Annalisa Comes, Tre poesie.

Edward Hopper, Hotel By A Railroad

Edward Hopper, Hotel By A Railroad

Titanic

 Agnosco veteris vestigia flammae 

Virgilio, Eneide, c. IV

Si chiedeva se colando a picco

mentre l’alba filtrava dalla notte

proprio gocciolando

e senza soffi,

quella grande città avrebbe potuto fare

a meno di lui.

Così aspettò, disteso nel letto del camerino,

così vide già il piccolo corteo funebre

per la Brooklyn Promenade.

Poteva però raccontare di aver visto una balena.

Poteva dire di aver spedito per l’oceano

tutti i fiammiferi.

Ma poi, proprio quando gli sembrava

di sentire gli altoparlanti

– o erano ancora gabbiani –

poi, si risvegliò, improvvisamente,

mano nella mano di lei.

Lei gli stava dicendo che la stringeva troppo

e s’era alzata e correva

dalla trapunta rosa alla macchinetta del caffè.

Tornare indietro

Credimi, sono un disastro e il mio cuore è nero come la pece.

J. Fante, Chiedi alla polvere

 

– Salve vecchie case di periferia -,

diceva l’uomo ritornando verso sud.

Annusava la sera,

annusava i fiori,

annusava l’aria, là in cima,

e le palme velate di nerofumo;

i lampioni stradali,

le insegne multicolori,

le serrande abbassate.

Una sera di festa per il suo ritorno.

Una sera di festa per il suo naso.

E la costa, più lontana,

con l’odore di pesce fritto, di benzina

e pini. Prima ancora di vedere l’acqua azzurrina.

Amorosamente regolare o la viltà di un piccolo borghese[1]

Non sta fermo l’oggetto e non si muove.

Noi deliriamo. La cosa è lo spazio

che occupa la cosa.

I. Brodskij, Nature morte

I

Cosa brucia nella sua bocca?

Sul materasso l’impronta della notte

sul tavolo gli oggetti come un promontorio.

Guarda bene perché questo non è il paradiso,

ma abbassando le palpebre

ordina il fondo del lenzuolo

e sistema il corpo quando è ancora buio.

Allora ascolta lo sferragliare del tram

e i ferri della vicina che alzano

e abbassano il filo di lana.

Così bisbigliano le ultime notizie di morte.

II

C’è spazio. C’è tutto lo spazio

perché le sue mani possano rovistare

nel lavandino, sulla busta del latte,

andare qui e là senza vergogna.

La luna era passata sul tetto rosso,

sui piatti bianchi, sulle spalle della sedia

e aveva lasciato righi di penna

e il peso della notte in cerchi concentrici.

Senza fuoco. Senza stufa.

Era scivolata sulle ciocche dei capelli.

III

Non c’erano mai state prospettive.

L’orizzonte affonda e dorme.

Sul pavimento, sulla terra:

i vestiti e un cappotto da pieno inverno.

Sul pavimento grigio i guanti neri,

Sul pavimento grigio il gomito, il braccio.

Ma l’uomo ha paura e non si sveglia,

non del tutto. Anche se è domenica,

anche se è per chiedere la pace.

IV

Dov’è che gli oggetti sono rotondi?

Eppure lui si aggrappa agli spigoli con le unghie,

alla sua vita  piccola e borghese,

all’aria della superficie. Qui. Dandosi un gran da fare.

Chiude la porta a chiave e aspetta che il ghiaccio passi,

e la corriera blu, e il cane col suo canto da ubriaco.

Perché nella vita non c’è profitto

e non c’è colpa più pesante di questo stare al mondo

senza lottare.

V

E sbaglia quando apre il vetro al cielo,

quando apre gli spicchi di un’arancia

solo per vedere come s’annera,

perché la stagione corre, di fretta

avanti e indietro sbattendo

gli sportelli di formica in cucina:

sul petto l’odore delle noci, come ogni anno,

il fischio del bollitore, l’indice sul legno bianco

della porta del bagno.

VI

Passò qualche macchina,

nessuna che andasse nella stessa direzione.

Lui guardò l’orologio sotto il soffitto,

poi il bicchiere vuoto

molte più cose se ne sarebbero potute andare –

e la luna era quasi sparita, c’era un’impronta bianca, di carta,

c’era spazio per un’intera giornata

Questa la santità della sua morale

di giovane borghese, feroce e di cortile:

s’inginocchia con la lingua

all’Ave e all’Angelus del grosso cupolone,

suddivide intelletto e Nuovo Capitale,

ma gira il volto alla fiumana

morta oltre lo stivale.


[1] La poesia è stata recitata a Roma il 16 marzo 2004 presso la Casa delle Culture nell’ambito della manifestazione “Parole e musica per la pace”; segnalata al premio di poesia “Finalmente poesia!”, Comune di Procida, V edizione 2004 e tradotta in cinese e pubblicata sulla rivista dell’Institute of Roman Law, Law School Xiamen University 2004.

 * Annalisa Comes

Nata a Firenze nel 1967, Annalisa Comes, vive tra la Francia e l’Italia.

Allieva di Amelia Rosselli, ha vinto diversi premi di poesia tra i quali: Premio Internazionale “Eugenio Montale”, “Dario Bellezza”, “Giuseppe Piccoli”, “Artisti di strada” e il Premio Speciale “Città di Roma” per la poesia 2007. Le sue poesie sono pubblicate da De Arte, Crocetti, Passigli, Empiria e su diverse riviste italiane e straniere. Ha pubblicato le raccolte di poesie: “Ouvrage de dame” (Gazebo, Firenze 2004, L’Harmattan, Parigi 2007 – Premio Internazionale “Anguillara Sabazia Città d’Arte”); “Racconti italoamericani” (L’Harmattan Italia, Torino 2007 segnalata al Premio di poesia “Opera seconda” “Alessandro Ricci – Città di Garessio”); “Fuori dalla terraferma” (Gazebo, Firenze 2011, Premio Nazionale “Alpi Apuane”). Nel 2006 ha pubblicato il cd “Dal nuovo mondo”, in collaborazione con il compositore Luigi Negretti Lanner (Lanner Edizioni).

Ha organizzato e condotto il Corso/Laboratorio di scrittura creativa per bambini presso la Biblioteca del XII Municipio “P.P.Pasolini”- Roma (2008). È stata invitata all’Università di Cagliari (2009) dove ha tenuto due conferenze: “Scrivere per poesia” e “Didattica della poesia”.

Ha tradotto e traduce dal francese per le case editrici Le Lettere (fra cui : M. Cvetaeva, Il ragazzo Premio Monselice-Leone Traverso Opera Prima 2000), Donzelli (fra cui Prosper Mérimée, Tutti i racconti, 2004 – segnalato al Premio Monselice 2005), Voland, Nutrimenti, Lantana. Ha pubblicato saggi e articoli su riviste italiane e straniere occupandosi di letteratura medievale e contemporanea, di cinema e fotografia. Ha curato le poesie e le note filologiche dell’opera poetica di P.P. Pasolini per le edizioni Mondadori (I Meridiani 2003), l’edizione critica del poeta siciliano Rinaldo d’Aquino (Poeti della Scuola Siciliana, Mondadori, I Meridiani, Milano 2008); la prefazione de “L’ombra dei minareti” di P. Sanna (Maremmi Editori, Firenze 2006) e la postfazione “Sotto quest’isola” di Julia Hartwig (Donzelli, Roma 2007).

http://www.annalisacomes.com

 

Annunci

4 commenti

3 aprile 2013 · 15:39

4 risposte a “Annalisa Comes, Tre poesie.

  1. emilia banfi

    Ecco le semplici parole con una realtà difficile anche da capire. Così dette piccole vite piene di angoscia , di resa , aspettare , cambiare è difficile anche gli oggetti, le linee tracciate per noi ogni giorno sconvolgono una vita senza lotta , ma davvero senza lotta? E poi sembra che ognuno sia al mondo per compiere un destino un quesito da risolvere , una vita che ha bisogno di essere vissuta fuori da se stessi fuori dalla realtà. Fuori dalla realtà sembra esistano solo i sogni. Il coraggio della sopportazione senza luce senza lotta. Poesie sconvolgenti e coinvolgenti. Bisogna essere dei grandi per scrivere così.

  2. Giorgio Linguaglossa

    uno degli aspetti positivi di queste poesie è che ciò che fa questione, il «quotidiano» è visto di sfuggita, come di fretta, da un osservatore che deve prendere l’autobus e che getta un’ultima occhiata al luogo del «delitto»; le cose si aprono, sono squadernate, si mostrano nel loro esserci all’improvviso, e dimenticate, lasciate lì, al capezzale di un moribondo. Ciò che fa questione è, per l’appunto, il fuori-questione, l’implicito (o meglio, il non esplicito); ciò che sta nel retrobottega è più importante di ciò che sta in vetrina, ciò che è stato dimenticato e rimosso appare più importante di ciò che dimora nella coscienza vigile del quotidiano. Tra le cose si aprono degli spazi inaspettati:

    Sul pavimento grigio i guanti neri,
    Sul pavimento grigio il gomito, il braccio.

    Ma non sono spazi di senso, Annalisa Comes non ricerca il senso, non gli tende l’agguato, non insegue ciò che sfugge… ma sta in attesa che vengano tempi migliori, dico tempi migliori dei nostri. Tutto qui. Le cose appaiono essere fuori-luogo, l’io appare sempre fuori-luogo, il senso è un fuori questione che non fa più questione, la poesia dice ciò che non dovrebbe dire, ma lo dice contro voglia, senza intenzione significante. Non c’è mistero. E questo è appunto il mistero.

  3. Francesco

    Belle poesie, da un libro molto bello, subito amato. I suoi versi “fanno d’oro il tempo”.
    Francesco

  4. Domenico

    Annalisa Comes è una poetessa vera e le sue poesie sono molto belle. Trovo che la prima sezione della terza è strepitosa. “Sul materasso l’impronta della notte”: questo solo verso merita la lettura e l’apprezzamento più grande. Grazie.
    Domenico

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...