Gilberto Isella,Poesie.

isella
se
non v’è nulla nulla più da vedere
gli
occhi li puoi depositare
sul
posacenere a esempio:
cipolle
ispirate che il fumo le ricambi
di
pianti e scarabocchi o d’altro scempio
meglio
su cremagliere, col tonfo finale
nel
caveau della tua banca eletta,
da
elettronici frati risanati,
al
riparo da turbe di luci impertinenti
forzando
alla cieca un’aurea via
che
dall’onfalo dell’urbe sfoci
in
digitale rada
intorno
a un foto-nada allora
perfetta
vedrai orbitare la tua vista
(Mappe in controluce, Book Editore, 2011)

*
da
vaso, vano o ripostiglio che sia
l’ansia
reca lume ai fiori rossi 
stipati
dentro l’occhio di una spia
ch’è arrabbiata (lo si vede) avendo scorto
il doppio foro nel quadrante di corolle
e due ganci che sostengono sbadati
il bue magro penzolante dalla rétina
col cartiglio “i fiori non si toccano”
certo è l’ansia che distrae le coordinate
e strabismo contrabbanda nelle carni
mentre ondeggia il bove vergognoso
nel negozio che si maschera da prato
a insaputa della spia che più non coglie
al bicorno veggente tutt’intorno
qualche muscolo in fiore già esibito
(Mappe in
controluce
)
*
al centro dell’urbe presso il duomo
spicca l’insegna “pizzeria del duomo”
altare d’arabeschi è il piatto con la
scritta
che il mondo affratella, ecco la
mozzarella
su cui posa il basilico con ali di
farfalla
mentre i pomi d’oro in cerchio adora e
il cerchio
assilla ingordo la schiera a cento
strati delle alìci,
fatine in sonno, unte appendici o
trifolate
ogive fiancheggiano il tonno che le
olive
sopravanza, sull’oca la gallina allunga
il becco
e più alta punta ancora fa un corno di
renna,
abside e coro il tempo tutto vi  rassembla
in trecce di mostri bonari,
enciclopedia vivente
che i cuori solitari, i nostri,
sciorina sulla volta,
visitando l’asprezza delle frecce non
s’incrina
se in alto cielo trova appoggio, eleva
pizzi e guglie,
no, quella pizza non la cede al caro
vecchio duomo
(Mappe
in controluce
)
*
“ho
perso il miglior dito, s’è incastrato
nel
giappone” lamenta l’avventore
galvanizzando
con un sushi le mani
“in
Giappone” corregge l’altro signore
scuotendo
il cannellino mentre tenta
di
placare uno tsunami di idee
“no,
nel giappone, l’arcipelago d’esche
dove
i nomi cadendo con le dita
tra
le maglie dei siti intercambiabili
torcono
i confini all’oggi e al domani”
e
già pone il suo sigillo nel deserto
una
vicenda da altro youtube giostrata
quando
tra dune va in aria un gippone
ma
se la bomba è vera rimane incerto
il
topo e il crono di quella informazione
(oh,
come solo è il suolo di Hiroshima
dove
non passerà mai acqua o sapone)
(Mappe in controluce)
*
saltuaria
lingua naturale cede
ai
balsami d’una lingua più greve
tira
un filo d’abisso tra le pieghe
il
suolo più non le appartiene e segue
le
sagome di Proteo che già osserva
per
sdrucciolosi schermi vacillare
Hermes
fraterni invece fa gli impulsi
nodi
stellari tra idiomi diversi
se
in causa è l’assonanza delle prede
fieri
cavalli in pista e vermi in rete
bracca
centauri e di cent’aure gode
salva
in memoria la superna lode
per
narcisi che affiorano dal Lete
a
drogare papille nella mente
alghe
minate o innocenti acque quiete
(Mappe in controluce)
*
Il
deserto dei mille sguardi sepolti
Un
volto in sonno lo inclina,
qualche
centimetro
forse
Da
un’arpionatura, una sciarada
cade
ciò che se ne deve andare
Irruente
come le dune
nel
loro immemore trasvolo
Come
i seni
che
intorno a noi scorrono
sabbioline
che cantano, noi
O
i nostri doppi
tripli
embrioni, là sotto
Una
corda, un nodo,
una
simulazione, è tutto.
(Variabili spessori, alla chiarafonte,
2011)
*
Consulti
i margini
dell’opificio
dismesso
Ma
che vive per sciami
febbri
lepidotteri
in festa
Di
qua dal bosco
stanno
i rudimenti
Se
palpi
le
terre di nessuno
incontri
faglie
con vibrisse
capogiri
di gatti
O
reclini su smalti
con
bocche maculate
le
bontà del sole
Dai
per certo
che
qualcosa si produce
come
materia trasparente
ai
lati.
*
(Variabili spessori)
getta i propri mulinelli
e li classifica
nel transire dei corvi
dove seme rauco volteggia
ombra di una pompa
la parola
presso l’adunca tibia
edificata
succhia un varco
senza più sogno
(da Preludio
e corrente per Antoni,
Salvioni Edizioni, 2012)
*
il taglio nella pietra
le falangi dei dispersi
diagonali e parallele
alla gogna
su puntali di luce
chirurga se scuote
la fronte a fisarmonica del cielo
e l’involuta cicatrice riattiva
carni reticolari
palpebre d’un gorgo solo
quel cordone d’elisio
che si sperde oltre la mappa
una dismisura
là dove più in basso ristagna
l’esserci
l’esser-fiordo nella terra dell’anima
(Preludio e
corrente per Antoni
)
*
per sponde d’azzurro e tappeti
d’alte geometrie
sensori finissimi e spiriti
stellari
                       a trascrivere
le congiunzioni possibili
lì in arnia di corpuscoli
sfibra però l’agire
la fortuna magmatica incombe
anche la pagina d’aria dirupata
anche la volta focomelica
 
(Preludio e corrente per Antoni)
*  Gilberto Isella (Lugano 1943) è poeta e critico
letterario. Laureato in lettere e filosofia all’Università di Ginevra, ha
insegnato nel Liceo cantonale di Lugano e alla SUPSI.  È membro di redazione della rivista di
cultura “Bloc notes”, di cui è stato uno dei promotori nel 1979, e
vice-presidente del Pen Club, centro della Svizzera Italiana. Collabora con il
“Giornale del Popolo” e con riviste letterarie svizzere ed estere.
Partecipa alle attività delle Edizioni Opera Nuova e del Festival Poestate di
Lugano.
È stato borsista, nel 2005, presso
il Centro di Studi Ligure di Bogliasco.
Come critico si è occupato in
particolare di poesia contemporanea e teoria letteraria: numerosi articoli
pubblicati in riviste e miscellanee.
Ha tradotto dal francese Charles Racine
(Stupore celeste)  Jacques Dupin (Scarto)  e Bernard Vargaftig
(poesie per le riviste “Traduzione-tradizione” e “Opera Nuova”).
Ha curato un’antologia degli scritti
di Mario Marioni (Fogli vagabondi) e,
con Tiziano Salari, la silloge poetica Armageddon
e dintorni
di Giovanni Ramella Bagneri.
Numerose le collaborazioni con
artisti svizzeri e italiani (plaquettes, libri d’arte, ecc.), e con il regista
cinematografico Adriano Kestenholz.
Tra le recenti raccolte poetiche si
segnalano: Corridoio polare (Book, 2006), Taglio di mondo (Manni,
2007), Mappe in controluce (Book, 2011), Variabili spessori (alla
chiarafonte, 2011) e Preludio e corrente
per Antoni
(Salvioni, 2012).
Per il teatro ha scritto Messer
Bianco vuole partire
(alla chiarafonte, 2008).
 Tra i vari riconoscimenti: tre Premi Schiller,
il Premio Sertoli Salis (1997), il Premio Lorenzo Montano (2007) e il Premio
Giuseppe Dessì (2012).
[Altre  informazioni
in  G.I., “Wikipedia”]
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