Emilia Banfi, Dieci realtà.

Bn Shan, Vanity, 1949

Ben Shan, Vanity, 1949

I)

La realtà è madre
di figli che la vengono a cercare
lei sta lì
li può solo guardare.

II)

Si lavora diciassette ore
senza quasi mai dormire
il sole copre i tetti delle loro case
dentro nessuno parla
i pianti di un neonato
danno fastidio ai vicini
Si alza e prende il latte
a scaldarlo con gli occhi chiusi
lo sa fare da un po’
quando li apre lui si è addormentato.

III)

Un ragno ha fatto la ragnatela
l’utile giostra
diverte solo lui
una scopa e via
resta un’inutile mosca sul tappeto.

IV)

La notte può essere una lunga notte
quando nel cielo non vedi stelle
né sogni passare
ma fa freddo e il nido resiste
le previsioni danno sole.

V)

Fuori vicino alla Caritas
c’erano bottiglie di birra
più in là escrementi umani
e un cartello:
-Questa via non è un gabinetto per cani
i padroni raccolgano le feci-.

VI)

Un thè caldo può servire
a tirarti su il morale
quando il cameriere
ti dice:
-Signora si scaldi
dentro questa bustina c’è  l’oriente-
IL Titolo:
– I saggi decideranno la nostra sorte –
Fu  un breve viaggio
giusto una tazza di thè.

VII)

Si preparava per andare a scuola
sopra la testa  una mollettina rosa
le piccole unghie laccate
le scarpe in tinta
fuori c’era uno splendido sole
cinquanta metri e c’era la maestra
si presero per mano
avevano le stesse scarpe
a lei piacque un sacco questa cosa.

VIII)

Nell’aria l’odore della città
insegue il mio passo svelto
fino a casa.
Dentro non sento che il passo
del vicino che va in bagno.
Penso che tra dentro e fuori
sia solo questione di passi.

IX)

La polvere sembra non cadere mai sui letti
si ferma sui lampadari sui comodini
sui letti mai
Alla polvere non piace il nostro letto.

X)
Oggi si può leggere in pace
fuori  piove e la gatta ha mangiato
non vola una mosca e la tv si è guastata
forse arriverà la Giuliana a parlarmi di lui
non le apro non le apro davvero.

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10 commenti

Archiviato in RICERCHE

10 risposte a “Emilia Banfi, Dieci realtà.

  1. La vita è piena di appuntamenti non concordati, tutti degni di nota per un poeta, e forse solo per lui o lei. Mi complimento con Emilia per queste brevi poesie che ricostruiscono gli istanti come fossero fili per maglie coloratissime. Senza tanto spiegare mostrano il senso di ciò che accade e danno calore alla vita. La scrittura è un telaio difficile da usare, a volte s’inceppa, ma i colori sono scelti con maestria.
    Ciao

  2. leopoldo2013

    La modalità di Emilia sembra disimpegno linguistico ; in realtà la tramatura è calibratissima , coniuga “leggerezza” a precisione definitoria senza quasi curarsi di un armamentario retorico , di un artificio linguistico ecc..
    Poesie disadorne e ricche , un ossimoro che mi viene spontaneo e che credo Emilia condividerà .

    leopoldo attolico –

  3. emilia banfi

    A Leopoldo e Mayoor:
    Grazie innanzitutto per l’attenzione che avete voluto dare ai miei versi.
    Il linguaggioche è stato frutto di una scelta precisa, ho voluto questa “semplicità” per dimostrare (soprattutto a me stessa) che attraverso parole senza artifici o per meglio dire metafore, la poesia può esitstere e venirne fuori quasi incontaminata, dico incontaminata perchè poi le mie insoddisfazioni quando mi leggo sono sempre all’erta. Leopoldo dice “poesie disadorne e ricche” io gli rispondo che sì, mi sono davvero estraniata dalla ricerca del linguaggio perchè voglio capire se la poesia è e rimane tale anche senza la ricerca di un linguaggio che pensandoci, forse, solamente la veste. Per quando riguarda la ricchezza ,beh ….grazie.
    Grazie a Mayoor per “fili coloratissimi” mi piace un sacco!!!

  4. emilia banfi

    Scusate il che dopo linguaggio…m’è scappato.

    • Maria Maddalena Monti

      Molto interessante la ricerca di Emilia,che senza discostarsi dalla sua ispirazione, accentua, in questi volutamente sintetiche composizioni, la attitudine ad osservare profondamente la realtà.
      La ricerca di un linguaggio concreto ed essenziale è senza dubbio un bel risultato
      Maria Maddalena Monti

  5. ci sono due misteri, ovviamente validi per me, quando leggo “la poesia” di Emilia Banfi:
    1 il primo , crescente e costante, è dato dalla stato di sorpresa. Mi trovo di fronte a un bambino o a un adulto? “La realtà” è che questa poesia, e dunque la poeta stessa non sono disgiunti, e ciò al contrario della realtà che li ha sempre più divisi. La scrittura di Emy mi sorprende perché è come avrei voluto scrivere da bambina, ma pure da adulta. E m tiene insieme le due parti ( e sottoparti di ognuna delle due). Mi esorcizza meravigliosamente la paura, in me stessa, di essere stata condizionata a mia volta, e contro la mia volontà, dalla suddetta separazione violenta, scomposta, e rotta per sempre….Crescere non è come ci hanno in parte raccontato per accettare di tutto e di piu dell’orrenda realtà. Al massimo crescere doveva coinvolgere il sapere esprimere..cosa che per studio, per talento ed esperienza, è sicuramente nella via espressiva di Emy. Il suo aspetto “bambino” è nella sua poesia come un se un quadro apparentemente statico, ti raccontasse ogni pezzo della tela in movimento, oppure solo marginalmente saggio e immoto rispetto a quanto si muove caotico al centro della scena.
    2 da quanto sopra, durante la mia lettura di Emy succede ogni volta che se all’apparenza le realtà poetiche da lei espresse sembrano tanto diverse dalla realtà e le sue gigantesche finzioni e manipolazioni, ritorno in una dimensione come il mare, in cui ogni secca, abisso, tempesta, dolcezza etc etc è accettabile perché così come è. Il mistero è alle sue dimensioni originali senza secoli di potere, inganni, manipolazioni e dentro il mistero per prima Emy e la sua poesia.

  6. emilia banfi

    a M.Madddalena e a Rò:

    Grazie ragazze!

  7. Giuseppina Di Leo

    In pochi fotogrammi Emilia Banfi riesce a catturare e restituire le immagini del fuori campo con estrema nitidezza . E saper osservare un particolare, posto magari “più in là”, e al tempo stesso farlo notare agli altri, trovo che sia considerevole. Complimenti Emilia.

  8. Anonimo

    La ‘leggerezza’ che viene colta nel commento di Leopoldo Attolico la sottolineerei anche io perchè ritengo sia una ‘cifra’ speciale del poetare di Emilia. Questa ‘leggerezza’ è ciò che ci permette di essere lì, nel contare assieme a lei *i passi* e, nello stesso tempo, essere anche altrove, nella nostra esperienza di analoghe situazioni.
    Emilia non ci forza, ci porta. E’, come acutamente coglie Ro’, la capacità del bambino che ci prende per mano e ci guida alla scoperta di cose che lui vede e coglie.
    Potrebbero passare per aforismi, ma prevale troppo la poesia dello stupore, come, ad esempio, questa che trovo stupefacente :
    * La polvere sembra non cadere mai sui letti
    si ferma sui lampadari sui comodini
    sui letti mai
    Alla polvere non piace il nostro letto*
    Grazie Emy.
    R.S.

  9. emilia banfi

    Grazie a te , Rita.

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