Alberto Accorsi, Pioggia.

pioggia-3

Godersi l’acquazzone

da in cima le scale

guardare le bolle dell’acqua per terra

“Caplet“, [1] diceva mio nonno[2] ridendo

E poi, a tutto finito,

quel profumo intenso di caffè…

o d’ozono come

dicono oggi.

[1] Caplet: cappelletti in dialetto mantovano così  come si parla a Reggiolo.  Infatti sembra esistere  una specie di enclave mantovana nella bassa pianura  emiliana tra Luzzara,  Guastalla e  Reggiolo che, terra di confine, partecipa così alla egemonia di Reggio Emilia con la Rocca, e a quella mantovana  con la lingua.
I caplet devono il loro nome alla forma a cappellino che si può  ottenere  tagliando la sfoglia a quadretti  con un attrezzo a ruota dentellata (sfrisulin),ponendo nel mezzo un poco di ripieno, piegando a triangolo   il quadrato di sfoglia, e poi unendo  due  dei tre vertici   tramite un movimento rotativo giacente  sullo stesso piano del terzo vertice (per tre punti  dello spazio,non allineati,passa sempre un piano solo).Quest’ultima  operazione si chiama “stricà”cioè stringere (verbo)assolutamente da non confondersi  con gli”strichin” (sostantivo) I caplet  hanno infatti un ripieno a base di carne di manzo (stracot)che costituisce  appunto la testolina che sarà ricoperta dal cappelletto , lo strichin ,miserello,è una sorta di farfallina senza ripieno che si ottiene semplicemente”stricando” i due lati opposti del quadratino di sfoglia.

[2]Nonno: è Antonio il padre di mio padre. Nato nel 1904 a Reggiolo località Staffola (tutti  “rossi” alla Staffola!).”Scariulant”,”butassar”e anche canneggiatore   “in dla val” durante la guerra .Al “Gob”,lo chiamavano non perché fosse gobbo ma perché pescava spesso pesci gobbi(Lepomis Gibbosus o Persico Sole  introdotto in Italia dagli Usa nel 1887 e acclimatatosi benissimo nel nostro Po).Oltre ai pesciolini il  nonno raccoglieva le noci. Immigrato alla fine degli ’50 a Novate, ha lavorato come manovale alla I.Pi.ci industria di prodotti chimici in via Beltrami (veramente puzzolente in quegli anni). Licenziato dopo qualche tempo per scarso rendimento.

Lo ricordo sorridente con un cappello marrone a larghe tese.

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1 Commento

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Una risposta a “Alberto Accorsi, Pioggia.

  1. emilia banfi

    Alberto ciao,
    son qui ancora una volta per esprimere la mia grande ammirazione per i tuoi versi iltuo modo di ricordare e di rendere le immagini così importanti e poetiche che mi sembra di vivere quelle situazioni, quei profumi, quelle indiscutibili realtà che hanno fatto la tua , la nostra storia. il tuo linguaggio che non va oltre ciò che è già poesia rende ancora più sacra la realtà e ferma magistralmente il momento di grazia. Grazie

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