délire

se confortent dans ton rire

qu’exaltent de troubles parfums

accomplissement et fusion

d’aveuglement et de démence

la summation de la semence

le sommeil des générations

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3 commenti

Archiviato in RICERCHE

3 risposte a “Giorgio Linguaglossa, La perfezione stilistica di Marcelin Pleynet.

  1. emilia banfi

    merveilleux sentiment de parfaite harmonie

  2. GiorgioLinguaglossa

    …spesso guardando tanta arte contemporanea mi assilla il dubbio che un eccesso di armonia, un eccesso di lucidatura del pavimento e degli stivali non comporti anche il sospetto che dentro l’appartamento profumato e lindo non si nasconda, in qualche armadio, il cadavere messo sotto naftalina di qualcuno della famiglia. Insomma, se questo eccesso di deodorante non serva a nascondere il puzzo ingombrante e intollerabile di un cadavere. e allora mi viene voglia di indagare oltre la cortina di nebbia del deodorante e scoprire l’Innominabile cadavere che si cela là dietro. Apro la finestra, voglio far entrare un po’ di aria fresca. Mi viene il sospetto che tutta quella montatura, quella lucidatura non sia altro che Kitsch, ottimo, metallico Kitsch.

  3. emilia banfi

    Disarmonico è il vivere nessuno lo può negare. La ricerca dell’armonia è voglia di bellezza , fino a dove, fino a quando correre dietro all’uso dei sensi, all’estetica?

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