SEGNALAZIONE. E-book “Una vita a pezzi” di Armando Tagliavento su LA RECHERCHE

Una_vita_a_pezzi_di_Armando_Tagliavento

Gentili Autrici e Autori, Lettrici e Lettori,

informiamo che è in linea l’eBook n. 134 della collana Libri liberi de LaRecherche.it (scaricabile gratuitamente):
UNA VITA A PEZZI, Poesie di Armando Tagliavento (Hermann)
Introduzione di Ennio Abate
Apri/leggi/commenta l’eBook:
Cordiali saluti 
LaRecherche. it Associazione culturale
Annunci

5 commenti

Archiviato in RICERCHE

5 risposte a “SEGNALAZIONE. E-book “Una vita a pezzi” di Armando Tagliavento su LA RECHERCHE

  1. enzo giarmoleo

    poesie tagliente come il vento, tenere, esplosive. Un sapiente lavoro di restauro e di recupero culturale da parte del curatore. Enzo

  2. Ennio Abate

    Riporto dal sito LA RECHERCHE un commento di Franca Alaimo:

    Le poesie di Armando Tagliavento posseggono una tale forza di linguaggio e di emozioni che non basta un commento lasciato qui per misurarne tutta la novità e invenzione. Immagini, colori, angoli di città, personaggi, tenerezze e crudeltà compongono un affresco drammatico dell’esistenza, guardata con una prossimità così stretta da deformarla e sconciarla come quando ci si specchia facendo aderire troppo il volto alla superficie. In questo asfissia dolente, tuttavia si insinuano sprazzi di lieto colore o personaggi teneri e pietosi. E’ come un perseguitato Armando Tagliavento, un esule senza pace: l’amore, la donna lo attraggono fatalmente, ma solo per ricordargli la sua diversa origine, l’impossibilità di un’integrazione. Per questo a volte la morte lo chiama, per questo una miserevole donna zoppa, vittima di un incidente, prima di morire lo nomina suo compagno ideale. Raramente mi sono imbattuta in un linguaggio così crudo e indifeso: penso a Céline, penso a Lautreamont, a Baudelaire e a tutti i poeti maledetti. Ma si tratta di un maledettismo senza pose, senza odio anti-borghese, senza colore ideologico, mi pare; il suo dissenso con la vita si colloca innanzitutto in una scommessa perduta con la vita, in un’incapacità dolentissima di lasciarsi amare. Un apprezzamento per la bellissima introduzione di Abate e per i direttori della rivista [La recherche] che hanno il coraggio di fare simili proposte.

    Firma: Franca Alaimo

  3. Ennio Abate

    Riporto dal sito LA RECHERCHE un commento di Giuseppina Di Leo:

    Parafrasando il titolo, si può dire che le poesie di Tagliavento raccontano pezzi di vita, come tessere di un mosaico rappresentativo di una quotidianità complessa.
    Alla maniera di un Merseault , il poeta sembra farsi portavoce del dettaglio più minuto fino a immedesimarsi in esso. Di fatto, quella di Armando Tagliavento è una poesia della perdita o dell’allontanamento – come ben evidenzia Ennio Abate nella nota introduttiva – che trova la sua ragion d’essere attraverso e grazie a sguardi rubati, o nei gesti apparentemente banali colti qua e là, tra gente sufficientemente sconosciuta ma in grado di imprimergli il desiderio di un ipotetico incontro. Incontro che il poeta di fatto poi realizza nel momento in cui si esprime in poesia.
    Lontano da ogni intento risarcitorio, Tagliavento proietta la separazione – o autoesclusione – dal mondo con l’evidenza della propria ombra, come a motivo di un distacco che non serba altra immagine di sé.

    Firma: Giuseppina Di Leo

  4. A me fa venire in mente l’Umberto Simonetta di “Tirar mattina”, ma più disperato e profondo, più solo e introspettivo, meno “randa”, come dicevano una volta a Milano, particolarmente quelli della mala. E anche il Piero Ciampi di “Passeggiando in Corso Vercelli” (l’articolo davanti ai nomi è d’obbligo per i milanesi, e vale anche per Ciampi anche se è di origine livornese) . E’ un mondo andato, perduto o divenuto periferico, senza più storia. Ma la poesia di Tagliavento ne conserva gli aspetti buoni, perché i milanesi sarebbero ironici, anche o principalmente con loro stessi, quando se la passano male, non sanno piangere, piuttosto non li vedi più in giro. E poi giocavano a Ramino (a soldi), nei bar, e se potevano evitarlo il lavoro era meglio. Tutto il contrario di oggi.

  5. Giuseppina Di Leo

    Anche a me aveva ricordato molto il Piero Ciampi (come dice Mayoor), fin dall’altro post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...