Enzo Giarmoleo, Percy Bysshe Shelley Pre-Occupa Wall Street.

Joseph Severn, Posthumous_Portrait of Shelley Writing Prometheus Unbound,1845.

Joseph Severn, Posthumous Portrait of Shelley Writing Prometheus Unbound,1845.

 

                                                                                              “La stessa luce del cielo è venale”

                                                                                                                                  (P.B.Shelley)*

Unisciti a noi…

Con questa semplice richiesta

Non siamo violenti

Ma determinati

Ci raduniamo nella strada

E marciamo verso i palazzi del potere

Ognuno di noi

Ha un semplice cartello di cartone

Che racconta la nostra storia

In poche semplici parole

E coloro che vogliono

Rischiare l’arresto

Lo facciano

Sedendosi in disobbedienza civile

Le nostre voci insieme

E le nostre storie combinate

Ci danno speranza nella disperazione

E aggiungono forza alla nostra moltitudine . (1)

(Zuccotti Park, 17 novembre 2011)

Sono evidenti le affinità tra questi suggerimenti-suggestivi provenienti dalla viva voce dei manifestanti di Occupy Wall Street e le atmosfere e il linguaggio di alcune stanze del poema di Shelley “The Mask of Anarchy”. Dopo 200 anni ci troviamo di fronte ad un’analogia che unisce questo poema ai movimenti radicali nati per contrastare la globalizzazione economica. Serpeggia l’idea che esistano ancora, e per fortuna, maestri capaci di tramandare contenuti letterari atti a diventare punti di riferimento per generazioni di giovani che affrontano per la prima volta il problema della loro condizione nel contesto socio-economico.

La poesia è entrata nei tratti espressivi della protesta del 3° millennio.

Il popolo di OWS (Occupy Wall Street) ha sperimentato nelle strade e nelle piazze le varie forme della action poetry, “dai rap declamati a voce altissima, ai testi letti al contrario fino alle prose poetiche gridate”. Hola di parole, quasi mantra collettivi, non solo con l’obiettivo di aggirare il divieto di usare microfoni, ma con quello di entrare nel cuore della protesta. Si intuisce che una parte di quella umanità abbia già incontrato la poetica di Shelley. Del resto sul web sono numerosi gli accenni, i riferimenti, i rimandi alla sua poetica come ai semi di una rivoluzione.

Se invece l’incontro con Shelley fosse una semplice coincidenza sarebbe comunque interessante approfondire le innumerevoli analogie tra il linguaggio di Shelley e quello di OWS e degli indignados.

L’ultima stanza del poema “La Maschera dell’Anarchia” è esplicativa in tal senso.

Ecco alcuni versi :

“Sollevatevi come leoni dopo il torpore /In numero invincibile/Voi siete molti, essi sono pochi”

(Rise like lions after slumber / in unvanquishable number / Ye are many- they are few)

“In numero invicibile” ricorda gli slogan di OWS :

“Niente ci può fermare”, “Siamo moltissimi non possiamo fallire”

“We are unstoppable”, “We are too big to fail”…

In particolare l’ultimo verso della stanza

“Voi siete molti – essi sono pochi.”

corrisponde al famoso slogan globale

“We are the 99% …….” degli “indignados”.

Una caratteristica del poema è il continuo alternarsi di momenti in cui il poeta propone una resistenza passiva, ad altri in cui si intravede la possibilità di rispondere agli abusi del potere in maniera più incisiva e di sconfiggerlo andando oltre le pur potenti metafore e le misure allegoriche.

The massacre of Peterloo

The massacre of Peterloo

L’antefatto che spinge a scrivere il poema è l’episodio noto come “Il Massacro di Peterloo” (2).

Il 16 Agosto1819 a St. Peter’s Field, Manchester, si tiene una manifestazione che viene dichiarata illegale. Quel giorno 80.000 persone accorrono per ascoltare Hunt, famoso oratore radicale, agitando vessilli con scritte come “Suffragio Universale”, “No alle Leggi sul Grano”, “Parlamenti annuali”.

Allorchè Hunt comincia a parlare, viene arrestato e la cavalleria “yeomanry”(3) carica improvvisamente i manifestanti sciabolando alla cieca in ogni direzione e facendo una strage tra la folla. (4)

La notizia del massacro arriva a Shelley nel “paradiso degli esuli”: cosi lui chiamava l’Italia. La notizia lo sconvolge, intuisce subito la gravità umana e politica dell’accaduto e si solleva contro il governo inglese e gli orrori del massacro di Peterloo con questo gigantesco poema “La Maschera dell’Anarchia”.

Il poema inizia con un’introduzione che invoca immagini di calma: il poeta “giace dormiente” quando gli giunge d’oltre mare la voce che lo spinge a scrivere.

Shelley riesce a sconvolgere il lettore, che da uno stato di calma e tranquillità al sole del mare ligure, viene catapultato nelle immagini inquietanti del massacro.

Il poeta immagina così figure allegoriche terrorizzanti che appaiono al suo cospetto e che sono in tutto corrispondenti ai governanti di quel periodo in Inghilterra.

Nelle prime 9 stanze il poeta si immagina in cammino dopo il massacro di Peterloo.

Sulla sua via incontra primo fra tutti ASSASSINIO mascherato da Lord Castlereagh, ministro degli esteri, dall’aria melliflua ma feroce, seguito da sette segugi famelici che sbranano cuori umani che egli trae dal suo ampio mantello.

Ecco INGANNO, mascherato da Lord Cancelliere, Lord Eldon, con addosso un mantello d’ermellino.

Le sue grosse lacrime, poichè piangeva forte/Divenivano, appena cadevano, macine da mulino/Che squarciavano il cranio ai bambini che/ Giocavano attorno ai suoi piedi/Scambiando ciascuna lacrima per una gemma.

Ecco avanzare IPOCRISIA somigliante a  Sidmouth, ministro dell’Interno, a cavallo di un coccodrillo, vestita di Bibbia e di luce e delle ombre della notte e molti altri flagelli devastatori sfilavano in questa spettrale mascherata, travestiti fino agli occhi da vescovi, avvocati, pari e spie  della peggior specie.

Per ultima ANARCHIA(5) schizzata di sangue, su un cavallo bianco con le labbra livide come la morte nell’Apocalisse con sulla fronte questa iscrizione :“Io sono Dio, il Re e la Legge”. Calpesta con andatura altera e rapida (With a pace stately and fast..) la moltitudine adorante in un pantano di sangue

Sicuramente l’intento di Shelley è di scioccare il lettore usando immagini grottesche e violente, difficili da immaginare. Il grottesco – uno degli strumenti linguistici della poesia romantica – non si limita solo alle immagini-shock e ai contrasti ma costituisce una delle caratteristiche del poema che, pur usando inquietanti metafore, ha l’intento di colpire in modo diretto.

Per il lettore non v’è tregua, mentre i tristi personaggi della parata sfilano, egli non si sente a proprio agio, è disturbato dagli eventi.

L’immagine di INGANNO della 5° stanza è molto eloquente. Il lettore viene piacevolmente distratto dal fare quasi giocoso di bambini che si trastullano con lacrime che sembrano gemme, ma viene subito dopo bruscamente colpito da versi che esprimono azioni violentissime che d’altra parte, rispecchiano la violenza perpetrata durante il massacro di Peterloo.

In forma allegorica vengono rappresentate perfettamente la mano assassina del governo britannico, la sua incapacità di governare le classi subalterne senza reprimerle e l’idea che il re abbia “un diritto divino” che giustificherebbe anche la repressione più violenta.

Continua nel poema il massacro del paese perpetrato da Anarchia e dai suoi servi che brandendo ognuno una spada insanguinata, ebbri fino all’ubriachezza, fanno tremare la terra, sradicano tutto e giungono a Londra, dove si impadroniscono della Banca e della Torre (Tower of London) (6) terrorizzando gli abitanti.

Mentre le immagini simboliche sfilano, ci rendiamo conto che a parlare, ad ogni verso, è la realtà. La scrittura simbolista non impedisce a Shelley di essere estremamente concreto.

ASSASSINIO, ad esempio, viene chiamato con il suo nome e tutto quello che passa per ordine e pace pubblica viene smascherato  per quello che è : anarchia e crimine.

Le immagini incalzano e mentre Anarchia sta distruggendo l’Inghilterra,

SPERANZA, una figura misteriosa, furiosa, armata, stanca di aspettare un giorno più propizio, emerge in tempo dal passato, dalla nebbia e squarcia l’aria con un grido.

Speranza si stende davanti agli zoccoli dei cavalli di Assassinio, Inganno, Ipocrisia e Anarchia aspettando paziente la possibile morte.

Una nebbia si leva, prende forma un’apparizione abbigliata con cotta di maglia più risplendente della scaglia di vipera, sostenuta da ali la cui venatura è come la luce della pioggia al sole.

Da questa nebbia la moltitudine prostrata vede apparire il Cavallo della Morte che riduce in briciole gli assassini accalcati. (To dust the murderers thronged behind)

Dall’immaginazione alla realtà,  SPERANZA, questa entità vivente emersa dalla nebbia, lancia un appello al suo popolo affinchè si ribelli contro una condizione di terribile ingiustizia e si rivolge agli uomini d’Inghilterra. Li chiama eredi di una storia non scritta e mostra loro le capacità, le virtù di cui sono dotati e che dovrebbero usare per attuare la loro ribellione.

Segue un’enfasi sull’inizio della rivolta:

“Sollevatevi come Leoni dopo il torpore/in numero invincibile”

(“Rise like Lions after slumber / In unvanquishable number”)

E’ un vero appello alla rivolta e Speranza/Shelley spinge le persone a liberarsi dai loro oppressori fornendo tante definizioni di Libertà quanto mai realistiche. Speranza non parla qui di una libertà virtuale di cui il potere si riempie la bocca, di un’illusione mai applicata alla vita di ogni giorno.

La strategia della battaglia si fa più chiara quando il poeta si chiede provocatoriamente cos’è la Libertà : E’ la triste condizione della maggioranza della popolazione, affamata e oppressa da un ridotto numero di persone che detiene il potere.

E’anche la paga/ che a mala pena consente di sopravvivere/ nelle vostre dimore come in una cella/Per lasciare gli agi ai tiranni/

Shelley delicato, tenue, leggero, capace delle composizioni più “liriche”, fornisce immagini di un realismo fuor di metafora, pregno di rabbia contro le ineguaglianze tra ricchi e poveri, contro le ingiustizie.

E’ vedere i vostri figli gracili /Colle loro madri sfinite e sofferenti/Quando i venti invernali sono lugubri /Essi muoiono mentre io parlo

E’ bramare un pasto /Quale il ricco nella sua gozzoviglia/Getta ai grassi cani che stanno/Rimpinzandosi sotto il suo sguardo

Shelley/Speranza intravede le prime mosse di una nuova forma di  azione sociale e lancia un appello per una grande dimostrazione dei “impavidi e dei liberi” … dove le pianure si stendono ampie tutt’intorno

E’ forte la tentazione di immaginarsi le parole di Shelley correre rapidamente attraverso il Web per diventare azione.

Il respiro di queste pianure immaginate dal poeta ci avvicina alle chiamate globali oceaniche fine ‘900 inizio 3° millennio che vanno da Seattle a Genova passando per Praga, fino a “Occupy Wall Street”.

L’affinità tra l’humus della poesia di Shelley e gli intenti di OWS suppongo stia anche nell’assenza di ideologie radicate. Shelley si ispira alle prime elaborazioni di filosofie proto-anarchiche di fine ‘700; ci vorrà ancora tempo prima che si affermino

analisi politiche più strutturate, prima dell’avvento del marxismo scientifico.

Nel caso di OWS e dei movimenti anti-globalizzazione sappiamo che per lunghi anni i movimenti dal basso (grassroots) hanno fatto un lavoro di pulizia ideologica, rifiutando complesse strategie politiche che portano all’indottrinamento.

Altre affinità vanno ricercate fra i movimenti antagonisti che, stanchi di derive    autoritarie, vogliono cambiare il mondo senza passare per le strutture e le sovrastrutture create dalla cultura del ‘900.

Quando la folla di questa manifestazione proposta da SPERANZA verrà raggiunta da soldati armati i manifestanti non risponderanno alle provocazioni:

State calmi e risoluti/Come foresta fitta e silente /A braccia incrociate e sguardi Che sono come armi di guerra invincibile/E se poi i tiranni osano/Lasciateli avanzare tra di voi/Frustino e pugnalino e mutilino e taglino/Quel che vogliono che lo facciano/A braccia conserte e sguardo saldo/E poca paura e minor stupore/Guardateli ammazzare/Finchè il loro furore s’è esaurito.

Nell’invito a stare “calmi e risoluti come foresta fitta e silente a braccia incrociate e sguardi che sono armi di guerra invincibile” ritroviamo l’atteggiamento non violento di resistenza passiva.

Si sa anche che Gandhi, durante la sua campagna per un’India libera, spesso citava “The Masque of Anarchy” di Shelley. In particolare l’appello

“..Lasciateli avanzare tra di voi/frustino e pugnalino e taglino/Quel che vogliono che lo facciano…. “

richiama l’appello di Gandhi per la Marcia del Sale (Salt Satyagraha) contro la tassa imposta dal governo britannico. Un lungo cammino fino alle saline di Dharasana nel Gujarat con lo scopo di raccogliere un pugno di sale in atto di disobbedienza civile. La moltitudine fu duramente repressa ma i manifestanti subirono i colpi senza reagire, subito sostituiti da altri quando cadevano.

Le affinità con l’appello del 17 nov.  di OWS  sono più che evidenti :

…non siamo violenti ma determinati/ ci raduniamo nelle strade …/e quelli che vogliono rischiare l’arresto/Lo facciano/sedendosi in un atto di disobbedienza civile…   SPERANZA lancia un appello al popolo affinchè si sollevi, un appello per una grande dimostrazione di disobbedienza civile. Tuttavia, la possibilità di una ribellione più attiva viene accennata negli ultimi versi in cui si fa appello ai molti a liberarsi dalle catene dell’oppressione.         

Si ha l’impressione che il poeta negli ultimi versi invochi una rivoluzione vera:

“Sollevatevi come leoni dopo il torporeIn numero invincibileFate cadere le vostre catene a terra come rugiadaChe nel sonno era scesa su di voi.Voi siete molti, essi sono pochi”

 

“Rise like lions after slumber in unvanquishable number Shake your chains to earth like dew  Which in sleep had fallen on you

Ye are many – they are few’

 

 

           

NOTE

*Percy Bysshe Shelley, Field Place, Sussex, 4 agosto 1792mare di Lerici, 8 luglio 1822, uno dei più grandi poeti romantici.

(1) Join us …with this simple request/ That we are not violent/But determined/ That we gather in the street ../And march on the edifices of power/And we each carry

A simple cardboard sign/That tells our story/In a few simple words/And that those who wish/ To risk arrest/Do so/By sitting in civil disobedience…/Our voices togheter and our stories/combined /Give us hope from  despair/And build strength in our moltitude

(2)Peterloo, riferimento sarcastico alla battaglia di Waterloo del 1815 che decretò la fine dell’Impero napoleonico

(3) La “Yeomanry” era composta da membri giovani del partito Tory armato, uomini dalla testa calda che volontariamente si erano arruolati spinti dal loro intenso odio del radicalismo.

(4) i magistrati temendo lo scoppio di disordini ordinarono alla cavalleria di lanciarsi contro la folla radunatasi. Le cronache dell’epoca stimano 700 feriti, 15 morti tra cui una donna e un bambino.

(5) Può capitare che leggendo questo poema ci si chieda spesso se Shelley non fosse un anarchico, ma qui la parola Anarchia è usata nel suo etimo originario cioè “caos” creato dalla tirannia. La parola Anarchia nel senso moderno fu usata per la prima volta da Proudhon. Shelley in questo poema usa la parola anarchia per indicare quelle forze del potere quando si abbandonano agli eccessi.

(6) The Tower of London simbolo del terrore. Mentre i delinquenti comuni venivano impiccati fuori dalla Torre, in pubblico, i nobili che per qualche motivo venivano trovati meritevoli di morte dalla Corona, venivano decapitati con discrezione nel Cortile.

 

 

 

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5 commenti

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5 risposte a “Enzo Giarmoleo, Percy Bysshe Shelley Pre-Occupa Wall Street.

  1. emilia banfi

    GrazieEnzo,per la tua sempre attente ricerche e per voler trasmettere il tuo desiderio di cambiamento attraverso un impegno che trasmette anche ottimismo oltre che competenza.

  2. Ho trovato il vostro blog su google e sto leggendo alcuni dei tuoi post iniziali. Il tuo blog semplicemente fantastico.

  3. enzo giarmoleo

    Ciao edoardo come certamente hai capito l’attuale blog “Poesia e Moltinpoesia” qualche mese fa si chiamava solo “Moltinpoesia” . Quindi se digiti “Moltinpoesia” puoi trovare tutti gli interventi da quando questa esperienza ha avuto inizio. Se vuoi partecipare all’attività del blog non può che farci piacere. enzo

  4. Michele

    Riferimenti perfetti per la mia tesina. Grazie mille!

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