Lidia Gargiulo, Da due poemetti.

       gargiulo                                                                

             Ci sono cose in angoli deserti…

Rimase a lungo lo scialle russo con le rose rosse

sulla spalliera della sedia

accanto allo sgabello di Lauretta.

Aspettava l’erompere di note, l’oro e l’argento

delle voci dispari di nonna e nipotina

ma Lauretta non venne, mai più sedette al piano.

Il criceto – come lo seppe? – smise di imbottirsi

le guance di provviste, la tartaruga tra i gerani

barcollava, non trovava l’oriente.

Lauretta non faceva domande ma lui, lo scialle,

apprendeva l’assenza, si scarificava

in una patria muta, sprofondata

grammatica di pena, a custodire.

Sulla spalliera, la muta nostalgia del rosso

si faceva tatuaggio della casa, indelebile.

Lauretta seppe tutto dallo scialle.

……………………………………………………………..

Mi prende in giro l’ombra, l’ombra che a luci spente

mi avvolge nell’inesistente;

l’ombra giullare incantatrice

ha preso in mano la mia pena, l’ha immersa

in una soluzione di allegria leggera

un poco sciocca e queste due ragazze

guardale come ridono e come sono vive

senza tempo ai due capi del tempo.

È il numero migliore dell’ombra incantatrice:

perfetti   tempi  e sequenze: oscurare ragioni

sospendere domande, confondere lo sfondo

mettere in evidenza un dettaglio e poi

 

 

lasciarlo a splendere da solo

in contrasto con l’opaco del mondo

a conservare

di tutto quello che abbiamo perduto

il ricordo dell’allegria

quando eravamo semplicemente allegri

e non inseguivamo felicità.

 

Si sgretola, di fronte, il bianco muro di ragione

si ricompone nel vecchio caos dove l’assurdo

è l’unica saggezza. Da interrogare.

 

(dal poemetto   8 marzo 1983, in Solubile

ed. La città e le stelle – 2012)

***

Dal poemetto   SINFONIA DEL LOTO

LOTO

Loto

Loto era frutto selvatico dell’antichità

frutto spontaneo di sapore asciutto

come la giuggiola o la carruba;

ma quando si pretese dai frutti della terra

più morbida dolcezza

quelli che si appagavano di loto

rimasero selvatici come i loro frutti;

si diceva perfino che la malnutrizione

gli avesse prosciugato la memoria.

Così racconta Omero quando Ulisse

va in terra di Feaci.

 

Eternità del loto

Corrono secoli e cambiano costumi

ma tra gli umani non si estingue il Loto:

gene in agguato, di tanto in tanto

esplode silenzioso e cieco, senza dolore.

Infinite le vittime dell’epidemia

ma così uguali i sintomi per tutti

che il male dell’oblio si fa oblio del male;

si dissolvono i giorni e viene ad abitarci

il sogno, un pacifico vuoto di pensiero

in un eterno immobile presente.

 

Devozioni

E non è un caso che il Loto pratichi

il culto di Giovinezza, l’inquieta dea che posa

i suoi splendori sui corpi dei mortali

finché la vita è giovane, poi rapida li porta

sui corpi nuovi che approdano alla vita

nell’inseguirsi di generazioni.

Ma per i suoi devoti  non esiste stagione

che non sia Giovinezza

 

Bando alle rughe, bando alla canizie,

bando al passar degli anni.

Questo mondo globale dei miracoli

traffica pelle, capelli, organi e ormoni

ricompone mammelle e deretani.

Invisibili

In tempi di Lotofagia

squilla di gloria l’amicizia

tra popolo invisibile e quello del governo

gli uni coi fatti gli altri al Parlamento

a cambiare in legge quello che non è legge:

costruire demolire distruggere inquinare

vendere avvelenare beni comuni:

verrebbe da pensare

che l’uomo di governo sia non a capo

ma al servizio, ostaggio del popolo invisibile,

ma l’attrazione funziona nei due sensi:

alla pari comprati alla pari venduti

e a ognuno il suo. Moltissimo.

 

Strana parola

dove il senso si fonde e si confonde:

scortum latino vuol dire cuoio, scorza:

così era detta la donna di piacere:

sesso indurito dall’uso; ancora adesso

nei dialetti del sud una bambina

(non un bambino!) per dire che è vivace

disinvolta e un poco sfacciatella

la si chiama scuortiche : è insieme

complimento e scherzevole insulto.

Ai tempi d’oggi escort vuol dire scorta

corpo di guardia, eppure non esclude

l’accezione antica di scortum

quella del cuoio.

 

Virtuale

Solo quando è virtuale

la vita non fa male

ma quando è tragica dal vero

ci puoi giurare che ce l’ha con te.

 

STORIA E MEMORIA

Dorme la storia e dorme la memoria

nel silenzio assonnato degli archivi

……………………………………………..

Certo la storia si fa meno amara

se mettiamo gli orrori tra parentesi

ma così raccontata la storia

diventa il raccontino per dormire

di Cappuccetto Rosso e Barbablu.

 

Questo succede se sbarriamo gli archivi.

 

L’oblio

Igiene dalla mente l’oblio

si porta via l’inutile, l’intollerabile, l’alieno

e noi ricominciamo, o continuiamo

a camminare. Memoria e oblio

sono la faccia duplice di Giano e dunque

Viva Memoria e Viva anche l’oblio

anzi, per una volta, Oblio con la maiuscola.

 

E tuttavia:

per quale meccanismo, o distrazione,

o guasto dell’impianto o volontà cosciente

o perverso incrocio, tendiamo a ricordare

quello che non serve

e l’essenziale lo mandiamo a fondo?

Un incrocio così non è un bel chiasmo

è Loto, è cellula perversa dell’oblio.

 

                  UN FILO

 

Nel nostro tempo

Ma quando emerge dal profondo l’urgenza

di comporre un luogo della mente

da chiamare Futuro, all’improvviso

anche se il tempo è nero, all’improvviso

camminando da soli ci accorgiamo

che non sono fantasmi

quelli che ci stanno accanto e allora

anche nel tempo rancido e disfatto

riconosciamo perle di umanità

maestri di scuola, di bottega

di mano, di braccia e di pensiero

e intorno a loro apprendisti geniali…

Questo è il futuro.

Ci accorgiamo allora che il meglio del presente

ci cammina accanto, respira assieme a noi

ci accorgiamo che non siamo soli

che possiamo ricordare insieme

i momenti del risveglio:

il giorno, per esempio, che a Berlino

si demoliva il Muro e Rostropovic

accompagnava col violino

i colpi di piccone. Correva l’anno 1989.

 

La storia alterna continuità e fratture-

Nel pomeriggio di una domenica recente

alla radio la voce di Anna Foa

raccontava per Le musiche della vita;

alla domanda

– Lei che si aspetta nel prossimo futuro?-

la figlia di Vittorio disse:

– Io mi auguro qualche frattura.

 

 

A volte

A volte immagino

una rivoluzione bianca e in prima fila

vedo i  rampolli del popolo nascosto.

Molti di loro studiano in luoghi di prestigio

 

ragazzi intelligenti, innamorati

dell’arte, di storia, di filosofia …

Stanno imparando il respiro del mondo…

 

Forse saranno loro a persuadere

i padri a lasciare la scena: sarà moderna

riedizione di Edipo:

un parricidio in bianco farà più effetto

del colore del sangue.

 

Se fosse questa la svolta della storia?

 

Se questo fosse vero vedremmo…

Proviamo  a crederci, proviamo a dire

‘vedremo’: vedremo  indietreggiare

la triste farsa di  ri-Rinascimento

e avanzare Umanesimo

quello che affonda e poi riemerge

lontano dai luoghi del naufragio

in circostanze che non avremmo

immaginato.

 

Noi ricordiamo

il bene che ci ha fatto bene

lo riconosceremo.

 

Teniamo gli occhi aperti sui lavori in corso

che il ritorno del Bene non ci trovi

in compagnia del Loto.

 

* Lidia Gargiulo ha pubblicato

 Dalla selva alla rosa – sulla Commedia di Dante

Insegnare il Novecento -1994

Duetto per Clodia – poesia

Penelope classica e jazz – poesia

Di chi è il bambino – poesia

I segni di Proserpina – poesia

Le rose di Sirmione – poesia

Solubile – poesia

L’invenzione del paradiso – romanzo

Le dita nell’inchiostro – diario-reportage sulla scuola

Ossovage – romanzo

Nacchere – romanzo

Solubile – poesia

Dall’Est – racconti

Dall’Est 2 – racconti

Versi e racconti pubblicati su periodici e riviste (Malavoglia, Tuttestorie, Insegnare, Pagine, Fermenti, Ecole…); è possibile leggere suoi racconti nei taccuini del  sito WWW.cittaelestelle.it

* collabora alle riviste :

Ecole

Echi di psicoanalisi

Treccani Scuola online

 

Attualmente lavora a rivedere racconti e versi inediti e decidere se portarli alla luce o seppellirli per sempre.

Magna Laus al Concorso internazionale di poesia latina Certamen Catullianum  di Verona (1990)

Segnalazione speciale al Concorso Internaz. di poesia Eugenio Montale (1992)

Finalista al Premio Narrativa Inedita Italo Calvino (2002).

 

 

 

 

 

 

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1 Commento

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Una risposta a “Lidia Gargiulo, Da due poemetti.

  1. Giorgio Linguaglossa

    … di Lidia Gargiulo ammiro la sua capacità di coinvolgimento emotivo dei fatti (di cronaca) in una narrazione poetica uniformalizzata, periodizzata in strofe con sapienti alternanze di toni e di digressioni; la poetessa romana sa ottimizzare le sue capacità narrazionali con l’economia della dizione poetica in un verso lineare e continuo che si svolge come il filo del carpentiere: in direzione perpendicolare verso il centro di un discorso che si dissolve in una nebulosa, in una ragnatela di indizi e di allusioni e di perifrasi. C’è una Storia che finisce in storialità. C’è una in-direzione in questa direzionalità che non vuole portare in nessun luogo, su nessuna terraferma; c’è un teorema della direzionalità che infirma quella finalità senza fine che sembra costituire il nocciolo della sua poesia.

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