Luciano Nota Sabatella, Dentro.

nota a 

A Sara, la mia nipotina dagli occhi del mare 

*

Apro il mio petto

come una piaga.

Girano grilli, girini

e allegri di Mozart.

* Mi giro. Dietro di me

una vasca per pesci

una panca.

Sposto con grazia

l’esile foglia

che sa di carpello.

Da un campetto adiacente

una figura s’accosta

mi tende la mano

si stende.

Abbozza l’amplesso

con un rametto.

 

*

Oggi è così:

la cervice del giorno

dentro lo sterno

è un vivo colare di sfondi

ove tutto si schianta

al meglio

senza brusio.

Tra un po’ mi farai cenni

mi darai il meglio del nervo.

Sono già dentro.

Ti aspetto!

 

*

Qui si sente calore.

Il buio non ha voce.

La noce voltola

giunge ai piedi

di un tavolo giallo

al cui centro s’incrociano alluci.

Qui si sente odore

di monili sottili

lo spazio di un ardore.

La noce rivoltola

svolta a destra

si consuma

fissa arguta la stanza.

Muore al centro di un armadio

al cui lato s’infiamma la danza.

 

*

E’ questo nostro andare

menti ocra e mani rosa

sbozzati da intonaci fluenti

in mezzo litro di ginocchi.

Notti dopo notti

vedremo crescere le coppe

daremo acqua ai Dioscuri.

Ma se il tatto e le parole

i fatti e le correnti

ci vedranno ancora incerti

cercheremo nel non detto

nel non fatto

il getto intero.

 

*

Assomiglio più a te

e che questo sia vero

lo dice la tua presenza

sulla tavola da pranzo

dove al posto del piatto

tu ci posi una parola.

Che questa non sia piena

francamente poco importa.

I miei palazzi sono alti

le tue vetrate sempre scure.

Coraggio quindi

mettiamoci le scarpe

e andiamo.

Ti chiedo solo questo:

non seguirmi come al solito

non metterti più a nudo

(è facile pensare che tu sia

la mia coscienza).

E ti raccomando

non svanirmi al primo sciopero del sole.

Siamo entrambi verità

la brevità di chi ha parvenza.

 

*

Che grande che sei.

Hai riempito il tetto

di calchi gassati

la cornice di lava briosa.

Non ho parole.

Spande vernice

ogni mossa felice

ogni cosa.

Il varco dello stabile poi

è più ampio.

L’aspetto invero è già denso.

Manca l’interno.

 

*

Del fiore donato

ho posto lo sguardo

sul petalo stanco.

Già, così ho colto

il fiato profondo

di chi al tramonto scalda

la più salda delle pelli.

 

*

Il tuo contorno così modesto

identico al mio

rigato e sottomesso.

Mani rigonfie

di quelle che ricordano grinfie

aggrappate ai palchetti.

Persiane issate

in qualche spigolo del mondo.

Assettarsi il viso

sbattere il cuscino

sistemare il ventre.

Poi aprirsi al niente

impigliato alle finestre.

 

*

Delle notti a spirale

dei fiotti nodali

in lotta con se stessi

non resta che semenza

fatta apposta

per saldarci.

 

*

Incolla il collo

al lato destro del cuscino

e la tracolla col suo laccio

resti vigile sul letto.

Dormi, e non ti offrire

alle lusinghe.

E’ tutto così calmo

che il defunto pistillo

non verrà più a macchiarti.

 

A SARA

Sei campo

quando il grillo ti parla negli occhi

e negli occhi l’azzurro

è più fitto del cielo.

Sei volta

se cento volte sorridi

se sul labbro cresce il senso del cerchio

luce di raggio

che non blocca parole.

Sei giorno

se dentro mi guardi

montagna fatta d’acqua

che schiacci la notte

incantevole massa cortese

che allieti la presa.

 

 

 

Quaderno n. 15 stampato in proprio dall’Associazione Culturale Lucaniart Tiratura limitata in 30 esemplari numerati a mano Febbraio 2013

 

Il titolo, Dentro, e la dedica, alla nipotina Sara, ci forniscono il percorso di lettura: un viaggio nell’Io, intriso da un dettato che richiama nenie e filastrocche. “Dentro” perché, con raffinata ironia, l’Io viene vivisezionato, e il primo taglio non può essere che all’altezza del cuore, lì dove è radicato il dolore e trova dimora un mondo magico. Per liberare il fanciullino, bisogna agire di bisturi, affondare nella piaga, e la musica che ne sprigiona è Mozart. Luciano Nota ha con la poesia un rapporto ludico. C’è nella scrittura una gioia di fondo, vissuta con consapevolezza e a sostegno di una visione della vita niente affatto accomodante, come del resto non lo sono le fiabe più belle, che, come le poesie, seguono soprattutto una funzione di richiamo, orientano nella notte buia.

Poesia immediata, di invenzioni linguistiche, ritmi e sonorità, che trova la sua forza propulsiva nel “frammento”, sia nel taglio moderno che secondo la tradizione classica. “Mi giro. Dietro di me/una vasca per pesci/una panca” arrivano come didascalie di una sceneggiatura che apre su una tela onirica montando immagini in cui un piccolo gesto o movimento si carica di significati. Come in un film, il flusso si sposta incessantemente, investe i dettagli, distribuisce i tasselli di un mosaico dove il non detto, le sfumature, fanno da collante all’immaginazione e lasciano il “gioco” aperto. Più frammento classico invece: “Del fiore donato” con i senari iniziali e le rime a conferma di una propensione lirica che Luciano controlla con maestria. Come a dire che la sfida è doppia, essere moderni e originali andando oltre le mode e recuperando la tradizione.

Sono liriche con una loro autonomia e compiutezza ma che si leggono anche come un poemetto di intrecci e rimandi. Di grande suggestione è “Qui si sente calore”, rappresentativa della poetica dell’autore in quanto a invenzioni e capacità di stupire il lettore. Ci è dato un angolo d’inquadratura insolito, il mondo sotto un tavolo, dove una noce voltola testimone di danze, di vita che prende calore e segretamente si consuma.

Abele Longo

 

 

Nota biobibliografica

Luciano Nota Sabatella è nato ad Accettura in provincia di Matera. E’ laureato in Pedagogia ad indirizzo psicologico e in Lettere Moderne. Vive e lavora a Pordenone svolgendo l’attività di Educatore. Sue prime poesie sono state pubblicate su varie riviste letterarie. Ha pubblicato:

“Intestatario di assenze” (Campanotto 2008), “Sopra la terra nera” (Campanotto 2010), “Tra cielo e volto”(Edizioni del Leone 2012, prefazione di Paolo Ruffilli, postfazione di Giovanni Caserta). Sue prime poesie sono state pubblicate su varie riviste letterarie e in diverse antologie: “Solo buchi in un barattolo” (Ibiskos- Ulivieri 2011, a cura di Aldo Forbice), “Poesie del nuovo millennio” (Aletti 2011), “Arbor poetica” (LietoColle 2011), “Dedicato a…Poesie per ricordare” (Aletti 2011), “Parole in fuga” (Aletti 2011), “Tra un fiore colto e l’altro donato” (Aletti 2012), “Agenda 2012” (Ibiskos-Ulivieri), “Verba Agrestia” (LietoColle 2012)., “Le strade della poesia ” (Delta 3 Edizioni, 2012) “La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990_2012)” (Kairòs Edizioni, 2013, a cura di Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo). Nella trasmissione di Rai RadioUno Zapping a cura di Aldo Forbice sono state ospitate molte sue liriche. E’ presente sul blog di Poesia Rainews24 a cura di Luigia Sorrentino, sul blog di Nazario Pardini “Alla volta di Leucade”,il blog “Poetrydream”di Antonio Spagnuolo, il blog “Moltinpoesia”, “LucaniArt Magazine”, “Il giardino dei poeti”, “WordSocialForum”, 2 liriche sul sito di RaiRadioTre. Una sua lirica è stata ospitata nella trasmissione “L’uomo della notte” sezione “Poetando” condotta da Maurizio Costanzo.

Sulla sua produzione poetica hanno scritto, tra gli altri: Giorgio Bàrberi Squarotti, Cesare Viviani, Paolo Ruffilli, Giorgio Linguaglossa,Antonio Spagnuolo, Luciano Nanni, Flavia Lepre, Nazario Pardini, Ninnj Di Stefano Busà, Elisa Davoglio.

I quotidiani: la Gazzetta del Mezzogiorno, il Gazzettino, il Messaggero Veneto, la Nuova del Sud, il Quotidiano, Basilicata 24 ecc. 18

 

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13 commenti

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13 risposte a “Luciano Nota Sabatella, Dentro.

  1. Luciano Nota

    Ennio, grazie per questo dono!. Questa plaquette la sento maggiormente perchè per la prima volta ho aggiunto il cognome di mia madre, la quale, spero, mi guardi da lassù. Un carissimo abbraccio.

    Luciano

  2. Giorgio Linguaglossa

    Caro Luciano Nota,
    …leggendo poeti come Zagajevskij, Milosz, Transtromer, Lars Gustaffson, Herbert sono arrivato alla conclusione che, d’ora in poi, la poiesis deve pensarsi come un qualcosa di interamente rimesso in questione, la poesia si nutre come un vampiro del dubbio, di tutto ciò che noi non capiamo, non vogliamo o non possiamo; la poiesis abita il negativo in questo senso: non deve dimorare troppo da presso al dolore (per esempio della madre morta) o al livore di un impegno politico troppo ravvicinato: la poiesis deve risolvere da se stessa i suoi problemi, non c’è alcuna macchina logica che possa pensare per noi le metafore di cui abbiamo bisogno. La metafora e l’intuizione sono entità che richiedono un testo poetico. A volte un troppo detto, un dichiarato troppo palese, si scontra con la cecità; a volte un eccesso di auto rimozione si converte in mancanza di parola, in una perifrasi inutile, in una parafrasi incongrua.
    Non c’è migliore compagnia che andare in giro con la Commedia di Dante ascoltando il requiem di Mozart, guardare L’amor sacro e l’amor profano di Tiziano e poi baciare una bellissima donna. Non dobbiamo accettare mai le parole che non ci convincono, le parole troppo personali, troppo vicine… meglio se esse sono lontane, irriconoscibili, estranee… meglio così…

    • Luciano Nota

      Carissimo Giorgio, non ho certo scritto che da “Dentro” in poi porterò anche il cognome di mia madre, essendo morta, per colpire il cuore di qualcuno. Mi è parso sol giusto sottolineare che quel cognome Sabatella appartiene a mia madre (ho sempre pubblicato come Luciano Nota), ed è un omaggio affettivo. Non c’è lirica all’interno della plaquette che parli di lei. Hai letto la mia silloge “Tra cielo e volto” (ti ringrazio per la bellissima recensione), lì sì che sono presenti ben 4 liriche dedicate a mia madre ” 25 AGOSTO”, “RONDINI”, “LE ANZIANE LUCANE” e “INVERNO”. Carissimo, mi conosci, non dico troppo, non dichiaro troppo per colpire, ma semplicemente per esternare quello che mi parte dal cuore. Le parole troppo vicine, troppo personali, appartengono esclusivamente a chi le scrive. Peccato che chi legga le trovi “irriconoscibili”. Ben altro, mio caro amico, è L?IRRICONOSCIBILITA'”. Con affetto

      Luciano

  3. nazario pardini

    Questa plaquette di Nota contiene tutta la vita con le sue fughe e i suoi rimandi, con le sue croci, e le sue memorie, e soprattutto quella vita che l’autore vede scorrere, fuggire e cancellare con una indifferenza da lasciare senza fiato. Proprio come quella noce che si sconsuma gradatamente sotto il tavolo del mondo testimone di tanta “danza”.
    Ma Luciano Nota la ingemma quella danza, e non solo ricorrendo ai suoi sentimenti, ma soprattutto fasciandoli, i suoi sentimenti, con invenzioni di alta levatura metrico-stlistica.
    E’ qui che il confine fra il nuovo e il classico si assottiglia; è in questo processo personalissimo che il poeta dimostra quanto tale differenza sia inconsistente. Mi piace citare una poesia fra le tante validissime per dare l’idea di quanto l’azzardo del poeta vada oltre la parola; e in questo corpo a corpo con la lingua, come riesca l’autore a fare del classico una novità. Qui non si vuole staccare, interrompere un percorso, ma si vuole solo far poesia spontaneamente; e la poesia unisce, ingloba, è al di là e al di sopra. Tutto si fa romanza, e ogni particolare, ogni ritmo, ogni contraddizione, ogni armonia, in A Sara, contribuisce, sia metricamente che contestualmente, a convalidare l’assunto di cui sopra.

  4. emilia banfi

    Preferisco l’intuizione con parole vicine che rivelano una visione del reale nascosto . Dico preferisco ma acceto il personale linguaggio del poeta che cerca nella metafora il senso della sua poesia. La poesia non farà distinzione ,la creazione non dovrebbe avere limiti predefiniti. .

  5. Antonio Spagnuolo

    Ritrovare sensazioni dal colore fulminante e dal ritmo musicale è la speranza che ogni poeta alimenta nel proporre e nel proporsi tra i versi ricchi di metafore e dimensioni incandescenti. Così anche il giovane Luciano Nota ha il pregio del battito che coinvolge ed accelera, inoltrandosi a tratti nell’affanno di improvvisi riverberi, con un percorso che è rigorosamente impastato alla ricerca delle scansioni e della parola armoniosa.

    Antonio Spagnuolo

  6. Rita Simonitto

    * […] leggendo poeti come Zagajevskij, Milosz, Transtromer, Lars Gustaffson, Herbert […]*
    Al di là della validazione dei poeti citati, che potrebbe essere equivocata come un invito a seguire un modello conclamato più che ad entrare nella propria poiesis , trovo stimolanti le riflessioni di Linguaglossa.

    Certamente la poesia è poiesis, lavoro creativo, e in quanto tale lavora a tutto campo. Suo terreno privilegiato è il negativo che non è solo ciò che non capiamo, non vogliamo o non possiamo: il negativo NON è il rovescio del positivo ma è ciò che concorre a creare con questo una unità armonica.

    Linguaglossa: *la poiesis abita il negativo in questo senso: non deve dimorare troppo da presso al dolore (per esempio della madre morta) o al livore di un impegno politico troppo ravvicinato*.
    Dipende da che cosa si intende per ‘troppo da presso’. A mio avviso, il segnale che ci si è avvicinati troppo si dà quando viene a perdersi la capacità rappresentativa simbolica che viene travolta dal dolore o dal livore.

    “Lui è morto.
    Allacciate nastri di crespo
    al collo bianco dei piccioni.
    I vigili si mettano
    guanti di tela nera.
    Lui era il mio nord, il mio sud,
    il mio est e ovest,
    la mia settimana di lavoro
    e il mio riposo la domenica,
    il mio mezzodì, la mezzanotte,
    la mia lingua, il mio canto.”
    (Wystan Hugh Auden, Fermate tutti gli orologi)

    Quanto a ‘livore’ nemmeno Dante era esente, soprattutto verso i traditori della ‘parte’ e della patria. Leggiamo come tratta il traditore Bocca degli Abati, Guelfo fiorentino.

    “Se voler fu o destino o fortuna,
    non so; ma passeggiando tra le teste,
    forte percossi il piè nel viso ad una.”
    Dante Alighieri, Divina Commedia (Inferno, XXXII, 76/78)

    Linguaglossa: *A volte un troppo detto, un dichiarato troppo palese, si scontra con la cecità; a volte un eccesso di auto rimozione si converte in mancanza di parola, in una perifrasi inutile, in una parafrasi incongrua*.
    Il dramma è che non sempre lo scrittore ha questa capacità di valutazione ed è per questo che è importante la figura di un ‘terzo’ che svolga una funzione ‘critica’, di separazione e di individuazione, sia nei confronti di chi scrive e sia di ciò che scrive.

    Infine, l’invito alla *Compagnia* a cui chiama Linguaglossa – e che è una “Compagnia” che coinvolge i sensi (la vista, l’udito), la Storia (i contenuti), la passione sensuale nonché quel ‘sesto senso’ che armonizza il tutto -, sembra essere una traccia volta ad individuare quelle componenti la cui presenza sarebbe utile a decifrare l’autenticità della poesia.
    R.S.

    • Luciano Nota

      *Di questo commento è stata corretta l’intestazione [E.A.]

      A me spiace solo una cosa, che Linguaglossa parta con l’intento di non dare valore. Vorrei che Giorgio ,prima di esaminare, osservasse se stesso. Caro amico, smettila di essere cattivo e truce. Sei un grande poeta, un ammirevole critico, ma rompi i coglioni, sei senza soluzioni, non dai strade. Unidirezionale come lo sono i fascisti e i comunisti di un tempo. Caro amico, il tuo problema è questo: il tempo non ce l’hai (non lo abbiamo)ma attendiamo (attendi). Annusa (annusiamo) la realtà come una cagna che le vien meno il calore della realtà. Guardaci diversamente, ti guarderemo diversamente, stringiamoci le mani, coglieremo il valore delle tue unghie.

      Luciano Nota

      • Giorgio Linguaglossa

        Caro Luciano Nota Sabatella

        mi spiace che il mio accenno sulla «madre morta» sia stato inteso come un atto di offesa diretta alla persona che ha subito il terribile trauma del lutto.
        L’inciso verteva sul fato che molti autori di .poesia spesso strumentalizzano il «dolore» di un lutto (di una persona della famiglia) per scriverci sopra di libri di poesia. Il senso della frase dovrebbe essere chiaro: il mio era un inciso che voleva stigmatizzare una pratica poetica piuttosto generalizzata che sfrutta il dolore di un lutto nella presupposizione che il dolore sia un buon maieuta per la buona poesia; e invece spesso il dolore si rivela invece un pessimo alleato della poesia, perché è un evento troppo vicino che ci tocca troppo da vicino. Tutto qui. Spero che l’equivoco sia stato chiarito. Un caro saluto.

  7. Maria Grazia Trivigno

    Nature morte che prendono finalmente vita, in un’atmosfera surreale. E le sfaccettature della psiche si riflettono in una fisicità disarmante: brandelli di corpo diventano incarnazione di pezzi d’anima. Anatomia di un corpo e segmentazione poetica di una mente.
    Realismo del movimento, futurismo della parola e dell’emozione.
    E restiamo a contemplare assorti Sara anche noi.

    Auguri a un poeta sempre più maturo, e a un amico sempre più caro.

  8. Luciano Nota

    Sento il dovere di chiedere scusa a tutti i lettori, e in particolar modo ad Ennio Abate e l’amico Linguaglossa per aver usato parole non consone alla bellezza e serietà di questo blog; blog che io rispetto e seguo con immenso piacere. Scusatemi tutti, ve lo chiedo col cuore. Grazie!

    • ro

      Per un lettore, quale io sono di autori come della vita, senza altre ulteriori specifiche connotazioni, si legge semplicemente dalla cronologia chi ha acceso la miccia, o buttato la palla. Mi spiace per Giorgio Linguaglossa , poeta e critico che apprezzo, ma che sul piano della relazione, ho visto perlomeno nel contesto di questo blog, in azione distruttiva sul piano personale ma ben protetto dal suo scudo vuoi “cerebrale”, vuoi “accademico”. Capisco che sul piano intellettuale ci sono i distruttori e i costruttori, ma visto che siamo di fronte a un autore che vuole essere più originale di altri, s’impone da aprte dell’autore stesso Linguaglossa, una maggiore consapevolezza della sua parte politically incorrect. Esserlo non significa non essere consapevoli del punto limite oltre il quale non andare mai, che è quello intimo, nucleo originale dell’ “altro” da sé. Chi è feroce e non se ne rende conto, sebbene lo sia solo sul piano delle parole, proprio perché strutturato e sovrastrutturato in misura maggiore rispetto ad altri che vuole giudicare, deve aspettarsi reazione quale quella umana ( che altri potrebbero definire scomposta) registrata anche in questa ulteriore pagina del blog.

      Dovremmo aver fatto tutti la nausea di rapporti di potere che poi tali non sono nella sua accezione originaria che tutti avremmo voluto sia sul piano pubblico che sul piano privato. Siamo ormai arrivati al delirio del controllo sull’altro (ergo a come deve essere per essere), in qualsiasi rapporto e/o semplice relazione con l’altro.

  9. Ennio Abate

    Preso da impegni in questi giorni non ho potuto intervenire nello scambio un po’ “pepato” tra amici. Sdrammatizziamo. A me pare che qualche equivoco sia emerso, ma precisazioni e scuse l’abbiano riassorbito. E poi, visto che ci si conosce, una mail privata e ad personam a volte è più efficace. Lo spazio pubblico andrebbe curato con più attenzione. Stiamo più “addosso” al contenuto del post, ai testi proposti; e affrontiamo i temi generali in altri post.

    P.s.
    Per l’equivoco del commento firmato da Luciano Nota ma attribuito ad Antonio Spagnuolo posso intervenire come “amministratore” e cancellare. Attendo volontà degli interessati.

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