Pietro Peli, Quattro epigrammi postelettorali.

peli postelezioni 
I
Me
l’avete stuprata per anni, per secoli
la
terra in cui sono nato:
ora
i frutti sono intinti
di
terra velenosa.
Nessuna
croce
basterà
a rivangarlo dove altri
con
pervicacia di chirurgo
o
bocca da merciaio
ne
hanno lacerato l’opinione.
Solo
il grido, è sciarpa al vento
pronta
a strapparsi senza difesa.
Si
sconta il non essere sempre stati così.

II
Medio il popolo, la fede, la razza, la storia:
mai ha imparato a credere
in sé solo e non
nei suoi cantori.
Urlare è solo per sciocchi.
Soprattutto è tardi. E siamo pure stanchi.
Mai credevo l’idiotismo avesse una casa
dalle mura tanto di pietra.
E’ il seme malato
corrotto, mafioso
che ognuno porta con se.
Convinciamoci: siamo medi, stupidi, grigi.
III
E’
il voto d’inverno, freddo disanimato:
l’ultima neve che cricchia
sotto il piede.
Il sole è solo
una beffa (non l’ultima).
Non esiste ancora il partito Qualunque
per un uomo qualunque
per una qualunque merda
da pestare.
IV
Detto
in forma sintetica,
politica, economica:
se il popolo muggisce
non è colpa del bovaro.
Se ha rinunciato a farsi
leone, elefante, aquila
è perché non gli s’è dato
artigli, zanne, ali forti.Intellettuali, penne dure,
un tempo asce ora scudi del potere
in quale torre di sassi eravate
a discettare senza alzare le mani,
a ricapitolare ogni sapere?
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3 commenti

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3 risposte a “Pietro Peli, Quattro epigrammi postelettorali.

  1. Queste sono poesie del furore. Passano come uno sguardo gelido, rasoterra ma abbastanza alte da poter essere ascoltate da tutti. E a tutti rivolte. Danno la sveglia come quando si spalanca una finestra per il vento e fuori c'è l'incendio. Sempre meglio queste poesie di Peli, nitide nelle metafore che si rivoltano e non temono la durezza, la bruttura. Non evade, non cerca ne' offre consolazione. Complimenti.

  2. da Rita SimonittoE’ un componimento poetico che non lascia indifferenti. [Domanda: potrebbe essere questa una delle funzioni della poesia, quella di lasciare un segno?].La parte lirica non serve soltanto a rappresentare il vissuto del singolo poeta (la SUA rabbia – * Solo il grido, è sciarpa al vento/pronta a strapparsi senza difesa* -; la SUA tristezza – * Urlare è solo per sciocchi./Soprattutto è tardi. E siamo pure stanchi* -; la SUA invettiva – * Intellettuali, penne dure,/un tempo asce ora scudi del potere/in quale torre di sassi eravate/*) all’interno di un circuito chiuso autoreferenziale, ma vuole imbastire un dialogo con un pubblico la cui definizione procede da un indefinito “voi” (*Me l’avete stuprata*), al *medio popolo*, per finire agli intellettuali che hanno trasformato, svendendola, la loro ‘vocazione’, ovvero ciò a cui erano ‘vocati’, chiamati.L’osservazione del reale non si traduce in una fotografia bidimensionale che si limita a raffigurare il presente per quello che ‘è’, ma ne rileva le scaturigini: *Medio il popolo, la fede, la razza, la storia:/ mai ha imparato a credere/in sé solo e non/nei suoi cantori*, e anche * se il popolo muggisce/non è colpa del bovaro*.Le immagini sono ben calibrate, non vanno alla ricerca di effetti speciali per stupire ma sono funzionali al discorso poetico che viene presentato.Anche da parte mia, complimenti.

  3. ben ritrovato a Pietro Peli! …mi sa che ruberò questi versi, nel senso buono chiaro, con le dovute menzioni di autore e questo luogo (link moltinpoesia)….le ruberò perché rendono perfettamente cosa è stato veramente rubato, di valore enorme, altro che tangenti o mps, spread o crisi…i quatttro tempi delle tue nuove , per come li ho letti io sono nella 1 il passato remoto remoto, nel secondo il presente ma con l'autocritica dovuta come da te riversata nel tuo secondo epigramma; nel terzo la stagione di tutti "i secoli" più invernale a metafora del suono sotto i piedi della terra che viene a mancare nonostante ti spaccino, i manipolatori pseudorivoluzionari, il vento del cambiamento come se fosse brezza di rinascita; il quarto e ultimo tempo è quello che rende esattamente perchè il cervello dei tre tempi precedenti è venuto meno, cosa che giustamente non imputi al "popolo" ma alla sua classe intellettuale divenuta via via pseudo o paraculo intellettuale….il tuo portamento nell'estremo del tuo sguardo è in tutto e per tutto obiettivo..la testa ha enormi responsabilità rispetto alla pancia o al piede di cui comunque alla fine aver paura. Del resto in un periodo in cui dai vari eco, o zagrebelsky, o paolo flores d'arcais, sono diventati sommi intellettuali di grido i vari messora o scanzi,o i vari travaglio o saviano, si "deve" solo aver terrore..anche noi abbiamo la nostra rivoluzione araba, aiuto!

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