Maria Maddalena Monti, Poesie.

Betulle sul prato inglese

Verità

E se alla fine tornassimo

a cercarti in quella città

che non riconosciamo

che più non ci conosce.

Nelle sue strade sghembe

le finestre aperte

non respirano.

Su un palco un imbonitore,

sempre quello,

le sue  false promesse.

Doppio

Bambina mio doppio,

occhi puliti dalla pioggia

sul mondo messo a nuovo.

Ma dal tuo sguardo

via il velo,

feroce cataratta

che offusca.

Bambina mio doppio

per te dalla tempesta

una veste leggera

coi petali del pesco.

Impietose sulla  donna

le Furie si scatenano.

Bambina mio doppio,

in segreto ripari

i tuoi giocattoli rotti

gridi e atterrisci:

giochi di guerra, fucili

e bambole mutilate.

Bambina mio doppio, traccia,

donna e bambina

nel buio, confuse.

La polvere sul tavolo

È tempo di parlare

di togliere la polvere

dal tavolo della tua cucina.

Si posa più azzurrina

sugli occhi che poi

fuggono via.

Vietato il passaggio

ad ogni incrocio

– segnale di pericolo –

Ma uno spiraglio

quella lacrima piccola

nel tuo fazzoletto fiorito

da bambina.

La traccia

Questo tempo d’aria trasparente

dai monti azzurri lontano

insinua pulite geometrie

fra i rami scarni della betulla.

Arresa alla luce, la forma netta

spiraglio nel mistero.

Parafulmine

E’ nero e compatto quel corvo

ai brividi delle prime gelate,

sta fermo sull’antenna sottile.

Insidie, paure conosciute

di là del bianco del muro.

Riflesso azzurro di neve

sui monti , lontano.

L’uccello distende  ben tese

le ali e pare bandiera

per fulmini accesi.

Più in basso, nella piana

insistono segnali consueti

Piccole prede  respirano.

Senza meta

Il raggio distorto della luna

del lago ghiacciato in superficie.

Sul fondo foglie e cocci

di una stagione dimenticata.

La barca delle spedizioni

temerarie è là nel mezzo.

Si muove in alto sul pennone.

un ramo fiorito, nessuna meta

è indicata.

Stazione

Guizzante salamandra dalla galleria

il treno insinua rapido la coda

nello scorrimento dei binari.

All’arrivo rumori sordi, tonfi

occhi senza ciglia vigilano.

 Terra scura

Il cielo azzurro

tutto sul prato lì davanti

di myosotis e di pervinche.

La tua mano scheletrita

i rami di albicocco

chiusi nel bianco dell’attesa.

Ma  è per te arresa ai semi

da poco arata quella terra scura.

 Un giornale vecchio

Un giornale vecchio

di quelli per i cartocci delle caldarroste,

sul tavolino proprio lì di fronte al letto

da dove l’avesse tirato fuori non si capiva

se l’avesse messo lì apposta

per quella  fotografia

muri neri , tizzoni d’inferno come ci vengono

addosso tutti i giorni nel telegiornale

e gli uomini, le donne formiche piccole

diaspora  per le strade di Beirut.

Le case di Milano bombardate nel ‘43

anche la nostra di casa bruciata

con dentro tutti i vicini amici di una vita.

Chissà perché solo lui non c’era

e l’aveva scampata.

Dal pertugio

Dal pertugio

piccoli fiori, erba verde

caute le ombre dei morti

come rondini tutte insieme

sul filo della corrente

facce bianche, vestiti neri.

Nell’aria onde concentriche

le parole senza suono.

Chiuso il cerchio fra noi e loro.

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9 commenti

Archiviato in RICERCHE

9 risposte a “Maria Maddalena Monti, Poesie.

  1. Mi piace molto la poesia di MMM perché è un album di immagini “storiche” di cartoline sempre vive e, fra le stagioni, l’ineluttabile, a farne una quinta sempre di scena. Per questo mi prende affettivamente/emotivamente/intellettivamente.Perché nel fragilissimo rapporto fra la vita e la morte, la sua poesia rende profondo il legame fra i vivi e i morti, in ogni immagine rilasciando il senso delle storie nella storia.Quel quid che piu risulta rapinato dalla contemporaneità, nonostante ogni mezzo di comunicazione, manipolazione e reality ne massifichi lo pseudo-racconto con ogni forma della vita indiretta.

    Il passato (ben collegato al maturo presente senza domani degli uomini sempre uguali alle “false promesse”) è nelle immagini e nel linguaggio che adotta ricordandomi il lato “bambino” delle cose. Ma questo lato, è come una matrioska dentro l’altra, perché ha e non ha delle cose in comune con la poesia di Emilia Banfi anch’essa pregna di forme bambino (approfitto per ringraziare e salutare Rita Simonitto fra i commenti della pagina dedicata a E.B.).

    Nella matrioska , ” il bambino ” con cui dialoga Maria , risalta si staglia come l’azzurro attorno a certe cime(immagine che prendo in prestito da una cartolina di MMM)…emergono ricordi , fino a vere e proprie presenze anche di “altre” poesie (quasimodo,gozzano etc etc). Sono le prime forme di amore, almeno per me, verso il mondo poesia , dei poeti la profonda sorgente del loro pianto omerico. Quando ero bambina sembravano cose lontane, fuori dalla realtà.Ora, quando leggo certe poesie, quella bambina ritorna fra “cose” vicinissime.

  2. emilia banfi

    Poesie intense, piene di vita vissuta , chiuse nel cuore per paura di perdere quei ricordi con i quali vive ancora una gioventù che non si vuole dimenticare e che non si dimenticherà. Liberare la gioia e il dolore sempre in ogni istante della nostra vita ci rende più veri. Le parole di Maria Maddalena riescono a regalarci ancora una volta tutta la sua sensibilità e senso della vita quella vita, quel passato, che soprattutto oggi stanno per essere calpestati. Adatto, lo stile , onora pefettamente questi bellissimi versi.

  3. Maria Maddalena Monti

    Grazie a rò e a Emilia per la lettura attenta e partecipe.
    Maria Maddalena

  4. “…Si muove in alto sul pennone. / un ramo fiorito, nessuna meta / è indicata.”
    Che meraviglia poter constatare quanto poco incida la modernità, sulle parole della poesia come sullo scorrere dei fiumi o sul volo degli uccelli. Quanta sicurezza e tranquillità, quanta forza femminile, e quanta chiarezza.
    Complimenti.

  5. Franca

    Maria Maddalena Monti, continua la sua opera di smantellamento dei ricordi, li circoscrive, li sintetizza, li accomuna a quelli recenti.
    La com-passione che prova è la stessa che prova per se stessa; la bambina di tanti anni fa è ancora quella di oggi, con le sue sofferenze, i suoi mille perché ai quali nessuno può e sa rispondere.
    Immagini che si ripresentano come quadri in movimento o come scatti fotografici in tinta seppia; trasformazioni di oggetti inanimati in qualcosa che vive e che sbuffa (il treno insinua rapido la coda/nello scorrimento dei binari./All’arrivo rumori sordi, tonfi).
    Una lenta e continua evoluzione nella poetica di Maria Maddalena Monti, che si rinnova, che screma continuamente gli svolazzi e gli arabeschi di un linguaggio iniziale, fino a diventare essenziale e talvolta appena comprensibile. Continui esorcismi alla ricerca della pace e della serenità, impossibile da trovare quando le visioni del passato incombono e rinnovano antichi dolori (Le case di Milano bombardate nel ‘43/anche la nostra di casa bruciata/con dentro tutti i vicini amici di una vita).
    Commovente il suo bisogno di esternare, di rendere partecipi coloro che sono stati risparmiati, non per appesantire il presente, ma per essere grati di ciò che si vive giorno per giorno.
    A tratti appare la sua Fede, quella “maiuscola”, non da sbandierare, ma da coltivare nell’intimo, ignorando ciò che tanti ormai tentano di dimenticare e seppellire (E se alla fine tornassimo/a cercarti in quella città/che non riconosciamo/che più non ci conosce.).
    Talvolta il riscatto nella contemplazione (L’uccello distende ben tese/ le ali e pare bandiera per fulmini accesi.) sempre con l’attenzione rivolta al più debole (Più in basso, nella piana/insistono segnali consueti/Piccole prede respirano.) alla possibilità di avere una via di scampo.
    Una sensibilità estrema si percepisce ad ogni verso, la fragilità si rivela e contrasta con la fermezza del suo carattere. Una forte volontà, quella di Maria Maddalena Monti, nel perseguire la passione dello scrivere, che consente al lettore di svelare e apprezzare i sentimenti spesso nascosti dalla cultura, dall’educazione, dagli usi di una certa epoca. E’ un cammino poetico da non perdere di vista, la curiosità di riscoprire le nuove evoluzioni, questo mi suggerisce lo stile di Maria Maddalena unito al continuo rivelarsi di emozioni del passato, piccole ma importanti, delicate come le trine e i merletti delle sue antenate, spesso cantate dalla poetessa nelle sue prime opere

    Franca Oberti

  6. Vittorio Cozzoli

    Fra le poesie ho segnato in particolare queste due: “Parafulmine” e “ Un giornale vecchio”, come più “letterariamente” compiute, cioè meno dipendenti dalle vicende dell’io e più relazionate col tutto della realtà. Che è segno di processo verso la maturazione, non in senso solo psicologico,ma in quello artistico.
    In quelle più interiori ho colto un certo recupero di situazioni o dolorose o messe da parte, così da essere ora riaffrontate.
    Qua e là assai belle invenzioni( che significa qualcosa proprio della creazione, la quale non vuole raccontare ma fulminare con uno speciale far vedere, queste cose però non possono essere inventate , vengono come dono di un ‘immagine che s iè fatta” in parole”)Buon lavoro,sì lavoro forte e umile è questo della poesia, per il quale tutti abbiamo bisogno di sostegno.
    Vittorio Cozzoli

  7. Ennio Abate

    C’è immobilità in queste poesie. Ma l’immobilità è un dato esterno, che non blocca chi ancora dice ‘io’ in versi ( ‘io’ che non è riducibile a quello anagrafico di Maria Maddalena Monti). E perciò in tale immobilità qualcuno/a cerca ancora verità. Dove? In città irriconoscibili e che non ti accolgono. Lo spazio è perciò metafisico e soffocante («le finestre aperte / non respirano»).
    C’è un’attenzione silenziosa, senza alcun strepito o maledizione, a tragedie innominate e quasi sempre irreparabili. Travolgono anche il mondo infantile, che vanamente viene sdoppiato per poter resistere ( ma non si sa come crescerà…).
    E c’è la resistenza per forza di cose “debole”(della poesia) affidata alla parola («È tempo di parlare»), al piccolo gesto, alla visione assorta di un paesaggio, che ancora sembra potersi presentare intatto e sospeso (ma sempre immobile) ora «fra i rami scarni della betulla» ora sotto «il raggio distorto della luna». Come nei poeti “classici”. Ma solo, però, nelle pause, entro le quali «piccole prede respirano». Oppure nella memoria ferita essa stessa e che, perciò, è costretta a precisare, a precisarsi. Per non confondere guerre passate e nostre («Le case di Milano bombardate nel ’43) e drammi d’oggi e d’altri («e gli uomini, le donne formiche piccole / diaspora per le strade di Beirut»). Per non quietarsi usando il passato (più facile da idealizzare) contro l’orrore del presente immobile.

  8. luisa

    Luisa Colnaghi
    7/5/2013

    Questa raccolta di dieci poesie di Maria Maddalena è soffusa di malinconia. La ricerca di verità appare subito dalla prima lirica “Verità”, la verità delle cose, del passato, degli accadimenti. Tutto ci coinvolge come nel gioco della metafora “…giochi di guerra e fucili e bambole mutilate”. E ancora la ricerca della verità si ripete scrutando nel passato “E’ tempo di parlare di togliere la polvere…” e trovare “…uno spiraglio /quella lacrima piccola…”
    Il mistero appare quasi con stupore e rimane nella poesia forse per il futuro ancora da scoprire. La poetessa sfiora il pensiero della morte e dei morti, ma tutto rimane distante nei suoi versi “…le prole senza suono” e “Chiuso il cerchio fra noi e loro”.
    Una poesia parla della verità da scoprire, di quanto accaduto nel passato, bene e male, una verità che si riversa nel nostro presente e si ritrova nel mistero del futuro.

  9. Buonasera. La contatto per darle una informazione su Alberto Savinio in rrlazione allo scritto suo che ho trovato su internet dedicato a questo grande. Esiste una pagina di Breton del 1937 che lo dichiara fondatore del surrealismo ….. mi scuso poiché questa non è la sede adatta ma non sapevo come rintracciarla.

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